Dipinto a olio: Trump e i leader europei brindano a un banchetto, mentre un cameriere porta il conto dei Tesori nazionali, lungo fino a terra e con il totale cerchiato in rosso.
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Il debito mondiale costa sempre di più, le borse per ora lo ignorano

Edizione del 27 settembre 2026 • Tempo di lettura 14 min.

TESI DI INVESTIMENTO Q4 2026

La tesi viene rivista trimestralmente. Aggiornamenti straordinari sono possibili in caso di eventi rilevanti per la nostra view.

La nostra tesi

Intro

La tesi parte da una constatazione e ne segue le conseguenze fino in fondo. Il debito pubblico occidentale ha superato il punto oltre il quale non è più la politica monetaria a decidere il costo del denaro, ma il costo del denaro a decidere quanto la politica monetaria possa permettersi. Il rialzo di settembre non smentisce questa lettura. Il vincolo non decide più se una stretta cominci, decide fin dove possa arrivare.

Resta però una lettura, e una lettura conta solo se i numeri la confermano. Il cuore del nostro modello è quantitativo: l'analisi macro serve a formulare le ipotesi, non a validarle, e ogni intuizione viene mantenuta o scartata in base al riscontro che trova nei dati. Quando le due cose divergono, prevalgono i dati.

Fiscal dominance

Il debito federale statunitense ha superato i 40.000 miliardi di dollari, e nei primi 11 mesi dell'anno fiscale la spesa per interessi netti ha oltrepassato per la prima volta i 1.000 miliardi, in crescita del 13% sull'anno precedente. Da qui in avanti il servizio del debito pesa più di voci storicamente intoccabili del bilancio, difesa inclusa.

La Federal Reserve, sotto la guida di Kevin Warsh, lavora con gradi di libertà molto più stretti rispetto a un decennio fa. Il rialzo di settembre non contraddice il vincolo: lo riporta dove è sempre stato, cioè non sull'avvio dell'inasprimento ma sul suo punto di arrivo.
Non si decide più quanto stringere, ma quanto può permetterselo il Tesoro.

Il tasso reale

La misura che separa un inasprimento difensivo da uno restrittivo è il tasso reale, e i tassi reali da guardare sono due. Per chi presta allo Stato conta il tasso di policy contro i prezzi, e lì il costo reale del denaro è appena positivo: resta tale anche mettendo in conto un altro rialzo.

Per lo Stato debitore conta un'altra misura: il costo medio del proprio debito contro la crescita nominale dell'economia. Finché il debito costa meno di quanto l'economia cresce, il rapporto si erode da solo, e il Tesoro oggi paga in media il 3,45%. Lo stock si rinnova lentamente, il che dà alla Fed spazio nel breve e glielo toglie a ogni rinnovo. È la soglia che la banca centrale non può superare a lungo, e Paul Volcker la superò ampiamente per anni.

Ciclo difensivo

Ci aspettiamo un inasprimento difensivo, non aggressivo. Il numero dei rialzi conta meno di quanto sembri: altri 2 o 3 movimenti da un quarto di punto lascerebbero entrambi i tassi reali dove si trovano oggi. Quello che conta è se la stretta superi mai la soglia di erosione, e riteniamo di no.

Il precedente non è il 2022 ma il 1997, quando Greenspan alzò una volta sola e l'anno dopo tagliò. Non perché il conteggio debba ripetersi, ma perché la natura dell'intervento era la stessa: difendere la credibilità della banca centrale, non riportare l'economia sotto controllo. Una stretta di credibilità si esaurisce quando la credibilità è ristabilita.

Tratto lungo della curva

Sulle scadenze lunghe i rendimenti salgono per dinamiche proprie: term premium in espansione, domanda estera in ritirata, percezione di rischio fiscale crescente. E si muovono prima che la banca centrale decida, non dopo.

Ogni punto base in più si traduce in un maggior costo di rifinanziamento per gli Stati Uniti. Alzare il fed funds in questo contesto significa alimentare proprio la spirale che si vuole evitare, tanto più dentro uno shock energetico che la politica monetaria non può toccare: sovrapporre un rialzo a uno shock di offerta su un'economia già fragile farebbe esplodere il rischio recessione.

Repressione finanziaria

L'austerity non è un'opzione politicamente praticabile, né per repubblicani né per democratici. Resta una sola via, quella storicamente battuta dai paesi sovraindebitati: in pratica tassi tenuti per anni sotto la crescita nominale dell'economia. Chi presta allo Stato non perde denaro, perde terreno, e lo stock di debito si erode in rapporto al prodotto anno dopo anno.

Gli Stati Uniti hanno già applicato questo espediente tra il 1946 e gli anni Settanta, riducendo il rapporto fra debito e prodotto da oltre il 100% a circa il 30% senza mai pareggiare il bilancio.

Strumenti operativi

Riteniamo che la Fed combinerà rialzi piccoli e distanziati con allentamenti regolatori che creano domanda obbligata per il debito pubblico. Il secondo è meno visibile del primo ma più efficace: modificare requisiti di capitale e coefficienti di liquidità spinge banche e fondi pensione a detenere più Treasury senza che nessuno debba comprarli direttamente.

Si aggiunge un canale strutturalmente nuovo: la domanda di T-bill creata dalle stablecoin in dollari, con il GENIUS Act ad accelerare esplicitamente la dinamica. Ogni dollaro emesso in stablecoin deve per legge stare in riserve liquide, con i titoli a breve del Tesoro in testa, e trasforma la crescita del comparto cripto in domanda automatica per il debito americano.

