La Fed alza i tassi: la risposta del mercato è già nei prezzi
Edizione del 20 settembre 2026 • Tempo di lettura 14 min.
TESI DI INVESTIMENTO Q4 2026
La tesi viene rivista trimestralmente. Aggiornamenti straordinari sono possibili in caso di eventi rilevanti per la nostra view.
La nostra tesi
Intro
La tesi parte da una constatazione e ne segue le conseguenze fino in fondo. Il debito pubblico occidentale ha superato il punto oltre il quale non è più la politica monetaria a decidere il costo del denaro, ma il costo del denaro a decidere quanto la politica monetaria possa permettersi. Il rialzo di settembre non smentisce questa lettura. Il vincolo non decide più se una stretta cominci, decide fin dove possa arrivare.
Resta però una lettura, e una lettura conta solo se i numeri la confermano. Il cuore del nostro modello è quantitativo: l'analisi macro serve a formulare le ipotesi, non a validarle, e ogni intuizione viene mantenuta o scartata in base al riscontro che trova nei dati. Quando le due cose divergono, prevalgono i dati.
Fiscal dominance
Il debito federale statunitense ha superato i 40.000 miliardi di dollari, e nei primi 11 mesi dell'anno fiscale la spesa per interessi netti ha oltrepassato per la prima volta i 1.000 miliardi, in crescita del 13% sull'anno precedente. Da qui in avanti il servizio del debito pesa più di voci storicamente intoccabili del bilancio, difesa inclusa.
La Federal Reserve, sotto la guida di Kevin Warsh, lavora con gradi di libertà molto più stretti rispetto a un decennio fa. Il rialzo di settembre non contraddice il vincolo: lo riporta dove è sempre stato, cioè non sull'avvio dell'inasprimento ma sul suo punto di arrivo.
Non si decide più quanto stringere, ma quanto può permetterselo il Tesoro.
Il tasso reale
La misura che separa un inasprimento difensivo da uno restrittivo è il tasso reale, e i tassi reali da guardare sono due. Per chi presta allo Stato conta il tasso di policy contro i prezzi, e lì il costo reale del denaro è appena positivo: resta tale anche mettendo in conto un altro rialzo.
Per lo Stato debitore conta un'altra misura: il costo medio del proprio debito contro la crescita nominale dell'economia. Finché il debito costa meno di quanto l'economia cresce, il rapporto si erode da solo, e il Tesoro oggi paga in media il 3,45%. Lo stock si rinnova lentamente, il che dà alla Fed spazio nel breve e glielo toglie a ogni rinnovo. È la soglia che la banca centrale non può superare a lungo, e Paul Volcker la superò ampiamente per anni.
Ciclo difensivo
Ci aspettiamo un inasprimento difensivo, non aggressivo. Il numero dei rialzi conta meno di quanto sembri: altri 2 o 3 movimenti da un quarto di punto lascerebbero entrambi i tassi reali dove si trovano oggi. Quello che conta è se la stretta superi mai la soglia di erosione, e riteniamo di no.
Il precedente non è il 2022 ma il 1997, quando Greenspan alzò una volta sola e l'anno dopo tagliò. Non perché il conteggio debba ripetersi, ma perché la natura dell'intervento era la stessa: difendere la credibilità della banca centrale, non riportare l'economia sotto controllo. Una stretta di credibilità si esaurisce quando la credibilità è ristabilita.
Tratto lungo della curva
Sulle scadenze lunghe i rendimenti salgono per dinamiche proprie: term premium in espansione, domanda estera in ritirata, percezione di rischio fiscale crescente. E si muovono prima che la banca centrale decida, non dopo.
Ogni punto base in più si traduce in un maggior costo di rifinanziamento per gli Stati Uniti. Alzare il fed funds in questo contesto significa alimentare proprio la spirale che si vuole evitare, tanto più dentro uno shock energetico che la politica monetaria non può toccare: sovrapporre un rialzo a uno shock di offerta su un'economia già fragile farebbe esplodere il rischio recessione.
Repressione finanziaria
L'austerity non è un'opzione politicamente praticabile, né per repubblicani né per democratici. Resta una sola via, quella storicamente battuta dai paesi sovraindebitati: in pratica tassi tenuti per anni sotto la crescita nominale dell'economia. Chi presta allo Stato non perde denaro, perde terreno, e lo stock di debito si erode in rapporto al prodotto anno dopo anno.
Gli Stati Uniti hanno già applicato questo espediente tra il 1946 e gli anni Settanta, riducendo il rapporto fra debito e prodotto da oltre il 100% a circa il 30% senza mai pareggiare il bilancio.
Strumenti operativi
Riteniamo che la Fed combinerà rialzi piccoli e distanziati con allentamenti regolatori che creano domanda obbligata per il debito pubblico. Il secondo è meno visibile del primo ma più efficace: modificare requisiti di capitale e coefficienti di liquidità spinge banche e fondi pensione a detenere più Treasury senza che nessuno debba comprarli direttamente.
Si aggiunge un canale strutturalmente nuovo: la domanda di T-bill creata dalle stablecoin in dollari, con il GENIUS Act ad accelerare esplicitamente la dinamica. Ogni dollaro emesso in stablecoin deve per legge stare in riserve liquide, con i titoli a breve del Tesoro in testa, e trasforma la crescita del comparto cripto in domanda automatica per il debito americano.
