Trimestrali al via: due settimane di fuoco per mettere le attese alla prova dei numeri
Edizione del 18 ottobre 2026 • Tempo di lettura 15 min.
TESI DI INVESTIMENTO Q4 2026
La tesi viene rivista trimestralmente. Aggiornamenti straordinari sono possibili in caso di eventi rilevanti per la nostra view.
La nostra tesi
Intro
La tesi parte da una constatazione e ne segue le conseguenze fino in fondo. Il debito pubblico occidentale ha superato il punto oltre il quale non è più la politica monetaria a decidere il costo del denaro, ma il costo del denaro a decidere quanto la politica monetaria possa permettersi. Il rialzo di settembre non smentisce questa lettura. Il vincolo non decide più se una stretta cominci, decide fin dove possa arrivare.
Resta però una lettura, e una lettura conta solo se i numeri la confermano. Il cuore del nostro modello è quantitativo: l'analisi macro serve a formulare le ipotesi, non a validarle, e ogni intuizione viene mantenuta o scartata in base al riscontro che trova nei dati. Quando le due cose divergono, prevalgono i dati.
Fiscal dominance
Il debito federale statunitense ha superato i 40.000 miliardi di dollari, e nei primi 11 mesi dell'anno fiscale la spesa per interessi netti ha oltrepassato per la prima volta i 1.000 miliardi, in crescita del 13% sull'anno precedente. Da qui in avanti il servizio del debito pesa più di voci storicamente intoccabili del bilancio, difesa inclusa.
La Federal Reserve, sotto la guida di Kevin Warsh, lavora con gradi di libertà molto più stretti rispetto a un decennio fa. Il rialzo di settembre non contraddice il vincolo: lo riporta dove è sempre stato, cioè non sull'avvio dell'inasprimento ma sul suo punto di arrivo.
Non si decide più quanto stringere, ma quanto può permetterselo il Tesoro.
Il tasso reale
La misura che separa un inasprimento difensivo da uno restrittivo è il tasso reale, e i tassi reali da guardare sono due. Per chi presta allo Stato conta il tasso di policy contro i prezzi, e lì il costo reale del denaro è appena positivo: resta tale anche mettendo in conto un altro rialzo.
Per lo Stato debitore conta un'altra misura: il costo medio del proprio debito contro la crescita nominale dell'economia. Finché il debito costa meno di quanto l'economia cresce, il rapporto si erode da solo, e il Tesoro oggi paga in media il 3,45%. Lo stock si rinnova lentamente, il che dà alla Fed spazio nel breve e glielo toglie a ogni rinnovo. È la soglia che la banca centrale non può superare a lungo, e Paul Volcker la superò ampiamente per anni.
Ciclo difensivo
Ci aspettiamo un inasprimento difensivo, non aggressivo. Il numero dei rialzi conta meno di quanto sembri: altri 2 o 3 movimenti da un quarto di punto lascerebbero entrambi i tassi reali dove si trovano oggi. Quello che conta è se la stretta superi mai la soglia di erosione, e riteniamo di no.
Il precedente non è il 2022 ma il 1997, quando Greenspan alzò una volta sola e l'anno dopo tagliò. Non perché il conteggio debba ripetersi, ma perché la natura dell'intervento era la stessa: difendere la credibilità della banca centrale, non riportare l'economia sotto controllo. Una stretta di credibilità si esaurisce quando la credibilità è ristabilita.
Tratto lungo della curva
Sulle scadenze lunghe i rendimenti salgono per dinamiche proprie: term premium in espansione, domanda estera in ritirata, percezione di rischio fiscale crescente. E si muovono prima che la banca centrale decida, non dopo.
Ogni punto base in più si traduce in un maggior costo di rifinanziamento per gli Stati Uniti. Alzare il fed funds in questo contesto significa alimentare proprio la spirale che si vuole evitare, tanto più dentro uno shock energetico che la politica monetaria non può toccare: sovrapporre un rialzo a uno shock di offerta su un'economia già fragile farebbe esplodere il rischio recessione.
Repressione finanziaria
L'austerity non è un'opzione politicamente praticabile, né per repubblicani né per democratici. Resta una sola via, quella storicamente battuta dai paesi sovraindebitati: in pratica tassi tenuti per anni sotto la crescita nominale dell'economia. Chi presta allo Stato non perde denaro, perde terreno, e lo stock di debito si erode in rapporto al prodotto anno dopo anno.
Gli Stati Uniti hanno già applicato questo espediente tra il 1946 e gli anni Settanta, riducendo il rapporto fra debito e prodotto da oltre il 100% a circa il 30% senza mai pareggiare il bilancio.
Strumenti operativi
Riteniamo che la Fed combinerà rialzi piccoli e distanziati con allentamenti regolatori che creano domanda obbligata per il debito pubblico. Il secondo è meno visibile del primo ma più efficace: modificare requisiti di capitale e coefficienti di liquidità spinge banche e fondi pensione a detenere più Treasury senza che nessuno debba comprarli direttamente.
Si aggiunge un canale strutturalmente nuovo: la domanda di T-bill creata dalle stablecoin in dollari, con il GENIUS Act ad accelerare esplicitamente la dinamica. Ogni dollaro emesso in stablecoin deve per legge stare in riserve liquide, con i titoli a breve del Tesoro in testa, e trasforma la crescita del comparto cripto in domanda automatica per il debito americano.
Yield curve control
Se i rendimenti lunghi continueranno a salire, lo strumento successivo è questo: la banca centrale fissa un tetto al rendimento del decennale e si impegna ad acquistare titoli senza limiti quantitativi per non farlo superare. Gli Stati Uniti non lo usano dal 1951, quando servì a gestire il debito di guerra.
Ha smesso di essere un'ipotesi da manuale. Il Tesoro ha già raddoppiato il tetto dei propri riacquisti di titoli lunghi e quest'anno lo ha portato al triplo dell'importo ordinario, trovandosi davanti più venditori di quanti potesse assorbire. È la stessa intenzione con strumenti molto più deboli: chi emette può accorciare la scadenza media del debito, chi stampa può fissarne il prezzo. Il passaggio dall'uno all'altro è di grado, non di natura.
De-dollarizzazione
Sullo sfondo lavora un trend di lunghissimo periodo, fatto di acquisti record di oro da parte delle banche centrali, scambi bilaterali in valute locali e infrastrutture di pagamento alternative. Nel 2026 il 93% delle banche centrali censite dichiara di detenere oro, contro l'81% dell'anno precedente, e la BCE ha certificato che il metallo ha superato i titoli del Tesoro fra gli asset di riserva.
È un processo misurato in anni più che in trimestri, ma la direzione non è ambigua: il 74% dei gestori di riserve si aspetta una quota del dollaro più bassa fra 5 anni, e ogni passo riduce la domanda strutturale per il dollaro. Nel breve il cambio racconta l'opposto: sono due orologi diversi, e solo uno misura le riserve.
