Panoramica dei mercati finanziari

Tabella delle fluttuazioni dei principali indici azionari

I rendimenti degli asset sotto rappresentati tengono conto del cambio valutario in €, in maniera tale che tutte le performance siano equamente rapportabili.

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Tabella delle fluttuazioni dei principali asset non azionari

I rendimenti delle materie prime e delle cripto sotto rappresentati tengono conto del cambio valutario in €, in maniera tale che tutte le performance siano equamente rapportabili.

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Il nostro outlook del 2026

Cosa guiderà i mercati nel 2026? ➡️

Il principale asse portante del 2026 sarà, a nostro avviso, il proseguimento o meno del debasement trade. Con questo termine si intende un contesto in cui le principali banche centrali, a partire dalla Federal Reserve, tollerano, o addirittura favoriscono, una graduale erosione del potere d’acquisto delle valute, come strumento indiretto per rendere più sostenibili livelli di debito pubblico sempre più elevati e sostenere la crescita nominale.
Il 2025 ha già mostrato segnali chiari in questa direzione: un atteggiamento progressivamente più accomodante della Fed, la prospettiva di tagli dei tassi e il ritorno di una retorica meno ostile verso politiche monetarie espansive. Il contesto politico rafforza questa lettura. Con l’avvicinarsi delle elezioni di mid-term e la nomina di un nuovo presidente della Fed, con profili come Kevin Hassett o Kevin Warsh spesso citati, la direzione sembra orientata più alla stabilità dei mercati finanziari che a un rigido controllo delle condizioni monetarie.
Il punto critico resta l’inflazione. Una Fed più dovish, combinata a politiche fiscali strutturalmente espansive e a tensioni geopolitiche persistenti, potrebbe riaccendere pressioni inflazionistiche oggi sopite. Il 2026 si giocherà quindi su un equilibrio delicato: un’inflazione che resta in un range “gestibile” renderebbe il debasement trade estremamente favorevole per gli asset reali e risk-on; un ritorno di inflazione più aggressiva costringerebbe invece le banche centrali a scelte più scomode. In questo scenario, l’asimmetria dei rischi è evidente.
Il potenziale di rialzo esiste, ma è accompagnato da una volatilità che molti investitori continuano a sottovalutare, ignorando i rischi geopolitici e arroccandosi dietro la convinzione che la liquidità possa sempre “salvare” i mercati senza conseguenze.

S&P 500 ➡️

Il 2025 si sta chiudendo con un elemento chiave: una rotazione settoriale in atto. Dopo un anno dominato dal settore tecnologico, la leadership del mercato statunitense sta lentamente spostandosi verso comparti diversi. Per ora questo movimento appare come un ribilanciamento fisiologico, soprattutto alla luce dell’estrema concentrazione raggiunta attorno alle big tech.
Il settore tecnologico, va detto, resta solido. Gli utili continuano a crescere e gli investimenti legati all’intelligenza artificiale hanno raggiunto dimensioni storiche. Tuttavia, emerge una domanda sempre più rilevante: quanta parte di questa crescita è realmente sostenibile nel lungo periodo? Molti colossi tecnologici investono massicciamente l’uno nell’altro, alimentando un meccanismo ricorsivo in cui il fatturato cresce, ma la generazione di free cash flow dipenderà dalla capacità dell’AI di tradursi in applicazioni economicamente scalabili.
Guardando al 2026, il rischio principale non è tanto un crollo degli utili, quanto una compressione dei multipli in un contesto di aspettative molto elevate. A questo si aggiunge una rotazione settoriale che potrebbe penalizzare ulteriormente gli indici più concentrati, favorendo una leadership più diffusa. Il legame con i tassi e con la curva dei rendimenti rimane rilevante, ma non è più l’unico driver: il mercato sembra sempre più selettivo, premiando la qualità degli utili più che la semplice narrativa.

Mercati emergenti, focus Cina ➡️

Il 2025 ha segnato una netta sovraperformance dei mercati emergenti rispetto a quelli sviluppati, S&P 500 incluso. Multipli fortemente compressi, un dollaro più debole e flussi in graduale ritorno hanno creato le condizioni per un recupero dopo anni di sottoperformance. Riteniamo probabile che questo trend possa proseguire anche nel 2026.
È però fondamentale distinguere tra mercati emergenti ex-Cina e Cina stessa. I primi beneficiano in modo più lineare di un contesto di dollaro debole e tassi in discesa negli Stati Uniti. La Cina, invece, rappresenta un’opportunità più asimmetrica. Le valutazioni sono estremamente depresse e qualsiasi stimolo fiscale o monetario credibile potrebbe innescare movimenti rilevanti. Al tempo stesso, restano rischi strutturali legati alla demografia, al settore immobiliare e al quadro regolatorio, che non possono essere ignorati.
Nel 2026, i driver per gli emergenti saranno molteplici: dinamica del dollaro, politica monetaria USA, flussi globali e, nel caso cinese, la capacità delle autorità di ristabilire fiducia. È un contesto che premia un approccio selettivo, più che un’esposizione indiscriminata.

