Sala di borsa al tramonto: una bilancia d’ottone regge server con il logo Meta e titoli di Stato sigillati. Mark Zuckerberg stringe azioni di classe C, un impiegato compila il conto.
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AI e debito pubblico: il mercato presenta il conto a chi ha più bisogno di capitale

Edizione del 25 ottobre 2026 • Tempo di lettura 15 min.

TESI DI INVESTIMENTO Q4 2026

La tesi viene rivista trimestralmente. Aggiornamenti straordinari sono possibili in caso di eventi rilevanti per la nostra view.

La nostra tesi

Intro

La tesi parte da una constatazione e ne segue le conseguenze fino in fondo. Il debito pubblico occidentale ha superato il punto oltre il quale non è più la politica monetaria a decidere il costo del denaro, ma il costo del denaro a decidere quanto la politica monetaria possa permettersi. Il rialzo di settembre non smentisce questa lettura. Il vincolo non decide più se una stretta cominci, decide fin dove possa arrivare.

Resta però una lettura, e una lettura conta solo se i numeri la confermano. Il cuore del nostro modello è quantitativo: l'analisi macro serve a formulare le ipotesi, non a validarle, e ogni intuizione viene mantenuta o scartata in base al riscontro che trova nei dati. Quando le due cose divergono, prevalgono i dati.

Fiscal dominance

Il debito federale statunitense ha superato i 40.000 miliardi di dollari, e nei primi 11 mesi dell'anno fiscale la spesa per interessi netti ha oltrepassato per la prima volta i 1.000 miliardi, in crescita del 13% sull'anno precedente. Da qui in avanti il servizio del debito pesa più di voci storicamente intoccabili del bilancio, difesa inclusa.

La Federal Reserve, sotto la guida di Kevin Warsh, lavora con gradi di libertà molto più stretti rispetto a un decennio fa. Il rialzo di settembre non contraddice il vincolo: lo riporta dove è sempre stato, cioè non sull'avvio dell'inasprimento ma sul suo punto di arrivo.
Non si decide più quanto stringere, ma quanto può permetterselo il Tesoro.

Il tasso reale

La misura che separa un inasprimento difensivo da uno restrittivo è il tasso reale, e i tassi reali da guardare sono due. Per chi presta allo Stato conta il tasso di policy contro i prezzi, e lì il costo reale del denaro è appena positivo: resta tale anche mettendo in conto un altro rialzo.

Per lo Stato debitore conta un'altra misura: il costo medio del proprio debito contro la crescita nominale dell'economia. Finché il debito costa meno di quanto l'economia cresce, il rapporto si erode da solo, e il Tesoro oggi paga in media il 3,45%. Lo stock si rinnova lentamente, il che dà alla Fed spazio nel breve e glielo toglie a ogni rinnovo. È la soglia che la banca centrale non può superare a lungo, e Paul Volcker la superò ampiamente per anni.

Ciclo difensivo

Ci aspettiamo un inasprimento difensivo, non aggressivo. Il numero dei rialzi conta meno di quanto sembri: altri 2 o 3 movimenti da un quarto di punto lascerebbero entrambi i tassi reali dove si trovano oggi. Quello che conta è se la stretta superi mai la soglia di erosione, e riteniamo di no.

Il precedente non è il 2022 ma il 1997, quando Greenspan alzò una volta sola e l'anno dopo tagliò. Non perché il conteggio debba ripetersi, ma perché la natura dell'intervento era la stessa: difendere la credibilità della banca centrale, non riportare l'economia sotto controllo. Una stretta di credibilità si esaurisce quando la credibilità è ristabilita.

Tratto lungo della curva

Sulle scadenze lunghe i rendimenti salgono per dinamiche proprie: term premium in espansione, domanda estera in ritirata, percezione di rischio fiscale crescente. E si muovono prima che la banca centrale decida, non dopo.

Ogni punto base in più si traduce in un maggior costo di rifinanziamento per gli Stati Uniti. Alzare il fed funds in questo contesto significa alimentare proprio la spirale che si vuole evitare, tanto più dentro uno shock energetico che la politica monetaria non può toccare: sovrapporre un rialzo a uno shock di offerta su un'economia già fragile farebbe esplodere il rischio recessione.

Repressione finanziaria

L'austerity non è un'opzione politicamente praticabile, né per repubblicani né per democratici. Resta una sola via, quella storicamente battuta dai paesi sovraindebitati: in pratica tassi tenuti per anni sotto la crescita nominale dell'economia. Chi presta allo Stato non perde denaro, perde terreno, e lo stock di debito si erode in rapporto al prodotto anno dopo anno.

Gli Stati Uniti hanno già applicato questo espediente tra il 1946 e gli anni Settanta, riducendo il rapporto fra debito e prodotto da oltre il 100% a circa il 30% senza mai pareggiare il bilancio.

Strumenti operativi

Riteniamo che la Fed combinerà rialzi piccoli e distanziati con allentamenti regolatori che creano domanda obbligata per il debito pubblico. Il secondo è meno visibile del primo ma più efficace: modificare requisiti di capitale e coefficienti di liquidità spinge banche e fondi pensione a detenere più Treasury senza che nessuno debba comprarli direttamente.

Si aggiunge un canale strutturalmente nuovo: la domanda di T-bill creata dalle stablecoin in dollari, con il GENIUS Act ad accelerare esplicitamente la dinamica. Ogni dollaro emesso in stablecoin deve per legge stare in riserve liquide, con i titoli a breve del Tesoro in testa, e trasforma la crescita del comparto cripto in domanda automatica per il debito americano.

Yield curve control

Se i rendimenti lunghi continueranno a salire, lo strumento successivo è questo: la banca centrale fissa un tetto al rendimento del decennale e si impegna ad acquistare titoli senza limiti quantitativi per non farlo superare. Gli Stati Uniti non lo usano dal 1951, quando servì a gestire il debito di guerra.

Ha smesso di essere un'ipotesi da manuale. Il Tesoro ha già raddoppiato il tetto dei propri riacquisti di titoli lunghi e quest'anno lo ha portato al triplo dell'importo ordinario, trovandosi davanti più venditori di quanti potesse assorbire. È la stessa intenzione con strumenti molto più deboli: chi emette può accorciare la scadenza media del debito, chi stampa può fissarne il prezzo. Il passaggio dall'uno all'altro è di grado, non di natura.

De-dollarizzazione

Sullo sfondo lavora un trend di lunghissimo periodo, fatto di acquisti record di oro da parte delle banche centrali, scambi bilaterali in valute locali e infrastrutture di pagamento alternative. Nel 2026 il 93% delle banche centrali censite dichiara di detenere oro, contro l'81% dell'anno precedente, e la BCE ha certificato che il metallo ha superato i titoli del Tesoro fra gli asset di riserva.