Risvolto della medaglia
La repressione finanziaria è efficace ma non gratuita: è una tassa implicita che pagano risparmiatori, pensionati e detentori di obbligazioni a basso rendimento, mentre chi possiede asset reali si arricchisce.
È anche la ragione per cui funziona politicamente: a differenza di una patrimoniale, nessuno la vota e nessuno la vede in busta paga.
È esattamente per questo che il posizionamento che proponiamo non è solo opportunistico, ma rappresenta anche una protezione razionale contro un regime in cui chi non si posiziona viene tassato silenziosamente.
Implicazioni per le asset class
Intro
Dalla lettura macro discende il posizionamento, e l'architettura viene prima delle singole asset class. L'impostazione strategica è interamente azionaria: l'oro entra in modo tattico, per valutazione relativa contro l'azionario, e può restare in portafoglio per anni se le condizioni non cambiano, come nei nostri backtest intorno alla bolla dotcom.
Il criterio di scelta cambia invece rispetto al trimestre scorso. Restano due gambe, la scarsità e ciò che non ha già incorporato nel prezzo la perfezione. La terza, un dollaro strutturalmente più debole, resta la nostra lettura di medio periodo e non un dato di oggi: va usata come tesi, non come premessa.
Oro
L'oro ha una ragione strutturale e un uso tattico, e le due cose non vanno confuse. La ragione è il regime descritto: non serve che i tassi reali siano negativi, basta che restino sotto la soglia che erode il debito. Il compratore marginale non è poi l'investitore ma la banca centrale, che nel secondo trimestre del 2026 ha comprato 289 tonnellate senza guardare il prezzo, 5 volte il ritmo del trimestre precedente.
L'uso è invece tattico. È l'asset class che storicamente si è comportata meglio quando l'azionario crolla, perché la decorrelazione emerge proprio nelle code negative: per questo aumentiamo l'esposizione quando l'azionario, misurato contro l'oro, diventa troppo caro. Una posizione che può restare aperta per anni, e che non ha bisogno di obbligazioni per funzionare.
Bitcoin
Bitcoin condivide con l'oro la sola proprietà che conta in questo quadro: l'offerta è scritta nel protocollo e nessun comitato può rivederla. È la ragione per cui la correlazione fra i due è salita al massimo da 6 anni, e per cui il mercato li ha comprati insieme nel momento in cui la teoria diceva di venderli entrambi.
I due non sono però intercambiabili. L'oro ha un compratore che non guarda il prezzo, Bitcoin no: la sua domanda è finanziaria, reversibile e a leva, e va quindi più lontano in entrambe le direzioni. Il mercato delle opzioni lo registra: chi compra oro non si copre, chi compra Bitcoin sì. La conseguenza non è escluderlo, è dimensionarlo per un drawdown che l'oro non ha.
Resto del comparto
Sotto Bitcoin il comparto vive di una dinamica regolatoria, non monetaria. La mancata approvazione della legge di mercato non ha rallentato le agenzie americane, le ha liberate: SEC e CFTC scrivono ora il perimetro da sole, e hanno scelto le blockchain pubbliche.
Da qui l'attenzione a Ethereum e Solana, che si contendono il ruolo di infrastruttura per le azioni tokenizzate, e in misura minore a Hyperliquid, la cui scommessa è più stretta: l'apertura dei derivati perpetui agli operatori americani, oggi preclusa. Il rischio non è la direzione ma la reversibilita': quello che una commissione concede, un'altra può toglierlo senza passare dal Congresso.
Equity statunitense
Il rapporto prezzo/utili prospettico dell'S&P 500 è in linea con la media degli ultimi 10 anni. Il multiplo non è il problema: lo è ciò che lo tiene in piedi. Il consenso incorpora per quest'anno una crescita degli utili vicina a un terzo, e circa metà di quell'incremento viene da un solo tema.
Restiamo quindi esposti, ma non compriamo l'indice. L'asimmetria non sta nel prezzo, sta nell'ipotesi che lo regge: dove le attese sono misurate una delusione costa poco, dove sono eroiche il multiplo che oggi sembra normale diventa caro a posteriori, senza che il prezzo si sia mosso.
Il criterio di selezione
Il rischio che sta nell'ipotesi e non nel prezzo non si evita uscendo dall'azionario, si evita selezionandolo in modo diverso. Uno screening fondamentale serve proprio a questo: separare le società il cui prezzo incorpora un'esecuzione perfetta da quelle in cui la stessa qualità costa meno perché nessuno la sta raccontando.
Il nostro modello lavora su un universo globale con decine di indicatori fondamentali organizzati in famiglie e aggregati in un composito ottimizzato. Il criterio non cambia con il ciclo, cambia quali società lo superano: la nostra filosofia e la nostra strategia sono descritte per esteso sul sito.
Equity emergente
Gli emergenti arrivano a questo quadro con due vantaggi indipendenti dalla Fed. Il primo è il prezzo: lo stesso utile costa molto meno che a New York, e il divario di valutazione con gli Stati Uniti è fra i più ampi degli ultimi anni. Il secondo è la composizione: molti di questi mercati sono esposti alle materie prime, e uno shock energetico che comprime i margini altrove qui li allarga.
La terza gamba è il dollaro, e la trattiamo per quello che è: una tesi di medio periodo, non una condizione presente. Un dollaro strutturalmente più debole è parte necessaria del meccanismo che svaluta il debito americano, ma il cambio non ha ancora cominciato quel percorso. Finché non comincia, l'esposizione si giustifica con le prime due gambe.
Equity giapponese
Il Giappone resta il mercato sviluppato con la storia più lineare: uscita dalla deflazione, riforma della governance societaria, rientro graduale del risparmio interno verso il listino domestico. È l'unico grande mercato sviluppato in cui l'inflazione è una buona notizia.
Il rischio è il cambio, e rispetto al trimestre scorso va letto al contrario. La banca centrale ha alzato i tassi e lo yen ha continuato a indebolirsi: il rendimento del listino arriva eroso dal cambio. Finché la valuta scende, l'esposizione va coperta oppure accettata per quello che diventa, una scommessa doppia sul listino e contro lo yen.
Equity europea
L'Europa non è un'idea, sono tre idee separate. Difesa, banche e value rispondono a fattori diversi e nessuna delle tre dipende dall'indice: la spesa militare è una decisione politica pluriennale, i margini bancari vivono di una curva più inclinata, il value torna a pagare quando il costo del denaro smette di essere zero.
Il resto del continente continua a soffrire di crescita bassa e di un'esposizione all'energia che lo shock rende costosa. Comprare l'Europa come blocco non ha funzionato e non c'è ragione perché funzioni adesso: l'esposizione ha senso per temi, non per area geografica.
Obbligazionario
La nostra impostazione strategica, orizzonte lungo e volatilità accettata, tiene l'obbligazionario fuori dai portafogli core, e non per una previsione sui tassi. Protegge dalla volatilità ma fiacca il rendimento, e su orizzonti lunghi quel pedaggio pesa più della protezione che compra. Nelle discese violente dell'azionario l'asset che storicamente si comporta meglio non è l'obbligazione ma l'oro: la copertura la compriamo dove funziona davvero.
