La Fed frena, i rendimenti no: il conto del debito arriva in Europa
Edizione del 4 ottobre 2026 • Tempo di lettura 13 min.
TESI DI INVESTIMENTO Q4 2026
La tesi viene rivista trimestralmente. Aggiornamenti straordinari sono possibili in caso di eventi rilevanti per la nostra view.
La nostra tesi
Intro
La tesi parte da una constatazione e ne segue le conseguenze fino in fondo. Il debito pubblico occidentale ha superato il punto oltre il quale non è più la politica monetaria a decidere il costo del denaro, ma il costo del denaro a decidere quanto la politica monetaria possa permettersi. Il rialzo di settembre non smentisce questa lettura. Il vincolo non decide più se una stretta cominci, decide fin dove possa arrivare.
Resta però una lettura, e una lettura conta solo se i numeri la confermano. Il cuore del nostro modello è quantitativo: l'analisi macro serve a formulare le ipotesi, non a validarle, e ogni intuizione viene mantenuta o scartata in base al riscontro che trova nei dati. Quando le due cose divergono, prevalgono i dati.
Fiscal dominance
Il debito federale statunitense ha superato i 40.000 miliardi di dollari, e nei primi 11 mesi dell'anno fiscale la spesa per interessi netti ha oltrepassato per la prima volta i 1.000 miliardi, in crescita del 13% sull'anno precedente. Da qui in avanti il servizio del debito pesa più di voci storicamente intoccabili del bilancio, difesa inclusa.
La Federal Reserve, sotto la guida di Kevin Warsh, lavora con gradi di libertà molto più stretti rispetto a un decennio fa. Il rialzo di settembre non contraddice il vincolo: lo riporta dove è sempre stato, cioè non sull'avvio dell'inasprimento ma sul suo punto di arrivo.
Non si decide più quanto stringere, ma quanto può permetterselo il Tesoro.
Il tasso reale
La misura che separa un inasprimento difensivo da uno restrittivo è il tasso reale, e i tassi reali da guardare sono due. Per chi presta allo Stato conta il tasso di policy contro i prezzi, e lì il costo reale del denaro è appena positivo: resta tale anche mettendo in conto un altro rialzo.
Per lo Stato debitore conta un'altra misura: il costo medio del proprio debito contro la crescita nominale dell'economia. Finché il debito costa meno di quanto l'economia cresce, il rapporto si erode da solo, e il Tesoro oggi paga in media il 3,45%. Lo stock si rinnova lentamente, il che dà alla Fed spazio nel breve e glielo toglie a ogni rinnovo. È la soglia che la banca centrale non può superare a lungo, e Paul Volcker la superò ampiamente per anni.
Ciclo difensivo
Ci aspettiamo un inasprimento difensivo, non aggressivo. Il numero dei rialzi conta meno di quanto sembri: altri 2 o 3 movimenti da un quarto di punto lascerebbero entrambi i tassi reali dove si trovano oggi. Quello che conta è se la stretta superi mai la soglia di erosione, e riteniamo di no.
Il precedente non è il 2022 ma il 1997, quando Greenspan alzò una volta sola e l'anno dopo tagliò. Non perché il conteggio debba ripetersi, ma perché la natura dell'intervento era la stessa: difendere la credibilità della banca centrale, non riportare l'economia sotto controllo. Una stretta di credibilità si esaurisce quando la credibilità è ristabilita.
Tratto lungo della curva
Sulle scadenze lunghe i rendimenti salgono per dinamiche proprie: term premium in espansione, domanda estera in ritirata, percezione di rischio fiscale crescente. E si muovono prima che la banca centrale decida, non dopo.
Ogni punto base in più si traduce in un maggior costo di rifinanziamento per gli Stati Uniti. Alzare il fed funds in questo contesto significa alimentare proprio la spirale che si vuole evitare, tanto più dentro uno shock energetico che la politica monetaria non può toccare: sovrapporre un rialzo a uno shock di offerta su un'economia già fragile farebbe esplodere il rischio recessione.
Repressione finanziaria
L'austerity non è un'opzione politicamente praticabile, né per repubblicani né per democratici. Resta una sola via, quella storicamente battuta dai paesi sovraindebitati: in pratica tassi tenuti per anni sotto la crescita nominale dell'economia. Chi presta allo Stato non perde denaro, perde terreno, e lo stock di debito si erode in rapporto al prodotto anno dopo anno.
Gli Stati Uniti hanno già applicato questo espediente tra il 1946 e gli anni Settanta, riducendo il rapporto fra debito e prodotto da oltre il 100% a circa il 30% senza mai pareggiare il bilancio.
Strumenti operativi
Riteniamo che la Fed combinerà rialzi piccoli e distanziati con allentamenti regolatori che creano domanda obbligata per il debito pubblico. Il secondo è meno visibile del primo ma più efficace: modificare requisiti di capitale e coefficienti di liquidità spinge banche e fondi pensione a detenere più Treasury senza che nessuno debba comprarli direttamente.
Si aggiunge un canale strutturalmente nuovo: la domanda di T-bill creata dalle stablecoin in dollari, con il GENIUS Act ad accelerare esplicitamente la dinamica. Ogni dollaro emesso in stablecoin deve per legge stare in riserve liquide, con i titoli a breve del Tesoro in testa, e trasforma la crescita del comparto cripto in domanda automatica per il debito americano.
Yield curve control
Se i rendimenti lunghi continueranno a salire, lo strumento successivo è questo: la banca centrale fissa un tetto al rendimento del decennale e si impegna ad acquistare titoli senza limiti quantitativi per non farlo superare. Gli Stati Uniti non lo usano dal 1951, quando servì a gestire il debito di guerra.
Ha smesso di essere un'ipotesi da manuale. Il Tesoro ha già raddoppiato il tetto dei propri riacquisti di titoli lunghi e quest'anno lo ha portato al triplo dell'importo ordinario, trovandosi davanti più venditori di quanti potesse assorbire. È la stessa intenzione con strumenti molto più deboli: chi emette può accorciare la scadenza media del debito, chi stampa può fissarne il prezzo. Il passaggio dall'uno all'altro è di grado, non di natura.
De-dollarizzazione
Sullo sfondo lavora un trend di lunghissimo periodo, fatto di acquisti record di oro da parte delle banche centrali, scambi bilaterali in valute locali e infrastrutture di pagamento alternative. Nel 2026 il 93% delle banche centrali censite dichiara di detenere oro, contro l'81% dell'anno precedente, e la BCE ha certificato che il metallo ha superato i titoli del Tesoro fra gli asset di riserva.