È un processo misurato in anni più che in trimestri, ma la direzione non è ambigua: il 74% dei gestori di riserve si aspetta una quota del dollaro più bassa fra 5 anni, e ogni passo riduce la domanda strutturale per il dollaro. Nel breve il cambio racconta l'opposto: sono due orologi diversi, e solo uno misura le riserve.

Risvolto della medaglia

La repressione finanziaria è efficace ma non gratuita: è una tassa implicita che pagano risparmiatori, pensionati e detentori di obbligazioni a basso rendimento, mentre chi possiede asset reali si arricchisce.
È anche la ragione per cui funziona politicamente: a differenza di una patrimoniale, nessuno la vota e nessuno la vede in busta paga.

È esattamente per questo che il posizionamento che proponiamo non è solo opportunistico, ma rappresenta anche una protezione razionale contro un regime in cui chi non si posiziona viene tassato silenziosamente.

Implicazioni per le asset class

Intro

Dalla lettura macro discende il posizionamento, e l'architettura viene prima delle singole asset class. L'impostazione strategica è interamente azionaria: l'oro entra in modo tattico, per valutazione relativa contro l'azionario, e può restare in portafoglio per anni se le condizioni non cambiano, come nei nostri backtest intorno alla bolla dotcom.

Il criterio di scelta cambia invece rispetto al trimestre scorso. Restano due gambe, la scarsità e ciò che non ha già incorporato nel prezzo la perfezione. La terza, un dollaro strutturalmente più debole, resta la nostra lettura di medio periodo e non un dato di oggi: va usata come tesi, non come premessa.

Oro

L'oro ha una ragione strutturale e un uso tattico, e le due cose non vanno confuse. La ragione è il regime descritto: non serve che i tassi reali siano negativi, basta che restino sotto la soglia che erode il debito. Il compratore marginale non è poi l'investitore ma la banca centrale, che nel secondo trimestre del 2026 ha comprato 289 tonnellate senza guardare il prezzo, 5 volte il ritmo del trimestre precedente.

L'uso è invece tattico. È l'asset class che storicamente si è comportata meglio quando l'azionario crolla, perché la decorrelazione emerge proprio nelle code negative: per questo aumentiamo l'esposizione quando l'azionario, misurato contro l'oro, diventa troppo caro. Una posizione che può restare aperta per anni, e che non ha bisogno di obbligazioni per funzionare.

Bitcoin

Bitcoin condivide con l'oro la sola proprietà che conta in questo quadro: l'offerta è scritta nel protocollo e nessun comitato può rivederla. È la ragione per cui la correlazione fra i due è salita al massimo da 6 anni, e per cui il mercato li ha comprati insieme nel momento in cui la teoria diceva di venderli entrambi.

I due non sono però intercambiabili. L'oro ha un compratore che non guarda il prezzo, Bitcoin no: la sua domanda è finanziaria, reversibile e a leva, e va quindi più lontano in entrambe le direzioni. Il mercato delle opzioni lo registra: chi compra oro non si copre, chi compra Bitcoin sì. La conseguenza non è escluderlo, è dimensionarlo per un drawdown che l'oro non ha.

Resto del comparto

Sotto Bitcoin il comparto vive di una dinamica regolatoria, non monetaria. La mancata approvazione della legge di mercato non ha rallentato le agenzie americane, le ha liberate: SEC e CFTC scrivono ora il perimetro da sole, e hanno scelto le blockchain pubbliche.

Da qui l'attenzione a Ethereum e Solana, che si contendono il ruolo di infrastruttura per le azioni tokenizzate, e in misura minore a Hyperliquid, la cui scommessa è più stretta: l'apertura dei derivati perpetui agli operatori americani, oggi preclusa. Il rischio non è la direzione ma la reversibilita': quello che una commissione concede, un'altra può toglierlo senza passare dal Congresso.

Equity statunitense

Il rapporto prezzo/utili prospettico dell'S&P 500 è in linea con la media degli ultimi 10 anni. Il multiplo non è il problema: lo è ciò che lo tiene in piedi. Il consenso incorpora per quest'anno una crescita degli utili vicina a un terzo, e circa metà di quell'incremento viene da un solo tema.

Restiamo quindi esposti, ma non compriamo l'indice. L'asimmetria non sta nel prezzo, sta nell'ipotesi che lo regge: dove le attese sono misurate una delusione costa poco, dove sono eroiche il multiplo che oggi sembra normale diventa caro a posteriori, senza che il prezzo si sia mosso.

Il criterio di selezione

Il rischio che sta nell'ipotesi e non nel prezzo non si evita uscendo dall'azionario, si evita selezionandolo in modo diverso. Uno screening fondamentale serve proprio a questo: separare le società il cui prezzo incorpora un'esecuzione perfetta da quelle in cui la stessa qualità costa meno perché nessuno la sta raccontando.

Il nostro modello lavora su un universo globale con decine di indicatori fondamentali organizzati in famiglie e aggregati in un composito ottimizzato. Il criterio non cambia con il ciclo, cambia quali società lo superano: la nostra filosofia e la nostra strategia sono descritte per esteso sul sito.

Equity emergente

Gli emergenti arrivano a questo quadro con due vantaggi indipendenti dalla Fed. Il primo è il prezzo: lo stesso utile costa molto meno che a New York, e il divario di valutazione con gli Stati Uniti è fra i più ampi degli ultimi anni. Il secondo è la composizione: molti di questi mercati sono esposti alle materie prime, e uno shock energetico che comprime i margini altrove qui li allarga.

La terza gamba è il dollaro, e la trattiamo per quello che è: una tesi di medio periodo, non una condizione presente. Un dollaro strutturalmente più debole è parte necessaria del meccanismo che svaluta il debito americano, ma il cambio non ha ancora cominciato quel percorso. Finché non comincia, l'esposizione si giustifica con le prime due gambe.

Equity giapponese

Il Giappone resta il mercato sviluppato con la storia più lineare: uscita dalla deflazione, riforma della governance societaria, rientro graduale del risparmio interno verso il listino domestico. È l'unico grande mercato sviluppato in cui l'inflazione è una buona notizia.

Il rischio è il cambio, e rispetto al trimestre scorso va letto al contrario. La banca centrale ha alzato i tassi e lo yen ha continuato a indebolirsi: il rendimento del listino arriva eroso dal cambio. Finché la valuta scende, l'esposizione va coperta oppure accettata per quello che diventa, una scommessa doppia sul listino e contro lo yen.