Yield curve control

Se i rendimenti lunghi continueranno a salire, lo strumento successivo è questo: la banca centrale fissa un tetto al rendimento del decennale e si impegna ad acquistare titoli senza limiti quantitativi per non farlo superare. Gli Stati Uniti non lo usano dal 1951, quando servì a gestire il debito di guerra.

Ha smesso di essere un'ipotesi da manuale. Il Tesoro ha già raddoppiato il tetto dei propri riacquisti di titoli lunghi e quest'anno lo ha portato al triplo dell'importo ordinario, trovandosi davanti più venditori di quanti potesse assorbire. È la stessa intenzione con strumenti molto più deboli: chi emette può accorciare la scadenza media del debito, chi stampa può fissarne il prezzo. Il passaggio dall'uno all'altro è di grado, non di natura.

De-dollarizzazione

Sullo sfondo lavora un trend di lunghissimo periodo, fatto di acquisti record di oro da parte delle banche centrali, scambi bilaterali in valute locali e infrastrutture di pagamento alternative. Nel 2026 il 93% delle banche centrali censite dichiara di detenere oro, contro l'81% dell'anno precedente, e la BCE ha certificato che il metallo ha superato i titoli del Tesoro fra gli asset di riserva.

È un processo misurato in anni più che in trimestri, ma la direzione non è ambigua: il 74% dei gestori di riserve si aspetta una quota del dollaro più bassa fra 5 anni, e ogni passo riduce la domanda strutturale per il dollaro. Nel breve il cambio racconta l'opposto: sono due orologi diversi, e solo uno misura le riserve.

Risvolto della medaglia

La repressione finanziaria è efficace ma non gratuita: è una tassa implicita che pagano risparmiatori, pensionati e detentori di obbligazioni a basso rendimento, mentre chi possiede asset reali si arricchisce.
È anche la ragione per cui funziona politicamente: a differenza di una patrimoniale, nessuno la vota e nessuno la vede in busta paga.

È esattamente per questo che il posizionamento che proponiamo non è solo opportunistico, ma rappresenta anche una protezione razionale contro un regime in cui chi non si posiziona viene tassato silenziosamente.

Implicazioni per le asset class

Intro

Dalla lettura macro discende il posizionamento, e l'architettura viene prima delle singole asset class. L'impostazione strategica è interamente azionaria: l'oro entra in modo tattico, per valutazione relativa contro l'azionario, e può restare in portafoglio per anni se le condizioni non cambiano, come nei nostri backtest intorno alla bolla dotcom.

Il criterio di scelta cambia invece rispetto al trimestre scorso. Restano due gambe, la scarsità e ciò che non ha già incorporato nel prezzo la perfezione. La terza, un dollaro strutturalmente più debole, resta la nostra lettura di medio periodo e non un dato di oggi: va usata come tesi, non come premessa.

Oro

L'oro ha una ragione strutturale e un uso tattico, e le due cose non vanno confuse. La ragione è il regime descritto: non serve che i tassi reali siano negativi, basta che restino sotto la soglia che erode il debito. Il compratore marginale non è poi l'investitore ma la banca centrale, che nel secondo trimestre del 2026 ha comprato 289 tonnellate senza guardare il prezzo, 5 volte il ritmo del trimestre precedente.

L'uso è invece tattico. È l'asset class che storicamente si è comportata meglio quando l'azionario crolla, perché la decorrelazione emerge proprio nelle code negative: per questo aumentiamo l'esposizione quando l'azionario, misurato contro l'oro, diventa troppo caro. Una posizione che può restare aperta per anni, e che non ha bisogno di obbligazioni per funzionare.

Bitcoin

Bitcoin condivide con l'oro la sola proprietà che conta in questo quadro: l'offerta è scritta nel protocollo e nessun comitato può rivederla. È la ragione per cui la correlazione fra i due è salita al massimo da 6 anni, e per cui il mercato li ha comprati insieme nel momento in cui la teoria diceva di venderli entrambi.

I due non sono però intercambiabili. L'oro ha un compratore che non guarda il prezzo, Bitcoin no: la sua domanda è finanziaria, reversibile e a leva, e va quindi più lontano in entrambe le direzioni. Il mercato delle opzioni lo registra: chi compra oro non si copre, chi compra Bitcoin sì. La conseguenza non è escluderlo, è dimensionarlo per un drawdown che l'oro non ha.

Resto del comparto

Sotto Bitcoin il comparto vive di una dinamica regolatoria, non monetaria. La mancata approvazione della legge di mercato non ha rallentato le agenzie americane, le ha liberate: SEC e CFTC scrivono ora il perimetro da sole, e hanno scelto le blockchain pubbliche.

Da qui l'attenzione a Ethereum e Solana, che si contendono il ruolo di infrastruttura per le azioni tokenizzate, e in misura minore a Hyperliquid, la cui scommessa è più stretta: l'apertura dei derivati perpetui agli operatori americani, oggi preclusa. Il rischio non è la direzione ma la reversibilita': quello che una commissione concede, un'altra può toglierlo senza passare dal Congresso.

Equity statunitense

Il rapporto prezzo/utili prospettico dell'S&P 500 è in linea con la media degli ultimi 10 anni. Il multiplo non è il problema: lo è ciò che lo tiene in piedi. Il consenso incorpora per quest'anno una crescita degli utili vicina a un terzo, e circa metà di quell'incremento viene da un solo tema.