È un processo misurato in anni più che in trimestri, ma la direzione non è ambigua: il 74% dei gestori di riserve si aspetta una quota del dollaro più bassa fra 5 anni, e ogni passo riduce la domanda strutturale per il dollaro. Nel breve il cambio racconta l'opposto: sono due orologi diversi, e solo uno misura le riserve.
Risvolto della medaglia
La repressione finanziaria è efficace ma non gratuita: è una tassa implicita che pagano risparmiatori, pensionati e detentori di obbligazioni a basso rendimento, mentre chi possiede asset reali si arricchisce.
È anche la ragione per cui funziona politicamente: a differenza di una patrimoniale, nessuno la vota e nessuno la vede in busta paga.
È esattamente per questo che il posizionamento che proponiamo non è solo opportunistico, ma rappresenta anche una protezione razionale contro un regime in cui chi non si posiziona viene tassato silenziosamente.
Implicazioni per le asset class
Intro
Dalla lettura macro discende il posizionamento, e l'architettura viene prima delle singole asset class. L'impostazione strategica è interamente azionaria: l'oro entra in modo tattico, per valutazione relativa contro l'azionario, e può restare in portafoglio per anni se le condizioni non cambiano, come nei nostri backtest intorno alla bolla dotcom.
Il criterio di scelta cambia invece rispetto al trimestre scorso. Restano due gambe, la scarsità e ciò che non ha già incorporato nel prezzo la perfezione. La terza, un dollaro strutturalmente più debole, resta la nostra lettura di medio periodo e non un dato di oggi: va usata come tesi, non come premessa.
Oro
L'oro ha una ragione strutturale e un uso tattico, e le due cose non vanno confuse. La ragione è il regime descritto: non serve che i tassi reali siano negativi, basta che restino sotto la soglia che erode il debito. Il compratore marginale non è poi l'investitore ma la banca centrale, che nel secondo trimestre del 2026 ha comprato 289 tonnellate senza guardare il prezzo, 5 volte il ritmo del trimestre precedente.
L'uso è invece tattico. È l'asset class che storicamente si è comportata meglio quando l'azionario crolla, perché la decorrelazione emerge proprio nelle code negative: per questo aumentiamo l'esposizione quando l'azionario, misurato contro l'oro, diventa troppo caro. Una posizione che può restare aperta per anni, e che non ha bisogno di obbligazioni per funzionare.
Bitcoin
Bitcoin condivide con l'oro la sola proprietà che conta in questo quadro: l'offerta è scritta nel protocollo e nessun comitato può rivederla. È la ragione per cui la correlazione fra i due è salita al massimo da 6 anni, e per cui il mercato li ha comprati insieme nel momento in cui la teoria diceva di venderli entrambi.
I due non sono però intercambiabili. L'oro ha un compratore che non guarda il prezzo, Bitcoin no: la sua domanda è finanziaria, reversibile e a leva, e va quindi più lontano in entrambe le direzioni. Il mercato delle opzioni lo registra: chi compra oro non si copre, chi compra Bitcoin sì. La conseguenza non è escluderlo, è dimensionarlo per un drawdown che l'oro non ha.
Resto del comparto
Sotto Bitcoin il comparto vive di una dinamica regolatoria, non monetaria. La mancata approvazione della legge di mercato non ha rallentato le agenzie americane, le ha liberate: SEC e CFTC scrivono ora il perimetro da sole, e hanno scelto le blockchain pubbliche.
Da qui l'attenzione a Ethereum e Solana, che si contendono il ruolo di infrastruttura per le azioni tokenizzate, e in misura minore a Hyperliquid, la cui scommessa è più stretta: l'apertura dei derivati perpetui agli operatori americani, oggi preclusa. Il rischio non è la direzione ma la reversibilita': quello che una commissione concede, un'altra può toglierlo senza passare dal Congresso.
Equity statunitense
Il rapporto prezzo/utili prospettico dell'S&P 500 è in linea con la media degli ultimi 10 anni. Il multiplo non è il problema: lo è ciò che lo tiene in piedi. Il consenso incorpora per quest'anno una crescita degli utili vicina a un terzo, e circa metà di quell'incremento viene da un solo tema.
Restiamo quindi esposti, ma non compriamo l'indice. L'asimmetria non sta nel prezzo, sta nell'ipotesi che lo regge: dove le attese sono misurate una delusione costa poco, dove sono eroiche il multiplo che oggi sembra normale diventa caro a posteriori, senza che il prezzo si sia mosso.
Il criterio di selezione
Il rischio che sta nell'ipotesi e non nel prezzo non si evita uscendo dall'azionario, si evita selezionandolo in modo diverso. Uno screening fondamentale serve proprio a questo: separare le società il cui prezzo incorpora un'esecuzione perfetta da quelle in cui la stessa qualità costa meno perché nessuno la sta raccontando.
Il nostro modello lavora su un universo globale con decine di indicatori fondamentali organizzati in famiglie e aggregati in un composito ottimizzato. Il criterio non cambia con il ciclo, cambia quali società lo superano: la nostra filosofia e la nostra strategia sono descritte per esteso sul sito.
Equity emergente
Gli emergenti arrivano a questo quadro con due vantaggi indipendenti dalla Fed. Il primo è il prezzo: lo stesso utile costa molto meno che a New York, e il divario di valutazione con gli Stati Uniti è fra i più ampi degli ultimi anni. Il secondo è la composizione: molti di questi mercati sono esposti alle materie prime, e uno shock energetico che comprime i margini altrove qui li allarga.
La terza gamba è il dollaro, e la trattiamo per quello che è: una tesi di medio periodo, non una condizione presente. Un dollaro strutturalmente più debole è parte necessaria del meccanismo che svaluta il debito americano, ma il cambio non ha ancora cominciato quel percorso. Finché non comincia, l'esposizione si giustifica con le prime due gambe.
Equity giapponese
Il Giappone resta il mercato sviluppato con la storia più lineare: uscita dalla deflazione, riforma della governance societaria, rientro graduale del risparmio interno verso il listino domestico. È l'unico grande mercato sviluppato in cui l'inflazione è una buona notizia.
