La fiducia negli Stati Uniti si sta sgretolando
Edizione del 13 settembre 2026 • Tempo di lettura 17 min.
TESI DI INVESTIMENTO Q3 2026
La tesi viene rivista trimestralmente. Aggiornamenti straordinari sono possibili in caso di eventi rilevanti per la nostra view.
La nostra tesi
Intro
La tesi parte da una constatazione e ne segue le conseguenze fino in fondo. Il debito pubblico occidentale ha superato la soglia oltre la quale non è più la politica monetaria a decidere il costo del denaro, ma il costo del denaro a decidere quanto la politica monetaria possa permettersi. Tutto il resto discende da qui.
Resta però una lettura, e una lettura conta solo se i numeri la confermano. Il cuore del nostro modello è quantitativo: l'analisi macro serve a formulare le ipotesi, non a validarle, e ogni intuizione viene mantenuta o scartata in base al riscontro che trova nei dati.
Quando le due cose divergono, prevalgono i dati.
Fiscal dominance
Il debito federale statunitense, in rapporto al PIL ormai oltre il 100%, ha raggiunto una soglia per cui il servizio degli interessi pesa più di voci storicamente intoccabili del bilancio, difesa inclusa. Riteniamo che questo vincolo condizionerà ogni decisione di politica monetaria.
La Federal Reserve, sotto la nuova guida di Kevin Warsh (scelto da Trump e pubblicamente contrario al rialzo dei tassi), eredita gradi di libertà molto più stretti rispetto a un decennio fa.
Non si decide più "quanto stringere", ma "quanto può permettersi il Tesoro".
Posizione contrarian
Il mercato dei futures sui tassi continua ad attribuire una probabilità consistente a nuove strette entro fine anno: una parte rilevante del consenso, in altre parole, vede ancora una politica più restrittiva.
Riteniamo questa distribuzione mal calibrata e ci aspettiamo invece stabilità dei tassi nel breve, con un bias progressivamente accomodante man mano che il vincolo fiscale diventerà esplicito.
Il consenso continua a leggere le decisioni della banca centrale come una funzione dell'inflazione, quando ormai sono anche una funzione del costo del debito: è questa omissione a produrre la distribuzione sbagliata.
Tratto lungo della curva
Sulle scadenze lunghe i rendimenti stanno già salendo per dinamiche proprie: term premium in espansione, domanda estera in ritirata, percezione di rischio fiscale crescente. Ogni punto base in più si traduce in un maggior costo di rifinanziamento per gli Stati Uniti.
Alzare il fed funds in questo contesto significherebbe alimentare proprio la spirale che si vuole evitare, tanto più in pieno shock energetico legato al fronte iraniano: sovrapporre una stretta monetaria a uno shock di offerta su un'economia già fragile farebbe esplodere il rischio recessione.
Repressione finanziaria
L'austerity non è un'opzione politicamente praticabile, né per repubblicani né per democratici. Resta una sola via, quella storicamente battuta dai paesi sovraindebitati: in pratica tassi nominali tenuti per anni sotto la dinamica dei prezzi, così da rendere negativo, in termini reali, il costo del debito: chi presta denaro allo Stato perde potere d'acquisto, lo Stato vede il proprio stock di debito erodersi in termini reali anno dopo anno.
Gli Stati Uniti hanno già applicato questo espediente tra il 1946 e gli anni Settanta, riducendo il rapporto fra debito e prodotto da oltre il 100% a circa il 30% senza mai pareggiare il bilancio.
Strumenti operativi
Riteniamo che la Fed combinerà tassi fermi, nonostante l'inflazione in aumento, e allentamenti regolatori che spingeranno banche e fondi pensione a detenere più Treasury. Il secondo strumento è meno visibile del primo ma più efficace: modificare requisiti di capitale e coefficienti di liquidità significa creare domanda obbligata per il debito pubblico senza doverlo comprare direttamente.
Si aggiunge un canale strutturalmente nuovo: la domanda di T-bill creata dalle stablecoin in dollari, con il GENIUS Act ad accelerare esplicitamente la dinamica. Ogni dollaro emesso in stablecoin è per obbligo di legge un dollaro investito in titoli a breve del Tesoro, e trasforma la crescita del comparto cripto in domanda automatica per il debito americano.
Yield curve control
Se i rendimenti lunghi continueranno a salire, lo strumento successivo è questo: la banca centrale fissa un tetto al rendimento del decennale e si impegna ad acquistare titoli senza limiti quantitativi per non farlo superare.
Gli Stati Uniti non lo usano dal 1951, quando servì a gestire il debito di guerra, ma è tornato nelle conversazioni di politica monetaria, e non a caso: anche il profilo di Warsh, critico tanto dei rialzi quanto del QE classico, rende lo YCC uno scenario più plausibile di altri strumenti accomodanti tradizionali.