Per chi comunque vi si espone, la regola discende dal meccanismo. Se il regime usa l'inflazione per erodere il debito, l'unico sottostante che la compensa per intero sono i TIPS, e prestare a lungo a tasso fisso significa finanziare proprio quell'erosione: durata corta quindi, tratto lungo da evitare finché lo YCC non diventa scenario operativo.
In Europa vale lo stesso ragionamento con margini più stretti, perché la BCE ha meno spazio di accomodamento da offrire, e lo spread BTP-Bund resta l'indicatore da tenere d'occhio.
Rischi e fattori di invalidazione
Intro
Nessuna tesi vale senza le condizioni che la smentirebbero. Qui elenchiamo i cinque sviluppi che ci farebbero cambiare idea e i segnali da cui accorgersene per tempo.
Restiamo costruttivi nello scenario base, ma con la disciplina di chi sa esattamente cosa potrebbe rovesciarlo.
Boom di produttività AI
Se l'AI consegna davvero il salto di produttività promesso, e in misura superiore alle attese attuali, il PIL nominale potrebbe crescere sopra il costo del debito: in quel caso il rapporto fra debito e prodotto scenderebbe per crescita, non per debasement.
Oro e crypto perderebbero parte del razionale, il dollaro resterebbe stabile o si rafforzerebbe, l'equity statunitense continuerebbe a sovraperformare gli emergenti.
Segnali da monitorare: dati di produttività multifattoriale BLS, margini operativi Big Tech, capex AI che si traduce in revenue di terzi.
Disciplina fiscale post-midterm
Improbabile ma non impossibile se gli equilibri politici producessero un Congresso davvero ostile alla spesa pubblica. Effetto immediato: calo dei rendimenti per credibilità ritrovata, dollaro forte, correzione di oro e criptovalute, emergenti differenziati.
La probabilità è bassa, dato che entrambi i partiti hanno incentivi forti a non incarnare l'austerity, ma l'asimmetria è notevole e va monitorata.
Uno scenario poco probabile che rovescerebbe quasi tutte le nostre posizioni contemporaneamente vale più attenzione di uno probabile che ne toccherebbe una sola.
Segnali da monitorare: composizione delle commissioni di bilancio dopo il voto, proposte di tetto alla spesa, reazione dei rendimenti lunghi alle prime indicazioni programmatiche.
Collasso esogeno della domanda
Shock di credito (default sovrano disordinato, crisi bancaria sistemica), evento geopolitico estremo, scoppio di una bolla riconoscibile: tutti scenari in cui i rendimenti scenderebbero senza intervento Fed.
Effetto: rally dei Treasury, drawdown azionario brutale, oro che tiene per status difensivo, crypto sotto stress massimo.
Segnali da monitorare: spread di credito investment grade e high yield, indicatori di stress bancario (commercial real estate, regional banks), volatilità implicita su asset rischiosi.
La stretta regge
Il rialzo non è più un'ipotesi, quindi il rischio si sposta: non che la Fed alzi, ma che riesca a restare restrittiva. Accadrebbe se l'inflazione scendesse abbastanza da spingere il tasso reale sopra la soglia che erode il debito, senza che il costo del servizio imponga marcia indietro. È l'unico scenario in cui la dominanza fiscale, per come la descriviamo, smette di valere.
Effetti: rendimenti reali in salita lungo tutta la curva, dollaro forte, oro e Bitcoin privati del loro razionale, azionario in sofferenza nel percorso.
Segnali da monitorare: inflazione di fondo stabilmente sotto il 2,5%, costo medio del debito federale che smette di salire, Tesoro che allunga la scadenza media delle emissioni invece di accorciarla.
Disinflazione da normalizzazione energetica
Il greggio sopra i 100 dollari è oggi la prima voce dell'inflazione americana. Se il fronte mediorientale si chiudesse e l'offerta tornasse regolare, l'inflazione scenderebbe senza merito della Fed, che potrebbe smettere di alzare per ragioni buone invece che per vincolo. Il meccanismo che descriviamo, un'inflazione tollerata perché erode il debito, perderebbe il proprio combustibile. A differenza dello scenario precedente il tasso reale salirebbe per via dei prezzi, non perché la Fed tiene su i tassi.
Effetti: curva più piatta, oro che perde il motore principale, azionario favorito dalla compressione dei costi di input.
Segnali da monitorare: greggio stabilmente sotto gli 80 dollari, componente energia dell'indice dei prezzi in contrazione su base annua, premi di rischio sulle rotte di trasporto in normalizzazione.
Peso degli scenari
I cinque scenari non hanno la stessa probabilità, e pesarli è parte del lavoro. Tre richiedono che accada qualcosa fuori dal nostro controllo: un salto di produttività fuori scala, uno shock esogeno, una disinflazione da offerta. Gli altri due dicono che abbiamo torto, sul fatto che l'austerity non sia praticabile o sul fatto che la stretta non possa reggere.
Pesando ciascuno per quanto lo riteniamo probabile, l'oro resta l'asset mediamente meglio posizionato e l'azionario selezionato resta la posizione. Se la crescita risolvesse da sola il problema del debito, la musica cambierebbe del tutto: è lo scenario che ci smentirebbe nel modo più netto, ed è anche l'unico dei cinque che nessuno avrebbe ragione di temere.
La settimana sui mercati: la nostra lettura
Sull'AI il mercato passa dai ricavi al costo del debito
I conti dei fornitori di chip hanno confermato che la domanda legata all'AI accelera, eppure il Nasdaq 100 ha vissuto la settimana peggiore dall'aprile 2025. A cedere sono state le società che la capacità di calcolo l'hanno comprata a debito, insieme al listino coreano, il più carico di leva. Anche il segnale che indicavamo, la quotazione di Anthropic, si sta riprezzando: per finanziare i chip, secondo il Financial Times, offre ai creditori un rendimento a doppia cifra. Il dubbio non riguarda i ricavi, ma chi li finanzia.
È il punto su cui costruiamo la selezione: dove la crescita è finanziata a debito e valutata senza margini d'errore, basta un costo del capitale in salita a cambiare il giudizio. Non leggiamo qui il salto di produttività che ci farebbe cambiare idea, semmai il dubbio opposto. Le trimestrali dei grandi gruppi tecnologici diranno se la spesa regge, e noi guarderemo se lo stress sul credito si allarga ai grandi emittenti.
Nel risk-off il rifugio sono i Treasury, non il dollaro
Con l'inflazione americana sopra le attese il decennale sarebbe dovuto salire, e invece è sceso: la paura per la crescita ha spinto i capitali verso i Treasury, e il calo è venuto quasi tutto dal rendimento reale, con le attese d'inflazione ferme. Venerdì il Tesoro ha chiuso l'anno fiscale con un deficit vicino a 2.000 miliardi di dollari e una spesa per interessi ormai superiore a quella per la difesa. Il mercato ha comprato protezione, non credibilità fiscale.