Yield curve control
Se i rendimenti lunghi continueranno a salire, lo strumento successivo è questo: la banca centrale fissa un tetto al rendimento del decennale e si impegna ad acquistare titoli senza limiti quantitativi per non farlo superare. Gli Stati Uniti non lo usano dal 1951, quando servì a gestire il debito di guerra.
Ha smesso di essere un'ipotesi da manuale. Il Tesoro ha già raddoppiato il tetto dei propri riacquisti di titoli lunghi e quest'anno lo ha portato al triplo dell'importo ordinario, trovandosi davanti più venditori di quanti potesse assorbire. È la stessa intenzione con strumenti molto più deboli: chi emette può accorciare la scadenza media del debito, chi stampa può fissarne il prezzo. Il passaggio dall'uno all'altro è di grado, non di natura.
De-dollarizzazione
Sullo sfondo lavora un trend di lunghissimo periodo, fatto di acquisti record di oro da parte delle banche centrali, scambi bilaterali in valute locali e infrastrutture di pagamento alternative. Nel 2026 il 93% delle banche centrali censite dichiara di detenere oro, contro l'81% dell'anno precedente, e la BCE ha certificato che il metallo ha superato i titoli del Tesoro fra gli asset di riserva.
È un processo misurato in anni più che in trimestri, ma la direzione non è ambigua: il 74% dei gestori di riserve si aspetta una quota del dollaro più bassa fra 5 anni, e ogni passo riduce la domanda strutturale per il dollaro. Nel breve il cambio racconta l'opposto: sono due orologi diversi, e solo uno misura le riserve.
Risvolto della medaglia
La repressione finanziaria è efficace ma non gratuita: è una tassa implicita che pagano risparmiatori, pensionati e detentori di obbligazioni a basso rendimento, mentre chi possiede asset reali si arricchisce.
È anche la ragione per cui funziona politicamente: a differenza di una patrimoniale, nessuno la vota e nessuno la vede in busta paga.
È esattamente per questo che il posizionamento che proponiamo non è solo opportunistico, ma rappresenta anche una protezione razionale contro un regime in cui chi non si posiziona viene tassato silenziosamente.
Implicazioni per le asset class
Intro
Dalla lettura macro discende il posizionamento, e l'architettura viene prima delle singole asset class. L'impostazione strategica è interamente azionaria: l'oro entra in modo tattico, per valutazione relativa contro l'azionario, e può restare in portafoglio per anni se le condizioni non cambiano, come nei nostri backtest intorno alla bolla dotcom.
Il criterio di scelta cambia invece rispetto al trimestre scorso. Restano due gambe, la scarsità e ciò che non ha già incorporato nel prezzo la perfezione. La terza, un dollaro strutturalmente più debole, resta la nostra lettura di medio periodo e non un dato di oggi: va usata come tesi, non come premessa.
Oro
L'oro ha una ragione strutturale e un uso tattico, e le due cose non vanno confuse. La ragione è il regime descritto: non serve che i tassi reali siano negativi, basta che restino sotto la soglia che erode il debito. Il compratore marginale non è poi l'investitore ma la banca centrale, che nel secondo trimestre del 2026 ha comprato 289 tonnellate senza guardare il prezzo, 5 volte il ritmo del trimestre precedente.
L'uso è invece tattico. È l'asset class che storicamente si è comportata meglio quando l'azionario crolla, perché la decorrelazione emerge proprio nelle code negative: per questo aumentiamo l'esposizione quando l'azionario, misurato contro l'oro, diventa troppo caro. Una posizione che può restare aperta per anni, e che non ha bisogno di obbligazioni per funzionare.
Bitcoin
Bitcoin condivide con l'oro la sola proprietà che conta in questo quadro: l'offerta è scritta nel protocollo e nessun comitato può rivederla. È la ragione per cui la correlazione fra i due è salita al massimo da 6 anni, e per cui il mercato li ha comprati insieme nel momento in cui la teoria diceva di venderli entrambi.
I due non sono però intercambiabili. L'oro ha un compratore che non guarda il prezzo, Bitcoin no: la sua domanda è finanziaria, reversibile e a leva, e va quindi più lontano in entrambe le direzioni. Il mercato delle opzioni lo registra: chi compra oro non si copre, chi compra Bitcoin sì. La conseguenza non è escluderlo, è dimensionarlo per un drawdown che l'oro non ha.
Resto del comparto
Sotto Bitcoin il comparto vive di una dinamica regolatoria, non monetaria. La mancata approvazione della legge di mercato non ha rallentato le agenzie americane, le ha liberate: SEC e CFTC scrivono ora il perimetro da sole, e hanno scelto le blockchain pubbliche.
Da qui l'attenzione a Ethereum e Solana, che si contendono il ruolo di infrastruttura per le azioni tokenizzate, e in misura minore a Hyperliquid, la cui scommessa è più stretta: l'apertura dei derivati perpetui agli operatori americani, oggi preclusa. Il rischio non è la direzione ma la reversibilita': quello che una commissione concede, un'altra può toglierlo senza passare dal Congresso.
Equity statunitense
Il rapporto prezzo/utili prospettico dell'S&P 500 è in linea con la media degli ultimi 10 anni. Il multiplo non è il problema: lo è ciò che lo tiene in piedi. Il consenso incorpora per quest'anno una crescita degli utili vicina a un terzo, e circa metà di quell'incremento viene da un solo tema.