Risvolto della medaglia
La repressione finanziaria è efficace ma non gratuita: è una tassa implicita che pagano risparmiatori, pensionati e detentori di obbligazioni a basso rendimento, mentre chi possiede asset reali si arricchisce.
È anche la ragione per cui funziona politicamente: a differenza di una patrimoniale, nessuno la vota e nessuno la vede in busta paga.
È esattamente per questo che il posizionamento che proponiamo non è solo opportunistico, ma rappresenta anche una protezione razionale contro un regime in cui chi non si posiziona viene tassato silenziosamente.
De-dollarizzazione
Sullo sfondo lavora un trend di lunghissimo periodo, fatto di acquisti record di oro da parte delle banche centrali (BRICS+ ed emergenti in testa), scambi bilaterali regolati in valute locali e infrastrutture di pagamento alternative.
È un processo misurato in anni più che in trimestri, ma la direzione è chiara: ogni passo erode la base di domanda strutturale per il dollaro come riserva, e tende a rafforzarsi automaticamente man mano che la repressione finanziaria diventa più esplicita.
Implicazioni per le asset class
Intro
Dalla lettura macro discende il posizionamento, e il criterio è uno solo: privilegiare ciò che beneficia di tassi reali negativi e di un dollaro strutturalmente più debole, evitare ciò che quel regime penalizza in silenzio.
I blocchi che seguono applicano quel criterio a ciascuna asset class, comprese quelle su cui la nostra posizione è di cautela anziché di convinzione.
Oro
Assolve un duplice ruolo. Strategicamente, è la copertura più diretta a un regime di repressione finanziaria: regimi prolungati di tassi reali negativi rappresentano storicamente lo scenario di massima sovraperformance del metallo, e la domanda strutturale delle banche centrali (de-dollarizzazione) aggiunge un secondo motore.
Tatticamente, è il miglior asset da detenere nelle fasi di euforia azionaria estrema, perché sovraperforma proprio nei drawdown più violenti grazie alla correlazione negativa con l'equity nelle code negative.
Criptovalute
Il comparto richiede alcuni distinguo. Bitcoin condivide con l'oro la tesi store-of-value digitale, con una correlazione tra i due strutturalmente in crescita, profilo di rischio più alto ma logica analoga; l'orizzonte è medio-lungo.
Il resto del comparto (Ethereum, Solana, altcoin con razionale forte) è invece più una scommessa asimmetrica su liquidità globale in espansione e su un quadro regolatorio statunitense in netto miglioramento (Clarity Act, prodotti istituzionali, accesso retail). Il mercato delle stablecoin, già citato come canale di repressione finanziaria, costituisce di per sé un acceleratore per l'intero ecosistema.
Equity emergente
L'Asia ex-Cina è il segmento che più direttamente beneficia di un dollaro debole: debito sovrano in USD che si svaluta in termini reali, flussi di capitale in rientro, crescita strutturale superiore.
La Cina la approcciamo selettivamente: valutazioni del comparto tech a frazione di quelle statunitensi, rischio policy elevato ma upside notevole su un ciclo di stimolo che riteniamo più vicino di quanto prezzato.
Il segnale che cerchiamo non è l'annuncio dello stimolo ma la sua dimensione: finché il contenimento del debito resta la priorità, il multiplo basso è un prezzo corretto, non uno sconto.
Equity statunitense
I risultati societari degli ultimi trimestri confermano un quadro corporate solido, con margini in tenuta e revenue growth sopra le attese. Storicamente, in regime di tassi reali negativi anche l'azionario nominale tende a comportarsi bene.
Gli anni Settanta sono il caso di scuola: rendimenti deludenti in termini reali ma performance nominali tutt'altro che disastrose. Il messaggio non è uscire dall'equity statunitense, ma riconoscerne il profilo asimmetrico in caso di shock e affiancarlo a una componente significativa di asset reali ed emergenti.
Equity giapponese
La riforma di corporate governance promossa dalla Tokyo Stock Exchange (focus su price-to-book e capital efficiency) continua a generare valore; il ritorno strutturale dell'inflazione si traduce in espansione di ROE corporate; la Bank of Japan resta la banca centrale più allineata a un regime di repressione finanziaria globale.
Il rischio principale è valutario: uno yen che si rafforzasse aggressivamente penalizzerebbe gli esportatori, che pesano in modo sproporzionato sull'indice.
Equity europea
La narrativa di fondo è simile a quella statunitense (debito elevato, BCE che dovrà accomodare) ma con fondamentali peggiori: crescita strutturalmente più bassa, esposizione energetica più diretta allo shock iraniano, frammentazione fiscale tra Stati membri.
Preferiamo selettività su temi specifici: difesa, sostenuta da impegni di spesa pluriennali ormai vincolanti; banche, che nella fase finale del ciclo dei tassi alti conservano margini di interesse elevati con costo del rischio ancora contenuto; value europeo a multipli compressi, dove il margine di sicurezza è nel prezzo di partenza più che nella crescita attesa.