Equity europea

L'Europa non è un'idea, sono tre idee separate. Difesa, banche e value rispondono a fattori diversi e nessuna delle tre dipende dall'indice: la spesa militare è una decisione politica pluriennale, i margini bancari vivono di una curva più inclinata, il value torna a pagare quando il costo del denaro smette di essere zero.

Il resto del continente continua a soffrire di crescita bassa e di un'esposizione all'energia che lo shock rende costosa. Comprare l'Europa come blocco non ha funzionato e non c'è ragione perché funzioni adesso: l'esposizione ha senso per temi, non per area geografica.

Obbligazionario

La nostra impostazione strategica, orizzonte lungo e volatilità accettata, tiene l'obbligazionario fuori dai portafogli core, e non per una previsione sui tassi. Protegge dalla volatilità ma fiacca il rendimento, e su orizzonti lunghi quel pedaggio pesa più della protezione che compra. Nelle discese violente dell'azionario l'asset che storicamente si comporta meglio non è l'obbligazione ma l'oro: la copertura la compriamo dove funziona davvero.

Per chi comunque vi si espone, la regola discende dal meccanismo. Se il regime usa l'inflazione per erodere il debito, l'unico sottostante che la compensa per intero sono i TIPS, e prestare a lungo a tasso fisso significa finanziare proprio quell'erosione: durata corta quindi, tratto lungo da evitare finché lo YCC non diventa scenario operativo.
In Europa vale lo stesso ragionamento con margini più stretti, perché la BCE ha meno spazio di accomodamento da offrire, e lo spread BTP-Bund resta l'indicatore da tenere d'occhio.

Rischi e fattori di invalidazione

Intro

Nessuna tesi vale senza le condizioni che la smentirebbero. Qui elenchiamo i cinque sviluppi che ci farebbero cambiare idea e i segnali da cui accorgersene per tempo.

Restiamo costruttivi nello scenario base, ma con la disciplina di chi sa esattamente cosa potrebbe rovesciarlo.

Boom di produttività AI

Se l'AI consegna davvero il salto di produttività promesso, e in misura superiore alle attese attuali, il PIL nominale potrebbe crescere sopra il costo del debito: in quel caso il rapporto fra debito e prodotto scenderebbe per crescita, non per debasement.

Oro e crypto perderebbero parte del razionale, il dollaro resterebbe stabile o si rafforzerebbe, l'equity statunitense continuerebbe a sovraperformare gli emergenti.
Segnali da monitorare: dati di produttività multifattoriale BLS, margini operativi Big Tech, capex AI che si traduce in revenue di terzi.

Disciplina fiscale post-midterm

Improbabile ma non impossibile se gli equilibri politici producessero un Congresso davvero ostile alla spesa pubblica. Effetto immediato: calo dei rendimenti per credibilità ritrovata, dollaro forte, correzione di oro e criptovalute, emergenti differenziati.

La probabilità è bassa, dato che entrambi i partiti hanno incentivi forti a non incarnare l'austerity, ma l'asimmetria è notevole e va monitorata.
Uno scenario poco probabile che rovescerebbe quasi tutte le nostre posizioni contemporaneamente vale più attenzione di uno probabile che ne toccherebbe una sola.
Segnali da monitorare: composizione delle commissioni di bilancio dopo il voto, proposte di tetto alla spesa, reazione dei rendimenti lunghi alle prime indicazioni programmatiche.

Collasso esogeno della domanda

Shock di credito (default sovrano disordinato, crisi bancaria sistemica), evento geopolitico estremo, scoppio di una bolla riconoscibile: tutti scenari in cui i rendimenti scenderebbero senza intervento Fed.

Effetto: rally dei Treasury, drawdown azionario brutale, oro che tiene per status difensivo, crypto sotto stress massimo.
Segnali da monitorare: spread di credito investment grade e high yield, indicatori di stress bancario (commercial real estate, regional banks), volatilità implicita su asset rischiosi.

La stretta regge

Il rialzo non è più un'ipotesi, quindi il rischio si sposta: non che la Fed alzi, ma che riesca a restare restrittiva. Accadrebbe se l'inflazione scendesse abbastanza da spingere il tasso reale sopra la soglia che erode il debito, senza che il costo del servizio imponga marcia indietro. È l'unico scenario in cui la dominanza fiscale, per come la descriviamo, smette di valere.

Effetti: rendimenti reali in salita lungo tutta la curva, dollaro forte, oro e Bitcoin privati del loro razionale, azionario in sofferenza nel percorso.
Segnali da monitorare: inflazione di fondo stabilmente sotto il 2,5%, costo medio del debito federale che smette di salire, Tesoro che allunga la scadenza media delle emissioni invece di accorciarla.

Disinflazione da normalizzazione energetica

Il greggio sopra i 100 dollari è oggi la prima voce dell'inflazione americana. Se il fronte mediorientale si chiudesse e l'offerta tornasse regolare, l'inflazione scenderebbe senza merito della Fed, che potrebbe smettere di alzare per ragioni buone invece che per vincolo. Il meccanismo che descriviamo, un'inflazione tollerata perché erode il debito, perderebbe il proprio combustibile. A differenza dello scenario precedente il tasso reale salirebbe per via dei prezzi, non perché la Fed tiene su i tassi.

Effetti: curva più piatta, oro che perde il motore principale, azionario favorito dalla compressione dei costi di input.
Segnali da monitorare: greggio stabilmente sotto gli 80 dollari, componente energia dell'indice dei prezzi in contrazione su base annua, premi di rischio sulle rotte di trasporto in normalizzazione.

Peso degli scenari

I cinque scenari non hanno la stessa probabilità, e pesarli è parte del lavoro. Tre richiedono che accada qualcosa fuori dal nostro controllo: un salto di produttività fuori scala, uno shock esogeno, una disinflazione da offerta. Gli altri due dicono che abbiamo torto, sul fatto che l'austerity non sia praticabile o sul fatto che la stretta non possa reggere.

Pesando ciascuno per quanto lo riteniamo probabile, l'oro resta l'asset mediamente meglio posizionato e l'azionario selezionato resta la posizione. Se la crescita risolvesse da sola il problema del debito, la musica cambierebbe del tutto: è lo scenario che ci smentirebbe nel modo più netto, ed è anche l'unico dei cinque che nessuno avrebbe ragione di temere.

La settimana sui mercati: la nostra lettura

La spesa in AI chiede capitale e Wall Street seleziona

Dopo il credito tocca agli azionisti: Meta ha superato le attese sui ricavi ed è stata punita, perché accanto al debito ha creato azioni senza diritto di voto, che il mercato legge come capitale per la spesa in AI. Giovedì Wall Street ha vissuto la seduta peggiore da luglio, eppure due titoli su tre dell'S&P 500 hanno chiuso in rialzo, e in settimana hanno guadagnato small cap, sanità e titoli a bassa volatilità. Il mercato non vende l'azionario, vende la leva sull'AI.