Restiamo quindi esposti, ma non compriamo l'indice. L'asimmetria non sta nel prezzo, sta nell'ipotesi che lo regge: dove le attese sono misurate una delusione costa poco, dove sono eroiche il multiplo che oggi sembra normale diventa caro a posteriori, senza che il prezzo si sia mosso.
Il criterio di selezione
Il rischio che sta nell'ipotesi e non nel prezzo non si evita uscendo dall'azionario, si evita selezionandolo in modo diverso. Uno screening fondamentale serve proprio a questo: separare le società il cui prezzo incorpora un'esecuzione perfetta da quelle in cui la stessa qualità costa meno perché nessuno la sta raccontando.
Il nostro modello lavora su un universo globale con decine di indicatori fondamentali organizzati in famiglie e aggregati in un composito ottimizzato. Il criterio non cambia con il ciclo, cambia quali società lo superano: la nostra filosofia e la nostra strategia sono descritte per esteso sul sito.
Equity emergente
Gli emergenti arrivano a questo quadro con due vantaggi indipendenti dalla Fed. Il primo è il prezzo: lo stesso utile costa molto meno che a New York, e il divario di valutazione con gli Stati Uniti è fra i più ampi degli ultimi anni. Il secondo è la composizione: molti di questi mercati sono esposti alle materie prime, e uno shock energetico che comprime i margini altrove qui li allarga.
La terza gamba è il dollaro, e la trattiamo per quello che è: una tesi di medio periodo, non una condizione presente. Un dollaro strutturalmente più debole è parte necessaria del meccanismo che svaluta il debito americano, ma il cambio non ha ancora cominciato quel percorso. Finché non comincia, l'esposizione si giustifica con le prime due gambe.
Equity giapponese
Il Giappone resta il mercato sviluppato con la storia più lineare: uscita dalla deflazione, riforma della governance societaria, rientro graduale del risparmio interno verso il listino domestico. È l'unico grande mercato sviluppato in cui l'inflazione è una buona notizia.
Il rischio è il cambio, e rispetto al trimestre scorso va letto al contrario. La banca centrale ha alzato i tassi e lo yen ha continuato a indebolirsi: il rendimento del listino arriva eroso dal cambio. Finché la valuta scende, l'esposizione va coperta oppure accettata per quello che diventa, una scommessa doppia sul listino e contro lo yen.
Equity europea
L'Europa non è un'idea, sono tre idee separate. Difesa, banche e value rispondono a fattori diversi e nessuna delle tre dipende dall'indice: la spesa militare è una decisione politica pluriennale, i margini bancari vivono di una curva più inclinata, il value torna a pagare quando il costo del denaro smette di essere zero.
Il resto del continente continua a soffrire di crescita bassa e di un'esposizione all'energia che lo shock rende costosa. Comprare l'Europa come blocco non ha funzionato e non c'è ragione perché funzioni adesso: l'esposizione ha senso per temi, non per area geografica.
Obbligazionario
La nostra impostazione strategica, orizzonte lungo e volatilità accettata, tiene l'obbligazionario fuori dai portafogli core, e non per una previsione sui tassi. Protegge dalla volatilità ma fiacca il rendimento, e su orizzonti lunghi quel pedaggio pesa più della protezione che compra. Nelle discese violente dell'azionario l'asset che storicamente si comporta meglio non è l'obbligazione ma l'oro: la copertura la compriamo dove funziona davvero.
Per chi comunque vi si espone, la regola discende dal meccanismo. Se il regime usa l'inflazione per erodere il debito, l'unico sottostante che la compensa per intero sono i TIPS, e prestare a lungo a tasso fisso significa finanziare proprio quell'erosione: durata corta quindi, tratto lungo da evitare finché lo YCC non diventa scenario operativo.
In Europa vale lo stesso ragionamento con margini più stretti, perché la BCE ha meno spazio di accomodamento da offrire, e lo spread BTP-Bund resta l'indicatore da tenere d'occhio.
Rischi e fattori di invalidazione
Intro
Nessuna tesi vale senza le condizioni che la smentirebbero. Qui elenchiamo i cinque sviluppi che ci farebbero cambiare idea e i segnali da cui accorgersene per tempo.
Restiamo costruttivi nello scenario base, ma con la disciplina di chi sa esattamente cosa potrebbe rovesciarlo.
Boom di produttività AI
Se l'AI consegna davvero il salto di produttività promesso, e in misura superiore alle attese attuali, il PIL nominale potrebbe crescere sopra il costo del debito: in quel caso il rapporto fra debito e prodotto scenderebbe per crescita, non per debasement.
Oro e crypto perderebbero parte del razionale, il dollaro resterebbe stabile o si rafforzerebbe, l'equity statunitense continuerebbe a sovraperformare gli emergenti.
Segnali da monitorare: dati di produttività multifattoriale BLS, margini operativi Big Tech, capex AI che si traduce in revenue di terzi.
Disciplina fiscale post-midterm
Improbabile ma non impossibile se gli equilibri politici producessero un Congresso davvero ostile alla spesa pubblica. Effetto immediato: calo dei rendimenti per credibilità ritrovata, dollaro forte, correzione di oro e criptovalute, emergenti differenziati.