Restiamo quindi esposti, ma non compriamo l'indice. L'asimmetria non sta nel prezzo, sta nell'ipotesi che lo regge: dove le attese sono misurate una delusione costa poco, dove sono eroiche il multiplo che oggi sembra normale diventa caro a posteriori, senza che il prezzo si sia mosso.

Il criterio di selezione

Il rischio che sta nell'ipotesi e non nel prezzo non si evita uscendo dall'azionario, si evita selezionandolo in modo diverso. Uno screening fondamentale serve proprio a questo: separare le società il cui prezzo incorpora un'esecuzione perfetta da quelle in cui la stessa qualità costa meno perché nessuno la sta raccontando.

Il nostro modello lavora su un universo globale con decine di indicatori fondamentali organizzati in famiglie e aggregati in un composito ottimizzato. Il criterio non cambia con il ciclo, cambia quali società lo superano: la nostra filosofia e la nostra strategia sono descritte per esteso sul sito.

Equity emergente

Gli emergenti arrivano a questo quadro con due vantaggi indipendenti dalla Fed. Il primo è il prezzo: lo stesso utile costa molto meno che a New York, e il divario di valutazione con gli Stati Uniti è fra i più ampi degli ultimi anni. Il secondo è la composizione: molti di questi mercati sono esposti alle materie prime, e uno shock energetico che comprime i margini altrove qui li allarga.

La terza gamba è il dollaro, e la trattiamo per quello che è: una tesi di medio periodo, non una condizione presente. Un dollaro strutturalmente più debole è parte necessaria del meccanismo che svaluta il debito americano, ma il cambio non ha ancora cominciato quel percorso. Finché non comincia, l'esposizione si giustifica con le prime due gambe.

Equity giapponese

Il Giappone resta il mercato sviluppato con la storia più lineare: uscita dalla deflazione, riforma della governance societaria, rientro graduale del risparmio interno verso il listino domestico. È l'unico grande mercato sviluppato in cui l'inflazione è una buona notizia.

Il rischio è il cambio, e rispetto al trimestre scorso va letto al contrario. La banca centrale ha alzato i tassi e lo yen ha continuato a indebolirsi: il rendimento del listino arriva eroso dal cambio. Finché la valuta scende, l'esposizione va coperta oppure accettata per quello che diventa, una scommessa doppia sul listino e contro lo yen.

Equity europea

L'Europa non è un'idea, sono tre idee separate. Difesa, banche e value rispondono a fattori diversi e nessuna delle tre dipende dall'indice: la spesa militare è una decisione politica pluriennale, i margini bancari vivono di una curva più inclinata, il value torna a pagare quando il costo del denaro smette di essere zero.

Il resto del continente continua a soffrire di crescita bassa e di un'esposizione all'energia che lo shock rende costosa. Comprare l'Europa come blocco non ha funzionato e non c'è ragione perché funzioni adesso: l'esposizione ha senso per temi, non per area geografica.

Obbligazionario

La nostra impostazione strategica, orizzonte lungo e volatilità accettata, tiene l'obbligazionario fuori dai portafogli core, e non per una previsione sui tassi. Protegge dalla volatilità ma fiacca il rendimento, e su orizzonti lunghi quel pedaggio pesa più della protezione che compra. Nelle discese violente dell'azionario l'asset che storicamente si comporta meglio non è l'obbligazione ma l'oro: la copertura la compriamo dove funziona davvero.

Per chi comunque vi si espone, la regola discende dal meccanismo. Se il regime usa l'inflazione per erodere il debito, l'unico sottostante che la compensa per intero sono i TIPS, e prestare a lungo a tasso fisso significa finanziare proprio quell'erosione: durata corta quindi, tratto lungo da evitare finché lo YCC non diventa scenario operativo.
In Europa vale lo stesso ragionamento con margini più stretti, perché la BCE ha meno spazio di accomodamento da offrire, e lo spread BTP-Bund resta l'indicatore da tenere d'occhio.

Rischi e fattori di invalidazione

Intro

Nessuna tesi vale senza le condizioni che la smentirebbero. Qui elenchiamo i cinque sviluppi che ci farebbero cambiare idea e i segnali da cui accorgersene per tempo.

Restiamo costruttivi nello scenario base, ma con la disciplina di chi sa esattamente cosa potrebbe rovesciarlo.

Boom di produttività AI

Se l'AI consegna davvero il salto di produttività promesso, e in misura superiore alle attese attuali, il PIL nominale potrebbe crescere sopra il costo del debito: in quel caso il rapporto fra debito e prodotto scenderebbe per crescita, non per debasement.

Oro e crypto perderebbero parte del razionale, il dollaro resterebbe stabile o si rafforzerebbe, l'equity statunitense continuerebbe a sovraperformare gli emergenti.
Segnali da monitorare: dati di produttività multifattoriale BLS, margini operativi Big Tech, capex AI che si traduce in revenue di terzi.

Disciplina fiscale post-midterm

Improbabile ma non impossibile se gli equilibri politici producessero un Congresso davvero ostile alla spesa pubblica. Effetto immediato: calo dei rendimenti per credibilità ritrovata, dollaro forte, correzione di oro e criptovalute, emergenti differenziati.

La probabilità è bassa, dato che entrambi i partiti hanno incentivi forti a non incarnare l'austerity, ma l'asimmetria è notevole e va monitorata.
Uno scenario poco probabile che rovescerebbe quasi tutte le nostre posizioni contemporaneamente vale più attenzione di uno probabile che ne toccherebbe una sola.
Segnali da monitorare: composizione delle commissioni di bilancio dopo il voto, proposte di tetto alla spesa, reazione dei rendimenti lunghi alle prime indicazioni programmatiche.