Obbligazionario
La nostra impostazione strategica, orizzonte lungo e volatilità accettata, tiene l'obbligazionario fuori dai portafogli core. Per chi vi si espone il quadro americano è chiaro: curva più ripida, tratto breve ancorato dalla Fed, tratto lungo che continua a soffrire term premium. Duration corta preferibile, quella lunga da evitare finché lo YCC non diventa scenario operativo.
I TIPS sono il sottostante più interessante della classe: compensano esattamente l'inflazione che il regime usa per erodere il debito.
In Europa la lettura è analoga ma con margini più stretti: la BCE resta più ortodossa, e meno spazio di accomodamento significa meno protezione se la frammentazione fiscale tornasse centrale. Lo spread BTP-Bund è l'indicatore da tenere d'occhio.
Sui corporate, l'investment grade offre carry interessante con credito solido; più cauti sull'high yield, dove gli spread non compensano il rischio di rifinanziamento.
Rischi e fattori di invalidazione
Intro
Nessuna tesi vale senza le condizioni che la smentirebbero. Qui elenchiamo i quattro sviluppi che ci farebbero cambiare idea e i segnali da cui accorgersene per tempo.
Restiamo costruttivi nello scenario base, ma con la disciplina di chi sa esattamente cosa potrebbe rovesciarlo.
Boom di produttività AI
Se l'AI consegna davvero il salto di produttività promesso, e in misura superiore alle attese attuali, il PIL nominale potrebbe crescere sopra il costo del debito: in quel caso il rapporto fra debito e prodotto scenderebbe per crescita, non per debasement.
Oro e crypto perderebbero parte del razionale, il dollaro resterebbe stabile o si rafforzerebbe, l'equity statunitense continuerebbe a sovraperformare gli emergenti.
Segnali da monitorare: dati di produttività multifattoriale BLS, margini operativi Big Tech, capex AI che si traduce in revenue di terzi.
Disciplina fiscale post-midterm
Improbabile ma non impossibile se gli equilibri politici producessero un Congresso davvero ostile alla spesa pubblica. Effetto immediato: calo dei rendimenti per credibilità ritrovata, dollaro forte, correzione di oro e criptovalute, emergenti differenziati.
La probabilità è bassa, dato che entrambi i partiti hanno incentivi forti a non incarnare l'austerity, ma l'asimmetria è notevole e va monitorata.
Uno scenario poco probabile che rovescerebbe quasi tutte le nostre posizioni contemporaneamente vale più attenzione di uno probabile che ne toccherebbe una sola.
Collasso esogeno della domanda
Shock di credito (default sovrano disordinato, crisi bancaria sistemica), evento geopolitico estremo, scoppio di una bolla riconoscibile: tutti scenari in cui i rendimenti scenderebbero senza intervento Fed.
Effetto: rally dei Treasury, drawdown azionario brutale, oro che tiene per status difensivo, crypto sotto stress massimo.
Segnali da monitorare: spread di credito investment grade e high yield, indicatori di stress bancario (commercial real estate, regional banks), volatilità implicita su asset rischiosi.
Sorpresa hawkish della Fed
Trigger di policy puro, non economico. Warsh, fedele alla sua biografia di critico tanto delle politiche accomodanti quanto del QE, sceglie di alzare i tassi per ristabilire credibilità anti-inflattiva nonostante il costo fiscale. Coerente con il suo profilo storico ma incompatibile con la traiettoria del debito: realisticamente sostenibile solo per pochi trimestri prima che la dinamica imponga marcia indietro.
Effetti nel periodo di stretta: dollaro forte, drawdown azionario, correzione di oro e criptovalute.
Paradossalmente, proprio queste correzioni offrono una finestra di acquisto per chi ha la pazienza di aspettare che il vincolo fiscale riemerga.
La settimana sui mercati: la nostra lettura
I cinque miliardi che il Tesoro non ha comprato
Mercoledì il Tesoro americano ha portato a 6 miliardi il tetto del proprio riacquisto di titoli lunghi, il triplo dell'importo ordinario, per sostenere la liquidità e frenare la corsa dei rendimenti. I detentori ne hanno offerti 10,5. Lo Stato ne ha ripresi 5,2. Chi voleva vendere era più del doppio di quanto il Tesoro potesse assorbire, e la seduta si è chiusa con i rendimenti più in alto di come l'avevano aperta.
Lo stesso giorno, alla convention di Dallas, è arrivata la promessa di un assegno da 5.000 dollari a ogni adulto se i repubblicani conserveranno il Congresso: oltre mille miliardi annunciati mentre il debito costa di più. Sullo sfondo lavora una terza forza, il ritmo record delle emissioni societarie, con oltre 410 miliardi presi a prestito quest'anno per centri dati. Sono emissioni lunghe e competono per gli stessi compratori di durata.
