Il mercato sta finendo la pazienza: l’intelligenza artificiale deve mostrare i ricavi
Edizione del 11 ottobre 2026 • Tempo di lettura 16 min.
TESI DI INVESTIMENTO Q4 2026
La tesi viene rivista trimestralmente. Aggiornamenti straordinari sono possibili in caso di eventi rilevanti per la nostra view.
La nostra tesi
Intro
La tesi parte da una constatazione e ne segue le conseguenze fino in fondo. Il debito pubblico occidentale ha superato il punto oltre il quale non è più la politica monetaria a decidere il costo del denaro, ma il costo del denaro a decidere quanto la politica monetaria possa permettersi. Il rialzo di settembre non smentisce questa lettura. Il vincolo non decide più se una stretta cominci, decide fin dove possa arrivare.
Resta però una lettura, e una lettura conta solo se i numeri la confermano. Il cuore del nostro modello è quantitativo: l'analisi macro serve a formulare le ipotesi, non a validarle, e ogni intuizione viene mantenuta o scartata in base al riscontro che trova nei dati. Quando le due cose divergono, prevalgono i dati.
Fiscal dominance
Il debito federale statunitense ha superato i 40.000 miliardi di dollari, e nei primi 11 mesi dell'anno fiscale la spesa per interessi netti ha oltrepassato per la prima volta i 1.000 miliardi, in crescita del 13% sull'anno precedente. Da qui in avanti il servizio del debito pesa più di voci storicamente intoccabili del bilancio, difesa inclusa.
La Federal Reserve, sotto la guida di Kevin Warsh, lavora con gradi di libertà molto più stretti rispetto a un decennio fa. Il rialzo di settembre non contraddice il vincolo: lo riporta dove è sempre stato, cioè non sull'avvio dell'inasprimento ma sul suo punto di arrivo.
Non si decide più quanto stringere, ma quanto può permetterselo il Tesoro.
Il tasso reale
La misura che separa un inasprimento difensivo da uno restrittivo è il tasso reale, e i tassi reali da guardare sono due. Per chi presta allo Stato conta il tasso di policy contro i prezzi, e lì il costo reale del denaro è appena positivo: resta tale anche mettendo in conto un altro rialzo.
Per lo Stato debitore conta un'altra misura: il costo medio del proprio debito contro la crescita nominale dell'economia. Finché il debito costa meno di quanto l'economia cresce, il rapporto si erode da solo, e il Tesoro oggi paga in media il 3,45%. Lo stock si rinnova lentamente, il che dà alla Fed spazio nel breve e glielo toglie a ogni rinnovo. È la soglia che la banca centrale non può superare a lungo, e Paul Volcker la superò ampiamente per anni.
Ciclo difensivo
Ci aspettiamo un inasprimento difensivo, non aggressivo. Il numero dei rialzi conta meno di quanto sembri: altri 2 o 3 movimenti da un quarto di punto lascerebbero entrambi i tassi reali dove si trovano oggi. Quello che conta è se la stretta superi mai la soglia di erosione, e riteniamo di no.
Il precedente non è il 2022 ma il 1997, quando Greenspan alzò una volta sola e l'anno dopo tagliò. Non perché il conteggio debba ripetersi, ma perché la natura dell'intervento era la stessa: difendere la credibilità della banca centrale, non riportare l'economia sotto controllo. Una stretta di credibilità si esaurisce quando la credibilità è ristabilita.
Tratto lungo della curva
Sulle scadenze lunghe i rendimenti salgono per dinamiche proprie: term premium in espansione, domanda estera in ritirata, percezione di rischio fiscale crescente. E si muovono prima che la banca centrale decida, non dopo.
Ogni punto base in più si traduce in un maggior costo di rifinanziamento per gli Stati Uniti. Alzare il fed funds in questo contesto significa alimentare proprio la spirale che si vuole evitare, tanto più dentro uno shock energetico che la politica monetaria non può toccare: sovrapporre un rialzo a uno shock di offerta su un'economia già fragile farebbe esplodere il rischio recessione.
Repressione finanziaria
L'austerity non è un'opzione politicamente praticabile, né per repubblicani né per democratici. Resta una sola via, quella storicamente battuta dai paesi sovraindebitati: in pratica tassi tenuti per anni sotto la crescita nominale dell'economia. Chi presta allo Stato non perde denaro, perde terreno, e lo stock di debito si erode in rapporto al prodotto anno dopo anno.
Gli Stati Uniti hanno già applicato questo espediente tra il 1946 e gli anni Settanta, riducendo il rapporto fra debito e prodotto da oltre il 100% a circa il 30% senza mai pareggiare il bilancio.
Strumenti operativi
Riteniamo che la Fed combinerà rialzi piccoli e distanziati con allentamenti regolatori che creano domanda obbligata per il debito pubblico. Il secondo è meno visibile del primo ma più efficace: modificare requisiti di capitale e coefficienti di liquidità spinge banche e fondi pensione a detenere più Treasury senza che nessuno debba comprarli direttamente.
Si aggiunge un canale strutturalmente nuovo: la domanda di T-bill creata dalle stablecoin in dollari, con il GENIUS Act ad accelerare esplicitamente la dinamica. Ogni dollaro emesso in stablecoin deve per legge stare in riserve liquide, con i titoli a breve del Tesoro in testa, e trasforma la crescita del comparto cripto in domanda automatica per il debito americano.
Yield curve control
Se i rendimenti lunghi continueranno a salire, lo strumento successivo è questo: la banca centrale fissa un tetto al rendimento del decennale e si impegna ad acquistare titoli senza limiti quantitativi per non farlo superare. Gli Stati Uniti non lo usano dal 1951, quando servì a gestire il debito di guerra.
Ha smesso di essere un'ipotesi da manuale. Il Tesoro ha già raddoppiato il tetto dei propri riacquisti di titoli lunghi e quest'anno lo ha portato al triplo dell'importo ordinario, trovandosi davanti più venditori di quanti potesse assorbire. È la stessa intenzione con strumenti molto più deboli: chi emette può accorciare la scadenza media del debito, chi stampa può fissarne il prezzo. Il passaggio dall'uno all'altro è di grado, non di natura.