Collasso esogeno della domanda

Shock di credito (default sovrano disordinato, crisi bancaria sistemica), evento geopolitico estremo, scoppio di una bolla riconoscibile: tutti scenari in cui i rendimenti scenderebbero senza intervento Fed.

Effetto: rally dei Treasury, drawdown azionario brutale, oro che tiene per status difensivo, crypto sotto stress massimo.
Segnali da monitorare: spread di credito investment grade e high yield, indicatori di stress bancario (commercial real estate, regional banks), volatilità implicita su asset rischiosi.

La stretta regge

Il rialzo non è più un'ipotesi, quindi il rischio si sposta: non che la Fed alzi, ma che riesca a restare restrittiva. Accadrebbe se l'inflazione scendesse abbastanza da spingere il tasso reale sopra la soglia che erode il debito, senza che il costo del servizio imponga marcia indietro. È l'unico scenario in cui la dominanza fiscale, per come la descriviamo, smette di valere.

Effetti: rendimenti reali in salita lungo tutta la curva, dollaro forte, oro e Bitcoin privati del loro razionale, azionario in sofferenza nel percorso.
Segnali da monitorare: inflazione di fondo stabilmente sotto il 2,5%, costo medio del debito federale che smette di salire, Tesoro che allunga la scadenza media delle emissioni invece di accorciarla.

Disinflazione da normalizzazione energetica

Il greggio sopra i 100 dollari è oggi la prima voce dell'inflazione americana. Se il fronte mediorientale si chiudesse e l'offerta tornasse regolare, l'inflazione scenderebbe senza merito della Fed, che potrebbe smettere di alzare per ragioni buone invece che per vincolo. Il meccanismo che descriviamo, un'inflazione tollerata perché erode il debito, perderebbe il proprio combustibile. A differenza dello scenario precedente il tasso reale salirebbe per via dei prezzi, non perché la Fed tiene su i tassi.

Effetti: curva più piatta, oro che perde il motore principale, azionario favorito dalla compressione dei costi di input.
Segnali da monitorare: greggio stabilmente sotto gli 80 dollari, componente energia dell'indice dei prezzi in contrazione su base annua, premi di rischio sulle rotte di trasporto in normalizzazione.

Peso degli scenari

I cinque scenari non hanno la stessa probabilità, e pesarli è parte del lavoro. Tre richiedono che accada qualcosa fuori dal nostro controllo: un salto di produttività fuori scala, uno shock esogeno, una disinflazione da offerta. Gli altri due dicono che abbiamo torto, sul fatto che l'austerity non sia praticabile o sul fatto che la stretta non possa reggere.

Pesando ciascuno per quanto lo riteniamo probabile, l'oro resta l'asset mediamente meglio posizionato e l'azionario selezionato resta la posizione. Se la crescita risolvesse da sola il problema del debito, la musica cambierebbe del tutto: è lo scenario che ci smentirebbe nel modo più netto, ed è anche l'unico dei cinque che nessuno avrebbe ragione di temere.

La settimana sui mercati: la nostra lettura

Il mercato fa pagare il tempo, non l'inflazione

Il decennale americano ha chiuso la settimana al 5,17%, e il rialzo è arrivato quasi tutto dal rendimento reale, mentre l'inflazione attesa dal mercato è rimasta ferma. Le aste a 5 e 7 anni hanno trovato meno compratori del solito e sono uscite ai rendimenti più alti dal 2006 e dal 1993; il trentennale ha superato il 5,5%. Il premio per il tempo è tornato a crescere, e cresce ovunque: Bund, OAT e titoli giapponesi sono ai massimi da oltre quindici anni.

Il numero che conta per la sostenibilità è un altro. Ad agosto il Tesoro pagava in media il 3,48% sul debito negoziabile, in salita da sette mesi, mentre ogni nuovo decennale costa oltre un punto e mezzo in più: il costo medio sale a ogni rinnovo. Ma nel secondo trimestre il PIL nominale è cresciuto a un ritmo annualizzato dell'8%, e finché la crescita corre più veloce del costo medio il debito continua a erodersi.

La Fed insegue un'economia che accelera

L'indice PMI composito americano è salito a 58,4, il livello più alto dal 2021, con i costi delle imprese in crescita al ritmo più rapido da quattro anni. Barr, Williams e Paulson hanno aperto ad altri rialzi, e i futures sui fed funds attribuiscono ora circa due probabilità su tre a un nuovo rialzo il 28 ottobre. Dall'altra parte la fiducia dei consumatori è a 48,1 con attese d'inflazione al 4,6%: le imprese accelerano, le famiglie no.

Leggiamo la sequenza come una stretta di reputazione più che di sostanza. Con i prezzi che salgono a questo ritmo, un paio di rialzi da un quarto di punto lascerebbero il tasso reale lontano dalla soglia che fermerebbe l'erosione del debito. Il deflatore dei consumi di mercoledì e il dato sul lavoro di venerdì diranno se ottobre è già deciso.

Le obbligazioni tremano, la borsa guarda altrove

L'indice di volatilità dei Treasury è salito di circa il 30% in cinque sedute, il balzo più ampio da aprile 2025, mentre il VIX ha chiuso la settimana praticamente dove l'aveva aperta. L'S&P 500 ha chiuso la settimana in rialzo, ma il rialzo viene ancora da un solo tema, e le piccole capitalizzazioni sono rimaste al palo.