Il rischio è il cambio, e rispetto al trimestre scorso va letto al contrario. La banca centrale ha alzato i tassi e lo yen ha continuato a indebolirsi: il rendimento del listino arriva eroso dal cambio. Finché la valuta scende, l'esposizione va coperta oppure accettata per quello che diventa, una scommessa doppia sul listino e contro lo yen.
Equity europea
L'Europa non è un'idea, sono tre idee separate. Difesa, banche e value rispondono a fattori diversi e nessuna delle tre dipende dall'indice: la spesa militare è una decisione politica pluriennale, i margini bancari vivono di una curva più inclinata, il value torna a pagare quando il costo del denaro smette di essere zero.
Il resto del continente continua a soffrire di crescita bassa e di un'esposizione all'energia che lo shock rende costosa. Comprare l'Europa come blocco non ha funzionato e non c'è ragione perché funzioni adesso: l'esposizione ha senso per temi, non per area geografica.
Obbligazionario
La nostra impostazione strategica, orizzonte lungo e volatilità accettata, tiene l'obbligazionario fuori dai portafogli core, e non per una previsione sui tassi. Protegge dalla volatilità ma fiacca il rendimento, e su orizzonti lunghi quel pedaggio pesa più della protezione che compra. Nelle discese violente dell'azionario l'asset che storicamente si comporta meglio non è l'obbligazione ma l'oro: la copertura la compriamo dove funziona davvero.
Per chi comunque vi si espone, la regola discende dal meccanismo. Se il regime usa l'inflazione per erodere il debito, l'unico sottostante che la compensa per intero sono i TIPS, e prestare a lungo a tasso fisso significa finanziare proprio quell'erosione: durata corta quindi, tratto lungo da evitare finché lo YCC non diventa scenario operativo.
In Europa vale lo stesso ragionamento con margini più stretti, perché la BCE ha meno spazio di accomodamento da offrire, e lo spread BTP-Bund resta l'indicatore da tenere d'occhio.
Rischi e fattori di invalidazione
Intro
Nessuna tesi vale senza le condizioni che la smentirebbero. Qui elenchiamo i cinque sviluppi che ci farebbero cambiare idea e i segnali da cui accorgersene per tempo.
Restiamo costruttivi nello scenario base, ma con la disciplina di chi sa esattamente cosa potrebbe rovesciarlo.
Boom di produttività AI
Se l'AI consegna davvero il salto di produttività promesso, e in misura superiore alle attese attuali, il PIL nominale potrebbe crescere sopra il costo del debito: in quel caso il rapporto fra debito e prodotto scenderebbe per crescita, non per debasement.
Oro e crypto perderebbero parte del razionale, il dollaro resterebbe stabile o si rafforzerebbe, l'equity statunitense continuerebbe a sovraperformare gli emergenti.
Segnali da monitorare: dati di produttività multifattoriale BLS, margini operativi Big Tech, capex AI che si traduce in revenue di terzi.
Disciplina fiscale post-midterm
Improbabile ma non impossibile se gli equilibri politici producessero un Congresso davvero ostile alla spesa pubblica. Effetto immediato: calo dei rendimenti per credibilità ritrovata, dollaro forte, correzione di oro e criptovalute, emergenti differenziati.
La probabilità è bassa, dato che entrambi i partiti hanno incentivi forti a non incarnare l'austerity, ma l'asimmetria è notevole e va monitorata.
Uno scenario poco probabile che rovescerebbe quasi tutte le nostre posizioni contemporaneamente vale più attenzione di uno probabile che ne toccherebbe una sola.
Segnali da monitorare: composizione delle commissioni di bilancio dopo il voto, proposte di tetto alla spesa, reazione dei rendimenti lunghi alle prime indicazioni programmatiche.
Collasso esogeno della domanda
Shock di credito (default sovrano disordinato, crisi bancaria sistemica), evento geopolitico estremo, scoppio di una bolla riconoscibile: tutti scenari in cui i rendimenti scenderebbero senza intervento Fed.
Effetto: rally dei Treasury, drawdown azionario brutale, oro che tiene per status difensivo, crypto sotto stress massimo.
Segnali da monitorare: spread di credito investment grade e high yield, indicatori di stress bancario (commercial real estate, regional banks), volatilità implicita su asset rischiosi.
La stretta regge
Il rialzo non è più un'ipotesi, quindi il rischio si sposta: non che la Fed alzi, ma che riesca a restare restrittiva. Accadrebbe se l'inflazione scendesse abbastanza da spingere il tasso reale sopra la soglia che erode il debito, senza che il costo del servizio imponga marcia indietro. È l'unico scenario in cui la dominanza fiscale, per come la descriviamo, smette di valere.
Effetti: rendimenti reali in salita lungo tutta la curva, dollaro forte, oro e Bitcoin privati del loro razionale, azionario in sofferenza nel percorso.
Segnali da monitorare: inflazione di fondo stabilmente sotto il 2,5%, costo medio del debito federale che smette di salire, Tesoro che allunga la scadenza media delle emissioni invece di accorciarla.
Disinflazione da normalizzazione energetica
Il greggio sopra i 100 dollari è oggi la prima voce dell'inflazione americana. Se il fronte mediorientale si chiudesse e l'offerta tornasse regolare, l'inflazione scenderebbe senza merito della Fed, che potrebbe smettere di alzare per ragioni buone invece che per vincolo. Il meccanismo che descriviamo, un'inflazione tollerata perché erode il debito, perderebbe il proprio combustibile. A differenza dello scenario precedente il tasso reale salirebbe per via dei prezzi, non perché la Fed tiene su i tassi.
Effetti: curva più piatta, oro che perde il motore principale, azionario favorito dalla compressione dei costi di input.
Segnali da monitorare: greggio stabilmente sotto gli 80 dollari, componente energia dell'indice dei prezzi in contrazione su base annua, premi di rischio sulle rotte di trasporto in normalizzazione.
Peso degli scenari
I cinque scenari non hanno la stessa probabilità, e pesarli è parte del lavoro. Tre richiedono che accada qualcosa fuori dal nostro controllo: un salto di produttività fuori scala, uno shock esogeno, una disinflazione da offerta. Gli altri due dicono che abbiamo torto, sul fatto che l'austerity non sia praticabile o sul fatto che la stretta non possa reggere.