La probabilità è bassa, dato che entrambi i partiti hanno incentivi forti a non incarnare l'austerity, ma l'asimmetria è notevole e va monitorata.
Uno scenario poco probabile che rovescerebbe quasi tutte le nostre posizioni contemporaneamente vale più attenzione di uno probabile che ne toccherebbe una sola.
Segnali da monitorare: composizione delle commissioni di bilancio dopo il voto, proposte di tetto alla spesa, reazione dei rendimenti lunghi alle prime indicazioni programmatiche.
Collasso esogeno della domanda
Shock di credito (default sovrano disordinato, crisi bancaria sistemica), evento geopolitico estremo, scoppio di una bolla riconoscibile: tutti scenari in cui i rendimenti scenderebbero senza intervento Fed.
Effetto: rally dei Treasury, drawdown azionario brutale, oro che tiene per status difensivo, crypto sotto stress massimo.
Segnali da monitorare: spread di credito investment grade e high yield, indicatori di stress bancario (commercial real estate, regional banks), volatilità implicita su asset rischiosi.
La stretta regge
Il rialzo non è più un'ipotesi, quindi il rischio si sposta: non che la Fed alzi, ma che riesca a restare restrittiva. Accadrebbe se l'inflazione scendesse abbastanza da spingere il tasso reale sopra la soglia che erode il debito, senza che il costo del servizio imponga marcia indietro. È l'unico scenario in cui la dominanza fiscale, per come la descriviamo, smette di valere.
Effetti: rendimenti reali in salita lungo tutta la curva, dollaro forte, oro e Bitcoin privati del loro razionale, azionario in sofferenza nel percorso.
Segnali da monitorare: inflazione di fondo stabilmente sotto il 2,5%, costo medio del debito federale che smette di salire, Tesoro che allunga la scadenza media delle emissioni invece di accorciarla.
Disinflazione da normalizzazione energetica
Il greggio sopra i 100 dollari è oggi la prima voce dell'inflazione americana. Se il fronte mediorientale si chiudesse e l'offerta tornasse regolare, l'inflazione scenderebbe senza merito della Fed, che potrebbe smettere di alzare per ragioni buone invece che per vincolo. Il meccanismo che descriviamo, un'inflazione tollerata perché erode il debito, perderebbe il proprio combustibile. A differenza dello scenario precedente il tasso reale salirebbe per via dei prezzi, non perché la Fed tiene su i tassi.
Effetti: curva più piatta, oro che perde il motore principale, azionario favorito dalla compressione dei costi di input.
Segnali da monitorare: greggio stabilmente sotto gli 80 dollari, componente energia dell'indice dei prezzi in contrazione su base annua, premi di rischio sulle rotte di trasporto in normalizzazione.
Peso degli scenari
I cinque scenari non hanno la stessa probabilità, e pesarli è parte del lavoro. Tre richiedono che accada qualcosa fuori dal nostro controllo: un salto di produttività fuori scala, uno shock esogeno, una disinflazione da offerta. Gli altri due dicono che abbiamo torto, sul fatto che l'austerity non sia praticabile o sul fatto che la stretta non possa reggere.
Pesando ciascuno per quanto lo riteniamo probabile, l'oro resta l'asset mediamente meglio posizionato e l'azionario selezionato resta la posizione. Se la crescita risolvesse da sola il problema del debito, la musica cambierebbe del tutto: è lo scenario che ci smentirebbe nel modo più netto, ed è anche l'unico dei cinque che nessuno avrebbe ragione di temere.
La settimana sui mercati: la nostra lettura
Il 5% sul decennale USA lo ha imposto il mercato
Il rendimento del Treasury decennale ha superato il 5%, livello che non toccava dal luglio 2007, e ci è arrivato prima che la banca centrale muovesse. Non è stata la decisione di mercoledì a portarlo lì. La salita va avanti da febbraio e prosegue per ragioni che con la politica monetaria hanno poco a che vedere: premio a termine in espansione, compratori esteri in ritirata, un rischio fiscale che il mercato chiede di farsi pagare.
È un passaggio che cambia chi decide. Quando la scadenza a dieci anni si muove per conto proprio, a fissare il prezzo del denaro è chi lo presta, e la banca centrale si ritrova a rincorrere una curva che non governa. È il motivo per cui in questo trimestre abbiamo riscritto la nostra tesi partendo da qui, e la trovate nelle tre sezioni qui sopra.
La Fed continuerà ad alzare i tassi?
Il mercato ha già risposto per noi. Venerdì i contratti sui federal funds assegnavano il 90% di probabilità a un altro rialzo entro il 9 dicembre e il 55% al solo 28 ottobre, cioè fra sei settimane. La domanda non è se, ma quanto in fretta, e la risposta che si legge nei prezzi è molto più netta di quella che Warsh ha voluto dare in conferenza stampa.
Quello che non riteniamo probabile è che la stretta diventi davvero restrittiva. Ogni punto in più sul costo del debito si trasforma in spesa pubblica aggiuntiva prima ancora di arrivare all'inflazione. Alzare costa a chi alza, e questo limita la profondità del ciclo molto più della sua durata.
La borsa americana si è ristretta a pochi nomi
L'indice sta a circa il 2% dal proprio massimo del 2026, ma sotto la superficie la partecipazione si è assottigliata. In settimana il Dow ha perso l'1,7%, terza consecutiva in rosso e peggiore da marzo, mentre il Nasdaq ha guadagnato lo 0,7% ed è stato l'unico dei tre a chiudere in progresso. Il listino sale, la maggioranza dei titoli no.