Una settimana di copertura non cambia il regime: il rifugio ha funzionato perché la paura riguardava la crescita, e con deficit di queste dimensioni il conto si ripresenta a ogni asta. Per chi investe a lungo il costo di tenere obbligazioni supera ancora il beneficio della copertura, e l'oro ha perso meno dell'azionario. Il segnale nuovo è il dollaro, sceso mentre il mercato cercava sicurezza, con lo yuan ai massimi dal 2022. Il dollaro non fa più da rifugio automatico.
Il greggio entra nei listini e mette la Fed all'angolo
Lo shock energetico ha cambiato geografia: dopo Hormuz è finita sotto tiro la via con cui l'Arabia Saudita lo aggira, e l'Ucraina è tornata a colpire le raffinerie russe. Intanto il rincaro è uscito dalla pompa di benzina: il petrolio compare in tutti i 12 distretti del Beige Book e i prezzi alla produzione corrono, mentre i consumi reali rallentano. Lo scenario di un'inflazione che rientra da sola con l'energia si allontana di settimana in settimana.
Per la Fed è la combinazione più scomoda: un rialzo sopra uno shock d'offerta, con i salari reali in calo, colpirebbe la crescita più dei prezzi. È per questo che riteniamo che la stretta resti breve e misurata, e che ogni nuovo rincaro del greggio la renda più corta, non più lunga. Più l'energia pesa sui consumi, meno strada può fare la banca centrale.
— Il team Gamma
MARKET SNAPSHOT
Dati aggiornati al 16 ottobre 2026 (chiusura mercati venerdì)
Leaderboard
Azionario
| Indici Area Geografica | Valore | 1W (€) | 1M (€) | YTD (€) |
|---|---|---|---|---|
| Indici Mondiali | ||||
| 1.129 | -2,26% | +0,95% | +17,40% | |
| 4.908 | -1,63% | +1,69% | +16,98% | |
| Indici USA | ||||
| 7.659 | -2,25% | +2,47% | +18,07% | |
| 29.188 | -5,80% | +1,21% | +21,30% | |
| 52.002 | +0,30% | +2,53% | +14,27% | |
| 2.721 | -3,34% | -3,24% | +15,72% | |
| Volatilità / Sentiment | ||||
| 19,99 | +5,15 | +4,55 | +5,04 | |
| Indici Europa | ||||
| 6.204 | -0,39% | -2,23% | +9,35% | |
| 49.857 | +0,29% | -4,57% | +13,93% | |
| 25.623 | +1,18% | -0,56% | +4,38% | |
| 7.957 | +1,14% | -3,14% | +0,29% | |
| 10.882 | +2,89% | +2,25% | +15,84% | |
| 14.391 | +3,87% | +5,36% | +10,54% | |
| Indici Asia | ||||
| 65.324 | -5,61% | +2,78% | +36,14% | |
| 4.171 | -4,18% | -4,93% | -0,89% | |
| 24.187 | -0,08% | +0,63% | +0,58% | |
| 23.146 | +4,38% | +2,61% | -11,82% | |
| 878 | -15,77% | -12,65% | +65,00% | |
| Altri indici | ||||
| 205.430 | -3,27% | +14,17% | +43,47% | |
| 8.807 | +0,20% | +0,86% | +12,75% | |
| 2.143 | +2,32% | +2,41% | +18,08% | |
| Indici Globali di Stile | Valore | 1W (€) | 1M (€) | YTD (€) |
|---|---|---|---|---|
| Indici Globali Settoriali | ||||
| 63 | +4,86% | +8,64% | +59,27% | |
| 109 | -0,54% | +0,19% | +19,00% | |
| 188 | -1,18% | -0,23% | +12,89% | |
| 191 | +0,43% | +2,88% | -2,28% | |
| 71 | +4,85% | +7,52% | +16,07% | |
| 107 | +3,33% | +6,16% | +15,88% | |
| 129 | +0,85% | -0,39% | +13,35% | |
| 137 | -8,60% | -1,57% | +37,04% | |
| 117 | -0,83% | -0,91% | +1,41% | |
| 81 | +1,55% | +2,97% | +9,27% | |
| 26 | +0,44% | -0,23% | +10,77% | |
| Indici Globali Fattoriali | ||||
| 91 | +0,02% | +5,06% | +18,61% | |
| 113 | -5,05% | -0,68% | +20,76% | |
| 79 | -1,36% | -1,82% | +37,83% | |
| 60 | +0,87% | +1,43% | +13,15% | |
| 79 | +2,08% | +4,01% | +11,73% | |
| 16 | -0,84% | +1,58% | +21,75% | |
Obbligazionario
Variazioni espresse come variazione % del rendimento dell'ETF obbligazionario di riferimento.
| Indici Obbligazionari | Yield | 1W (€) | 1M (€) | YTD (€) |
|---|---|---|---|---|
| Bond | ||||
| 4,74% | -0,10% | +2,43% | +5,54% | |
| 5,10% | +0,84% | +1,54% | +1,36% | |
| 1,64% | -0,21% | +2,47% | +12,02% | |
| 2,94% | +0,62% | +1,32% | -2,55% | |
| 3,41% | +0,53% | +0,72% | -1,22% | |
| 4,48% | +0,58% | -0,28% | -2,68% | |
Materie prime
Variazioni espresse come rendimento dello strumento di riferimento, a replica fisica per i metalli preziosi e su contratti futures per rame ed energia.
| Commodities | Valore ($) | 1W (€) | 1M (€) | YTD (€) |
|---|---|---|---|---|
| Metalli preziosi | ||||
| Au Oro | 4.164,6 | -0,97% | -2,06% | +0,97% |
| Ag Argento | 57,0 | -6,25% | -10,80% | -16,34% |
| Pt Platino | 1.633,3 | -3,57% | -6,21% | -17,22% |
| Pd Palladio | 1.116,3 | -3,18% | -11,37% | -27,42% |
| Cu Rame | 6,6 | -2,30% | +1,71% | +18,21% |
| Energia | ||||
| B Brent Crude | 109,7 | +4,69% | +12,65% | +148,22% |
| W WTI Crude | 101,8 | +8,82% | +6,36% | +144,70% |
| G Gas Naturale | 3,1 | -3,47% | +5,39% | -9,03% |
Criptovalute
| Criptovalute | Valore ($) | 1W (€) | 1M (€) | YTD (€) |
|---|---|---|---|---|
| Crypto | ||||
| 81.500,81 | -1,56% | +8,94% | -2,56% | |
| 2.419,77 | -2,94% | +0,98% | -14,68% | |
| 720,89 | -3,15% | -0,24% | -12,63% | |
| 1,31 | -6,40% | +3,24% | -25,51% | |
| 104,30 | -4,72% | +4,83% | -12,34% | |
| 0,33 | +0,66% | +2,20% | +23,26% | |
| 0,08 | -5,57% | +1,02% | -27,89% | |
| 0,23 | -7,43% | +13,68% | -29,11% | |
| 81,72 | -3,25% | -1,82% | +236,17% | |
| 556,43 | +6,79% | +9,79% | +34,36% | |
Forex
| Valute | Tasso | 1W | 1M | YTD |
|---|---|---|---|---|
| Coppie | ||||
| 1,12 | +0,31% | -2,08% | -4,42% | |
| 0,84 | -0,38% | -1,86% | -3,28% | |
| 0,93 | -0,43% | -2,15% | -0,55% | |
| 177,60 | +0,28% | -0,78% | -3,49% | |
| 7,49 | +0,24% | -2,62% | -8,85% | |
| 157,99 | -0,22% | +1,29% | +0,85% | |
| 6,69 | -0,09% | -0,32% | -4,40% | |
| 101,78 | -0,42% | +1,53% | +3,52% | |
Tempistica. Dati al close di venerdì 16 ottobre 2026. Per le criptovalute, scambiate 24/7, si intende la candela giornaliera che chiude alle 00:00 UTC (convenzione di mercato).