Pesando ciascuno per quanto lo riteniamo probabile, l'oro resta l'asset mediamente meglio posizionato e l'azionario selezionato resta la posizione. Se la crescita risolvesse da sola il problema del debito, la musica cambierebbe del tutto: è lo scenario che ci smentirebbe nel modo più netto, ed è anche l'unico dei cinque che nessuno avrebbe ragione di temere.
La settimana sui mercati: la nostra lettura
Il lavoro ferma la Fed, il decennale sale lo stesso
Venerdì il rapporto sul lavoro ha quasi cancellato dal mercato il rialzo dei tassi di ottobre, dopo che due esponenti di vertice della Fed avevano già invitato alla calma. Eppure il decennale americano, che giovedì aveva toccato il livello più alto dal 2002, ha chiuso la settimana più in alto di 7 giorni prima. Il tratto lungo non ha seguito la banca centrale.
È la conferma più netta che potessimo chiedere: sulle scadenze lunghe il prezzo lo fanno il petrolio, i deficit e le emissioni, non il prossimo quarto di punto. La stretta somiglia sempre più a un intervento di credibilità, destinato a fermarsi presto. Intanto i salari crescono meno dei prezzi, ed è così che il costo dell'aggiustamento finisce sui redditi.
L'Europa scopre che Parigi paga più di Roma
Lo stesso riprezzamento, attraversato l'Atlantico, ha trovato l'emittente più fragile. Il bilancio francese è arrivato senza una maggioranza che lo voti, e il decennale di Parigi rende ormai più del BTP. Il rendimento del Bund è sceso mentre gli altri salivano e l'euro ha perso terreno contro tutte le principali valute: è un premio per il rischio, non il dollaro forte.
Per la BCE il vincolo ha la stessa forma che leggiamo negli Stati Uniti, con meno margine. Con i prezzi che accelerano il mercato ha tolto rialzi invece di aggiungerne, perché gli spread stanno stringendo al posto suo: alzare i tassi mentre il debito francese vacilla aggraverebbe ciò che si vuole contenere. L'Italia ha subito il contagio più che provocarlo, ma è sul differenziale con il Bund che continuiamo a misurare la tensione.
L'oro scende nella settimana che doveva premiarlo
Tensione militare nel Golfo, titoli di Stato sotto pressione, una Fed che frena: il contesto era quello che di solito sostiene l'oro, e l'oro ha chiuso in netto calo, con argento e palladio a fare peggio. A venderlo sono stati i rendimenti a lunga scadenza e un dollaro ai massimi da quasi un anno e mezzo, due forze che oggi lavorano contro la nostra lettura.
Una tesi però non si misura in settimane, e i dati di questi giorni vanno nella direzione che indichiamo: il lavoro si è fermato, i vertici della Fed frenano, il rialzo di ottobre è quasi uscito dai prezzi. Restiamo convinti che la stretta avrà vita breve. Con il debito americano di oggi un nuovo Volcker non è sostenibile: il conto degli interessi fermerebbe la banca centrale prima che lo faccia l'inflazione. Per questo l'oro resta un'assicurazione che porta con sé un'opzione: se la Fed dovrà tornare ad assecondare il Tesoro, lo spazio di rialzo è ampio.
La borsa regge su un settore solo, gli altri cedono
Il Nasdaq 100 ha chiuso la settimana su un nuovo massimo, il Dow l'ha chiusa in calo e in Europa le banche hanno vissuto la peggiore da aprile. Dentro l'S&P 500 circa un titolo su 5 sta sopra la propria media a 50 giorni: l'indice tiene, la maggior parte dei titoli no.
Micron ha battuto le stime e alzato le previsioni, e l'azione ha chiuso la settimana in lieve calo: quando un trimestre così non basta, il prezzo aveva già incassato la notizia. È il motivo per cui restiamo investiti senza comprare l'indice, cercando società dove le attese lasciano margine d'errore. Sulle banche europee la settimana ricorda che la curva ripida aiuta finché non la muove il debito.
— Il team Gamma
MARKET SNAPSHOT
Dati aggiornati al 2 ottobre 2026 (chiusura mercati venerdì)
Leaderboard
Azionario
| Indici Area Geografica | Valore | 1W (€) | 1M (€) | YTD (€) |
|---|---|---|---|---|
| Indici Mondiali | ||||
| 1.140 | +0,58% | +2,09% | +18,92% | |
| 4.926 | +0,60% | +1,89% | +17,44% | |
| Indici USA | ||||
| 7.723 | +0,96% | +3,03% | +18,84% | |
| 30.808 | +1,87% | +7,97% | +27,86% | |
| 51.177 | -0,07% | -1,47% | +12,28% | |
| 2.833 | +1,02% | -1,26% | +20,24% | |
| Volatilità / Sentiment | ||||
| 15,31 | +0,44 | +0,99 | +0,36 | |
| Indici Europa | ||||
| 6.238 | -1,29% | -1,51% | +11,16% | |
| 50.483 | -2,60% | -3,11% | +15,21% | |
| 25.231 | -1,11% | -2,89% | +3,51% | |
| 7.897 | -2,55% | -4,66% | +0,36% | |
| 10.462 | -1,25% | -2,04% | +11,22% | |
| 13.661 | -1,20% | -3,66% | +4,98% | |
| Indici Asia | ||||
| 68.309 | +4,08% | +8,85% | +42,55% | |
| 4.358 | -0,59% | -1,46% | +3,35% | |
| 23.972 | -1,09% | -1,77% | -0,68% | |
| 22.422 | -2,39% | -4,62% | -15,91% | |
| 1.109 | +0,30% | +10,68% | +104,61% | |
| Altri indici | ||||
| 192.115 | +5,20% | +4,11% | +30,42% | |
| 8.682 | +0,50% | -3,69% | +11,04% | |
| 2.089 | -0,29% | -2,93% | +14,24% | |
| Indici Globali di Stile | Valore | 1W (€) | 1M (€) | YTD (€) |
|---|---|---|---|---|
| Indici Globali Settoriali | ||||
| 58 | +1,98% | +1,48% | +46,13% | |
| 108 | -0,23% | -3,99% | +17,67% | |
| 192 | +0,66% | +0,81% | +15,31% | |
| 185 | +0,16% | -3,06% | -5,13% | |
| 65 | -1,05% | -1,94% | +6,49% | |
| 101 | -1,76% | -1,79% | +9,10% | |
| 126 | -1,75% | -4,70% | +10,86% | |
| 152 | +3,21% | +11,11% | +51,29% | |
| 118 | -0,96% | +2,58% | +2,20% | |
| 77 | +1,34% | -1,76% | +4,24% | |
| 26 | -0,45% | -3,00% | +9,54% | |
| Indici Globali Fattoriali | ||||
| 90 | +1,49% | +2,54% | +16,88% | |
| 120 | +2,01% | +7,75% | +28,45% | |
| 81 | -0,37% | +1,18% | +40,66% | |
| 59 | -0,10% | -1,48% | +11,00% | |
| 76 | +0,46% | -1,01% | +7,36% | |
| 16 | +0,42% | +1,39% | +21,28% | |
Obbligazionario
Variazioni espresse come variazione % del rendimento dell'ETF obbligazionario di riferimento.