Il venerdì fotografa la divisione: Broadcom +3% e Micron +3,9%, ma Meta -2,4% e Oracle -2% per l'ondata di obbligazioni con cui finanziano i centri dati, e le banche in calo sul credito. Trasporti, società a piccola capitalizzazione, industriali e consumi discrezionali scendono da cinque settimane consecutive, il comparto discrezionale da sei.
I metalli preziosi e Bitcoin sfuggono alla stretta
Nella settimana in cui il costo del denaro sale, gli attivi che dovrebbero soffrirne di più hanno guadagnato: argento +4,16%, Bitcoin +6,11%, oro +1,66%. Il rendimento reale del decennale americano, cioè quello al netto dell'inflazione attesa, è salito al 2,55% da circa il 2,35% di metà agosto: tenere un attivo che non paga cedole costa di più, e il mercato lo ha comprato lo stesso.
La spiegazione che ci convince è che non stiano prezzando i tassi ma la solvibilità di chi li fissa. Sono i due attivi che nessuno può emettere per decreto, e in una settimana in cui il debito pubblico è diventato il problema di cui si parla, questa è l'unica caratteristica che conta. Il ribasso arrivato subito dopo la decisione è rientrato in due sedute.
— Il team Gamma
MARKET SNAPSHOT
Dati aggiornati al 18 settembre 2026 (chiusura mercati venerdì)
Leaderboard
Azionario
| Indici Area Geografica | Valore | 1W (€) | 1M (€) | YTD (€) |
|---|---|---|---|---|
| Indici Mondiali | ||||
| 1.138 | +0,41% | +0,81% | +15,92% | |
| 4.914 | +0,57% | +0,51% | +14,62% | |
| Indici USA | ||||
| 7.650 | +0,92% | +0,96% | +15,19% | |
| 29.644 | +1,95% | +2,46% | +20,42% | |
| 51.683 | -0,66% | -1,49% | +11,02% | |
| 2.860 | -0,40% | -3,99% | +18,87% | |
| Volatilità / Sentiment | ||||
| 14,81 | -1,03 | -0,08 | -0,14 | |
| Indici Europa | ||||
| 6.236 | -1,09% | -2,66% | +10,73% | |
| 51.545 | -2,10% | -2,80% | +15,30% | |
| 25.304 | -0,68% | -2,67% | +3,49% | |
| 8.065 | -1,72% | -5,74% | +1,76% | |
| 10.659 | -0,39% | -1,02% | +11,53% | |
| 13.787 | +0,58% | -5,28% | +4,25% | |
| Indici Asia | ||||
| 65.019 | +0,31% | +2,53% | +33,76% | |
| 4.507 | +1,41% | +0,21% | +5,16% | |
| 24.751 | +0,96% | -1,55% | +0,52% | |
| 23.346 | +0,42% | -2,46% | -13,93% | |
| 1.090 | -1,09% | +11,35% | +93,91% | |
| Altri indici | ||||
| 185.229 | -0,29% | +13,30% | +25,75% | |
| 8.731 | +0,27% | -1,71% | +11,72% | |
| 2.101 | +0,42% | -0,95% | +14,77% | |
| Indici Globali di Stile | Valore | 1W (€) | 1M (€) | YTD (€) |
|---|---|---|---|---|
| Indici Globali Settoriali | ||||
| 59 | -0,25% | +3,08% | +45,70% | |
| 110 | -0,99% | -1,38% | +17,43% | |
| 192 | -0,57% | -3,35% | +12,72% | |
| 188 | -0,87% | -5,24% | -5,60% | |
| 67 | -0,05% | -2,24% | +6,66% | |
| 102 | +2,75% | -2,92% | +8,60% | |
| 131 | -1,07% | +0,42% | +12,92% | |
| 144 | +1,66% | +5,09% | +40,11% | |
| 119 | -0,14% | +3,68% | +0,70% | |
| 79 | -1,10% | -2,97% | +4,45% | |
| 26 | -0,98% | -4,02% | +9,74% | |
| Indici Globali Fattoriali | ||||
| 88 | +0,30% | -1,00% | +12,70% | |
| 116 | +0,23% | +1,32% | +21,56% | |
| 82 | -0,63% | +2,10% | +38,58% | |
| 59 | -0,42% | -2,13% | +10,25% | |
| 77 | +0,12% | -0,75% | +6,54% | |
| 17 | +0,49% | +1,10% | +19,37% | |
Obbligazionario
Variazioni espresse come variazione % del rendimento dell'ETF obbligazionario di riferimento.
| Indici Obbligazionari | Yield | 1W (€) | 1M (€) | YTD (€) |
|---|---|---|---|---|
| Bond | ||||
| 4,74% | +0,86% | +0,98% | +2,74% | |
| 5,00% | +0,79% | -0,76% | -0,82% | |
| 1,68% | +1,37% | +2,40% | +9,36% | |
| 2,98% | -1,15% | +2,12% | -4,54% | |
| 3,52% | -0,03% | -1,34% | -2,17% | |
| 4,44% | -0,53% | -1,83% | -2,91% | |
Materie prime
Variazioni espresse come rendimento dello strumento di riferimento, a replica fisica per i metalli preziosi e su contratti futures per rame ed energia.