De-dollarizzazione
Sullo sfondo lavora un trend di lunghissimo periodo, fatto di acquisti record di oro da parte delle banche centrali, scambi bilaterali in valute locali e infrastrutture di pagamento alternative. Nel 2026 il 93% delle banche centrali censite dichiara di detenere oro, contro l'81% dell'anno precedente, e la BCE ha certificato che il metallo ha superato i titoli del Tesoro fra gli asset di riserva.
È un processo misurato in anni più che in trimestri, ma la direzione non è ambigua: il 74% dei gestori di riserve si aspetta una quota del dollaro più bassa fra 5 anni, e ogni passo riduce la domanda strutturale per il dollaro. Nel breve il cambio racconta l'opposto: sono due orologi diversi, e solo uno misura le riserve.
Risvolto della medaglia
La repressione finanziaria è efficace ma non gratuita: è una tassa implicita che pagano risparmiatori, pensionati e detentori di obbligazioni a basso rendimento, mentre chi possiede asset reali si arricchisce.
È anche la ragione per cui funziona politicamente: a differenza di una patrimoniale, nessuno la vota e nessuno la vede in busta paga.
È esattamente per questo che il posizionamento che proponiamo non è solo opportunistico, ma rappresenta anche una protezione razionale contro un regime in cui chi non si posiziona viene tassato silenziosamente.
Implicazioni per le asset class
Intro
Dalla lettura macro discende il posizionamento, e l'architettura viene prima delle singole asset class. L'impostazione strategica è interamente azionaria: l'oro entra in modo tattico, per valutazione relativa contro l'azionario, e può restare in portafoglio per anni se le condizioni non cambiano, come nei nostri backtest intorno alla bolla dotcom.
Il criterio di scelta cambia invece rispetto al trimestre scorso. Restano due gambe, la scarsità e ciò che non ha già incorporato nel prezzo la perfezione. La terza, un dollaro strutturalmente più debole, resta la nostra lettura di medio periodo e non un dato di oggi: va usata come tesi, non come premessa.
Oro
L'oro ha una ragione strutturale e un uso tattico, e le due cose non vanno confuse. La ragione è il regime descritto: non serve che i tassi reali siano negativi, basta che restino sotto la soglia che erode il debito. Il compratore marginale non è poi l'investitore ma la banca centrale, che nel secondo trimestre del 2026 ha comprato 289 tonnellate senza guardare il prezzo, 5 volte il ritmo del trimestre precedente.
L'uso è invece tattico. È l'asset class che storicamente si è comportata meglio quando l'azionario crolla, perché la decorrelazione emerge proprio nelle code negative: per questo aumentiamo l'esposizione quando l'azionario, misurato contro l'oro, diventa troppo caro. Una posizione che può restare aperta per anni, e che non ha bisogno di obbligazioni per funzionare.
Bitcoin
Bitcoin condivide con l'oro la sola proprietà che conta in questo quadro: l'offerta è scritta nel protocollo e nessun comitato può rivederla. È la ragione per cui la correlazione fra i due è salita al massimo da 6 anni, e per cui il mercato li ha comprati insieme nel momento in cui la teoria diceva di venderli entrambi.
I due non sono però intercambiabili. L'oro ha un compratore che non guarda il prezzo, Bitcoin no: la sua domanda è finanziaria, reversibile e a leva, e va quindi più lontano in entrambe le direzioni. Il mercato delle opzioni lo registra: chi compra oro non si copre, chi compra Bitcoin sì. La conseguenza non è escluderlo, è dimensionarlo per un drawdown che l'oro non ha.
Resto del comparto
Sotto Bitcoin il comparto vive di una dinamica regolatoria, non monetaria. La mancata approvazione della legge di mercato non ha rallentato le agenzie americane, le ha liberate: SEC e CFTC scrivono ora il perimetro da sole, e hanno scelto le blockchain pubbliche.
Da qui l'attenzione a Ethereum e Solana, che si contendono il ruolo di infrastruttura per le azioni tokenizzate, e in misura minore a Hyperliquid, la cui scommessa è più stretta: l'apertura dei derivati perpetui agli operatori americani, oggi preclusa. Il rischio non è la direzione ma la reversibilita': quello che una commissione concede, un'altra può toglierlo senza passare dal Congresso.
Equity statunitense
Il rapporto prezzo/utili prospettico dell'S&P 500 è in linea con la media degli ultimi 10 anni. Il multiplo non è il problema: lo è ciò che lo tiene in piedi. Il consenso incorpora per quest'anno una crescita degli utili vicina a un terzo, e circa metà di quell'incremento viene da un solo tema.
Restiamo quindi esposti, ma non compriamo l'indice. L'asimmetria non sta nel prezzo, sta nell'ipotesi che lo regge: dove le attese sono misurate una delusione costa poco, dove sono eroiche il multiplo che oggi sembra normale diventa caro a posteriori, senza che il prezzo si sia mosso.
Il criterio di selezione
Il rischio che sta nell'ipotesi e non nel prezzo non si evita uscendo dall'azionario, si evita selezionandolo in modo diverso. Uno screening fondamentale serve proprio a questo: separare le società il cui prezzo incorpora un'esecuzione perfetta da quelle in cui la stessa qualità costa meno perché nessuno la sta raccontando.
Il nostro modello lavora su un universo globale con decine di indicatori fondamentali organizzati in famiglie e aggregati in un composito ottimizzato. Il criterio non cambia con il ciclo, cambia quali società lo superano: la nostra filosofia e la nostra strategia sono descritte per esteso sul sito.
Equity emergente
Gli emergenti arrivano a questo quadro con due vantaggi indipendenti dalla Fed. Il primo è il prezzo: lo stesso utile costa molto meno che a New York, e il divario di valutazione con gli Stati Uniti è fra i più ampi degli ultimi anni. Il secondo è la composizione: molti di questi mercati sono esposti alle materie prime, e uno shock energetico che comprime i margini altrove qui li allarga.