| Indici Obbligazionari | Yield | 1W (€) | 1M (€) | YTD (€) |
|---|---|---|---|---|
| Bond | ||||
| 4,83% | +1,29% | +2,74% | +4,94% | |
| 5,28% | +0,46% | +0,00% | -0,36% | |
| 1,68% | +1,36% | +3,55% | +11,20% | |
| 3,09% | +1,15% | +0,27% | -3,63% | |
| 3,45% | +1,08% | -0,26% | -1,52% | |
| 4,61% | -0,11% | -1,92% | -3,36% | |
Materie prime
Variazioni espresse come rendimento dello strumento di riferimento, a replica fisica per i metalli preziosi e su contratti futures per rame ed energia.
| Commodities | Valore ($) | 1W (€) | 1M (€) | YTD (€) |
|---|---|---|---|---|
| Metalli preziosi | ||||
| Au Oro | 4.137,5 | -2,22% | -4,28% | +0,29% |
| Ag Argento | 60,4 | -4,73% | -6,64% | -11,26% |
| Pt Platino | 1.701,3 | -2,97% | -3,37% | -13,57% |
| Pd Palladio | 1.171,8 | -6,43% | -14,91% | -23,68% |
| Cu Rame | 6,6 | -1,53% | +2,26% | +18,05% |
| Energia | ||||
| B Brent Crude | 102,7 | +7,04% | +16,57% | +132,68% |
| W WTI Crude | 91,3 | +0,53% | +7,10% | +122,52% |
| G Gas Naturale | 3,0 | -4,82% | +3,07% | -10,82% |
Criptovalute
| Criptovalute | Valore ($) | 1W (€) | 1M (€) | YTD (€) |
|---|---|---|---|---|
| Crypto | ||||
| 84.497,21 | +1,74% | +7,37% | +0,83% | |
| 2.668,15 | +0,34% | +9,86% | -6,09% | |
| 768,15 | +0,06% | +9,41% | -7,08% | |
| 1,48 | -4,20% | +5,66% | -15,72% | |
| 118,62 | -1,63% | +17,80% | -0,49% | |
| 0,33 | +0,14% | +4,47% | +22,94% | |
| 0,09 | -4,93% | +9,37% | -17,23% | |
| 0,24 | -4,33% | +14,07% | -23,32% | |
| 87,69 | -3,81% | +3,45% | +260,03% | |
| 539,81 | -1,96% | +7,04% | +30,11% | |
Forex
| Valute | Tasso | 1W | 1M | YTD |
|---|---|---|---|---|
| Coppie | ||||
| 1,13 | -1,16% | -3,16% | -4,24% | |
| 0,85 | -1,15% | -1,15% | -2,52% | |
| 0,93 | -1,21% | -0,68% | +0,14% | |
| 177,25 | -1,07% | -2,15% | -3,68% | |
| 7,54 | -1,09% | -3,12% | -8,25% | |
| 157,83 | +0,35% | +1,29% | +0,74% | |
| 6,70 | -0,13% | -0,21% | -4,13% | |
| 101,92 | +0,94% | +3,05% | +3,66% | |
Tempistica. Dati al close di venerdì 2 ottobre 2026. Per le criptovalute, scambiate 24/7, si intende la candela giornaliera che chiude alle 00:00 UTC (convenzione di mercato).
Livelli. I valori puntuali si riferiscono agli indici di mercato per l'azionario, ai rendimenti annui a scadenza (yield) per i bond, ai prezzi spot in dollari (USD) per materie prime e criptovalute, ai tassi di cambio diretti per le valute.
Variazioni. Le performance percentuali a 1 settimana, 1 mese e da inizio anno sono calcolate sui rispettivi ETF tracker per azionario, obbligazionario e materie prime in modalità total return; sui prezzi spot per criptovalute; sul tasso di cambio per le valute. Per un numero limitato di righe prive di un tracker fedele all'indice, la variazione è ricostruita dall'indice stesso convertito in euro, con l'aggiunta del rendimento cedolare netto pro rata.
Valuta. Le variazioni di azionario, obbligazionario, materie prime e criptovalute sono convertite in euro (€), per riflettere il rendimento effettivo per un investitore europeo non-hedged. Le coppie valutarie restano espresse nella loro convenzione naturale.
NEWS PRINCIPALI
28 settembre-4 ottobre 2026 | Notizie selezionate per rilevanza e impatto sui mercati
Globale
Il G7 apre le scorte, la trattativa con l'Iran ristagna
Venerdì il G7 ha annunciato il rilascio coordinato di fino a 100 milioni di barili fra greggio e gasolio in 4 mesi, dopo che Washington aveva minacciato di vietare le esportazioni di gasolio. Il negoziato con Teheran è fermo sulla sequenza dei passi, e gli Stati Uniti inviano nell'area una terza portaerei.
Una nota sul Market Snapshot: il livello del Brent scende perché il contratto di novembre è scaduto e il riferimento è passato a dicembre, che valeva oltre 5 dollari in meno. A parità di contratto il prezzo è salito, come mostra la variazione.
La strozzatura si è spostata dal greggio ai raffinati: il greggio ha trovato rotte alternative per uscire dal Golfo, il gasolio no. Le scorte comprano tempo, non offerta.
La tregua sui dazi viene prorogata, ma solo a gennaio
Lunedì il ministero del Commercio cinese ha confermato la proroga della tregua commerciale con gli Stati Uniti, dal 10 novembre al 10 gennaio 2027: finora l'aveva annunciata solo Washington. Un nuovo consiglio bilaterale lavorerà a riduzioni reciproche dei dazi su circa 30 miliardi di dollari di beni per parte, e Pechino importerà carbone americano.