Due mercati che leggono la stessa settimana in modo opposto non possono avere ragione entrambi a lungo. La borsa accetta rendimenti sopra il 5% perché conta su utili in forte crescita da un unico filone, e così il compenso per il rischio azionario si assottiglia. Restiamo investiti, ma selettivi: lontani dalle società il cui prezzo non ammette errori, perché è lì che un rendimento obbligazionario più alto pesa di più sul multiplo.

— Il team Gamma

MARKET SNAPSHOT

Dati aggiornati al 25 settembre 2026 (chiusura mercati venerdì)

Leaderboard
Rendimenti in €
1W1MYTD
Rendimenti in €
1W1MYTD
Azionario
Indici Area GeograficaValore1W (€)1M (€)YTD (€)
Indici Mondiali
MSCI ACWI1.148+2,01%+2,73%+18,32%
MSCI World4.958+1,85%+2,52%+16,82%
Indici USA
S&P 5007.743+2,20%+3,63%+17,79%
Nasdaq 10030.608+4,22%+7,53%+25,59%
Dow Jones 3051.829+1,21%-0,35%+12,43%
Russell 20002.838+0,13%-2,93%+19,10%
Volatilità / Sentiment
VIX14,87+0,06-0,34-0,08
Indici Europa
Euro Stoxx 506.303+1,70%-1,23%+12,69%
FTSE MIB 4051.867+1,48%-1,52%+17,08%
DAX 4025.409+1,15%-2,13%+4,75%
CAC 408.078+1,21%-3,93%+3,06%
FTSE 10010.695+1,00%-0,60%+12,71%
SMI 2013.946+1,93%-3,01%+6,33%
Indici Asia
Nikkei 22566.364+2,30%+3,88%+36,97%
CSI 3004.439-1,14%-0,75%+4,03%
Hang Seng 8024.510-0,11%-1,43%+0,41%
Nifty 5023.140+0,04%-2,41%-13,85%
Kospi 2001.126+5,10%+9,05%+103,99%
Altri indici
Ibovespa 85183.477-1,41%+6,86%+23,97%
ASX 2008.665-1,28%-4,64%+10,49%
TSX 602.102-0,16%-1,72%+14,65%
Indici Globali di StileValore1W (€)1M (€)YTD (€)
Indici Globali Settoriali
Energy58-1,64%+3,28%+43,39%
Materials110+0,44%-4,47%+18,02%
Industrials194+1,63%-1,70%+14,63%
Cons. Discretionary188+0,34%-3,65%-5,22%
Consumer Staples67+0,91%-1,46%+7,69%
Health Care104+2,26%+0,29%+11,12%
Financials130-0,06%-0,88%+12,92%
Inf. Technology149+4,63%+10,20%+46,69%
Comm. Services121+2,48%+5,25%+3,26%
Utilities78-1,52%-3,82%+2,93%
Real Estate26+0,27%-3,90%+10,11%
Indici Globali Fattoriali
Quality90+2,19%+1,37%+15,24%
Momentum119+3,60%+5,48%+26,01%
Value82+1,88%+3,52%+41,27%
Size60+0,79%-1,57%+11,19%
Minimum Volatility76+0,31%-0,56%+6,94%
Multifactor17+1,18%+2,50%+20,86%
Obbligazionario

Variazioni espresse come variazione % del rendimento dell'ETF obbligazionario di riferimento.

Indici ObbligazionariYield1W (€)1M (€)YTD (€)
Bond
US Treasury 2Y4,86%+0,85%+1,89%+3,68%
US Treasury 10Y5,17%+0,00%-0,66%-0,75%
China Gov. 10Y1,68%+0,33%+2,28%+9,71%
Japan Gov. 10Y3,08%-0,20%+2,42%-4,73%
Bund 10Y3,62%-0,41%-1,95%-2,58%
BTP 10Y4,55%-0,34%-2,33%-3,25%
Materie prime

Variazioni espresse come rendimento dello strumento di riferimento, a replica fisica per i metalli preziosi e su contratti futures per rame ed energia.

CommoditiesValore ($)1W (€)1M (€)YTD (€)
Metalli preziosi
Au Oro4.286,1-1,04%-4,15%+2,63%
Ag Argento64,3-2,12%-3,11%-6,79%
Pt Platino1.780,9-0,47%-0,58%-10,87%
Pd Palladio1.270,7-2,13%-1,68%-18,38%
Cu Rame6,8+1,84%+4,05%+19,97%
Energia
B Brent Crude104,5-0,64%+21,14%+117,53%
W WTI Crude92,4-2,71%+19,55%+121,50%
G Gas Naturale3,2+7,87%+9,74%-6,24%
Criptovalute
CriptovaluteValore ($)1W (€)1M (€)YTD (€)
Crypto
Bitcoin (BTC)83.913,93+4,08%+8,74%-1,19%
Ethereum (ETH)2.688,18+2,91%+9,84%-6,64%
Binance (BNB)778,52+2,93%+12,63%-7,07%
Ripple (XRP)1,57+12,29%+13,17%-11,97%
Solana (SOL)122,28+10,98%+22,57%+1,22%
TRON (TRX)0,34+0,51%+3,28%+22,85%
Dogecoin (DOGE)0,10+13,90%+15,75%-12,88%
Cardano (ADA)0,26+14,59%+24,78%-19,80%
Hyperliquid (HYPE)92,09+0,60%+14,38%+273,11%
Monero (XMR)558,37+2,90%+30,50%+32,80%
Forex
ValuteTasso1W1MYTD
Coppie
EUR/USD1,14-0,75%-2,35%-2,96%
EUR/GBP0,86+0,22%+0,28%-1,41%
EUR/CHF0,94-0,10%+0,53%+1,32%
EUR/JPY179,17-0,20%-3,46%-2,64%
EUR/CNY7,62-0,60%-2,83%-7,24%
USD/JPY157,28+0,25%-1,28%+0,43%
USD/CNY6,71+0,23%-0,14%-4,01%
Dollar Index101,03+0,81%+1,89%+2,76%
NOTE METODOLOGICHE

Tempistica. Dati al close di venerdì 25 settembre 2026. Per le criptovalute, scambiate 24/7, si intende la candela giornaliera che chiude alle 00:00 UTC (convenzione di mercato).