Confermiamo la lettura che guida la nostra selezione: quando gli utili attesi poggiano su un'unica scommessa e il suo costo comincia a ricadere sui soci, il giudizio peggiora prima ancora che lo faccia il prezzo. In settimana il mercato ha ragionato allo stesso modo, premiando attese più misurate senza uscire dall'azionario. Dai conti di Microsoft, Alphabet e Amazon, attesi nei prossimi giorni, vorremo capire se la spesa comincia a pesare sugli azionisti.

L'OAT oltre il 5% riapre il fronte del debito europeo

Mercoledì il rendimento decennale francese ha superato il 5% per la prima volta dal 2002, dopo un fine settimana di proteste contro il carovita sfociate in migliaia di arresti, e la tensione si è trasmessa ai BTP. Il governo difende per il 2027 un obiettivo di deficit che le agenzie di rating stimano già più alto. Il risanamento si scontra con la piazza prima ancora di cominciare.

Leggiamo qui la stessa dinamica che descriviamo per gli Stati Uniti: quando tagliare la spesa porta la gente in strada, l'aggiustamento passa dai rendimenti e, alla lunga, dall'inflazione. Nell'area euro la banca centrale ha meno munizioni, e fra gli operatori si discute già di scudo anti-spread. Per chi è comunque esposto ai titoli di Stato la regola non cambia: durata corta e lo spread italiano come primo termometro del contagio.

Il gas divide le due sponde dell'Atlantico

Il petrolio ha dominato le cronache, ma la frattura più netta l'ha mostrata il gas. Negli Stati Uniti il prezzo è sceso ai minimi da agosto, fra un autunno mite e una produzione record; in Europa è salito ai massimi dal 2022, con gli stoccaggi ai livelli stagionali più bassi da quando esiste la serie e le forniture di gas liquefatto dal Golfo crollate. Lo stesso shock lascia un conto molto diverso alle due economie.

Lo si vede già nei sondaggi sulle imprese: in ottobre quelle americane accelerano e alzano i prezzi, quelle francesi sono tornate in contrazione. È la ragione principale per cui l'Europa ha perso più di Wall Street: ha tenuto l'energia, con Eni sostenuta dal dividendo straordinario, mentre lusso e auto hanno pagato la Cina, e le banche, uno dei nostri temi, hanno sofferto il rialzo dei rendimenti sovrani, lo stesso che nel tempo ne sostiene i margini. Lo shock conferma che l'Europa va scelta per temi.

L'oro scende sotto 4.000 dollari nella settimana della paura

Giovedì, mentre i titoli tecnologici crollavano e i Treasury vivevano il rally giornaliero più forte da oltre un anno, l'oro è sceso, chiudendo poi la settimana ai minimi da luglio. Due le spinte: le vendite per far fronte alle richieste di margine sui titoli tecnologici, con forti deflussi dal principale ETF, e un rialzo della Fed a dicembre che il mercato continua a considerare molto probabile. Nella fase acuta si vende ciò che è liquido.

Non è la prima volta: nell'autunno del 2008 e nel marzo del 2020 l'oro scese insieme all'azionario nelle prime settimane di stress, per poi tornare sui massimi prima delle borse. Il motore di fondo resta intatto, con le banche centrali che continuano ad accumulare riserve in oro e uno shock energetico che alimenta l'inflazione.

— Il team Gamma

MARKET SNAPSHOT

Dati aggiornati al 23 ottobre 2026 (chiusura mercati venerdì)

Leaderboard
Rendimenti in €
1W1MYTD
Rendimenti in €
1W1MYTD
Azionario
Indici Area GeograficaValore1W (€)1M (€)YTD (€)
Indici Mondiali
MSCI ACWI1.119-0,29%-0,55%+17,06%
MSCI World4.875-0,27%+0,31%+16,67%
Indici USA
S&P 5007.624-0,14%+0,56%+17,91%
Nasdaq 10028.958-0,45%-3,50%+20,75%
Dow Jones 3052.215+0,75%+3,27%+15,13%
Russell 20002.776+2,28%-0,60%+18,36%
Volatilità / Sentiment
VIX19,45-0,54+3,78+4,50
Indici Europa
Euro Stoxx 506.068-2,27%-3,19%+7,01%
FTSE MIB 4048.559-2,64%-5,71%+11,11%
DAX 4025.182-1,78%-0,34%+2,17%
CAC 407.783-2,14%-3,73%-1,85%
FTSE 10010.690-1,11%+3,19%+15,08%
SMI 2014.462+0,61%+5,97%+12,62%
Indici Asia
Nikkei 22562.693-2,98%-1,43%+32,07%
CSI 3004.105-1,38%-5,55%-0,83%
Hang Seng 8023.093-4,21%-4,97%-3,65%
Nifty 5022.600-2,16%+0,45%-13,57%
Kospi 200863-0,61%-19,59%+64,13%
Altri indici
Ibovespa 85205.083+0,94%+15,89%+44,82%
ASX 2008.795+1,50%+2,96%+14,64%
TSX 602.131+0,81%+4,40%+19,80%
Indici Globali di StileValore1W (€)1M (€)YTD (€)
Indici Globali Settoriali
Energy64+1,75%+11,75%+62,05%
Materials106-2,25%-1,22%+16,32%
Industrials185-1,60%-2,13%+11,08%
Cons. Discretionary190-0,15%+3,49%-2,42%
Consumer Staples72+1,47%+9,62%+17,78%
Health Care109+2,63%+7,46%+18,92%
Financials129+0,04%+1,36%+13,40%
Inf. Technology137+0,02%-5,57%+37,07%
Comm. Services111-4,44%-6,85%-3,09%
Utilities82+1,18%+7,72%+10,56%
Real Estate26+1,32%+1,72%+12,23%
Indici Globali Fattoriali
Quality90-0,92%+2,62%+17,51%
Momentum110-2,11%-5,17%+18,21%
Value78-0,69%-2,03%+36,88%
Size60+0,42%+2,85%+13,63%
Minimum Volatility80+1,97%+6,55%+13,92%
Multifactor16-0,60%+0,87%+21,02%
Obbligazionario

Variazioni espresse come variazione % del rendimento dell'ETF obbligazionario di riferimento.

Indici ObbligazionariYield1W (€)1M (€)YTD (€)
Bond
US Treasury 2Y4,68%+0,48%+2,35%+6,05%
US Treasury 10Y4,99%+1,01%+3,42%+2,38%
China Gov. 10Y1,61%+0,82%+2,43%+12,94%
Japan Gov. 10Y2,80%+2,21%+5,41%-0,40%
Bund 10Y3,34%+0,55%+1,72%-0,68%
BTP 10Y4,59%-0,51%+0,26%-3,17%
Materie prime

Variazioni espresse come rendimento dello strumento di riferimento, a replica fisica per i metalli preziosi e su contratti futures per rame ed energia.