Nei testi non compaiono terre rare e semiconduttori. La scadenza si sposta, i nodi restano: due mesi tolgono la data dal calendario elettorale americano senza toccare tecnologia e accesso al mercato, cioè i capitoli che contano per le filiere e per chi investe nei titoli più esposti al negoziato.
Stati Uniti
Gli occupati frenano e i salari perdono potere d'acquisto
A settembre l'economia americana ha creato 29.000 posti contro i circa 90.000 attesi, con i due mesi precedenti rivisti al ribasso di 60.000 e la disoccupazione al 4,2%. I salari orari crescono del 3,0% annuo, meno dei prezzi. La probabilità di un rialzo della Fed il 28 ottobre, intorno a due su tre a inizio settimana, è scesa sotto una su quattro.
Gli altri dati dicono altro: PIL del secondo trimestre rivisto al rialzo, prezzi pagati dalle imprese manifatturiere in forte accelerazione, fiducia dei consumatori al minimo dal 2014.
Domanda che tiene e lavoro che si ferma sono la combinazione più scomoda per una banca centrale. L'inflazione di fondo, uscita al 3,0% contro il 3,3% atteso, riflette un cambio di metodo statistico più che un raffreddamento.
Nvidia ricompra azioni per 150 miliardi, OpenAI cancella Astra
Lunedì Nvidia ha aumentato di 150 miliardi di dollari il piano di riacquisto di azioni proprie, l'incremento più ampio mai deciso da una società quotata. Lo stesso giorno, secondo il Wall Street Journal, OpenAI ha cancellato il lancio di ottobre del modello GPT-6.1 Astra, che nei test proseguiva nei compiti senza chiedere autorizzazione.
In settimana i principali laboratori hanno firmato alla Casa Bianca un patto volontario sulla superintelligenza, mentre la Federal Trade Commission indaga sugli agenti fuori controllo.
Nvidia tratta a circa 16,5 volte gli utili attesi, il multiplo più basso dal 2015: il mercato paga gli utili di oggi, non quelli promessi. E i primi freni arrivano dall'interno del settore, non dai regolatori.
Bitcoin tenta la rottura e ripiega, gli ETF si fermano
Venerdì, dopo il dato sul lavoro, Bitcoin è salito oltre 87.000 dollari, il livello più alto da gennaio, per poi restituire il guadagno in poche ore. Gli afflussi sugli ETF americani, che la settimana prima avevano superato i 2 miliardi di dollari, si sono quasi azzerati, e mercoledì si è interrotta una serie di 9 sedute positive.
Sul fronte delle regole la SEC ha proposto una disciplina per la custodia delle criptovalute, ultimo atto della commissaria Peirce prima dell'uscita.
La spinta è venuta dalla leva, non dai compratori: senza flussi nuovi un rialzo costruito sui derivati si smonta alla prima risalita dei rendimenti. Le altre criptovalute hanno restituito parte del rialzo di fine settembre.
Europa
Il bilancio Lecornu spinge l'OAT ai massimi dal 2002
Giovedì il governo di minoranza di Sébastien Lecornu ha presentato il bilancio 2027: uno sforzo di 54 miliardi per portare il deficit dal 5,4% al 5,0% del PIL, con ipotesi di crescita che l'organo di controllo dei conti giudica ottimistiche. Il testo arriva all'Assemblea nazionale il 6 ottobre, a circa 6 mesi dalle presidenziali.
Il decennale francese ha toccato il 4,96% e il differenziale con il Bund ha superato i 140 punti base, con il salto giornaliero più ampio da marzo 2020. La moneta unica ha toccato il livello più basso da maggio 2025.
Il problema non è il deficit, è chi lo vota. Con 340 miliardi di emissioni previste nel 2027 a tassi più alti di quelli scritti nel bilancio, i conti rischiano di slittare da soli.
Prezzi al 3,8%, ma il mercato toglie rialzi a Francoforte
A settembre l'inflazione dell'area euro è salita al 3,8% dal 3,2% di agosto, sopra le attese e al livello più alto da 3 anni, con l'energia in rialzo del 18,8% e la componente di fondo al 2,5%. Lagarde ha parlato di risposta misurata.
Gli operatori attribuiscono ormai una probabilità trascurabile a un rialzo il 29 ottobre e ne scontano meno di una settimana fa per il prossimo anno. La BCE ha intanto chiesto all'Unione di avviare la successione di Isabel Schnabel.
Un'inflazione tutta energetica non si cura con i tassi: il dato di fondo quasi fermo è l'argomento di chi vuole aspettare dicembre e le nuove proiezioni, e il Bund è sceso proprio nella settimana del dato peggiore.
Il gilt trentennale supera il 6%, la City teme tasse
Giovedì il rendimento del titolo britannico a 30 anni ha superato il 6% per la prima volta dal 1998 e il decennale ha toccato il 5,5%, il livello più alto dal 2007. Lo stesso giorno le grandi banche di Londra hanno perso fra il 4% e il 5% circa.
Il cancelliere John Healey presenta il suo primo bilancio il 28 ottobre e ha convocato per martedì i vertici dei principali istituti: il mercato teme un'imposta sul settore.
Ogni rialzo dei rendimenti riduce il margine di bilancio e avvicina nuove tasse. Il Regno Unito è l'altro anello debole del continente sul piano dei conti pubblici, e fino a fine mese resta un rischio specifico per i titoli finanziari europei, già colpiti dalla tensione sui titoli di Stato.
Cina
Pechino sussidia i mutui, i listini non reagiscono
Martedì il governo cinese ha annunciato per la prima volta un sussidio statale agli interessi sui mutui: 1 punto percentuale l'anno per 5 anni a chi compra la prima casa, entro limiti di superficie e di prezzo. La banca centrale ha tagliato un tasso sui prestiti agevolati, lasciando fermi quelli di riferimento.
Il giorno dopo l'indice ufficiale della manifattura è tornato sopra 50 dopo due mesi di contrazione. Le borse continentali, quasi ferme, restano chiuse per la Golden Week fino al 7 ottobre.
Pechino sostiene la domanda senza toccare i tassi: gli importi sono contenuti e mirati alle case piccole, mentre gli investimenti immobiliari scendono di quasi un quinto. La manifattura regge grazie all'export, non ai consumi interni.