Livelli. I valori puntuali si riferiscono agli indici di mercato per l'azionario, ai rendimenti annui a scadenza (yield) per i bond, ai prezzi spot in dollari (USD) per materie prime e criptovalute, ai tassi di cambio diretti per le valute.
Variazioni. Le performance percentuali a 1 settimana, 1 mese e da inizio anno sono calcolate sui rispettivi ETF tracker per azionario, obbligazionario e materie prime in modalità total return; sui prezzi spot per criptovalute; sul tasso di cambio per le valute. Per un numero limitato di righe prive di un tracker fedele all'indice, la variazione è ricostruita dall'indice stesso convertito in euro, con l'aggiunta del rendimento cedolare netto pro rata.
Valuta. Le variazioni di azionario, obbligazionario, materie prime e criptovalute sono convertite in euro (€), per riflettere il rendimento effettivo per un investitore europeo non-hedged. Le coppie valutarie restano espresse nella loro convenzione naturale.
NEWS PRINCIPALI
12-18 ottobre 2026 | Notizie selezionate per rilevanza e impatto sui mercati
Globale
Gli Houthi colpiscono Aramco e puntano sull'alternativa a Hormuz
Nella notte di martedì un missile degli Houthi ha colpito la sede di Aramco a Dhahran, con un incendio limitato e nessuna vittima, e venerdì la coalizione saudita ha intercettato un missile diretto a Yanbu, il terminale sul Mar Rosso da cui passa l'export che evita Hormuz. Teheran ha giudicato insufficiente l'ultima proposta americana e ha rivendicato più navi colpite da mine nello stretto, senza conferme indipendenti.
Venerdì il Brent si è spinto in giornata fino a 110 dollari.
Anche la via di fuga dallo stretto è sotto tiro: se il Mar Rosso diventa un fronte, l'offerta saudita perde il suo canale di riserva.
Kiev rompe la tregua sulle raffinerie, Trump sospende le sanzioni
Giovedì l'Ucraina ha abbandonato la tregua sugli impianti energetici annunciata da Trump e ha colpito una raffineria russa nella regione di Ryazan; Zelensky si è detto tradito dall'accordo che porta più gasolio russo sul mercato. Venerdì sera Trump ha sospeso, prima che entrassero in vigore, i dazi e le sanzioni della nuova legge su Russia e Iran, per evitare, secondo Reuters, un rincaro del petrolio prima del voto.
L'Agenzia internazionale dell'energia immetterà il prima possibile gli ultimi 100 milioni di barili del piano di marzo, senza volumi nuovi.
Il gasolio è il canale più diretto verso l'inflazione, e sull'accordo con Mosca il Congresso, repubblicani compresi, si oppone a Trump.
L'FMI migliora le previsioni e avverte sui conti pubblici
Martedì a Bangkok il Fondo monetario ha alzato la crescita mondiale del 2026 al 3,1% e stimato l'inflazione globale al 4,7%, ipotizzando un petrolio in media a 96 dollari e Hormuz riaperto entro marzo. Il rapporto sulla stabilità finanziaria indica fra i rischi principali una correzione dei titoli legati all'AI, sempre più finanziati a debito.
Mercoledì Georgieva ha ricordato che il debito federale americano supera i 40.000 miliardi: la crescita aiuta, ma non basta.
Le stime del Fondo poggiano su ipotesi già superate: con il Brent sopra i 100 dollari il rischio sull'inflazione è al rialzo, e il richiamo al consolidamento arriva mentre nessuna grande economia lo sta facendo.
Stati Uniti
CoreWeave diventa il termometro della vendita sull'AI
Mercoledì, nel giorno dell'inflazione, CoreWeave ha perso il 15,5% e la vendita si è estesa a Dell, declassata da Barclays, a Oracle e a Nebius; venerdì l'indice dei semiconduttori di Filadelfia ha chiuso l'ottava seduta di fila in calo, la serie più lunga dal 2008. Le obbligazioni di CoreWeave rendono intorno al 15% e il costo per assicurarsi contro il suo default supera i 1.000 punti base.
Huang, alla guida di Nvidia, ha escluso che serva un paracadute per il cliente.
Il primo segnale arriva dal credito, non dagli utili: gli spread di CoreWeave sono diventati il termometro più rapido della fiducia nel settore.
La benzina spinge i prezzi, i consumi reali si fermano
A settembre l'inflazione è salita al 3,7%, sopra il 3,6% atteso, con la benzina in aumento del 9% sul mese; la componente di fondo è al 2,6%. Giovedì i prezzi alla produzione hanno segnato un 6,3% annuo, il livello più alto dal 2022, contro il 5,3% atteso.
Le vendite al dettaglio sono cresciute dello 0,8%, ma il gruppo di controllo solo dello 0,1%, e i salari settimanali reali sono scesi sull'anno per la prima volta da maggio.
Il rincaro gonfia i dati e ne svuota il contenuto: le famiglie spendono di più alla pompa e tagliano altrove, mentre l'adeguamento del 3,6% già deciso per le pensioni del 2027 tiene viva la spinta sui prezzi.
Warsh non si sbilancia, il rialzo slitta a dicembre
Venerdì a Bangkok il presidente della Fed Kevin Warsh ha evitato indicazioni sulla riunione del 28 ottobre: la banca centrale ha tolto una dose di accomodamento un mese fa e non anticipa le decisioni, ma la stabilità dei prezzi resta la priorità. Ha descritto l'AI come uno shock che colpisce prima la domanda e poi l'offerta, con un percorso accidentato.
Dopo il dato sull'inflazione il mercato era arrivato a prezzare un rialzo a ottobre quasi alla pari, poi fra giovedì e venerdì lo ha tolto quasi del tutto.