Livelli. I valori puntuali si riferiscono agli indici di mercato per l'azionario, ai rendimenti annui a scadenza (yield) per i bond, ai prezzi spot in dollari (USD) per materie prime e criptovalute, ai tassi di cambio diretti per le valute.

Variazioni. Le performance percentuali a 1 settimana, 1 mese e da inizio anno sono calcolate sui rispettivi ETF tracker per azionario, obbligazionario e materie prime in modalità total return; sui prezzi spot per criptovalute; sul tasso di cambio per le valute. Per un numero limitato di righe prive di un tracker fedele all'indice, la variazione è ricostruita dall'indice stesso convertito in euro, con l'aggiunta del rendimento cedolare netto pro rata.

Valuta. Le variazioni di azionario, obbligazionario, materie prime e criptovalute sono convertite in euro (€), per riflettere il rendimento effettivo per un investitore europeo non-hedged. Le coppie valutarie restano espresse nella loro convenzione naturale.

NEWS PRINCIPALI

21-27 settembre 2026 | Notizie selezionate per rilevanza e impatto sui mercati

Globale

Su Hormuz si alternano missili e trattative

Il Brent ha chiuso le sedute della settimana fra 99 e 107 dollari, spinto da notizie di segno opposto. Giovedì sei missili Houthi diretti contro impianti sauditi sono stati intercettati e il greggio è salito di oltre il 3%; venerdì l'ipotesi di un accordo fra Stati Uniti e Iran in più fasi, con Teheran che riapre lo Stretto e Washington che toglie il blocco, lo ha riportato indietro.

L'oleodotto saudita verso il Mar Rosso è ripartito a ritmo ridotto, ma a metà settimana i carichi non erano ancora ripresi.

Il premio di guerra resta concentrato sui contratti in scadenza a breve, mentre quelli con consegna più distante quotano molto meno: il mercato prezza una crisi, non un nuovo regime, e su un orizzonte di trimestri conta quella parte della curva.

Il dollaro si rafforza su euro e sterlina

Il Dollar Index ha chiuso in rialzo due settimane di fila, cosa che non accadeva da giugno. L'euro è sceso ai minimi da due mesi nonostante un PMI dell'area al livello più alto da oltre tre anni e una BCE che ha già alzato due volte quest'anno, e la sterlina ha chiuso la settimana peggiore da maggio.

A spingere sono i differenziali di tasso: il mercato rivede le attese sulla Fed più in fretta che su qualsiasi altra banca centrale. Con il Brent oltre i 100 dollari il dollaro si muove in parallelo al greggio, e venerdì, sull'ipotesi di tregua con l'Iran, sono scesi insieme. Per chi investe dall'euro senza copertura il rafforzamento ha sostenuto gli attivi americani, ma da inizio anno il cambio resta un costo.

Stati Uniti

Il greggio americano si stacca dal Brent

Giovedì il WTI è arrivato a quotare 12 dollari sotto il Brent, lo sconto più ampio da maggio. Martedì Trump si era detto favorevole a vietare le esportazioni di gasolio; mercoledì la Casa Bianca ha smentito e il segretario all'Energia ha preso le distanze, ma il mercato ha preso sul serio l'ipotesi.

Senza sbocchi all'estero per il gasolio le raffinerie lavorerebbero meno greggio, e le scorte americane sono già in crescita mentre le esportazioni viaggiano a circa la metà del record di aprile.

Il petrolio americano diventa un mercato a parte: chi estrae negli Stati Uniti vende a sconto, chi raffina in Europa paga il prezzo pieno, e lo stesso shock produce effetti opposti sulle due sponde dell'Atlantico.

L'agente di Meta riaccende la corsa dei chip

Lunedì il lancio di Muse, l'agente di intelligenza artificiale di Meta, ha acceso il rialzo dei semiconduttori: AMD ha guadagnato quasi il 10% superando i 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione, e il Nasdaq ha aggiornato i massimi lunedì e martedì.

A salire di più non sono state le GPU ma i processori tradizionali e i chip per l'inferenza, con Intel fra i migliori, mentre Nvidia è rimasta indietro.

La domanda si sposta dall'addestramento all'uso: un agente che lavora in continuo consuma potenza di calcolo ogni volta che risponde, e il mercato ha cominciato a distribuire i guadagni su una filiera più ampia.

Con l'uscita di Peirce la SEC ha solo due commissari

Hester Peirce, la commissaria più vicina al settore delle criptovalute, lascerà la SEC il 2 ottobre: la commissione resterà composta dal presidente Atkins e da Uyeda, senza alcun commissario democratico. In settimana la SEC ha anche chiarito che riacquisti e aggiornamenti di rete non bastano, da soli, a fare di un token un titolo finanziario.

Il 24 settembre la Fed ha presentato due proposte per attuare la legge sulle stablecoin, con requisiti di capitale e riserve per gli emittenti; la legge entra in vigore a gennaio.