| Commodities | Valore ($) | 1W (€) | 1M (€) | YTD (€) |
|---|---|---|---|---|
| Metalli preziosi | ||||
| Au Oro | 4.380,0 | +1,66% | -1,43% | +3,63% |
| Ag Argento | 66,3 | +4,16% | +1,56% | -4,83% |
| Pt Platino | 1.803,1 | +1,33% | +0,77% | -10,50% |
| Pd Palladio | 1.304,0 | +1,32% | -0,57% | -16,65% |
| Cu Rame | 6,7 | +3,73% | +3,87% | +17,72% |
| Energia | ||||
| B Brent Crude | 103,2 | -0,30% | +17,73% | +118,79% |
| W WTI Crude | 99,5 | +0,31% | +19,50% | +127,53% |
| G Gas Naturale | 2,9 | +3,40% | +5,76% | -13,14% |
Criptovalute
| Criptovalute | Valore ($) | 1W (€) | 1M (€) | YTD (€) |
|---|---|---|---|---|
| Crypto | ||||
| 81.168,32 | +6,11% | +19,17% | -5,11% | |
| 2.621,87 | +4,86% | +18,43% | -9,60% | |
| 761,02 | +5,68% | +23,54% | -9,82% | |
| 1,40 | +3,21% | +28,56% | -22,38% | |
| 112,60 | +11,75% | +34,13% | -7,47% | |
| 0,34 | +0,55% | +2,93% | +21,73% | |
| 0,09 | +4,06% | +18,57% | -23,76% | |
| 0,22 | +9,36% | +22,20% | -30,99% | |
| 93,92 | +19,00% | +37,04% | +277,76% | |
| 563,45 | +5,58% | +35,80% | +33,03% | |
Forex
| Valute | Tasso | 1W | 1M | YTD |
|---|---|---|---|---|
| Coppie | ||||
| 1,15 | -1,01% | -1,67% | -2,25% | |
| 0,86 | -0,12% | -0,14% | -1,67% | |
| 0,94 | -0,35% | +1,34% | +1,35% | |
| 179,53 | +1,29% | -2,81% | -2,44% | |
| 7,67 | -1,46% | -1,75% | -6,69% | |
| 156,85 | +2,15% | -0,84% | +0,12% | |
| 6,70 | -0,16% | -0,48% | -4,24% | |
| 100,22 | +1,10% | +1,40% | +1,93% | |
Tempistica. Dati al close di venerdì 18 settembre 2026. Per le criptovalute, scambiate 24/7, si intende la candela giornaliera che chiude alle 00:00 UTC (convenzione di mercato).
Livelli. I valori puntuali si riferiscono agli indici di mercato per l'azionario, ai rendimenti annui a scadenza (yield) per i bond, ai prezzi spot in dollari (USD) per materie prime e criptovalute, ai tassi di cambio diretti per le valute.
Variazioni. Le performance percentuali a 1 settimana, 1 mese e da inizio anno sono calcolate sui rispettivi ETF tracker per azionario, obbligazionario e materie prime in modalità total return; sui prezzi spot per criptovalute; sul tasso di cambio per le valute. Per un numero limitato di righe prive di un tracker fedele all'indice, la variazione è ricostruita dall'indice stesso convertito in euro, con l'aggiunta del rendimento cedolare netto pro rata.
Valuta. Le variazioni di azionario, obbligazionario, materie prime e criptovalute sono convertite in euro (€), per riflettere il rendimento effettivo per un investitore europeo non-hedged. Le coppie valutarie restano espresse nella loro convenzione naturale.
NEWS PRINCIPALI
14-20 settembre 2026 | Notizie selezionate per rilevanza e impatto sui mercati
Globale
L'Arabia chiude un oleodotto e il greggio vola
Lunedì l'Arabia Saudita ha chiuso l'oleodotto che porta il greggio verso il Mar Rosso aggirando lo Stretto di Hormuz, e il petrolio americano è salito del 3,73% in una seduta fino a 103,78 dollari al barile. Mercoledì il Brent viaggiava sopra i 107 dollari.
Poi è arrivata la notizia che circa metà della capacità poteva rientrare in pochi giorni, e il greggio è sceso per tre sedute consecutive chiudendo la settimana dove l'aveva cominciata.
Il movimento è durato meno del titolo di giornale, ma la lezione resta: il prezzo dell'energia dipende oggi da un numero ristretto di infrastrutture fisiche, e una singola valvola chiusa vale più di una riunione dell'OPEC.
Tre banche centrali, tre risposte in tre giorni
Mercoledì la Federal Reserve ha alzato di 25 punti base. Giovedì la Bank of England ha lasciato tutto fermo. Venerdì la Bank of Japan ha alzato a sua volta.
Le tre economie affrontano lo stesso shock energetico e hanno scelto tre strade diverse nell'arco di 72 ore. La banca centrale britannica spiega la propria pausa con la scarsa evidenza di effetti di secondo giro sui salari, quella giapponese con un'inflazione che finalmente si stabilizza sopra l'obiettivo.
Dopo quattro anni di movimenti sincronizzati, le banche centrali non si muovono più insieme. Per chi investe significa che il cambio torna a essere una variabile attiva, e infatti sterlina e yen si sono mossi in direzioni opposte nella stessa settimana.