Chi prova a mettere un tetto al costo del denaro non governa più nemmeno l'offerta.
Il rialzo che il mercato ha già deciso
Giovedì i prezzi alla produzione sono usciti più caldi delle attese, venerdì quelli al consumo hanno completato il quadro: indice generale in linea, componente di fondo un decimo sopra le stime, energia a spiegare da sola oltre un terzo dell'aumento del mese. Nelle ore successive la probabilità implicita di una stretta è passata da circa il 70% a circa il 90%. Il riprezzamento è durato meno di una seduta, e si è concentrato tutto sul tratto breve.
È il punto in cui la nostra lettura va messa alla prova. Riteniamo da mesi che il vincolo del debito renda una stretta difficile da sostenere a lungo, e su mesi e trimestri restiamo di quell'idea; ma il consenso che giudichiamo mal calibrato questa settimana si è irrigidito, e lo ha fatto sui dati e non sulle opinioni.
Se mercoledì la stretta arriverà, conterà meno il quarto di punto e più le parole che lo accompagnano.
L'oro sta prezzando i tassi, non l'inflazione
Chi scorre la tabella trova il metallo in calo per la terza settimana mentre l'energia spinge i prezzi, e la domanda viene da sé. La risposta sta in quale prezzo si è mosso davvero: non le aspettative di inflazione, ma il rendimento reale. Un'oncia non paga cedole, e ogni punto base guadagnato dal tratto breve è costo opportunità in più per chi la detiene. Il metallo sta facendo quello che fa un attivo a rendimento nullo quando il denaro torna a costare.
Riteniamo che questo non modifichi il ruolo che gli assegniamo. Non lo teniamo perché salga ogni settimana, ma perché ha la distribuzione di esiti migliore fra gli scenari che consideriamo possibili: dove il metallo perde sono le altre posizioni a guadagnare, e dove il resto del portafoglio soffre resta fra le poche righe che tengono. A questo si aggiunge un motore che con i tassi non c'entra: un azionario a multipli storicamente alti e una traiettoria del debito che pesa sul dollaro.
Il secondo collo di bottiglia
Martedì le milizie yemenite hanno colpito una base aerea saudita e impianti petroliferi in tre città del sud; nelle ore successive le forze americane hanno distrutto cinque petroliere iraniane e Teheran ha risposto contro navi vicino allo stretto e contro una base americana in Giordania. Ma il fatto che conta è arrivato dopo, quando le stesse milizie hanno preso il porto di Mocha e poi l'intera costa yemenita sul Mar Rosso. La rotta usata per aggirare il blocco è finita sotto controllo ostile.
Riad ha chiesto a Washington di intervenire e si è sentita rispondere di no. Da qui discende buona parte della tabella: il greggio sopra i 100 dollari, l'India ai minimi da tre mesi per una bolletta energetica che pesa sul cambio, i costi di trasporto che compaiono nei conti delle società europee. Quando una via si chiude il costo si ridistribuisce lungo tutta la catena, e adesso le vie chiuse sono due.
— Il team Gamma
MARKET SNAPSHOT
Dati aggiornati al 11 settembre 2026 (chiusura mercati venerdì)
Leaderboard
Azionario
| Indici Area Geografica | Valore | 1W (€) | 1M (€) | YTD (€) |
|---|---|---|---|---|
| Indici Mondiali | ||||
| 1.143 | -0,86% | -1,46% | +15,48% | |
| 4.937 | -0,86% | -1,87% | +14,01% | |
| Indici USA | ||||
| 7.657 | -0,62% | -1,66% | +14,18% | |
| 29.368 | -0,41% | -1,82% | +18,17% | |
| 52.573 | -1,40% | -2,63% | +11,79% | |
| 2.904 | -2,25% | -5,14% | +19,38% | |
| Volatilità / Sentiment | ||||
| 15,84 | +1,31 | +1,29 | +0,89 | |
| Indici Europa | ||||
| 6.325 | -1,05% | -3,49% | +11,98% | |