CommoditiesValore ($)1W (€)1M (€)YTD (€)
Metalli preziosi
Au Oro3.993,6-3,77%-4,98%-2,84%
Ag Argento53,9-5,12%-14,15%-20,63%
Pt Platino1.554,3-4,45%-10,28%-20,91%
Pd Palladio1.048,0-5,81%-16,39%-31,64%
Cu Rame6,5-0,81%-2,44%+17,26%
Energia
B Brent Crude116,9+5,98%+16,55%+163,07%
W WTI Crude103,4+5,13%+12,43%+157,26%
G Gas Naturale2,6-9,85%-15,79%-17,99%
Criptovalute
CriptovaluteValore ($)1W (€)1M (€)YTD (€)
Crypto
Bitcoin (BTC)81.074,19-0,21%-2,45%-2,77%
Ethereum (ETH)2.384,08-1,17%-9,93%-15,67%
Binance (BNB)738,84+2,81%-3,39%-10,18%
Ripple (XRP)1,29-0,92%-14,31%-26,20%
Solana (SOL)102,78-1,15%-10,82%-13,35%
TRON (TRX)0,33-1,29%-1,62%+21,67%
Dogecoin (DOGE)0,08-2,54%-16,72%-29,73%
Cardano (ADA)0,21-6,40%-13,85%-33,64%
Hyperliquid (HYPE)77,01-3,70%-15,11%+217,75%
Monero (XMR)583,90+5,26%+5,00%+41,43%
Forex
ValuteTasso1W1MYTD
Coppie
EUR/USD1,12-0,31%-1,51%-4,71%
EUR/GBP0,84-0,68%-2,72%-3,92%
EUR/CHF0,92-0,22%-1,91%-0,75%
EUR/JPY175,74-1,05%-2,79%-4,50%
EUR/CNY7,49-0,14%-1,90%-8,83%
USD/JPY156,82-0,76%-1,28%+0,10%
USD/CNY6,67-0,24%-0,64%-4,63%
Dollar Index101,75-0,08%+0,46%+3,49%
NOTE METODOLOGICHE

Tempistica. Dati al close di venerdì 23 ottobre 2026. Per le criptovalute, scambiate 24/7, si intende la candela giornaliera che chiude alle 00:00 UTC (convenzione di mercato).

Livelli. I valori puntuali si riferiscono agli indici di mercato per l'azionario, ai rendimenti annui a scadenza (yield) per i bond, ai prezzi spot in dollari (USD) per materie prime e criptovalute, ai tassi di cambio diretti per le valute.

Variazioni. Le performance percentuali a 1 settimana, 1 mese e da inizio anno sono calcolate sui rispettivi ETF tracker per azionario, obbligazionario e materie prime in modalità total return; sui prezzi spot per criptovalute; sul tasso di cambio per le valute. Per un numero limitato di righe prive di un tracker fedele all'indice, la variazione è ricostruita dall'indice stesso convertito in euro, con l'aggiunta del rendimento cedolare netto pro rata.

Valuta. Le variazioni di azionario, obbligazionario, materie prime e criptovalute sono convertite in euro (€), per riflettere il rendimento effettivo per un investitore europeo non-hedged. Le coppie valutarie restano espresse nella loro convenzione naturale.

NEWS PRINCIPALI

19-25 ottobre 2026 | Notizie selezionate per rilevanza e impatto sui mercati

Globale

Hormuz vive il mese peggiore, Trump rinvia lo scontro

Nella notte fra mercoledì e giovedì 7 petroliere sono state colpite a Hormuz, e secondo Lloyd's List ottobre è il mese con più attacchi alle navi dall'inizio della guerra. Washington ha ordinato il rientro del personale non essenziale dall'Arabia Saudita, dove gli Houthi colpiscono aeroporti e impianti; secondo il Financial Times, Trump si è opposto a un attacco israeliano all'Iran, rinviato a dopo il voto del 3 novembre.

Venerdì il Brent ha chiuso ai massimi da fine aprile.

Il rischio geopolitico ora ha un calendario: le elezioni israeliane del 27 ottobre e quelle di metà mandato americane sono le date che il petrolio sta già prezzando.

Kiev insiste sui droni, diesel russo verso gli Stati Uniti

L'Ucraina ha respinto la richiesta americana di sospendere gli attacchi alle raffinerie russe, e venerdì i quattro aeroporti di Mosca sono rimasti chiusi per ore. Il Cremlino indica metà novembre per un nuovo round di colloqui ad Abu Dhabi, mentre restano sospesi i dazi fino al 100% sui maggiori acquirenti di energia russa.

In settimana è salpata la prima petroliera di diesel russo diretta negli Stati Uniti da anni, frutto dell'accordo fra Trump e Putin.

Con le sanzioni ferme, la pressione passa dai droni: è Kiev, non il Tesoro americano, a decidere quanto prodotto raffinato russo arriva sul mercato, proprio mentre Washington comincia a comprarne.

Washington frena i capitali per Pechino, terre rare in bilico

Giovedì il Tesoro americano ha proposto le regole che limitano gli investimenti all'estero in intelligenza artificiale, supercalcolo, armi ipersoniche e biotecnologie in Cina e negli altri paesi rivali, lasciando fuori gran parte degli investimenti di portafoglio, azioni comprese. Pechino ha risposto che prenderà le misure necessarie.

La tregua sui dazi è stata prorogata al 10 gennaio, ma nessuna fonte ufficiale chiarisce se copra la sospensione cinese dei controlli sulle terre rare, in scadenza il 10 novembre.

La frattura tecnologica si allarga mentre la tregua commerciale regge: per auto, difesa ed elettronica, che dipendono dai magneti cinesi, il 10 novembre è la prima vera scadenza.

Stati Uniti

Il PMI accelera con i prezzi ai massimi dal 2022

In ottobre il PMI composito di S&P Global segnala un'economia in forte espansione, con la manifattura ai massimi da maggio 2022, i nuovi ordini dei servizi al ritmo più alto da marzo 2022 e i prezzi di vendita ai massimi da agosto 2022. Le richieste di sussidi di disoccupazione sono scese ai minimi da luglio.

La fiducia dei consumatori dell'Università del Michigan resta depressa a 48, ma le attese d'inflazione a cinque anni salgono al 3,5%.

Crescita forte e prezzi in salita spingono verso una stretta: per la riunione del 28 ottobre il mercato prezza una pausa quasi certa, per quella di dicembre un rialzo con probabilità intorno all'80%.