La Fed prende tempo senza chiudere la porta: dicembre resta lo scenario principale per il prossimo rialzo.
Europa
Bilancio francese, superato il primo voto: la prova è Moody's
Martedì l'Assemblea nazionale ha respinto con 236 voti contro 149 la mozione socialista che voleva fermare l'esame del bilancio 2027, con il Rassemblement National contrario per avere il dibattito. Il governo difende il deficit al 5% e non esclude di forzare l'approvazione, mentre Lagarde ha chiarito che la soluzione per la Francia va trovata in patria.
Lo spread fra titoli francesi e tedeschi si è ristretto con il rally dei titoli di Stato, ma resta più ampio di quello italiano.
Per Parigi la prova vera arriva fra pochi giorni: il 23 Moody's rivede il rating e i socialisti minacciano la sfiducia se il testo non cambia.
Lagarde lascia lavorare i rendimenti lunghi contro l'inflazione
Il dato definitivo conferma l'inflazione dell'area euro di settembre al 3,8%, dal 3,2% di agosto, con l'energia che ne spiega quasi metà; la componente di fondo è al 2,5%. La produzione industriale di agosto è scesa dello 0,5% e la bilancia commerciale è tornata in deficit per la bolletta energetica.
A Bangkok Lagarde ha definito lo shock troppo grande per essere ignorato, ma ha indicato una risposta misurata: i rendimenti lunghi più alti frenano già crescita e prezzi più di quanto previsto a settembre.
Parte del lavoro della BCE lo fanno i mercati: un rialzo a ottobre perde urgenza, ma con l'inflazione quasi al 4% dicembre resta aperto.
L'UE allenta le regole sull'auto, corrono difesa e costruttori
Al Consiglio europeo Francia e Germania hanno trovato un'intesa provvisoria sull'auto: resta il taglio del 90% delle emissioni al 2035, ma cadono le compensazioni aggiuntive. I leader hanno chiesto alla Commissione nuove misure contro il caro energia e una revisione del mercato delle emissioni esteso a edifici e trasporti.
Zelensky ha chiesto all'Europa almeno altri 70 miliardi di euro. Venerdì i costruttori tedeschi hanno guadagnato circa il 3% e la difesa ha guidato i listini, con Rheinmetall e Leonardo in testa.
Bruxelles arretra sul verde per difendere l'industria, e la Borsa ha premiato settori legati a decisioni politiche pluriennali, come difesa e auto, più che al ciclo.
Cina
Pechino esporta a ritmi record, la domanda interna resta fredda
A settembre l'export cinese è cresciuto del 36,3% sull'anno, contro il 25,5% atteso, e il surplus ha toccato 133,5 miliardi di dollari, con quello verso l'Unione europea ormai superiore a quello verso gli Stati Uniti. I prezzi alla produzione salgono del 5%, spinti da petrolio e carbone, mentre l'inflazione al consumo resta allo 0,9%.
Venerdì le autorità hanno invitato fondi statali e società a comprare azioni, dopo la decima settimana di fila in calo del CSI 300, e il Consiglio di Stato ha promesso nuove misure di sostegno.
La Cina cresce fuori, non dentro, e ogni surplus record alza il rischio di ritorsioni commerciali.
La Cina prepara divieti all'export su 40 tecnologie
Venerdì, a mercati chiusi, i ministeri del Commercio e della Scienza hanno pubblicato una bozza che limita o vieta l'export di 40 tecnologie: 23 riguardano l'AI, dai grandi modelli agli agenti, 12 il solare e 5 il biomedicale, con riferimenti anche alla progettazione dei chip. Non c'è una data di entrata in vigore e non sono citate le terre rare.
In settimana il produttore di memorie CXMT ha presentato una nuova generazione di DRAM per server, uno dei fattori del crollo dei titoli coreani.
La catena dell'AI diventa terreno negoziale: la bozza arriva tre settimane prima della scadenza sulle terre rare del 10 novembre e dà a Pechino una leva in più con Washington e Bruxelles.
Giappone
Il Nikkei soffre i semiconduttori, la BoJ prende tempo
Giovedì il Nikkei ha perso il 4,9%, il terzo calo in punti più ampio della sua storia, mentre il Topix ha ceduto il 2,4%: lo scarto misura il peso dei titoli legati all'AI nell'indice, che è pesato sul prezzo. Venerdì il recupero è arrivato sulla scia dei conti di TSMC.
Secondo Bloomberg la BoJ non vuole un secondo rialzo consecutivo il 30 ottobre e guarda a dicembre; con lo yen vicino a 158, la ministra Katayama si è detta pronta a intervenire di nuovo, come a luglio insieme agli Stati Uniti.
Il listino giapponese ora dipende dal ciclo dei chip, e con lo yen debole il guadagno per chi investe dall'estero si assottiglia.
Italia
Scostamento approvato, la manovra chiede 5 miliardi alla finanza
Martedì Camera e Senato hanno approvato lo scostamento di bilancio per difesa ed energia, pari all'1,2% del PIL in due anni, e il governo ha inviato a Bruxelles il Documento programmatico: interventi per lo 0,98% del PIL e un deficit al 3,4% nel 2027. Fra le coperture, il settore finanziario contribuisce per lo 0,21% del PIL, senza che il documento precisi come.
La risposta della Commissione sulla clausola di salvaguardia è attesa a inizio novembre, il giudizio di S&P sul rating il 13.
Le banche tornano a fare da cassa al bilancio: venerdì il comparto ha chiuso in rialzo, segno che un contributo era già nei prezzi.
I proxy advisor bocciano le offerte di MPS
ISS e Glass Lewis hanno raccomandato di votare contro le due offerte di Siena, su Banco BPM e su Banca Generali, e contro il dividendo straordinario, sostenendo invece la fusione con Mediobanca. In assemblea il 29 ottobre servono i due terzi del capitale presente, e Delfin, Caltagirone ed Edizione, schierati con Intesa, pesano il 32,4%, e Banco BPM, socio con il 3,7%, deciderà il 27 se partecipare.
Giovedì la BCE ha autorizzato UniCredit a superare il 30% di Commerzbank, e venerdì l'Antitrust ha chiuso l'iter che consente a Unipol il controllo di fatto su BPER.
Il piano di Siena perde i consensi decisivi: se le offerte cadranno, scatterà il rilancio in contanti di Intesa.
Carovita al 4,2%, il PIL italiano dipende dal petrolio
L'Istat conferma il dato di settembre, dal 3,3% di agosto, con i beni energetici in rialzo del 22,6% sull'anno e gli alimentari freschi del 5,5%. Nel Bollettino di venerdì la Banca d'Italia stima la crescita del 2026 allo 0,9% e indica nel conflitto in Medio Oriente e nel rincaro dell'energia il freno principale.
Venerdì Roma e Bruxelles hanno trovato un'intesa preliminare sul decreto bollette, per limitare il peso del gas sul prezzo dell'elettricità, mentre il gas europeo è ai massimi dal 2022.