La terza gamba è il dollaro, e la trattiamo per quello che è: una tesi di medio periodo, non una condizione presente. Un dollaro strutturalmente più debole è parte necessaria del meccanismo che svaluta il debito americano, ma il cambio non ha ancora cominciato quel percorso. Finché non comincia, l'esposizione si giustifica con le prime due gambe.
Equity giapponese
Il Giappone resta il mercato sviluppato con la storia più lineare: uscita dalla deflazione, riforma della governance societaria, rientro graduale del risparmio interno verso il listino domestico. È l'unico grande mercato sviluppato in cui l'inflazione è una buona notizia.
Il rischio è il cambio, e rispetto al trimestre scorso va letto al contrario. La banca centrale ha alzato i tassi e lo yen ha continuato a indebolirsi: il rendimento del listino arriva eroso dal cambio. Finché la valuta scende, l'esposizione va coperta oppure accettata per quello che diventa, una scommessa doppia sul listino e contro lo yen.
Equity europea
L'Europa non è un'idea, sono tre idee separate. Difesa, banche e value rispondono a fattori diversi e nessuna delle tre dipende dall'indice: la spesa militare è una decisione politica pluriennale, i margini bancari vivono di una curva più inclinata, il value torna a pagare quando il costo del denaro smette di essere zero.
Il resto del continente continua a soffrire di crescita bassa e di un'esposizione all'energia che lo shock rende costosa. Comprare l'Europa come blocco non ha funzionato e non c'è ragione perché funzioni adesso: l'esposizione ha senso per temi, non per area geografica.
Obbligazionario
La nostra impostazione strategica, orizzonte lungo e volatilità accettata, tiene l'obbligazionario fuori dai portafogli core, e non per una previsione sui tassi. Protegge dalla volatilità ma fiacca il rendimento, e su orizzonti lunghi quel pedaggio pesa più della protezione che compra. Nelle discese violente dell'azionario l'asset che storicamente si comporta meglio non è l'obbligazione ma l'oro: la copertura la compriamo dove funziona davvero.
Per chi comunque vi si espone, la regola discende dal meccanismo. Se il regime usa l'inflazione per erodere il debito, l'unico sottostante che la compensa per intero sono i TIPS, e prestare a lungo a tasso fisso significa finanziare proprio quell'erosione: durata corta quindi, tratto lungo da evitare finché lo YCC non diventa scenario operativo.
In Europa vale lo stesso ragionamento con margini più stretti, perché la BCE ha meno spazio di accomodamento da offrire, e lo spread BTP-Bund resta l'indicatore da tenere d'occhio.
Rischi e fattori di invalidazione
Intro
Nessuna tesi vale senza le condizioni che la smentirebbero. Qui elenchiamo i cinque sviluppi che ci farebbero cambiare idea e i segnali da cui accorgersene per tempo.
Restiamo costruttivi nello scenario base, ma con la disciplina di chi sa esattamente cosa potrebbe rovesciarlo.
Boom di produttività AI
Se l'AI consegna davvero il salto di produttività promesso, e in misura superiore alle attese attuali, il PIL nominale potrebbe crescere sopra il costo del debito: in quel caso il rapporto fra debito e prodotto scenderebbe per crescita, non per debasement.
Oro e crypto perderebbero parte del razionale, il dollaro resterebbe stabile o si rafforzerebbe, l'equity statunitense continuerebbe a sovraperformare gli emergenti.
Segnali da monitorare: dati di produttività multifattoriale BLS, margini operativi Big Tech, capex AI che si traduce in revenue di terzi.
Disciplina fiscale post-midterm
Improbabile ma non impossibile se gli equilibri politici producessero un Congresso davvero ostile alla spesa pubblica. Effetto immediato: calo dei rendimenti per credibilità ritrovata, dollaro forte, correzione di oro e criptovalute, emergenti differenziati.
La probabilità è bassa, dato che entrambi i partiti hanno incentivi forti a non incarnare l'austerity, ma l'asimmetria è notevole e va monitorata.
Uno scenario poco probabile che rovescerebbe quasi tutte le nostre posizioni contemporaneamente vale più attenzione di uno probabile che ne toccherebbe una sola.
Segnali da monitorare: composizione delle commissioni di bilancio dopo il voto, proposte di tetto alla spesa, reazione dei rendimenti lunghi alle prime indicazioni programmatiche.
Collasso esogeno della domanda
Shock di credito (default sovrano disordinato, crisi bancaria sistemica), evento geopolitico estremo, scoppio di una bolla riconoscibile: tutti scenari in cui i rendimenti scenderebbero senza intervento Fed.
Effetto: rally dei Treasury, drawdown azionario brutale, oro che tiene per status difensivo, crypto sotto stress massimo.
Segnali da monitorare: spread di credito investment grade e high yield, indicatori di stress bancario (commercial real estate, regional banks), volatilità implicita su asset rischiosi.
La stretta regge
Il rialzo non è più un'ipotesi, quindi il rischio si sposta: non che la Fed alzi, ma che riesca a restare restrittiva. Accadrebbe se l'inflazione scendesse abbastanza da spingere il tasso reale sopra la soglia che erode il debito, senza che il costo del servizio imponga marcia indietro. È l'unico scenario in cui la dominanza fiscale, per come la descriviamo, smette di valere.
Effetti: rendimenti reali in salita lungo tutta la curva, dollaro forte, oro e Bitcoin privati del loro razionale, azionario in sofferenza nel percorso.
Segnali da monitorare: inflazione di fondo stabilmente sotto il 2,5%, costo medio del debito federale che smette di salire, Tesoro che allunga la scadenza media delle emissioni invece di accorciarla.
Disinflazione da normalizzazione energetica
Il greggio sopra i 100 dollari è oggi la prima voce dell'inflazione americana. Se il fronte mediorientale si chiudesse e l'offerta tornasse regolare, l'inflazione scenderebbe senza merito della Fed, che potrebbe smettere di alzare per ragioni buone invece che per vincolo. Il meccanismo che descriviamo, un'inflazione tollerata perché erode il debito, perderebbe il proprio combustibile. A differenza dello scenario precedente il tasso reale salirebbe per via dei prezzi, non perché la Fed tiene su i tassi.