Chi costruisce l'intelligenza artificiale chiede di rallentare
Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, ha chiesto pubblicamente che i laboratori rallentino la corsa alle capacità dei modelli di frontiera. Nel giro di poche ore si sono detti d'accordo Elon Musk, Sam Altman di OpenAI e Demis Hassabis di Google DeepMind.
Dietro l'appello ci sono le dimissioni di un ricercatore che teme i sistemi possano sfuggire di mano entro il decennio e un attacco condotto a luglio da agenti autonomi. Trump ha respinto la premessa: rallentare regalerebbe alla Cina un vantaggio.
Lunedì i titoli del settore sono scesi bruscamente, ed è il motivo per cui i semiconduttori hanno aperto male la settimana. Il freno lo chiede chi costruisce, non chi regola, e per il mercato è diventato un rischio sugli utili.
Stati Uniti
Warsh alza i tassi contro la volontà della Casa Bianca
La Federal Reserve ha portato il costo del denaro nella forchetta fra il 3,75% e il 4,00%, primo rialzo dal 2023, con voto unanime che ha incluso anche Jerome Powell, rimasto nel comitato come governatore. Nelle proiezioni pubblicate con la decisione, 16 partecipanti su 18 indicano altra stretta entro l'anno.
Il presidente ha chiesto pubblicamente tassi all'1% o meno e ha definito il consiglio ostile, salvo poi dichiarare di essere stato lui a dire a Warsh di votare con gli altri.
L'indipendenza è stata difesa e rivendicata due volte, dalla banca centrale e dalla Casa Bianca, con letture opposte dello stesso voto.
Il Senato boccia la legge, le agenzie scrivono le regole
Martedì il Senato ha fermato la legge sulla struttura del mercato delle criptovalute con 49 voti contro 50, lontano dai 60 necessari. A far cadere il testo non è stato l'impianto normativo ma le clausole etiche sulle partecipazioni dei funzionari pubblici.
Nelle 48 ore successive SEC e CFTC hanno pubblicato la propria esenzione per l'innovazione e depositato alla Casa Bianca il regolamento sui mercati cripto.
Le agenzie avevano il piano già pronto nel cassetto: non si deposita un pacchetto completo due giorni dopo un voto. Il costo è la fragilità, perché una regola amministrativa si riscrive senza passare dal Congresso.
Europa
La Francia paga più dell'Italia per finanziarsi
Il rendimento del titolo decennale francese ha toccato martedì il 4,5531%, il livello più alto dal settembre 2008, chiudendo la settimana al 4,53%. Il differenziale con il Bund tedesco è salito a 103 punti base, superando quello italiano fermo a 91.
Sullo sfondo c'è un disavanzo pubblico che rischia di restare il peggiore dell'area euro anche nel 2026 e una disoccupazione all'8,2%, tornata ai livelli del 2020 mentre il dato aggregato dell'area resta ai minimi storici.
Per la prima volta in oltre un decennio il mercato chiede a Parigi più che a Roma: la Francia non è più trattata come un paese core.
La Bank of England resta ferma per la sesta volta
Il comitato di politica monetaria ha lasciato il tasso al 3,75% con sei voti contro tre, e i tre dissenzienti chiedevano il 4%. È la sesta riunione consecutiva senza movimento, mentre l'inflazione britannica è salita al 3,1% ad agosto, massimo da cinque mesi.
La banca centrale ha però avvertito che i prezzi supereranno il 4% nei primi mesi del prossimo anno, e il governatore Bailey ha detto che un conflitto prolungato in Medio Oriente renderebbe necessaria una stretta.
Non è una pausa accomodante, è un rinvio dichiarato: da luglio il Brent è salito del 36% e il gas all'ingrosso britannico del 78%, e il mercato sconta quasi 100 punti base di rialzi nei prossimi 10 mesi.
Cina
Xi alla Casa Bianca con la tregua in scadenza
Xi Jinping è atteso a Washington giovedì 24 settembre, prima visita negli Stati Uniti da dieci anni, e per esserci salta l'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Sul tavolo dazi, terre rare, semiconduttori, Taiwan e intelligenza artificiale.
Il punto vero è la tregua commerciale firmata a Busan lo scorso ottobre, che scade circa cinque settimane dopo l'incontro: Pechino la vuole estesa fino a fine mandato, Washington concede pochi mesi.
Chi controlla la scadenza controlla il negoziato, ed è il motivo per cui l'amministrazione ha rinviato a dopo il vertice l'annuncio dei nuovi dazi sulla sovraccapacità industriale.
Lo yuan corre in vista del vertice
La valuta cinese si è rafforzata contro tutte le principali divise nella settimana che precede l'incontro, e contro l'euro ha guadagnato l'1,46% mentre il dollaro saliva su quasi tutto il resto.
La Cina arriva all'appuntamento con un avanzo commerciale in rotta verso i 1.000 miliardi di dollari per il secondo anno consecutivo, e con le riserve di terre rare che restano la sua carta negoziale più pesante.
Una valuta forte alla vigilia è una concessione preventiva: toglie argomenti a chi accusa Pechino di svalutare per esportare, costa poco se il negoziato riesce e si riassorbe in fretta se fallisce.
Giappone
Tassi ai massimi da 31 anni, yen in calo comunque
Venerdì la Bank of Japan ha alzato di 25 punti base portando il costo del denaro all'1,25%, il livello più alto dall'aprile 1995. La decisione era interamente attesa dal mercato e non è stata accompagnata da indicazioni sui passi successivi.