Le regole avanzano su basi sempre più strette: una norma scritta da due commissari difficilmente sopravvive intatta a un cambio di maggioranza, ed è questo il rischio che il settore deve prezzare.

Europa

La BCE perde Schnabel mentre i prezzi salgono

La BCE ha annunciato che Isabel Schnabel lascerà il Comitato esecutivo il 3 gennaio per un incarico al Fondo monetario internazionale, due settimane dopo il rialzo che ha portato il tasso sui depositi al 2,50%. Nella stessa settimana Philip Lane ha avvertito che lo shock energetico durerà più di quanto previsto in primavera, con un'inflazione attesa al 3% nel 2026, e il mercato sconta altri rialzi entro la fine del prossimo anno.

Esce una delle voci più restrittive del consiglio proprio mentre i dati chiedono altri rialzi. La scelta del successore diventa una variabile di politica monetaria, e il mercato la leggerà come un segnale sulla direzione dei prossimi anni.

La BNS allenta la guardia sul franco

La Banca nazionale svizzera ha lasciato il tasso allo 0% e ha ammorbidito il linguaggio sul cambio: a giugno si diceva più disposta a intervenire contro un franco troppo forte, ora parla di interventi solo se necessari e riconosce che l'indebolimento della valuta sostiene la crescita, con un'inflazione attesa allo 0,7% quest'anno.

Lo stesso giorno la Norges Bank ha alzato di 25 punti base al 4,50%, mentre la Riksbank, ferma all'1,75%, ha indicato nuovi rialzi.

In questa crisi il franco non fa da rifugio: si è indebolito contro il dollaro, e la BNS non ha più motivo di opporsi. Chi lo cercava come copertura deve guardare altrove.

Cina

Trump e Xi firmano poco e rinviano molto

La visita di Stato di Xi Jinping a Washington si è chiusa con un trattamento tariffario più favorevole su 30 miliardi di dollari di beni non sensibili in ciascuna direzione, l'impegno cinese a importare carbone americano nel 2027 e nel 2028 e un dialogo sulla superintelligenza. Sulle terre rare solo l'impegno a riportare le consegne a livelli adeguati; i chip avanzati restano fuori.

La proroga di due mesi della tregua in scadenza il 10 novembre l'ha annunciata il segretario al Tesoro Bessent, ma non compare nel documento della Casa Bianca e Pechino non l'ha confermata.

Una tregua annunciata da una parte sola non toglie la scadenza dal calendario.

Hong Kong scivola, Pechino smette di sostenere lo yuan

Per dieci sedute la banca centrale cinese aveva fissato lo yuan sempre più forte, fino al livello più alto dal febbraio 2023 toccato martedì. Il giorno del vertice il fixing è arrivato più debole delle stime, e nelle sedute successive la valuta ha perso terreno sul dollaro.

Venerdì i titoli tecnologici di Hong Kong hanno chiuso ai minimi da tre mesi, dopo che Fitch aveva ridotto la stima di crescita cinese per il 2026 al 4,5%. La borsa continentale era chiusa per la festa di metà autunno.

Pechino ha smesso di pagare in anticipo: con un risultato modesto al vertice, tenere lo yuan forte non porta più vantaggi, e a soffrire sono i titoli più esposti al negoziato.

Giappone

Torna il rischio di un intervento congiunto sullo yen

Nell'incontro di martedì a New York con la premier Takaichi, Trump ha espresso preoccupazione per la debolezza dello yen, secondo quanto riferito dalla ministra delle Finanze Katayama, che ha confermato lo schema dell'intervento congiunto del 31 luglio e i contatti stretti con il Tesoro americano.

Venerdì la valuta giapponese ha messo a segno il rialzo giornaliero più forte da inizio settembre.

Un intervento con Washington al fianco pesa più di quelli condotti da soli, e rende asimmetrico il rischio per chi scommette contro lo yen. Per chi è esposto al listino di Tokyo senza copertura, il cambio potrebbe smettere di erodere il rendimento.

Italia

Moody's conferma l'Italia, la Francia si allontana

Venerdì Moody's ha confermato il rating italiano a Baa2 con prospettive stabili. In settimana il nuovo BTP Green con scadenza 2038 ha raccolto ordini per oltre 110 miliardi a fronte di 8 offerti, con circa tre quarti del collocamento andati a investitori esteri.

Lo spread con il Bund è rimasto sui livelli di sette giorni prima, mentre quello francese si è allargato: Parigi paga ormai circa 20 punti base più di Roma.

La pressione è sui tassi, non sull'Italia: il BTP a due anni collocato giovedì ha reso 62 punti base in più rispetto all'asta di agosto, perché la parte breve della curva sta incorporando altri rialzi della BCE.

Poste all'86% di Tim, niente delisting

L'offerta pubblica di acquisto e scambio di Poste Italiane su Tim si è chiusa venerdì all'85,82% del capitale, sotto la soglia del 90% oltre la quale sarebbero scattati l'acquisto forzato delle azioni residue e l'uscita dal listino. Tim ha chiuso la seduta in calo.

Sul fronte bancario, l'amministratore delegato di Banco BPM, Giuseppe Castagna, ha definito l'offerta di MPS a sconto e non a premio, ricordando di essere vincolato dalla regola della passività.

Il controllo senza il delisting lascia Tim quotata con un azionista dominante e un flottante ridotto: meno liquidità per chi resta, e un prezzo che dipenderà dalle prossime mosse di Poste più che dal mercato.