Effetti: curva più piatta, oro che perde il motore principale, azionario favorito dalla compressione dei costi di input.
Segnali da monitorare: greggio stabilmente sotto gli 80 dollari, componente energia dell'indice dei prezzi in contrazione su base annua, premi di rischio sulle rotte di trasporto in normalizzazione.
Peso degli scenari
I cinque scenari non hanno la stessa probabilità, e pesarli è parte del lavoro. Tre richiedono che accada qualcosa fuori dal nostro controllo: un salto di produttività fuori scala, uno shock esogeno, una disinflazione da offerta. Gli altri due dicono che abbiamo torto, sul fatto che l'austerity non sia praticabile o sul fatto che la stretta non possa reggere.
Pesando ciascuno per quanto lo riteniamo probabile, l'oro resta l'asset mediamente meglio posizionato e l'azionario selezionato resta la posizione. Se la crescita risolvesse da sola il problema del debito, la musica cambierebbe del tutto: è lo scenario che ci smentirebbe nel modo più netto, ed è anche l'unico dei cinque che nessuno avrebbe ragione di temere.
La settimana sui mercati: la nostra lettura
Per l'AI comincia la stagione dei conti
Giovedì è bastato un ridimensionamento dei ricavi di OpenAI per far scendere semiconduttori e infrastrutture di calcolo. La borsa di Seul ha ceduto per 3 sedute consecutive, con Samsung in calo nel giorno del suo utile operativo trimestrale più alto di sempre, mentre l'S&P 500, che martedì aveva aggiornato il massimo storico, ha chiuso la settimana in rialzo grazie ai settori difensivi. Il mercato non abbandona l'AI, comincia a misurarla.
La prova vera arriverà con i primi bilanci certificati. Anthropic, che a giugno ha depositato in via riservata la richiesta di quotazione, secondo Bloomberg potrebbe arrivare in borsa già a novembre, con un prospetto che esporrà ricavi e impegni di calcolo secondo i principi contabili americani. Per noi è il segnale da seguire: ricavi all'altezza degli investimenti sarebbero lo sviluppo che più di ogni altro ci farebbe rivedere la tesi. Fino ad allora la selezione conta più del tema.
Il rendimento reale torna al 2008, l'oro resta in piedi
Il rendimento reale del decennale americano, cioè al netto dell'inflazione attesa, ha toccato in settimana il livello più alto dal 2008, dopo un aumento di circa 70 punti base da fine giugno. In passato sarebbe bastato a far scendere l'oro con decisione. In questi mesi, invece, il metallo è salito, gli ETF ne detengono la quantità più alta di sempre e la banca centrale cinese compra da 23 mesi consecutivi: gli acquisti ufficiali contano più del rendimento.
Non è il segnale di una stretta destinata a durare: i tassi reali salgono per il premio chiesto sul debito, non perché l'inflazione scenda, e le attese sui prezzi anzi aumentano. La Fed, intanto, ha fatto capire che i prossimi rialzi saranno distanziati. Quando si fermerà verrà meno il freno più forte per l'oro, e con lui la spinta del dollaro: la reazione potrebbe essere rapida, perché la tenuta di oggi prepara il rialzo di domani.
Brasilia e Parigi mostrano quanto vale una promessa di rigore
In pochi giorni il Brasile e la Francia hanno mostrato quanto in fretta il mercato sconti la credibilità fiscale. In Brasile il primo turno ha premiato oltre i sondaggi il candidato che gli investitori associano a tagli della spesa, e i tassi a lungo termine sono crollati in una seduta; in Francia il piano di risparmi presentato da Marine Le Pen ha fatto scendere i rendimenti nel giorno stesso. Una promessa di rigore vale subito molti punti base.
Venerdì, però, la commissione Finanze dell'Assemblea nazionale ha respinto la parte entrate del bilancio francese: i parlamenti votano meno rigore di quanto i candidati promettano. Lo stesso vale oltreoceano. Una svolta di disciplina sui conti americani dopo il voto di novembre resta improbabile, ma se arrivasse i Treasury verrebbero riprezzati in una seduta, con effetti immediati su oro e dollaro: è per questo che la seguiamo.
— Il team Gamma
MARKET SNAPSHOT
Dati aggiornati al 9 ottobre 2026 (chiusura mercati venerdì)
Leaderboard
Azionario
| Indici Area Geografica | Valore | 1W (€) | 1M (€) | YTD (€) |
|---|---|---|---|---|
| Indici Mondiali | ||||
| 1.147 | +0,94% | +5,01% | +20,11% | |
| 4.962 | +1,21% | +5,28% | +18,93% | |
| Indici USA | ||||
| 7.812 | +1,59% | +6,72% | +20,79% | |
| 30.883 | +0,66% | +9,97% | +28,77% | |
| 51.655 | +1,42% | +2,95% | +13,93% | |
| 2.807 | -0,49% | +0,74% | +19,72% | |
| Volatilità / Sentiment | ||||
| 14,84 | -0,47 | -3,00 | -0,11 | |
| Indici Europa | ||||
| 6.173 | -1,29% | -1,02% | +9,78% | |
| 49.746 | -1,40% | -3,72% | +13,60% | |
| 25.087 | -0,39% | -0,40% | +3,16% | |
| 7.803 | -1,25% | -3,57% | -0,84% | |
| 10.552 | +1,17% | +1,43% | +12,59% | |
| 13.787 | +1,32% | +2,69% | +6,42% | |
| Indici Asia | ||||
| 69.031 | +1,17% | +7,23% | +44,22% | |
| 4.317 | +0,03% | -0,19% | +3,44% | |
| 24.211 | +1,35% | +0,68% | +0,66% | |
| 22.520 | +0,46% | -2,04% | -15,52% | |
| 1.045 | -4,26% | -2,61% | +95,90% | |
| Altri indici | ||||
| 209.067 | +13,73% | +17,15% | +48,32% | |
| 8.717 | +1,34% | +0,23% | +12,52% | |
| 2.099 | +0,96% | +1,47% | +15,40% | |
| Indici Globali di Stile | Valore | 1W (€) | 1M (€) | YTD (€) |
|---|---|---|---|---|
| Indici Globali Settoriali | ||||
| 60 | +3,89% | +4,10% | +51,89% | |
| 109 | +1,63% | +1,38% | +19,65% | |
| 190 | -0,98% | +2,21% | +14,24% | |
| 189 | +2,51% | +3,41% | -2,70% | |
| 67 | +3,90% | +4,16% | +10,71% | |
| 103 | +2,73% | +5,97% | +12,14% | |
| 128 | +1,33% | -0,53% | +12,40% | |
| 150 | -0,95% | +10,24% | +49,93% | |
| 117 | +0,00% | +2,68% | +2,26% | |
| 80 | +3,17% | +1,75% | +7,60% | |
| 26 | +0,63% | -0,14% | +10,29% | |
| Indici Globali Fattoriali | ||||
| 91 | +1,41% | +6,15% | +18,59% | |
| 118 | -1,05% | +5,59% | +27,18% | |
| 80 | -0,72% | +1,17% | +39,72% | |
| 59 | +1,01% | +1,66% | +12,18% | |
| 77 | +1,89% | +3,20% | +9,44% | |
| 17 | +1,18% | +4,20% | +22,78% | |
Obbligazionario
Variazioni espresse come variazione % del rendimento dell'ETF obbligazionario di riferimento.