| 52.512 | +0,32% | -2,52% | +17,81% | |
| 25.569 | -2,17% | -2,87% | +4,23% | |
| 8.180 | -1,51% | -6,00% | +3,58% | |
| 10.650 | -1,18% | -1,49% | +12,01% | |
| 13.775 | -4,33% | -5,84% | +3,68% | |
| Indici Asia | ||||
| 64.011 | +0,50% | -2,52% | +32,76% | |
| 4.510 | -1,48% | -4,55% | +3,74% | |
| 24.806 | -3,07% | -2,28% | -0,43% | |
| 23.398 | -3,02% | -4,79% | -14,27% | |
| 1.090 | +4,39% | +10,34% | +96,11% | |
| Altri indici | ||||
| 187.207 | +1,23% | +12,64% | +26,12% | |
| 8.741 | -3,19% | -3,99% | +11,48% | |
| 2.096 | -2,20% | -2,52% | +14,33% | |
| Indici Globali di Stile | Valore | 1W (€) | 1M (€) | YTD (€) |
|---|---|---|---|---|
| Indici Globali Settoriali | ||||
| 60 | +2,32% | +5,74% | +46,11% | |
| 112 | -2,66% | -1,17% | +18,65% | |
| 195 | -0,99% | -6,12% | +13,40% | |
| 192 | -2,13% | -6,10% | -4,74% | |
| 67 | -1,31% | -2,53% | +6,74% | |
| 101 | -3,80% | -2,95% | +5,73% | |
| 134 | -1,29% | -0,66% | +14,18% | |
| 143 | +0,03% | -0,27% | +37,88% | |
| 120 | +1,50% | +2,98% | +0,88% | |
| 81 | -0,73% | -3,15% | +5,65% | |
| 27 | -1,38% | -3,78% | +10,86% | |
| Indici Globali Fattoriali | ||||
| 89 | -1,01% | -2,47% | +12,40% | |
| 117 | +0,87% | -1,56% | +21,32% | |
| 83 | -0,25% | +1,50% | +39,50% | |
| 60 | -1,73% | -2,83% | +10,75% | |
| 77 | -1,21% | -1,43% | +6,45% | |
| 17 | -0,49% | -0,53% | +18,83% | |
Obbligazionario
Variazioni espresse come variazione % del rendimento dell'ETF obbligazionario di riferimento.
| Indici Obbligazionari | Yield | 1W (€) | 1M (€) | YTD (€) |
|---|---|---|---|---|
| Bond | ||||
| 4,64% | -0,24% | -0,98% | +1,90% | |
| 4,97% | -1,19% | -2,34% | -1,56% | |
| 1,69% | +0,24% | +0,08% | +7,88% | |
| 2,98% | +1,04% | +2,45% | -3,43% | |
| 3,50% | -1,00% | -1,96% | -2,14% | |
| 4,35% | -1,02% | -1,91% | -2,39% | |
Materie prime
Variazioni espresse come rendimento dello strumento di riferimento, a replica fisica per i metalli preziosi e su contratti futures per rame ed energia.
| Commodities | Valore ($) | 1W (€) | 1M (€) | YTD (€) |
|---|---|---|---|---|
| Metalli preziosi | ||||
| Au Oro | 4.348,4 | -1,86% | -2,12% | +1,98% |
| Ag Argento | 64,4 | -2,69% | -2,19% | -8,60% |
| Pt Platino | 1.799,5 | -1,30% | +1,39% | -11,65% |
| Pd Palladio | 1.303,4 | -6,53% | -5,52% | -17,71% |
| Cu Rame | 6,6 | -1,78% | -2,69% | +13,53% |
| Energia | ||||
| B Brent Crude | 104,5 | +9,54% | +20,27% | +119,52% |
| W WTI Crude | 100,0 | +9,28% | +20,95% | +126,89% |
| G Gas Naturale | 2,8 | -3,54% | -0,90% | -15,97% |
Criptovalute
| Criptovalute | Valore ($) | 1W (€) | 1M (€) | YTD (€) |
|---|---|---|---|---|
| Crypto | ||||
| 77.264,63 | -3,06% | +21,13% | -10,56% | |
| 2.514,28 | +1,51% | +33,06% | -14,16% | |
| 726,97 | -5,06% | +18,52% | -14,69% | |
| 1,36 | -3,84% | +34,21% | -25,33% | |
| 102,40 | -0,61% | +34,76% | -16,67% | |
| 0,34 | +1,52% | +0,18% | +20,62% | |
| 0,08 | -5,88% | +20,38% | -27,21% | |
| 0,21 | -5,51% | +12,34% | -37,25% | |
| 78,92 | -7,43% | +40,05% | +214,34% | |
| 521,28 | -5,73% | +32,03% | +21,88% | |
Forex
| Valute | Tasso | 1W | 1M | YTD |
|---|---|---|---|---|
| Coppie | ||||
| 1,16 | -0,15% | +0,61% | -1,29% | |
| 0,86 | -0,13% | +0,43% | -1,59% | |
| 0,95 | +0,66% | +0,94% | +1,65% | |
| 178,12 | -1,84% | -3,06% | -3,21% | |
| 7,75 | -0,20% | -0,42% | -5,66% | |
| 153,62 | -1,68% | -3,64% | -1,94% | |
| 6,71 | -0,05% | -0,53% | -4,09% | |
| 99,09 | -0,08% | -0,92% | +0,79% | |
Tempistica. Dati al close di venerdì 11 settembre 2026. Per le criptovalute, scambiate 24/7, si intende la candela giornaliera che chiude alle 00:00 UTC (convenzione di mercato).