L'energia decide la crescita italiana più della manovra, e con l'inflazione sopra il 4% il rendimento reale del BTP torna vicino allo zero.
Resto del mondo
Il Kospi crolla sotto il peso della leva
Giovedì il Kospi ha perso il 7,6% con l'intervento del circuit breaker, dopo il calo del 5,5% di martedì; Samsung e SK Hynix, oltre metà del Kospi 200, hanno perso fino all'11% in un giorno. Pesano i dubbi sul ritorno degli investimenti in AI, la fine dei loro riacquisti di azioni e la concorrenza cinese.
Gli esteri hanno venduto per otto sedute di fila fino a giovedì, prima di tornare compratori venerdì, mentre i prestiti a margine dei privati restano sui livelli più alti da luglio.
Il mercato più concentrato sull'AI paga per primo: le trimestrali di SK Hynix e Samsung di fine mese diranno se la correzione è esagerata.
Brasile, il ballottaggio è in parità tecnica
A dieci giorni dal ballottaggio del 25 ottobre, Datafolha dà Flávio Bolsonaro al 51% dei voti validi contro il 49% di Lula, dentro il margine d'errore, dopo il 52 a 48 di una settimana prima, mentre altri istituti indicano un pareggio. Il mercato vede in Bolsonaro il candidato dei tagli alla spesa.
Mercoledì il Senato ha approvato la fine della settimana lavorativa di 6 giorni, misura sostenuta anche da Bolsonaro, e giovedì l'Ibovespa ha perso l'1,1%; il real è tornato sopra i 5 per dollaro.
La scommessa sulla svolta fiscale si sta ridimensionando, e il voto del 25 resta un passaggio secco per real, borsa e tassi.
Il software indiano attira i capitali in fuga dai chip
Il Sensex ha chiuso la settimana migliore da sei mesi, trainato dai titoli dei servizi informatici: Tech Mahindra è salita di oltre il 6% venerdì dopo conti sopra le attese, con TCS, Infosys e HCLTech in rialzo. Il settore veniva da un anno in cui era rimasto molto indietro rispetto al resto del listino.
La rupia ha chiuso la settimana migliore da aprile grazie alle misure della banca centrale, che ha spostato su una finestra dedicata la domanda di dollari delle compagnie petrolifere statali, ma gli investitori esteri restano venditori netti.
Dentro gli emergenti la rotazione premia chi è rimasto indietro, mentre il caro greggio continua a pesare sui conti esterni.
EARNINGS PIÙ RILEVANTI
JPMorgan Chase (JPM)
| EPS Atteso | EPS Attuale | Ricavi Attesi | Ricavi Attuali |
|---|---|---|---|
| $5,90 | $5,57 | $51,22B | $50,91B |
JPMorgan manca le attese, salgono i costi
L'utile per azione è sceso sotto le stime per la prima volta da fine 2023, frenato da una perdita su titoli da 658 milioni di dollari, da costi in crescita del 12% e da un rafforzamento delle riserve per i nuovi prestiti alle imprese. Il trading sul reddito fisso è calato per la prima volta in oltre due anni.
Il motore dei tassi continua a girare: il margine d'interesse è salito del 13%, sopra il consenso, e sulle carte il tasso di perdita è sceso al 2,91% dal 3,34% del trimestre precedente.
Più prestiti e meno riacquisti, con i tassi come rischio
JPMorgan ha alzato a circa 106 miliardi di dollari la stima del margine d'interesse 2026 e ha ridotto i riacquisti lordi di azioni a 1,1 miliardi da 6,7 del trimestre precedente: Dimon preferisce impiegare il capitale in eccesso nei prestiti piuttosto che ricomprare titoli.
Fra i rischi il management elenca deficit pubblici, inflazione vischiosa e valutazioni elevate, e avverte che tassi alti a lungo peserebbero sul credito attraverso la disoccupazione. Il titolo ha chiuso il giorno in calo, ma ha recuperato in settimana.
Goldman Sachs (GS)
| EPS Atteso | EPS Attuale | Ricavi Attesi | Ricavi Attuali |
|---|---|---|---|
| $13,02 | $17,01 | $16,83B | $18,68B |
Trading azionario e consulenza battono le stime del 30%
L'utile per azione ha superato nettamente le stime con un'aliquota fiscale nella norma: i ricavi del trading azionario sono saliti del 72% e le commissioni di consulenza hanno toccato un record. Il reddito fisso è rimasto quasi fermo sull'anno.
Gli accantonamenti sono saliti a 368 milioni di dollari per pochi prestiti alle imprese, e le carte hanno pesato con le svalutazioni sul portafoglio Apple Card in vendita. La volatilità resta il carburante della banca, con una domanda di finanziamento azionario superiore alla capacità del settore.
Il backlog cala e il capitale si stringe
Goldman non dà indicazioni numeriche, ma il portafoglio di mandati in attesa è sceso rispetto al secondo trimestre, con alcune quotazioni ritirate a settembre per le valutazioni. Il capitale di migliore qualità è sceso al 12,4%, appena un punto sopra il minimo, e limita i riacquisti.
Sull'AI Solomon distingue i progetti al servizio dei grandi gruppi del cloud da quelli dei fornitori indipendenti, e ammette che nessuno conosce davvero il rischio di finanziamento. Il mercato la prezza come un titolo ciclico, e dopo un trimestre eccezionale il titolo ha chiuso la settimana in calo.
Bank of America (BAC)
| EPS Atteso | EPS Attuale | Ricavi Attesi | Ricavi Attuali |
|---|---|---|---|
| $1,10 | $1,08 | $30,69B | $30,12B |
La sanzione e il reddito fisso pesano sul trimestre
L'utile per azione è sceso a 0,91 dollari per un onere da 1,2 miliardi legato alla sanzione per i controlli antiriciclaggio; al netto sarebbe stato 1,08 dollari, comunque sotto le stime. Il trading sul reddito fisso è sceso del 17% per la volatilità dei tassi.
Il margine d'interesse resta il punto di forza, in crescita dell'8% grazie alla riprezzatura degli attivi a tasso fisso. La salita dei tassi ha però allargato a circa 109 miliardi di dollari le minusvalenze non realizzate sui titoli in portafoglio.
Un margine d'interesse in crescita anche nel 2027
Bank of America prevede un margine d'interesse in aumento di circa l'8% quest'anno e di almeno l'8% nel 2027, con la redditività operativa in miglioramento dal quarto trimestre. La sanzione non pone limiti alla crescita degli attivi.
Moynihan vede consumatori che continuano a spendere, e sulle carte il tasso di perdita scende al 3,22%. Il titolo ha comunque perso quasi il 5% nel giorno dei conti: il mercato ha punito commissioni e costi regolamentari più di quanto abbia premiato la guidance.