| Indici Obbligazionari | Yield | 1W (€) | 1M (€) | YTD (€) |
|---|---|---|---|---|
| Bond | ||||
| 4,79% | +0,62% | +3,66% | +5,65% | |
| 5,24% | +0,83% | +1,96% | +0,52% | |
| 1,68% | +0,94% | +4,12% | +12,25% | |
| 3,00% | +0,49% | +0,05% | -3,16% | |
| 3,49% | -0,23% | +0,37% | -1,75% | |
| 4,59% | +0,12% | -0,61% | -3,24% | |
Materie prime
Variazioni espresse come rendimento dello strumento di riferimento, a replica fisica per i metalli preziosi e su contratti futures per rame ed energia.
| Commodities | Valore ($) | 1W (€) | 1M (€) | YTD (€) |
|---|---|---|---|---|
| Metalli preziosi | ||||
| Au Oro | 4.195,8 | +1,62% | +0,57% | +1,96% |
| Ag Argento | 60,8 | +0,51% | -1,27% | -10,77% |
| Pt Platino | 1.690,2 | -0,74% | -2,02% | -14,16% |
| Pd Palladio | 1.151,7 | -1,83% | -7,34% | -25,04% |
| Cu Rame | 6,7 | +2,44% | +7,00% | +21,00% |
| Energia | ||||
| B Brent Crude | 104,4 | +1,85% | +5,04% | +137,11% |
| W WTI Crude | 91,7 | +1,00% | -3,03% | +124,86% |
| G Gas Naturale | 3,2 | +5,61% | +11,97% | -5,76% |
Criptovalute
| Criptovalute | Valore ($) | 1W (€) | 1M (€) | YTD (€) |
|---|---|---|---|---|
| Crypto | ||||
| 82.546,32 | -1,89% | +11,72% | -1,01% | |
| 2.485,54 | -6,44% | +5,69% | -12,09% | |
| 742,09 | -2,97% | +8,45% | -9,79% | |
| 1,40 | -5,63% | +8,29% | -20,42% | |
| 109,14 | -7,59% | +14,61% | -8,00% | |
| 0,33 | -0,44% | +1,15% | +22,45% | |
| 0,09 | -7,79% | +6,68% | -23,64% | |
| 0,24 | -0,17% | +22,97% | -23,41% | |
| 84,15 | -5,25% | +11,14% | +247,18% | |
| 519,47 | -3,35% | +5,96% | +25,81% | |
Forex
| Valute | Tasso | 1W | 1M | YTD |
|---|---|---|---|---|
| Coppie | ||||
| 1,12 | -0,46% | -3,51% | -4,70% | |
| 0,85 | -0,40% | -1,52% | -2,90% | |
| 0,93 | -0,30% | -1,48% | -0,14% | |
| 177,10 | -0,08% | -1,24% | -3,76% | |
| 7,46 | -0,82% | -4,40% | -9,19% | |
| 158,26 | +0,26% | +2,48% | +1,02% | |
| 6,69 | -0,19% | -0,22% | -4,31% | |
| 102,23 | +0,29% | +3,21% | +3,98% | |
Tempistica. Dati al close di venerdì 9 ottobre 2026. Per le criptovalute, scambiate 24/7, si intende la candela giornaliera che chiude alle 00:00 UTC (convenzione di mercato).
Livelli. I valori puntuali si riferiscono agli indici di mercato per l'azionario, ai rendimenti annui a scadenza (yield) per i bond, ai prezzi spot in dollari (USD) per materie prime e criptovalute, ai tassi di cambio diretti per le valute.
Variazioni. Le performance percentuali a 1 settimana, 1 mese e da inizio anno sono calcolate sui rispettivi ETF tracker per azionario, obbligazionario e materie prime in modalità total return; sui prezzi spot per criptovalute; sul tasso di cambio per le valute. Per un numero limitato di righe prive di un tracker fedele all'indice, la variazione è ricostruita dall'indice stesso convertito in euro, con l'aggiunta del rendimento cedolare netto pro rata.
Valuta. Le variazioni di azionario, obbligazionario, materie prime e criptovalute sono convertite in euro (€), per riflettere il rendimento effettivo per un investitore europeo non-hedged. Le coppie valutarie restano espresse nella loro convenzione naturale.