Livelli. I valori puntuali si riferiscono agli indici di mercato per l'azionario, ai rendimenti annui a scadenza (yield) per i bond, ai prezzi spot in dollari (USD) per materie prime e criptovalute, ai tassi di cambio diretti per le valute.
Variazioni. Le performance percentuali a 1 settimana, 1 mese e da inizio anno sono calcolate sui rispettivi ETF tracker per azionario, obbligazionario e materie prime in modalità total return; sui prezzi spot per criptovalute; sul tasso di cambio per le valute. Per un numero limitato di righe prive di un tracker fedele all'indice, la variazione è ricostruita dall'indice stesso convertito in euro, con l'aggiunta del rendimento cedolare netto pro rata.
Valuta. Le variazioni di azionario, obbligazionario, materie prime e criptovalute sono convertite in euro (€), per riflettere il rendimento effettivo per un investitore europeo non-hedged. Le coppie valutarie restano espresse nella loro convenzione naturale.
NEWS PRINCIPALI
7-13 settembre 2026 | Notizie selezionate per rilevanza e impatto sui mercati
Globale
L'Agenzia dell'energia taglia la domanda mentre il prezzo sale
L'Agenzia internazionale dell'energia ha rivisto al ribasso le stime di consumo globale, prevedendo per l'anno in corso una contrazione di 2,5 milioni di barili al giorno, il calo più forte dalla pandemia. Nella stessa settimana l'agenzia statistica americana ha alzato le previsioni di produzione nazionale per il 2027.
Il quadro è meno rassicurante di quanto il taglio della domanda suggerisca. Un prezzo che sale mentre la domanda si rompe non è espansione, è il modo in cui uno shock di offerta si trasmette all'economia reale: chi può permetterselo paga, chi non può consuma meno. Per un investitore conta perché sposta il problema dall'inflazione da domanda a quella da costi, che le banche centrali contengono solo comprimendo l'attività.
I rendimenti salgono su tutte le curve sviluppate
Il decennale americano ha sfiorato il 5%, livello che non toccava dall'autunno del 2023, mentre il trentennale resta vicino ai massimi da prima della crisi finanziaria. Il movimento non è stato locale: sono saliti anche il decennale tedesco, quello francese e quello italiano, e in Giappone i rendimenti a breve hanno toccato massimi pluridecennali.
La sincronia dice qualcosa che il singolo mercato non direbbe. Quando tutte le curve si muovono insieme la causa non è la politica monetaria di un paese, ma il prezzo globale della durata finanziaria, cioè quanto costa convincere qualcuno a immobilizzare capitale per vent'anni. Con i bilanci pubblici in espansione quasi ovunque, è un prezzo destinato a restare alto.
Stati Uniti
L'energia fa un terzo dell'inflazione di agosto
I prezzi al consumo sono saliti dello 0,4% sul mese e del 3,4% sull'anno, in linea con le attese; la componente di fondo è cresciuta dello 0,3%, un decimo sopra le stime, con il tasso annuo al 2,4%, il più basso dal 2021. La benzina è aumentata del 3,9% e l'intero paniere energetico del 2,1%, oltre un terzo dell'incremento complessivo.
Sotto la superficie il dato è meno benigno del titolo. Gli affitti sono tornati a salire dopo due mesi di raffreddamento e i servizi di trasporto hanno accelerato: sono le voci che misurano quanto il rincaro dell'energia si stia trasferendo al resto del paniere, cioè la differenza fra uno shock che resta confinato e uno che diventa generalizzato.
Trump promette cinquemila dollari a ogni cittadino adulto
Alla convention repubblicana di Dallas il presidente ha annunciato un assegno da 5.000 dollari per ogni cittadino adulto, condizionato alla conservazione della maggioranza in entrambe le camere e finanziato, nelle sue parole, con gli incassi dei dazi. Le obiezioni sono arrivate da entrambi gli schieramenti e il costo stimato supera i mille miliardi.
La misura richiederebbe un voto del Congresso, e gli incassi doganali dell'anno restano lontani dalla cifra necessaria. Ma il segnale conta più della fattibilità: a poche settimane dal voto di metà mandato nessuno dei due schieramenti ha interesse a presentarsi come quello del rigore, e il contenimento della spesa resta una strada che nessuno vuole percorrere.
La fiducia dei consumatori scende, le attese salgono
L'indice di fiducia dell'Università del Michigan è uscito sotto le attese, mentre le aspettative di inflazione a dodici mesi sono salite al 4,6%, ben sopra l'obiettivo della banca centrale e sopra quanto prezzano i mercati finanziari sullo stesso orizzonte.
È la combinazione che i banchieri centrali temono di più. Aspettative che si staccano dai dati rendono l'inflazione più persistente, perché si trasferiscono nelle richieste salariali e nelle decisioni di prezzo delle imprese. Per chi deve decidere mercoledì, un consumatore pessimista sull'economia ma convinto che i prezzi continueranno a salire è un argomento a favore dell'intervento, non contro.