Lo yen si è indebolito lo stesso, cedendo oltre il 2% contro il dollaro nella settimana, e il rendimento del titolo decennale giapponese è sceso nella stessa seduta del rialzo.
Quando una decisione è già interamente nei prezzi conta solo quello che viene dopo, e la banca centrale non ha promesso niente. Sette giorni fa lo yen era ai massimi da sette mesi: la lettura si è capovolta in una settimana.
Italia
Piazza Affari da prima a ultima in sette giorni
L'indice milanese ha chiuso la settimana con il peggior risultato fra i principali listini europei, dopo essere stato l'unico in progresso sette giorni prima. Venerdì la seduta ha perso terreno anche per le scadenze tecniche dei derivati trimestrali.
Sotto pressione Stellantis, UniCredit e Hera, mentre in controtendenza ha tenuto STMicroelectronics, sostenuta dalle indicazioni rassicuranti di Nvidia sulla domanda di chip per l'intelligenza artificiale.
Il listino resta esposto a banche e industria, cioè ai due settori che un costo del denaro più alto colpisce per primi, e questo spiega l'oscillazione fra i due estremi in due sole settimane.
Resto del mondo
L'India alla sesta settimana consecutiva di ribasso
L'indice principale di Mumbai ha chiuso in calo per la sesta settimana di fila, la serie negativa più lunga dal 2020. Gli investitori istituzionali esteri hanno venduto azioni indiane per circa 17.810 crore di rupie nel solo mese di settembre, spinti da rendimenti globali in salita, greggio elevato e una rupia che si indebolisce.
A comprare sono stati gli istituzionali domestici, che hanno assorbito gran parte della pressione senza riuscire a invertirla.
È un braccio di ferro fra capitale estero e interno, e finché i rendimenti globali e il prezzo del greggio restano dove sono, il capitale estero ha poche ragioni per tornare.
La Corea è diventata una scommessa su due titoli
L'indice coreano ha perso terreno nella settimana pur chiudendo venerdì con un progresso superiore al 2,5%, trascinato dai due colossi dei semiconduttori dopo la notizia che Washington rinvia i nuovi dazi sulla sovraccapacità industriale.
Samsung Electronics e SK Hynix pesano ormai circa metà dell'indice, contro circa un quarto alla fine dell'anno scorso: due titoli decidono il listino prima che gli altri novecento abbiano voce.
Non è più un listino, è il ciclo dei chip, e spiega insieme il progresso da inizio anno e la caduta di lunedì, quando i semiconduttori mondiali sono scesi tutti insieme.
EARNINGS PIÙ RILEVANTI
Lennar (LEN)
| EPS Atteso | EPS Attuale | Ricavi Attesi | Ricavi Attuali |
|---|---|---|---|
| $1,29 | $1,23 | $8,33B | $8,05B |
Consegne dentro la forchetta, ordini fuori
Utile rettificato a 1,23 dollari per azione contro 1,29 attesi e ricavi a 8,05 miliardi contro 8,33, con l'utile netto sceso a 284 milioni dai 591 di un anno fa. Le consegne hanno retto dentro la forchetta indicata, ma i nuovi ordini sono caduti del 9%: la domanda si è ristretta più dell'offerta.
Il margine lordo sulle case scende al 15,8% dal 17,5%, pur risalendo dal 15,6% del trimestre precedente. È il prezzo pagato per difendere i volumi, e il mercato lo ha letto così: il titolo ha chiuso vicino ai minimi da 52 settimane, con un ribasso del 22% da inizio anno.
Il target annuale scende a 80.000 case
Il target di consegne per l'intero esercizio scende a 80.000-81.000 case dalle 82.000-83.000 indicate a giugno, e la società cita esplicitamente la pressione dei tassi. Per il trimestre in corso indica un utile fra 1,30 e 1,65 dollari per azione, con nuovi ordini attesi ancora in calo.
Il dettaglio più istruttivo arriva dalla manodopera: circa il 20% delle divisioni segnala pressioni crescenti, per l'applicazione delle norme sull'immigrazione e per la concorrenza dei cantieri dei data center. Con i mutui vicini al 7%, il costruttore paga due volte.
CALENDARIO PROSSIMI EVENTI
La prossima settimana
23 settembre [ALTA] Indici PMI preliminari di settembre per area euro, Regno Unito e Stati Uniti
24 settembre [CRITICA] Incontro fra Donald Trump e Xi Jinping alla Casa Bianca
24 settembre [MEDIA] Decisione della Banca nazionale svizzera sui tassi di interesse
Il prossimo mese
28 ottobre [CRITICA] Decisione della Federal Reserve sui tassi di interesse
28 ottobre [MEDIA] Investor Day di Oracle, con revisione attesa del quadro pluriennale
29 ottobre [ALTA] Decisione della BCE sui tassi di interesse
30 ottobre [ALTA] Scadenza della tregua commerciale fra Stati Uniti e Cina
FONTI
Reuters, CNBC, Bloomberg, LSEG, Il Sole 24 Ore, MilanoFinanza, Teleborsa, ANSA, Euronews, World Gold Council, CoinDesk, The Block, Zacks, Investing.com, comunicati societari e documenti depositati presso la SEC