Oro e argento ➡️

Oro e argento sono stati i grandi vincitori del 2025. Per l’oro, il rally appare tutt’altro che casuale: svalutazione del dollaro, tensioni geopolitiche crescenti e una progressiva sfiducia nella sostenibilità dei debiti pubblici hanno rafforzato il suo ruolo sia come hedge sistemico sia come asset di equilibrio di portafoglio.
Guardando al 2026, questi driver restano intatti. In uno scenario di debasement monetario, l’oro continua a rappresentare una delle poche ancore reali. Un target ambizioso, come i 5.000 dollari l’oncia, rientra tra le possibilità in un contesto di stress geopolitico e perdita di fiducia nelle valute fiat.
L’argento, pur avendo beneficiato dello stesso contesto, presenta una natura diversa. Alla componente monetaria si somma una forte esposizione ciclica e industriale, che lo rende più volatile e speculativo. Nel 2026, l’argento potrebbe ancora amplificare i movimenti dell’oro, ma con rischi decisamente superiori.

Bitcoin ed Ethereum ➡️

Il 2025 è stato un anno di delusione relativa per le criptovalute. Nonostante un quadro normativo più favorevole e l’approvazione di ETF spot da parte della SEC, le performance sono rimaste sotto le aspettative. Una delle principali spiegazioni risiede nel comportamento degli OG, gli investitori storici entrati nel mercato oltre un decennio fa, che per la prima volta hanno avuto accesso a strumenti liquidi e regolamentati per monetizzare le proprie posizioni.
Questo ha creato una pressione in vendita strutturale, che ha pesato sui prezzi. Il nodo centrale, guardando al 2026, è interpretare correttamente questo fenomeno: siamo di fronte a un passaggio di consegne dagli “original gangster” agli investitori istituzionali, oppure allo sgonfiamento definitivo di una bolla priva di valore intrinseco?
Il risk-reward appare interessante se si ritiene valida la prima ipotesi; in tal caso, la volatilità del 2026 potrebbe rappresentare una fase di transizione verso nuovi massimi storici. La contro-tesi, sostenuta dai detrattori, resta sul tavolo, ma a nostro avviso meno convincente alla luce dell’infrastruttura finanziaria che si sta costruendo attorno all’ecosistema crypto.
Ethereum, con un ruolo più infrastrutturale, condivide parte di queste dinamiche ma con tempi e rischi differenti.

La nostra posizione ➡️

Riteniamo che il 2026 possa essere un anno generalmente favorevole sia per gli asset risk-on sia per l’oro, seppur con una volatilità superiore a quella a cui molti investitori si sono abituati. L’equity statunitense potrebbe continuare a sottoperformare, in termini relativi, i mercati emergenti, soprattutto se il dollaro dovesse proseguire il suo indebolimento e la politica monetaria restare accomodante.
All’interno del mercato USA, preferiamo settori storicamente più resilienti in contesti di inflazione attesa al rialzo e rotazione in atto: finanziari, energia, beni di prima necessità e immobiliare. Per quanto riguarda l’oro, restiamo rialzisti nel medio periodo, pur consapevoli che il percorso non sarà lineare.
Su Bitcoin manteniamo una visione aperta alla volatilità: riteniamo più probabile che il 2025 rappresenti una fase di transizione piuttosto che la fine di un ciclo, ma accettiamo che il 2026 sarà un anno di verifica definitiva per la narrativa dell’“oro digitale”.
In un contesto dominato da geopolitica, politiche monetarie non convenzionali e settori relativamente giovani chiamati a dimostrare la propria maturità – come l’intelligenza artificiale e le criptovalute – il nostro approccio resta invariato: gestione del rischio senza paura della volatilità, visione di lungo periodo e capacità di cogliere opportunità nel breve senza snaturare il framework.
Faremo del nostro meglio per continuare a overperformare il mercato con tutti i portafogli Gamma, replicando e, se possibile, migliorando l’ottima annata del 2025.

Calendari finanziari

Alcune delle trimestrali più attese di gennaio

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Appuntamenti con Gamma nel 2026

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