Europa
La BCE alza i tassi e rivede le stime
Giovedì il consiglio direttivo ha portato il tasso sui depositi al 2,50%, secondo rialzo dell'anno, con decisione unanime. Le proiezioni sull'inflazione sono state riviste al rialzo per il 2027 e il 2028, quelle sulla crescita migliorate per l'anno in corso e il prossimo. Lagarde ha indicato rischi al rialzo sui prezzi e al ribasso sull'attività.
La combinazione è la definizione di un dilemma. Alzare i tassi dentro uno shock di offerta comprime l'attività senza toccare la causa del rincaro, che sta nel greggio e nelle rotte marittime. Il mercato ha comunque preso atto e prezza ora un'altra stretta entro dicembre. L'euro non si è mosso, perché un rialzo interamente atteso non sostiene il cambio.
L'inflazione dell'area euro al massimo da tre anni
Il dato di agosto ha portato l'indice al 3,3%, il livello più alto da settembre 2023 e oltre un punto sopra l'obiettivo, spinto quasi interamente dalla componente energetica, che nella rilevazione preliminare risultava in crescita di oltre il 14% sull'anno.
Il punto rilevante non è il livello ma la composizione. Un'inflazione quasi tutta importata lascia alla banca centrale strumenti spuntati, perché il prezzo del gasolio non risponde al costo del denaro europeo. È anche la ragione per cui continuiamo a preferire temi specifici invece dell'esposizione all'indice: la crescita dell'area resta più bassa e l'esposizione energetica più diretta di quella americana.
Cina
Prezzi in risalita e importazioni sotto le attese
L'indice dei prezzi al consumo è salito allo 0,8% annuo da 0,5%, quello alla produzione al 3,8%, sopra le stime, spinti dai rincari delle materie prime e dalla domanda dei comparti ad alta tecnologia. Le esportazioni di agosto sono cresciute del 25%, le importazioni del 28,2%, sotto le previsioni, con l'avanzo commerciale in ulteriore aumento.
Il quadro resta a due velocità. La domanda interna non si è ripresa, e il governo lo riconosce nei fatti con l'iniezione di capitale annunciata verso banche e assicurazioni pubbliche. Restiamo selettivi: finché Pechino tratta il contenimento del debito come priorità, le valutazioni compresse del comparto tecnologico non sono uno sconto ma un prezzo corretto.
Giappone
Lo yen ai massimi da sette mesi
La valuta giapponese si è rafforzata per tutta la settimana, arrivando ai livelli più solidi da febbraio contro il dollaro, sostenuta dalle attese di una stretta della banca centrale venerdì prossimo, che porterebbe il tasso all'1,25%, il più alto da circa trentun anni, e dalla chiusura delle posizioni finanziate in yen.
Per un investitore europeo il risultato è controintuitivo. L'indice di Tokyo ha perso terreno in valuta locale e ha chiuso comunque in progresso in euro, perché il rafforzamento della divisa ha più che compensato il calo dei corsi. È l'effetto dell'esposizione non coperta, che in alcune settimane lavora a favore e in altre contro, e che nessuna tabella neutralizza.
Italia
Piazza Affari unico listino europeo in progresso
Il listino milanese ha chiuso la settimana in rialzo mentre il resto dell'Europa registrava la peggiore performance da mesi, con il recupero concentrato nella seduta di venerdì e trainato dalle banche. Avio ha guadagnato terreno sui conti diffusi il giorno prima, con ricavi in crescita a doppia cifra e un portafoglio ordini sopra i 2 miliardi.
Il motore resta quello di tutto l'anno. Le banche beneficiano di tassi ancora alti con un costo del rischio contenuto, ed è la fase del ciclo in cui quella combinazione lavora meglio. La seduta di venerdì nasconde però un dettaglio: sulla settimana lo spread con il decennale tedesco si è allargato, perché il titolo italiano ha aggiunto più rendimento del Bund.
Resto del mondo
Le esportazioni coreane corrono sui semiconduttori
Nei primi dieci giorni di settembre le esportazioni della Corea del Sud sono cresciute dell'83% sull'anno, con le spedizioni di semiconduttori in aumento del 270%. Il listino di Seul ha aperto la settimana con un balzo dopo il rilascio del nuovo modello di OpenAI e ha chiuso in progresso mentre quasi tutta l'Asia perdeva terreno.
È la conferma più diretta che l'investimento in infrastruttura per l'intelligenza artificiale si sta traducendo in ordini reali, e non solo in annunci. Chi produce memoria raccoglie per primo. Resta il rovescio della medaglia: un indice sempre più dipendente da due soli titoli, in un mercato che quest'anno ha già mostrato quanto sappia muoversi in entrambe le direzioni.