Midterm, i Democratici favoriti per la Camera

A nove giorni dalle elezioni di metà mandato del 3 novembre, che rinnovano tutta la Camera e un terzo del Senato, i mercati delle previsioni danno ai Democratici il controllo della Camera con probabilità vicine al 90% e del Senato poco sopra il 60%, mentre per il 65% degli americani i prezzi alti sono responsabilità delle politiche di Trump.

La Casa Bianca risponde con concessioni mirate: dal 30 ottobre cadono i dazi del 50% su circa 20 miliardi di dollari di importazioni canadesi.

Un governo diviso porta stallo, non disciplina di bilancio: il finanziamento del governo scade l'11 dicembre, e sarà quella la prima prova dei nuovi equilibri.

Europa

Moody's risparmia Parigi, ma con prospettive negative

Venerdì sera Moody's ha confermato il rating della Francia ad Aa3 con prospettive negative, contro le attese di un taglio. L'agenzia stima il deficit al 5,4% quest'anno e al 5,2% nel 2027, con il debito oltre il 120% del PIL, e chiede uno sforzo di bilancio significativo e prolungato dopo le elezioni del 2027.

In settimana il rendimento decennale francese ha superato quello italiano di circa 45 punti base, e il differenziale fra OAT e Bund ha toccato i livelli più alti da oltre un decennio.

La decisione rinvia il giudizio, non lo cambia: martedì 27 riprende l'esame del bilancio all'Assemblea nazionale, e il 27 novembre tocca a S&P.

L'attività rallenta e la BCE si avvia alla pausa

I PMI flash di ottobre segnalano un rallentamento dell'area euro, con l'indice composito a 51,9 da 53,1 e sotto le attese; la Francia è tornata in contrazione a 48,4, con la fiducia delle imprese ai minimi da aprile 2020. S&P Global stima una crescita dello 0,3% nel trimestre.

Per la riunione del 29 ottobre il mercato attende tassi fermi, con un rialzo a dicembre già nei prezzi e il dibattito aperto sull'effetto del caro energia sulla crescita.

L'area euro entra in una zona di stagflazione: con l'inflazione quasi doppia rispetto all'obiettivo e l'attività che frena, ogni rialzo costa crescita e ogni pausa costa credibilità.

Inflazione britannica al 3,5%, la BoE pronta a stringere

A settembre l'inflazione britannica è salita al 3,5% dal 3,1%, sopra le attese, spinta dai carburanti, con la componente di fondo al 2,8%. Il mercato prezza ora quasi per intero un rialzo della Bank of England il 5 novembre, il primo dal 2023.

Il fabbisogno pubblico di settembre è stato di 24,5 miliardi di sterline, sopra le previsioni, alla vigilia del bilancio d'autunno del 28 ottobre, il primo atto di politica fiscale dopo il ritorno dell'inflazione.

Londra è sotto pressione su tassi e conti insieme: un costo del denaro più alto e un fabbisogno in crescita lasciano poco margine al Tesoro, e il bilancio dirà quanto del peso ricadrà sulla crescita.

Cina

Il PIL cinese batte le attese grazie all'industria

Nel terzo trimestre il PIL cinese è cresciuto del 4,5% sull'anno, sopra il 4,4% atteso, con la produzione industriale di settembre in accelerazione al 5,5%. Le vendite al dettaglio salgono appena dell'1,1%, gli investimenti fissi sono in calo del 7,2% da inizio anno e quelli immobiliari del 20,6%.

Giovedì l'Hang Seng ha perso il 3% con la vendita sui titoli tecnologici, e i fondi statali hanno comprato ETF sul mercato interno ai ritmi più alti da aprile 2025.

Un dato forte allontana gli stimoli che il mercato aspettava: alla vigilia del Plenum Pechino non ha ragioni per spingere i consumi, e i listini lo hanno letto come una cattiva notizia.

La PBoC lascia i tassi fermi e prepara la riforma

Martedì la banca centrale ha lasciato invariati i tassi di riferimento sui prestiti per il 17° mese consecutivo, e il governatore Pan Gongsheng ha annunciato una riforma che dovrebbe fare del pronti contro termine overnight il nuovo tasso guida. Lo yuan ha toccato il livello più forte sul dollaro da giugno 2022, e il rendimento del decennale cinese è sui minimi dell'anno.

Da domani al 29 ottobre si riunisce il Plenum del Comitato centrale.

Pechino stabilizza il cambio invece di allentare il credito: uno yuan forte frena l'inflazione importata ma pesa sugli esportatori, proprio mentre il surplus record alimenta le tensioni commerciali.

Giappone

Rally dei titoli di Stato giapponesi, yen più forte

Il rendimento del decennale giapponese è sceso in modo marcato, con il calo più forte venerdì, dopo un'asta a 20 anni con domanda record e la vendita globale sui titoli tecnologici. Lo yen si è rafforzato sul dollaro, mentre il Nikkei ha perso circa il 4% in valuta locale con i titoli legati ai chip.

A settembre l'inflazione di fondo è tornata al 2,1%, sopra l'obiettivo per la prima volta da dicembre, e la premier Takaichi ha promesso di finanziare il taglio dell'imposta sui consumi per gli alimentari senza nuovo debito.

In Giappone il debito pubblico torna a fare da rifugio: la promessa di disciplina fiscale e una BoJ attesa ferma il 30 ottobre tolgono pressione alle scadenze lunghe.

Italia

Lo spread segue la Francia, BTP Valore a 16,6 miliardi

Lo spread fra BTP e Bund si è allargato di oltre 15 punti base in settimana, oltre quota 120, sulla scia della crisi francese: il rendimento italiano è salito mentre quello tedesco scendeva, comprato come rifugio. Draghi non vede un contagio e ritiene che la BCE resterà a bordo campo, ma il mercato ha già chiesto un premio più alto.

Il BTP Valore ha raccolto 16,6 miliardi da oltre 560.000 contratti, con cedole definitive riviste al rialzo fino al 4,75% nel quinto anno.

La crisi francese rende più caro finanziare l'Italia: la domanda dei risparmiatori resta forte, ma il costo più alto per il Tesoro assorbe i margini su cui contava la manovra.

La manovra slitta, il nodo è il contributo delle banche

Il vertice di maggioranza di lunedì non ha trovato l'accordo, e il Consiglio dei ministri sulla legge di bilancio, atteso entro il 20 ottobre, è rinviato alla prossima settimana. Il nodo è il contributo del settore finanziario, circa 5 miliardi: Salvini lo vuole almeno di quell'importo, Tajani si oppone a un prelievo imposto per legge.