NEWS PRINCIPALI
5-11 ottobre 2026 | Notizie selezionate per rilevanza e impatto sui mercati
Globale
Trump esclude attacchi all'Iran, ma la guerra colpisce le petroliere
Fra il 28 settembre e il 5 ottobre le petroliere attaccate nell'area di Hormuz sono state almeno 12, il dato settimanale più alto dall'inizio della guerra a fine febbraio. Un nuovo attacco ha fermato ancora l'oleodotto saudita Est-Ovest, l'unica via d'esportazione saudita che evita lo stretto, e gli Houthi hanno colpito 2 aeroporti sauditi.
Giovedì Trump ha escluso attacchi all'Iran prima delle elezioni di metà mandato del 3 novembre, e Teheran ha annunciato una risposta formale alla controproposta americana sulla riapertura dello stretto.
Il rischio passa dai raid sull'Iran alle rotte: il rinvio toglie dal tavolo lo scenario peggiore fino al voto, ma non riporta l'offerta alla normalità, ed è per questo che il Brent resta sopra i 100 dollari.
I barili del G7 erano in gran parte già promessi
Il rilascio fino a 100 milioni di barili annunciato dal G7 serve in gran parte a completare l'intervento deciso a marzo dall'Agenzia internazionale dell'energia, che ha già immesso sul mercato 326 milioni di barili su 400: lo ha ricostruito Euronews, e per JPMorgan non si tratta di un intervento nuovo. Il consiglio dell'Agenzia fisserà volumi e tempi il 15 ottobre.
Intanto l'uragano Isaias ha costretto a fermare circa il 63% della produzione petrolifera del Golfo del Messico.
L'offerta aggiuntiva è più piccola di quanto annunciato, e arriva mentre le riserve d'emergenza, usate da marzo, si assottigliano: un margine di sicurezza che si riduce proprio quando la tensione sulle rotte è massima.
La leva affonda Ether, lo staking tiene
Giovedì le liquidazioni di posizioni a leva sulle criptovalute hanno superato il miliardo di dollari, e in rapporto al valore di mercato quelle su Ether sono state circa 6 volte quelle su Bitcoin. Nella settimana gli ETF americani su entrambi hanno registrato uscite, e BitMine, il maggiore detentore societario di Ether, ha annunciato che smetterà di comprare una volta raggiunto il 5% dell'offerta.
La domanda di staking non si è fermata: la coda di chi aspetta di entrare resta più lunga di quella di chi esce, e l'aumento delle uscite si lega in buona parte al ritiro precauzionale dei validatori gestiti da MetaMask dopo un incidente di sicurezza. Bitcoin ha tenuto la soglia degli 80.000 dollari.
Stati Uniti
Il decennale va all'asta al 5,30%, mai così dal 2000
Mercoledì il rendimento di mercato del decennale americano si è spinto oltre ogni livello visto dal 2002. Poche ore dopo, l'asta dei titoli a 10 anni ha raccolto una domanda sopra la media, con circa l'80% assegnato agli acquirenti indiretti, la categoria che comprende le banche centrali estere. Anche l'asta a 30 anni è andata bene, e i rendimenti hanno chiuso la settimana in calo.
I verbali della Fed mostrano che la maggioranza dei membri ritiene probabile un altro rialzo entro fine anno, ma Waller ha precisato che i prossimi rialzi non dovranno arrivare a riunioni consecutive.
La domanda c'è, ma a un prezzo più alto: ogni asta a questi livelli alza il costo medio che il Tesoro pagherà per anni.
OpenAI fattura meno del previsto, vendite sui semiconduttori
Giovedì il Financial Times ha scritto che OpenAI ha indicato agli investitori ricavi annualizzati vicini a 50 miliardi di dollari a fine settembre, circa 20 in meno della cifra che circolava. La differenza dipende in buona parte da come si contano i ricavi: Anthropic include per intero le vendite fatte tramite i grandi fornitori di cloud, OpenAI no. Venerdì Bloomberg ha riportato che OpenAI punta a superare i 70 miliardi entro fine anno.
Giovedì il Nasdaq ha perso l'1,3%, con Oracle e Intel in calo di oltre il 5%; venerdì i titoli hanno recuperato in parte.
I contratti di calcolo poggiano su ricavi ancora da dimostrare, e chi ha firmato impegni pluriennali sulla base di quei ricavi è il primo a pagarne i dubbi.
Consumatori pessimisti sul presente, attese d'inflazione in rialzo
La fiducia dei consumatori misurata dall'Università del Michigan è scesa a 46,3, il livello più basso da 5 mesi, con il giudizio sulle condizioni attuali al minimo mai registrato. Le attese d'inflazione salgono al 4,7% a un anno e al 3,5% su 5-10 anni, e anche l'indagine della Fed di New York segna a un anno il massimo dal 2023.
Nei servizi la componente prezzi dell'indice ISM è salita al livello più alto da luglio 2022.
Le attese di lungo periodo si muovono nella direzione sbagliata: per la Fed sono un argomento in più per il rialzo di dicembre, per le famiglie il segno che il caro energia non resta confinato alla pompa di benzina.
Europa
La commissione Finanze boccia le entrate del bilancio francese
Venerdì la commissione Finanze dell'Assemblea nazionale ha respinto la parte entrate del bilancio 2027 con 31 voti contrari e 3 favorevoli. Secondo il relatore, le modifiche approvate porterebbero il deficit verso il 5,4% del PIL, contro l'obiettivo del governo del 5,0%. Da martedì il testo originale arriva in Aula.
Lunedì la governatrice della Banque de France aveva avvertito che il paese rischia di essere gradualmente strozzato dai tassi.
Il passaggio decisivo è il voto in Aula, dove il governo di minoranza potrebbe dover forzare l'approvazione esponendosi a una mozione di sfiducia, a pochi mesi dalle presidenziali.
La BCE guarda ai prezzi, il rischio politico si allarga
Il resoconto della riunione di settembre, che aveva alzato i tassi al 2,50%, descrive rischi d'inflazione orientati al rialzo e nessun percorso prestabilito. Per il capo economista Lane la salita dei rendimenti a lungo termine può però ridurre la stretta necessaria, e Lagarde ha ricordato che la BCE ha gli strumenti per contrastare movimenti di mercato ingiustificati.