L'India ai minimi da tre mesi
Il listino indiano ha toccato i livelli più bassi da giugno, con vendite estese a quindici dei sedici comparti principali, mentre la rupia si è avvicinata a quota 96 contro il dollaro e la banca centrale è intervenuta sul mercato dei cambi attraverso le banche pubbliche per rallentarne la discesa.
L'India è il grande importatore netto di energia dell'Asia, e il conto del greggio arriva prima sul cambio che sui conti pubblici: una valuta più debole rende ogni barile più caro in valuta locale, alimenta l'inflazione e restringe lo spazio della banca centrale. È il mercato asiatico più esposto a un prolungamento del conflitto.
EARNINGS PIÙ RILEVANTI
Oracle (ORCL)
| EPS Atteso | EPS Attuale | Ricavi Attesi | Ricavi Attuali |
|---|---|---|---|
| $1,74 | $1,92 | $19,13B | $19,35B |
Duecentonove miliardi di ordini in più in un anno
Il primo trimestre dell'esercizio 2027 ha portato ricavi per 19,35 miliardi, in crescita di circa il 30%, e un utile rettificato di 1,92 dollari contro 1,74 attesi. Il cloud è salito del 62% e la sola infrastruttura è più che raddoppiata, oltre le stime su entrambe le voci.
Il numero che ha spostato il titolo è però un altro: il portafoglio ordini residuo tocca 664 miliardi, in crescita di 209 miliardi in dodici mesi, con oltre 30 miliardi di nuovi contratti nel solo trimestre. È ricavo contrattualizzato e non ancora riconosciuto, e circa metà dovrebbe diventare fatturato entro tre anni.
Novanta miliardi di ricavi, nessuna data per la cassa
Le previsioni salgono ad almeno 90 miliardi di ricavi e 8,10 dollari di utile per azione, poco sopra il consenso. Gli investimenti del solo trimestre sono stati 28,5 miliardi contro 8,5 dell'anno prima, con 850 megawatt di capacità consegnati e oltre 300.000 processori accesi.
Il flusso di cassa libero resta negativo, meno di quanto temuto perché una parte degli investimenti è stata anticipata dai clienti. Alla domanda diretta di un analista su quando tornerà positivo, la società non ha indicato alcun orizzonte. Il titolo ha guadagnato terreno venerdì, dopo un anno passato a perderne.
Adobe (ADBE)
| EPS Atteso | EPS Attuale | Ricavi Attesi | Ricavi Attuali |
|---|---|---|---|
| $6,08 | $6,13 | $6,69B | $6,76B |
Il ricorrente nativo cresce oltre il 150%
Ricavi trimestrali record a 6,76 miliardi, in crescita del 13%, e utile per azione rettificato a 6,13 dollari, entrambi sopra le attese. I ricavi ricorrenti annui arrivano a 27,5 miliardi, mentre la componente generata dai prodotti costruiti sull'intelligenza artificiale supera i 650 milioni.
È la risposta alla domanda che pesava sul titolo da un anno, cioè se l'adozione si sarebbe trasformata in abbonamenti. Gli utenti attivi mensili della versione gratuita superano i 100 milioni, in crescita di oltre il 70%: prima l'uso, poi il pagamento, con i tempi che quella scelta comporta.
L'anno sale, il mercato guarda altrove
Le previsioni per l'esercizio sono state alzate sopra il consenso, mentre quelle per il trimestre entrante si sono fermate in linea con le attese. Il titolo ha chiuso in calo la seduta dei conti, è sceso ancora in apertura il giorno dopo e ha poi recuperato, chiudendo la settimana fermo.
Il superamento del consenso è stato di circa un punto percentuale, e su un titolo declassato due volte in estate non basta più a spostare le aspettative. Gli impegni futuri crescono meno dei ricavi, effetto diretto della strategia sul gratuito: il mercato chiede di vedere la conversione prima di pagarla.
CALENDARIO PROSSIMI EVENTI
La prossima settimana
14 settembre [CRITICA] Incontro in Oman fra Iran e paesi del Golfo sul transito nello Stretto di Hormuz
15 settembre [ALTA] Voto procedurale del Senato statunitense sul Digital Asset Market Clarity Act
16 settembre [CRITICA] Decisione della Federal Reserve sui tassi di interesse
16 settembre [ALTA] Vendite al dettaglio statunitensi di agosto e inflazione britannica
17 settembre [MEDIA] Decisione della Banca d'Inghilterra sui tassi di interesse
18 settembre [ALTA] Decisione della Banca del Giappone sui tassi di interesse
Il prossimo mese
28 ottobre [MEDIA] Investor Day di Oracle, con revisione attesa del quadro pluriennale
29 ottobre [ALTA] Decisione della BCE sui tassi di interesse
FONTI
Bloomberg, Reuters, CNBC, LSEG, Agenzia internazionale dell'energia, BCE, Trading Economics, Investing.com, Teleborsa, Borsa Italiana, comunicati societari e documenti depositati presso la SEC