Sulla flessibilità per le spese energetiche la risposta di Bruxelles è attesa all'Ecofin del 10 novembre.

L'incertezza sulla forma pesa più dell'importo: finché non è chiaro se sarà un contributo volontario o un'imposta, le banche, che pesano molto sul FTSE MIB, restano esposte al rischio politico.

Resto del mondo

Il won sale e il Kospi cede, BoK in attesa

Giovedì la Bank of Korea ha lasciato i tassi al 3,00% dopo i rialzi di luglio e agosto, con l'inflazione scesa al 2,9% ma i prezzi alla produzione in crescita del 7,7%. Lo stesso giorno il Kospi ha perso il 3,5%, al minimo di chiusura da aprile, nonostante le esportazioni di chip più che triplicate nei primi 20 giorni di ottobre.

Il won ha toccato il livello più forte sul dollaro da ottobre 2024, mentre i depositi degli investitori privati sono scesi sotto i 90.000 miliardi di won.

Cambio forte e borsa debole raccontano due storie: l'export di chip sostiene la valuta, mentre il listino sconta la ritirata dei risparmiatori che lo avevano spinto con la leva.

Il Brasile sceglie oggi fra Lula e Flávio Bolsonaro

Oggi si vota per il ballottaggio presidenziale fra Flávio Bolsonaro e Lula, che gli ultimi sondaggi danno appaiati; al primo turno Bolsonaro aveva superato le previsioni. I seggi chiudono alle 21 ora italiana e l'esito è atteso in serata, con lo spoglio elettronico che di solito dà un risultato nel giro di poche ore.

In settimana l'Ibovespa è rimasto quasi invariato in reais, mentre il real si è rafforzato sul dollaro e l'inflazione di metà mese è uscita sotto le attese.

Domani peseranno i conti pubblici più del nome: con i sondaggi appaiati il mercato non ha prezzato un vincitore, e la prima reazione dipenderà dai segnali sulla spesa.

Petrolio e rupia pesano sulla borsa indiana

Il Sensex ha perso il 2,1% in settimana con 4 sedute consecutive in calo, mentre la rupia oscilla intorno a 95 per dollaro con il greggio sopra i 110 dollari. Lunedì la Reserve Bank of India ha stretto i controlli sui grandi investimenti all'estero delle imprese, dopo il rialzo dei tassi al 5,50% del 7 ottobre.

Gli stranieri continuano a vendere azioni indiane, e l'inflazione di settembre è al 5,54%.

Il caro greggio è il punto debole dell'India: da importatrice netta di energia vede peggiorare insieme conti esteri, cambio e prezzi, e la banca centrale difende la valuta con i controlli oltre che con i tassi.

EARNINGS PIÙ RILEVANTI

Meta Platforms (META)
EPS AttesoEPS AttualeRicavi AttesiRicavi Attuali
$5,46$3,83$63,37B$64,60B

Gli annunci corrono, ma la cassa non basta

I ricavi sono saliti del 26%, oltre le attese, con il prezzo medio degli annunci in crescita del 14% e le visualizzazioni del 10%. L'utile per azione è rimasto sotto il consenso per un accantonamento da 9,89 miliardi di dollari legato a un accordo sulla tutela dei minori: senza, sarebbe stato di 7,40 dollari, sopra le attese.

Il dato che ha pesato è un altro: nel trimestre gli investimenti hanno superato il flusso di cassa operativo, il free cash flow è sceso sotto zero e il debito a lungo termine è salito a circa 81 miliardi da 59 di inizio anno. La crescita c'è, la cassa per finanziarla no.

Più investimenti e azioni senza diritto di voto

Meta ha alzato il minimo della forchetta di investimenti 2026, ora a 135-145 miliardi di dollari, e per il 2027 promette una spesa ancora aggressiva senza fornire cifre. Per il quarto trimestre prevede ricavi fra 73 e 76 miliardi, in linea con le attese.

La novità è la classe C: un'azione senza diritto di voto per ogni azione esistente, utile a raccogliere capitale e pagare dipendenti e acquisizioni senza diluire il controllo di Zuckerberg. Gli investitori leggono la classe C come capex futuro, e in settimana il titolo ha lasciato sul terreno più del 9%.

Tesla (TSLA)
EPS AttesoEPS AttualeRicavi AttesiRicavi Attuali
$0,45$0,48$28,06B$28,05B

Più consegne del previsto, margine operativo schiacciato

Le consegne sono scese del 2% sull'anno ma hanno superato nettamente il consenso, e il margine lordo dell'auto senza crediti regolatori è salito al 18,1%. Il resto del conto è più debole: ricavi piatti, utile operativo più che dimezzato e margine operativo al 2,6%, schiacciato dalla ricerca sull'AI.

Il free cash flow positivo per 1,5 miliardi di dollari ha sorpreso un mercato che si aspettava un forte assorbimento di cassa, ma senza il capitale circolante sarebbe stato negativo, e le installazioni di accumulo di energia sono state inferiori alle attese.

Capex ridotto per il 2026, guida autonoma rinviata al 2027

Tesla ha ridotto la stima di investimenti 2026 a circa 20 miliardi di dollari da oltre 25, ma Musk annuncia decine di miliardi per l'impianto di chip Terafab fino a inizio 2028, con nuove linee di credito per 30 miliardi non ancora utilizzate. Il taglio sembra uno slittamento più che una frenata.

La guida autonoma senza supervisione sulle auto dei clienti slitta al secondo trimestre 2027, insieme al contributo visibile dei robotaxi ai conti, e Optimus arriverà ai clienti esterni verso fine 2027. Il titolo ha perso il 3% nella seduta dopo i conti.

Netflix (NFLX)
EPS AttesoEPS AttualeRicavi AttesiRicavi Attuali
$0,82$0,87$12,88B$12,87B

Margini in salita, crescita al minimo da quasi tre anni

L'utile per azione ha battuto le stime con un margine operativo al 34,6%, sopra la guidance per lo spostamento di alcune spese, mentre i ricavi sono cresciuti di quasi il 12%, il ritmo più lento da quasi 3 anni. Netflix ha ricomprato azioni per un record di 4,8 miliardi di dollari.

Il co-amministratore delegato Sarandos ha ammesso che negli Stati Uniti serve un'esecuzione migliore, mentre i dati di terze parti segnalano abbonati americani in calo, che la società contesta. I margini tengono, ma la crescita rallenta per la quarta volta di fila.

Pubblicità ridimensionata e 1.000 posti in meno

Per il quarto trimestre Netflix prevede un utile per azione di 0,67 dollari, sotto i 0,73 attesi, e porta i ricavi 2026 a 51,1 miliardi, al limite basso della forchetta. I ricavi pubblicitari dell'anno scendono a circa 2,7 miliardi da 3, per il rilascio più lento di alcune funzioni.