Giappone
Tankan e inflazione di Tokyo avvicinano un rialzo della BoJ
L'indagine Tankan ha mostrato la fiducia delle grandi imprese manifatturiere al livello più alto dal 2018, e a settembre l'inflazione di Tokyo è salita al 2,7% dall'1,8%, ben oltre le attese. Il decennale giapponese ha toccato il 3,12%, massimo dal 1996.
La sintesi dell'ultima riunione, quella del rialzo all'1,25%, apre ad accelerare ma non indica tempi: lo yen è tornato verso quota 158 per dollaro e il mercato guarda a dicembre più che al 30 ottobre.
Il Nikkei è salito grazie a pochi titoli di semiconduttori: nel giorno del balzo le azioni in calo superavano quelle in rialzo. Rendimenti domestici più alti trattengono capitali in patria: meno domanda giapponese per i titoli di Stato occidentali, proprio quando servirebbe.
Italia
Il governo vara lo scostamento, lo spread balza e rientra
Venerdì sera il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento programmatico di finanza pubblica: deficit sotto il 3% quest'anno e al 3,4% nel 2027, con uno scostamento per energia e difesa di 0,6 punti di PIL l'anno per 2 anni, ridotto sulla difesa rispetto alle intenzioni iniziali. Le Camere votano il 13 ottobre.
In settimana il differenziale fra BTP e Bund si è allargato di oltre 20 punti base, con un picco venerdì mattina poi in buona parte rientrato. A settembre l'inflazione italiana è salita al 4,2%.
Il contagio viene da Parigi, non dai conti italiani, ma mostra quanto lo spread sia tornato reattivo. Se Bruxelles non scorporerà quelle spese, l'uscita dalla procedura per deficit eccessivo si allontana.
Le banche affondano Piazza Affari, Tim lascia un decimo
Giovedì Piazza Affari ha toccato il minimo da oltre 3 mesi. Nella settimana Banco BPM, Intesa Sanpaolo e UniCredit hanno perso fra il 6% e l'8% circa, mentre STMicroelectronics e Technoprobe sono salite a doppia cifra sulla scia dei conti di Micron.
Tim ha lasciato sul terreno oltre un decimo del valore. Poste resta sotto la soglia del 90% che farebbe scattare il ritiro dal listino, e sull'operazione pesa un'interpretazione fiscale che comporterebbe un onere aggiuntivo per chi ha aderito.
Il listino milanese paga il peso dei finanziari: le banche detengono titoli di Stato, e quando lo spread si allarga il loro patrimonio ne risente prima dei margini.
Resto del mondo
La RBA alza al 4,60% e il dollaro australiano arretra
Martedì la Reserve Bank of Australia ha alzato il tasso di riferimento di 25 punti base al 4,60%, quarto rialzo dell'anno e livello più alto dal 2011, con voto unanime. Il giorno dopo l'inflazione di agosto è salita al 4,0%.
Il dollaro australiano è sceso comunque ai minimi da 11 settimane, e giovedì la borsa di Sydney ha vissuto la seduta peggiore da marzo prima di recuperare.
Una valuta che scende mentre i tassi salgono dice che il mercato teme l'errore: la banca centrale stringe su un'economia che già rallenta, con consumi e prezzi delle case in calo, e la governatrice non si è impegnata sulla riunione di novembre. È il caso più chiaro di una stretta imposta dall'energia e non dalla domanda.
Il Brasile vota in pareggio, l'India infila otto ribassi settimanali
Domenica 4 ottobre il Brasile vota per il primo turno delle presidenziali: l'ultimo sondaggio Datafolha assegna a Lula il 45% dei voti validi e a Flávio Bolsonaro il 40%, con un ballottaggio, il 25 ottobre, entro il margine di errore. La borsa di San Paolo ha chiuso sui massimi da aprile, spinta venerdì dal dato americano sul lavoro.
La borsa indiana ha invece chiuso l'ottava settimana consecutiva in calo, la serie più lunga in 25 anni, con vendite estere record da inizio anno e la rupia ai minimi da 2 mesi. Mercoledì la banca centrale decide sui tassi, e il consenso si aspetta un rialzo.
Gli emergenti non sono un blocco: lo stesso greggio caro sostiene chi lo esporta e pesa su chi lo importa, e i rendimenti americani colpiscono di più dove le valutazioni erano già elevate.
EARNINGS PIÙ RILEVANTI
Micron (MU)
| EPS Atteso | EPS Attuale | Ricavi Attesi | Ricavi Attuali |
|---|---|---|---|
| $31,61 | $33,42 | $51,07B | $54,23B |
Ricavi quasi quintuplicati e margine lordo all'87%
Nel quarto trimestre fiscale i ricavi sono stati quasi 5 volte quelli di un anno prima e il margine lordo ha raggiunto l'87%, con le memorie per i data center a fare da traino. La società ha firmato 26 accordi pluriennali con i clienti e ha già impegnato tre quarti della produzione del 2027.
Chi costruisce l'infrastruttura dell'AI compra memoria in anticipo, e quasi a qualunque prezzo: il management dice di non vedere quando domanda e offerta torneranno in equilibrio, e le trattative riguardano ormai il 2028.
Previsioni sopra il consenso, ma l'azione non si muove
Per il trimestre in corso Micron indica ricavi di 61,5 miliardi di dollari, circa l'8% oltre le attese degli analisti. Il margine lordo previsto, poco sotto quello appena registrato, viene però descritto come il pavimento dell'anno, con aumenti di prezzo più moderati in seguito.
Gli investimenti salgono a circa 25 miliardi nel solo primo semestre e le scorte sono cresciute. Più capacità oggi significa più offerta domani: in un settore ciclico come le memorie è il segnale che il mercato ha letto, lasciando fermo un titolo che da inizio anno ha più che triplicato il valore.
Accenture (ACN)
| EPS Atteso | EPS Attuale | Ricavi Attesi | Ricavi Attuali |
|---|---|---|---|
| $3,18 | $3,29 | $18,03B | $18,68B |
Ordini e fatturato battono le stime, il titolo rimbalza
Nel quarto trimestre fiscale i ricavi sono cresciuti del 6%, sopra la fascia indicata dalla stessa società, e i nuovi ordini hanno superato i 22 miliardi di dollari, con un numero record di contratti oltre i 100 milioni. Il titolo, reduce da mesi di vendite, è salito di oltre il 15% in una seduta.
Il mercato temeva che l'intelligenza artificiale togliesse lavoro alla consulenza. Per ora l'AI porta progetti, non li sostituisce: nell'anno oltre 400 clienti hanno avviato i primi programmi avanzati, e i ricavi per addetto crescono.