Johnson & Johnson (JNJ)
| EPS Atteso | EPS Attuale | Ricavi Attesi | Ricavi Attuali |
|---|---|---|---|
| $2,54 | $2,59 | $25,28B | $25,40B |
I farmaci accelerano, il MedTech delude
Le vendite sono cresciute del 5,9%, trainate dai farmaci: Tremfya è salito del 68% e vale ormai più del triplo di Stelara, in calo del 54% per la concorrenza dei biosimilari. Il MedTech è cresciuto solo del 2,5%, sotto le stime, frenato da chirurgia, cardiologia e Cina.
L'utile contabile è crollato a 0,09 dollari per azione per un onere da 5,5 miliardi legato alla proposta di chiusura delle cause sul talco, escluso dal dato rettificato. La sostituzione di Stelara procede più veloce del previsto.
Guidance appena ritoccata, ortopedia separata entro il 2027
J&J ha alzato le stime 2026 a 101,2 miliardi di dollari di vendite e 11,10 dollari di utile per azione rettificato, in linea con il consenso, e conferma la separazione dell'ortopedia entro metà 2027, con lo scorporo come opzione preferita.
Il titolo ha perso il 5,7% nel giorno dei conti, il calo più forte da aprile 2025: arrivava da un rialzo del 27% da inizio anno e trattava a circa 22 volte gli utili attesi. Anche nei difensivi conta il prezzo di partenza.
ASML (ASML)
| EPS Atteso | EPS Attuale | Ricavi Attesi | Ricavi Attuali |
|---|---|---|---|
| €10,69* | €12,95 | €11,72B | €11,66B |
Vendite al massimo, utile gonfiato da una plusvalenza
Le vendite sono salite del 55%, appena sotto le attese, con il margine lordo al 57,5%, sopra la guidance, grazie agli aggiornamenti sulle macchine già installate. L'utile ha battuto nettamente il consenso, ma circa mezzo miliardo viene da una plusvalenza non monetaria su una partecipazione.
Il dato più significativo è un altro: in un solo trimestre gli anticipi versati dai clienti sono saliti di 5,7 miliardi di euro. I clienti pagano oggi le macchine di domani.
La capacità del 2027 e del 2028 non basterà
ASML ha alzato di nuovo la guidance 2026, a 44-45 miliardi di euro. L'amministratore delegato Fouquet avverte che la capacità pianificata per il 2027 e il 2028 non coprirà del tutto la domanda, e alcuni clienti chiedono già di ordinare per il 2029 e il 2030.
Dal 2027 i nuovi accordi legano il prezzo al valore delle macchine. L'orizzonte degli investimenti si allunga, ma il titolo ha perso quasi l'8% in settimana, trascinato dai semiconduttori nonostante una valutazione vicina alla media decennale.
TSMC (TSM)
| EPS Atteso | EPS Attuale | Ricavi Attesi | Ricavi Attuali |
|---|---|---|---|
| NT$28,78* | NT$29,43 | NT$1.460B | NT$1.494,24B |
Gli investimenti in AI si trasformano in fatturato
L'utile netto è salito del 68,7% oltre le stime, con il margine operativo al 58,7%, sopra la guidance, e i chip per AI e data center arrivati al 68% dei ricavi. Il nodo a 2 nanometri pesa già l'8% del fatturato e diluisce il margine lordo nella fase di avvio.
Qui la spesa degli hyperscaler diventa ricavi di terzi: il flusso di cassa libero del trimestre ha superato i 14 miliardi di dollari, e gli investimenti 2026 restano confermati fra 60 e 64 miliardi.
Indicazioni sopra il consenso, prudenza sul 2027
Per il quarto trimestre TSMC prevede ricavi fra 52,3 e 54,3 miliardi di dollari, circa l'8% sopra le attese al punto medio, e porta la crescita 2026 a circa il 44%. Il presidente Wei vede una domanda di chip AI estremamente robusta.
La prudenza dichiarata sul 2027 riguarda la pianificazione e i segmenti di consumo, colpiti dal rincaro delle memorie. A circa 20 volte gli utili attesi, vicino alla media storica, la vendita colpisce il settore, non i conti: in settimana l'ADR ha perso il 9%.
CALENDARIO PROSSIMI EVENTI
La prossima settimana
19 ottobre [ALTA] PIL cinese del terzo trimestre
20 ottobre [MEDIA] Trimestrali di Netflix e United Airlines
21 ottobre [ALTA] Trimestrali di Meta, Tesla, Texas Instruments, Lam Research e IBM
22 ottobre [MEDIA] Decisione della Bank of Korea sui tassi di interesse
22 ottobre [MEDIA] Trimestrale di Procter & Gamble
23 ottobre [ALTA] Revisione del rating della Francia da parte di Moody's
23 ottobre [MEDIA] Indici PMI flash di ottobre nell'area euro
23 ottobre [MEDIA] Inflazione di settembre in Giappone
25 ottobre [ALTA] Ballottaggio delle elezioni presidenziali in Brasile
Il prossimo mese
26 ottobre [MEDIA] Plenum del Comitato centrale del Partito comunista cinese, fino al 29
28 ottobre [CRITICA] Decisione della Federal Reserve sui tassi di interesse
28 ottobre [ALTA] Trimestrali di Microsoft e SK Hynix
28 ottobre [ALTA] Bilancio d'autunno del Regno Unito
29 ottobre [CRITICA] Decisione della BCE sui tassi di interesse
29 ottobre [ALTA] Prima stima del PIL statunitense del terzo trimestre e inflazione PCE di settembre
29 ottobre [ALTA] Trimestrale di Amazon
29 ottobre [MEDIA] Assemblea di MPS sulle offerte per Banco BPM e Banca Generali
30 ottobre [ALTA] Decisione della Bank of Japan sui tassi di interesse
1 novembre [MEDIA] Riunione dei paesi OPEC+ sulla produzione di dicembre
3 novembre [CRITICA] Elezioni di metà mandato negli Stati Uniti
5 novembre [ALTA] Decisione della Bank of England sui tassi di interesse
6 novembre [CRITICA] Rapporto sul mercato del lavoro statunitense di ottobre
10 novembre [ALTA] Scadenza della sospensione cinese dei controlli sulle terre rare
10 novembre [CRITICA] Inflazione CPI di ottobre negli Stati Uniti
13 novembre [ALTA] Revisione del rating dell'Italia da parte di S&P
FONTI
Reuters, Bloomberg, Financial Times, Associated Press, Wall Street Journal, CNBC, AFP, dpa-AFX, Federal Reserve, Dipartimento del Tesoro statunitense, Bureau of Labor Statistics, Fondo monetario internazionale, BCE, Eurostat, Banca d'Italia, Istat, MEF, Assemblea nazionale francese, Consiglio europeo, Bank of Japan, Kyodo, Yonhap, Korea JoongAng Daily, Korea Times, Focus Taiwan, Xinhua, Datafolha, Agenzia internazionale dell'energia, LSEG, FactSet, CoinDesk, Farside Investors, Il Sole 24 Ore, MilanoFinanza, Teleborsa, ANSA, Trading Economics, Investing.com, comunicati societari