Lunedì in Spagna Sánchez ha convocato elezioni anticipate per il 29 novembre, e il rendimento dei titoli spagnoli si è portato verso i livelli più alti dal 2013.
Il rischio politico non è più solo francese, e la BCE deve calibrare i tassi sapendo che ogni rialzo pesa di più sui paesi con i conti più deboli.
Gli ordini tedeschi crollano, la produzione rimbalza
Ad agosto gli ordini all'industria tedesca sono scesi del 10,6% sul mese, contro un calo atteso dell'1%, per il venir meno delle grandi commesse di aerei, navi, treni e mezzi militari; al netto di queste sono rimasti quasi fermi. La produzione industriale è invece salita del 2,0%, oltre le attese.
Nei settori ad alta intensità energetica la produzione è scesa del 2,9% negli ultimi 3 mesi, e giovedì il DAX ha toccato il minimo da 2 mesi.
Le grandi commesse muovono i numeri, non la tendenza: al netto di difesa e trasporti la domanda resta debole, e il caro energia continua a pesare sulla base industriale tedesca.
Cina
La Golden Week riempie i treni, non i negozi
Nei 7 giorni della Golden Week i cinesi hanno fatto 826 milioni di viaggi interni e speso 738 miliardi di yuan. Su base giornaliera, perché l'anno scorso la festa durava 1 giorno in più, i viaggi crescono del 6,3% e la spesa del 4,3%: la spesa media per viaggio scende.
Alla riapertura sulle borse continentali sono stati venduti i titoli tecnologici, e in valuta locale la settimana si è chiusa poco sotto i livelli di partenza, mentre Hong Kong ha recuperato venerdì. Giovedì la banca centrale ha respinto le critiche europee su uno yuan tenuto debole.
Le famiglie viaggiano di più ma spendono con cautela: senza un sostegno diretto ai redditi, le misure sui mutui di fine settembre faticano a spostare i consumi.
Giappone
I titoli di Stato giapponesi respirano, lo yen perde ancora
Venerdì il rendimento del decennale giapponese è sceso al livello più basso da metà settembre, dopo un'asta a 30 anni ben accolta e il recupero dei Treasury. Il mercato continua a guardare a dicembre per il prossimo rialzo della banca centrale, e la spesa delle famiglie è calata per il nono mese consecutivo.
La premier Takaichi ha ribadito in Parlamento che il taglio dell'imposta sui consumi alimentari, dall'8% all'1% per 2 anni da aprile 2027, non sarà finanziato con nuovo debito, senza però indicare le coperture. Lo yen ha chiuso la quarta settimana consecutiva in calo sul dollaro.
Un taglio di tasse senza coperture mantiene il premio sul debito a lunga scadenza, anche nelle settimane in cui i rendimenti scendono.
Italia
Lo spread si stringe, Bruxelles chiude alla nuova flessibilità
Il premio del BTP sul Bund si è ridotto in settimana, seguendo il calo dei rendimenti francesi. Giovedì all'Eurogruppo il commissario Dombrovskis ha però risposto alla richiesta italiana di tenere conto dell'inflazione nelle regole di spesa: l'Unione non può continuare a introdurre nuove forme di flessibilità.
La clausola per l'energia ha il parere favorevole della Commissione e attende il Consiglio, mentre martedì la Camera vota sui nuovi obiettivi di finanza pubblica e sullo scostamento.
Lo spread scende, l'economia non accelera: ad agosto la produzione industriale è calata dell'1,3% su base mensile, e la crescita stimata dal governo per quest'anno resta esposta.
Intesa rilancia su MPS, il piano di Siena si indebolisce
Intesa Sanpaolo ha alzato da 1 a 1,25 euro la parte in contanti della sua offerta su MPS, che resta di 1,6 azioni Intesa per ogni azione MPS, e la considererà inefficace se l'assemblea del 29 ottobre approverà le offerte di MPS su Banco BPM e Banca Generali. In settimana Delfin ha annunciato che aderirà, Caltagirone voterà contro il piano di MPS e Crédit Agricole non porterà all'offerta le sue azioni BPM.
Venerdì BCE e Banca d'Italia hanno autorizzato Unipol a superare il 20% di BPER e ad assumerne il controllo di fatto.
Il consolidamento bancario entra nella fase dei voti, e con i soci principali già schierati il progetto di MPS parte in svantaggio.
Resto del mondo
Flávio Bolsonaro sorprende al primo turno, la borsa brasiliana vola
Al primo turno delle presidenziali di domenica 4 ottobre Flávio Bolsonaro ha ottenuto il 47% dei voti validi contro il 45% di Lula, superando di oltre 4 punti la media dei sondaggi. Lunedì l'Ibovespa ha messo a segno la seduta migliore da marzo 2020, e in settimana il dollaro è sceso sotto i 5 real.
Morgan Stanley ha alzato il giudizio sull'azionario brasiliano, e il ballottaggio del 25 ottobre resta aperto, con i primi sondaggi in leggero vantaggio per Bolsonaro.
Il ballottaggio può restituire parte del guadagno: il mercato ha già prezzato una svolta sui conti pubblici, e il voto di fine mese resta un rischio binario.
L'India rialza i tassi per la prima volta dal 2023
Mercoledì la Reserve Bank of India ha portato il tasso repo al 5,50% con un aumento di 25 punti base, il primo da febbraio 2023, e ha adottato un orientamento di stretta graduale. Ha rivisto al rialzo sia la crescita sia l'inflazione attese per l'esercizio in corso, con un picco dei prezzi intorno al 6%.
Giovedì il Nifty ha chiuso al livello più basso da aprile 2025 sulle vendite estere, poi ha recuperato venerdì con i conti di TCS e il calo del petrolio.
Chi importa greggio lo paga nei prezzi e nel cambio, e la banca centrale stringe per difendere entrambi anche a costo di rallentare la crescita.