Crescita attesa fra 3% e 6%, in buona parte acquisita
Per l'esercizio 2027 Accenture prevede ricavi in crescita fra il 3% e il 6% in valuta locale e un utile per azione fra 14,39 e 14,81 dollari. Circa 2,5 punti di quella crescita verranno da acquisizioni, alle quali sono destinati circa 5 miliardi di dollari.
Tolte quelle, la crescita organica resta modesta, e la società assumerà meno che nell'anno appena chiuso. Il giorno dopo il titolo ha restituito quasi metà del rialzo: il trimestre ha smentito lo scenario peggiore, non ha ancora dimostrato quello migliore.
Nike (NKE)
| EPS Atteso | EPS Attuale | Ricavi Attesi | Ricavi Attuali |
|---|---|---|---|
| $0,43 | $0,48 | $11,32B | $11,21B |
Vendite in calo, la Grande Cina cede oltre un quinto
Nel primo trimestre fiscale i ricavi sono scesi del 4%, sotto le attese, mentre l'utile per azione le ha superate grazie a un margine lordo in miglioramento per i minori costi logistici. In Nord America le vendite crescono del 2%, nella Grande Cina scendono del 22% e Converse perde oltre un quarto.
Il recupero c'è dove il marchio vende ai negozi, con l'ingrosso americano in crescita, e manca nei canali diretti e in Asia: il management ammette che in Cina il riassetto richiederà più stagioni.
Guidance tagliata e risparmi attesi solo a fine decennio
Per l'esercizio 2027 Nike prevede ora ricavi in calo di una percentuale a una cifra alta, peggio di quanto indicato in precedenza, e un utile per azione rettificato fra 1,15 e 1,35 dollari. L'utile operativo scenderà più dei ricavi.
Il nuovo piano Pace promette 2,5 miliardi di dollari di risparmi cumulati entro il 2031, a fronte di 1 miliardo di oneri e di tagli al personale dal 2027. I costi arrivano subito, i benefici dopo: il titolo, già in calo di oltre il 40% da inizio anno, ha perso ancora terreno.
Carnival (CCL)
| EPS Atteso | EPS Attuale | Ricavi Attesi | Ricavi Attuali |
|---|---|---|---|
| $1,35 | $1,43 | $8,30B | $8,44B |
Il carburante rincara del 36%, le tariffe lo assorbono
Nel terzo trimestre fiscale i ricavi sono cresciuti del 3,5% e l'utile ha superato di 100 milioni di dollari le indicazioni della società, nonostante un costo del carburante salito del 36% in un anno. Carnival, a differenza dei concorrenti, non copre il rischio sul prezzo del petrolio.
Il rincaro è stato trasferito sui prezzi dei biglietti e sulle vendite a bordo, senza frenare la domanda: i depositi dei clienti sono a un record per il periodo, e il consumo di carburante per posto letto scende di quasi il 4%.
Prenotazioni 2027 da primato e stima di utile ritoccata
La società alza a circa 2,24 dollari la stima di utile per azione dell'anno e segnala per il 2027 prenotazioni a livelli record sia per occupazione sia per prezzo, con una capacità quasi ferma. Il debito è sceso sotto i 24 miliardi dal picco di 36 del 2023, e il titolo ha guadagnato oltre il 13% in una seduta.
Chi ha margine di spesa continua a comprare esperienze, il contrario di quanto raccontano i conti di Nike. Resta un'ombra sul primo trimestre 2027, dove la crisi geopolitica di primavera pesa ancora sulle rotte lunghe.
CALENDARIO PROSSIMI EVENTI
La prossima settimana
5 ottobre [ALTA] Indice ISM dei servizi di settembre negli Stati Uniti
6 ottobre [ALTA] Arrivo del bilancio francese 2027 all'Assemblea nazionale
7 ottobre [ALTA] Verbali della riunione di settembre della Federal Reserve
7 ottobre [ALTA] Asta del Treasury a 10 anni, seguita giovedì da quella a 30 anni
7 ottobre [MEDIA] Decisione della Reserve Bank of India sui tassi di interesse
8 ottobre [MEDIA] Riapertura delle borse cinesi dopo la Golden Week
8 ottobre [MEDIA] Resoconto della riunione di settembre della BCE
8 ottobre [MEDIA] Risultati trimestrali di PepsiCo
9 ottobre [MEDIA] Risultati trimestrali di Delta Air Lines
9 ottobre [MEDIA] Fiducia dei consumatori dell'Università del Michigan, dato preliminare di ottobre
Il prossimo mese
12 ottobre [MEDIA] Avvio delle riunioni annuali di FMI e Banca Mondiale a Bangkok
13 ottobre [ALTA] Avvio della stagione delle trimestrali con le grandi banche americane
13 ottobre [ALTA] Voto delle Camere sul Documento programmatico di finanza pubblica e sullo scostamento
14 ottobre [CRITICA] Inflazione CPI di settembre negli Stati Uniti
19 ottobre [ALTA] PIL cinese del terzo trimestre
23 ottobre [ALTA] Revisione del rating della Francia da parte di Moody's
25 ottobre [MEDIA] Eventuale ballottaggio delle elezioni presidenziali in Brasile
28 ottobre [CRITICA] Decisione della Federal Reserve sui tassi di interesse
28 ottobre [ALTA] Bilancio d'autunno del Regno Unito
29 ottobre [CRITICA] Decisione della BCE sui tassi di interesse
29 ottobre [ALTA] Prima stima del PIL statunitense del terzo trimestre e inflazione PCE di settembre
30 ottobre [ALTA] Decisione della Bank of Japan sui tassi di interesse
3 novembre [CRITICA] Elezioni di metà mandato negli Stati Uniti
6 novembre [CRITICA] Rapporto sul mercato del lavoro statunitense di ottobre
FONTI
Reuters, Bloomberg, Associated Press, Wall Street Journal, Federal Reserve, BCE, Bank of Japan, Reserve Bank of Australia, Bureau of Labor Statistics, Bureau of Economic Analysis, Eurostat, ISTAT, Dipartimento del Tesoro statunitense, FactSet, LSEG, CoinDesk, The Block, Farside Investors, Glassnode, Il Sole 24 Ore, MilanoFinanza, Teleborsa, ANSA, Yahoo Finance, Investing.com, Trading Economics, comunicati societari