Resto del mondo

L'Australia si prepara al quarto rialzo dell'anno

Per martedì il mercato si aspetta dalla Reserve Bank of Australia un rialzo di 25 punti base al 4,60%, il livello più alto da quasi 15 anni, dopo tre aumenti già decisi quest'anno. L'inflazione di luglio è uscita sopra le attese e sopra la fascia obiettivo, e manca ancora il dato di agosto.

La borsa di Sydney ha chiuso la quarta settimana consecutiva in calo, e il dollaro australiano è stato fra le valute più deboli del G10.

L'inflazione pesa più delle materie prime: per un paese esportatore il rincaro dell'energia dovrebbe essere una buona notizia, e invece costringe la banca centrale a frenare un'economia che ne beneficia.

EARNINGS PIÙ RILEVANTI

Costco (COST)
EPS AttesoEPS AttualeRicavi AttesiRicavi Attuali
$6,53$6,60$94,86B$95,72B

Vendite comparabili oltre le stime, carrello più pieno

Nel quarto trimestre fiscale, di 16 settimane, l'utile per azione è stato di 6,75 dollari, che scendono a 6,60 al netto di 15 centesimi di rimborsi dei dazi: anche così resta sopra le attese, come i ricavi. Le vendite comparabili, esclusi carburante e cambi, sono cresciute del 6,7%, più delle stime.

I clienti concentrano gli acquisti in meno visite e riempiono di più il carrello, e i beni non alimentari sono stati la categoria migliore del trimestre: il consumatore sceglie dove spendere, non smette. I rimborsi dei dazi sono stati in gran parte reinvestiti in tagli di prezzo.

Trentatré aperture nel 2027, iscritti in crescita più lenta

Costco non fornisce una guidance numerica, ma ha indicato 33 aperture nell'esercizio 2027, di cui 5 trasferimenti, con investimenti per 7,5 miliardi, in aumento rispetto ai 6,4 dell'anno appena chiuso. Il tasso di rinnovo delle tessere resta al 92,3% fra Stati Uniti e Canada.

La crescita degli iscritti però rallenta da otto trimestri consecutivi, e il management la descrive come la maturazione di un mercato più che un calo della domanda. Il prezzo sconta già la continuità: a circa 45 volte gli utili, un trimestre solido vale un rialzo contenuto.

H&M (HM-B)
EPS AttesoEPS AttualeRicavi AttesiRicavi Attuali
SEK 2,18SEK 2,58SEK 57,09BSEK 57,19B

L'utile batte le attese grazie a un effetto una tantum

Nel trimestre giugno-agosto l'utile per azione è stato di 2,58 corone contro 2,18 attese e 2,01 un anno fa, con l'utile operativo in crescita del 23%. Le vendite sono salite dell'1% a valute locali e sono rimaste piatte in corone, frenate dal rafforzamento della valuta svedese.

Circa 1,6 punti del margine lordo al 54% vengono però da un effetto una tantum legato a dazi e importazioni che avevano pesato nei trimestri precedenti. Senza quell'effetto il margine sarebbe sceso, e secondo i nostri calcoli l'utile per azione si sarebbe fermato intorno alle attese.

Settembre a +1% e un trimestre di chiusura più difficile

Per settembre H&M indica vendite in crescita dell'1% a valute locali. Nel quarto trimestre i fattori esterni peseranno un po' sui costi d'acquisto e i ribassi di prezzo saranno più ampi di un anno fa. Nel 2026 il gruppo prevede circa 90 aperture e 170 chiusure di negozi.

Le vendite calano nell'Europa occidentale e meridionale, dove i clienti sono stretti dal costo della vita, e crescono nei paesi nordici e nelle Americhe. Il profitto viene dai costi, non dai clienti: finché i ricavi restano fermi, ogni punto di margine va trovato negli acquisti.

CALENDARIO PROSSIMI EVENTI

La prossima settimana

30 settembre [ALTA] Inflazione PCE di agosto e terza stima del PIL del secondo trimestre negli Stati Uniti

30 settembre [ALTA] Risultati trimestrali di Micron

30 settembre [MEDIA] Indici PMI ufficiali cinesi di settembre, prima della Golden Week

1 ottobre [ALTA] Indice ISM manifatturiero di settembre negli Stati Uniti

1 ottobre [MEDIA] Risultati trimestrali di Nike

2 ottobre [CRITICA] Rapporto sul mercato del lavoro statunitense di settembre

2 ottobre [ALTA] Stima flash dell'inflazione di settembre nell'area euro

4 ottobre [MEDIA] Primo turno delle elezioni presidenziali in Brasile

Il prossimo mese

7 ottobre [MEDIA] Verbali della riunione di settembre della Federal Reserve

14 ottobre [CRITICA] Inflazione CPI di settembre negli Stati Uniti

19 ottobre [ALTA] PIL cinese del terzo trimestre

23 ottobre [MEDIA] Revisione del rating della Francia da parte di Moody's

28 ottobre [CRITICA] Decisione della Federal Reserve sui tassi di interesse

29 ottobre [CRITICA] Decisione della BCE sui tassi di interesse

29 ottobre [ALTA] Prima stima del PIL statunitense del terzo trimestre e inflazione PCE di settembre

30 ottobre [ALTA] Decisione della Bank of Japan sui tassi di interesse

FONTI

Reuters, Bloomberg, CNBC, Associated Press, Federal Reserve, BCE, Banca nazionale svizzera, Dipartimento del Tesoro statunitense, Bureau of Economic Analysis, Casa Bianca, S&P Global, CoinDesk, The Block, Farside Investors, Il Sole 24 Ore, MilanoFinanza, Teleborsa, ANSA, Investing.com, Trading Economics, comunicati societari