EARNINGS PIÙ RILEVANTI
PepsiCo (PEP)
| EPS Atteso | EPS Attuale | Ricavi Attesi | Ricavi Attuali |
|---|---|---|---|
| $2,29 | $2,34 | $24,96B | $25,27B |
Il Nord America non cresce, la spinta arriva dall'estero
Nel terzo trimestre i ricavi sono cresciuti del 5,6%, ma in Nord America le vendite organiche sono rimaste ferme sia negli snack sia nelle bevande. Il taglio dei listini fino al 15% su Lay's e Doritos deciso a febbraio ha riportato volumi e quote di mercato, non i ricavi, e l'utile operativo della divisione snack è sceso del 12%.
La crescita viene dai mercati esteri, con Asia-Pacifico e area EMEA in aumento del 9% su base organica. Senza i rimborsi dei dazi, che valgono 4 punti di crescita, l'utile operativo di gruppo sarebbe in lieve calo.
Il rilancio americano costa di più e la guidance scende
PepsiCo prevede ora per il 2026 una crescita dell'utile per azione fra il 2,5% e il 3,5%, contro il 5% del minimo della forchetta precedente; a cambi costanti il taglio è più netto, fra l'1% e il 2%. Pesano i maggiori investimenti in Nord America e l'inflazione delle materie prime.
Il management vede il consumatore nordamericano sotto pressione per altri 12-18 mesi e annuncia nuovi tagli strutturali dei costi. Il rilancio negli Stati Uniti richiede più tempo, ma il titolo, che a inizio settimana aveva toccato il minimo dal 2020, è salito di quasi il 4% sui ricavi migliori delle attese.
Delta Air Lines (DAL)
| EPS Atteso | EPS Attuale | Ricavi Attesi | Ricavi Attuali |
|---|---|---|---|
| $1,75 | $1,72 | $17,67B | $17,59B |
Biglietti più cari, ma il carburante corre più in fretta
Nel trimestre la spesa per il carburante è salita del 62% a 4,1 miliardi di dollari, oltre 500 milioni sopra quanto previsto a luglio, e il margine operativo è sceso al 9,4% dall'11,1% di un anno prima. L'utile per azione si è fermato poco sotto stime che gli analisti avevano già ridotto nelle settimane precedenti.
La domanda non è il problema: i ricavi unitari crescono del 15%, la cabina premium del 18% e i viaggi d'affari a doppia cifra, ma i rincari dei biglietti coprono solo una parte del costo del carburante.
Utile 2026 tagliato del 24%, prudenza sulla capacità
Delta prevede ora per il 2026 un utile per azione fra 5,10 e 5,60 dollari, contro i 6,50-7,50 indicati a luglio, e un flusso di cassa libero di circa 2,5 miliardi invece di 3-4. Le stime per il quarto trimestre assumono il carburante a circa 4,25 dollari al gallone.
L'amministratore delegato Bastian dice di non vedere alcun rallentamento della clientela, e la società resterà prudente sulla capacità del 2027 finché il quadro del carburante non sarà chiaro. Il titolo, partito in calo del 3%, ha chiuso invariato: il taglio era già nei prezzi.
CALENDARIO PROSSIMI EVENTI
La prossima settimana
12 ottobre [MEDIA] Avvio delle riunioni annuali di FMI e Banca Mondiale a Bangkok
13 ottobre [ALTA] Trimestrali di JPMorgan, Goldman Sachs, Citigroup e Wells Fargo
13 ottobre [ALTA] Voto della Camera sul Documento programmatico di finanza pubblica e sullo scostamento
13 ottobre [ALTA] Avvio dell'esame in Aula del bilancio francese 2027
14 ottobre [CRITICA] Inflazione CPI di settembre negli Stati Uniti
14 ottobre [MEDIA] Inflazione di settembre in Cina
14 ottobre [MEDIA] Risultati trimestrali di ASML e Bank of America
15 ottobre [ALTA] Risultati trimestrali di TSMC
15 ottobre [ALTA] Vendite al dettaglio e prezzi alla produzione di settembre negli Stati Uniti
15 ottobre [MEDIA] Consiglio dell'Agenzia internazionale dell'energia su volumi e tempi delle scorte d'emergenza
16 ottobre [ALTA] Intervento del presidente della Fed Kevin Warsh alle riunioni del FMI
Il prossimo mese
19 ottobre [ALTA] PIL cinese del terzo trimestre
25 ottobre [ALTA] Ballottaggio delle elezioni presidenziali in Brasile
26 ottobre [MEDIA] Plenum del Comitato centrale del Partito comunista cinese, fino al 29
28 ottobre [CRITICA] Decisione della Federal Reserve sui tassi di interesse
28 ottobre [ALTA] Bilancio d'autunno del Regno Unito
29 ottobre [CRITICA] Decisione della BCE sui tassi di interesse
29 ottobre [ALTA] Prima stima del PIL statunitense del terzo trimestre e inflazione PCE di settembre
29 ottobre [MEDIA] Assemblea di MPS sulle offerte per Banco BPM e Banca Generali
30 ottobre [ALTA] Decisione della Bank of Japan sui tassi di interesse
1 novembre [MEDIA] Riunione dei paesi OPEC+ sulla produzione di dicembre
3 novembre [CRITICA] Elezioni di metà mandato negli Stati Uniti
6 novembre [CRITICA] Rapporto sul mercato del lavoro statunitense di ottobre
10 novembre [ALTA] Scadenza della sospensione cinese dei controlli sulle terre rare
10 novembre [CRITICA] Inflazione CPI di ottobre negli Stati Uniti
FONTI
Reuters, Bloomberg, Financial Times, Associated Press, Wall Street Journal, CNBC, Federal Reserve, Federal Reserve Bank of New York, Dipartimento del Tesoro statunitense, Università del Michigan, ISM, BCE, Banque de France, Assemblea nazionale francese, Reserve Bank of India, Ministero delle Finanze giapponese, Xinhua, World Gold Council, Euronews, LSEG, FactSet, CoinDesk, The Block, Glassnode, Farside Investors, Il Sole 24 Ore, MilanoFinanza, Teleborsa, Yahoo Finance, Investing.com, Trading Economics, comunicati societari