Arriva anche un taglio del 6% del personale, circa 1.000 persone, che peserà sul margine del quarto trimestre. Il motore atteso della prossima crescita perde giri, e oltre 20 broker hanno ridotto il prezzo obiettivo, pur senza declassare il titolo.

IBM (IBM)
EPS AttesoEPS AttualeRicavi AttesiRicavi Attuali
$2,86$2,95$16,82B$17,10B

Software in accelerazione e contratti slittati recuperati

Il software è cresciuto dell'8,3%, sopra le stime, con Red Hat in rialzo dell'11% e la gestione dei dati del 19%, mentre circa un quarto della crescita del Transaction Processing viene da contratti slittati dal trimestre precedente. Il free cash flow del trimestre è salito a 3 miliardi di dollari.

Il resto è più tiepido: la consulenza è piatta, pur con l'AI ormai al 30% dei ricavi, e i mainframe calano del 20% sull'anno, anche se il ciclo del nuovo modello è migliore del precedente. IBM ripara lo strappo di luglio, quando il titolo aveva vissuto la peggior seduta in oltre un secolo.

Guidance alzata, ma il mercato l'aveva già prezzata

IBM porta la crescita del software 2026 al 7-8% dal 6-8%, con il 7% come scenario base, e prevede un aumento del free cash flow di oltre 1 miliardo sull'anno, mentre conferma per i ricavi totali una crescita del 4-5% a cambi costanti.

Il mercato aveva anticipato tutto: il titolo ha guadagnato oltre il 9% in settimana, quasi interamente prima dei conti, e la reazione al dato è stata minima. Restano da sciogliere consulenza e debito, salito a quasi 64 miliardi dopo le acquisizioni dell'anno.

Lockheed Martin (LMT)
EPS AttesoEPS AttualeRicavi AttesiRicavi Attuali
$7,52$7,97$20,48B$20,71B

I missili portano il portafoglio ordini a un record

I ricavi sono cresciuti dell'11%, trainati dai missili e dalla difesa aerea, in crescita del 24%, e il portafoglio ordini ha toccato il record di 292 miliardi di dollari, in aumento del 27% in un solo trimestre. Il contratto pluriennale per gli intercettori PAC-3 vale da solo 52,5 miliardi.

Nessun nuovo onere sui programmi classificati, che negli anni scorsi avevano pesato sui conti, solo rettifiche minori su alcuni velivoli. La domanda di munizioni diventa strutturale, e l'amministratore delegato Taiclet la definisce permanente, indipendente dal ciclo di bilancio.

Stime 2026 riviste al rialzo per la seconda volta

Lockheed porta le stime 2026 a 80-82 miliardi di ricavi, 30,35-30,75 dollari di utile per azione e 7,8-8 miliardi di free cash flow, e vede per il 2027 una crescita dei ricavi alta a una cifra in tutti i segmenti, con la guidance formale a gennaio.

Restano due incognite: il lotto 20 dell'F-35, ancora senza contratto e fuori dalla guidance, e il bilancio della difesa 2027, partito con un esercizio provvisorio. Gli ordini garantiscono una visibilità rara nel settore, e il titolo ha guadagnato più del 9% nelle cinque sedute.

SAP (SAP)
EPS AttesoEPS AttualeRicavi AttesiRicavi Attuali
€1,87€1,89€10,13B€10,27B

Il cloud corre e il backlog supera gli analisti

I ricavi hanno superato per la prima volta i 10 miliardi di euro in un trimestre, con il cloud in crescita del 26% e la suite Cloud ERP del 29%. Il portafoglio cloud contrattualizzato è salito del 26% a cambi costanti, oltre le attese, e l'utile operativo rettificato ha superato i 3 miliardi con il margine al 29,5%.

Secondo l'amministratore delegato Klein, 9 contratti su 10 fra i 50 più grandi del trimestre includevano soluzioni di AI e di gestione dei dati. L'AI accelera il passaggio al cloud invece di minacciarlo.

Previsioni nella parte alta, il quarto trimestre decide

SAP colloca ora i ricavi cloud 2026 nella parte alta della forchetta di 25,8-26,2 miliardi a cambi costanti, conferma l'utile operativo rettificato fra 11,8 e 12,2 miliardi e un free cash flow di circa 10 miliardi, e per il 2027 promette ricavi in accelerazione con costi che crescono meno.

Il quarto trimestre vale circa metà delle prenotazioni annue, e il direttore finanziario Asam ha avvertito che i tassi americani intorno al 5% cominciano a farsi sentire. In un listino tedesco in calo SAP ha fatto eccezione, guadagnando oltre il 7% in settimana.

Kering (KER)
EPS AttesoEPS AttualeRicavi AttesiRicavi Attuali
n/dn/d€3,37B€3,35B

Gucci perde ancora, Saint Laurent e Bottega tengono

Il fatturato del trimestre è rimasto stabile a cambi correnti e in calo dell'1% a perimetro comparabile, ma Gucci ha perso il 6%, con i negozi diretti in calo del 9% e un rallentamento della clientela cinese e americana rispetto al secondo trimestre. Senza Gucci, i negozi del gruppo crescono del 2% con Saint Laurent e Bottega Veneta.

L'Asia-Pacifico ha perso l'8% per il traffico debole in Cina. Gucci non mostra ancora segni di stabilizzazione, e vale circa metà degli utili del gruppo.

Sparisce l'obiettivo di tornare a crescere, il titolo crolla

Il comunicato non ripete più l'obiettivo di tornare a crescere nel 2026 annunciato a luglio, e la direttrice finanziaria Poulou rinvia ai risultati annuali; il margine del secondo semestre non supererà quello del primo. Il gruppo chiuderà almeno 125 negozi nell'anno e punta a ridurre le scorte di circa 1 miliardo.

Venerdì il titolo ha perso il 16,6%, mentre L'Oréal saliva di oltre il 5% e Hermès scendeva per la Cina. La Borsa ha tolto il premio sul risanamento, in attesa delle nuove collezioni Gucci in negozio da novembre.

CALENDARIO PROSSIMI EVENTI

La prossima settimana

26 ottobre [MEDIA] Plenum del Comitato centrale del Partito comunista cinese, fino al 29

27 ottobre [ALTA] Elezioni legislative in Israele

28 ottobre [CRITICA] Decisione della Federal Reserve sui tassi di interesse

28 ottobre [ALTA] Trimestrali di Microsoft, Alphabet e SK Hynix

28 ottobre [ALTA] Bilancio d'autunno del Regno Unito

28 ottobre [MEDIA] Decisione della Bank of Canada sui tassi di interesse

29 ottobre [CRITICA] Decisione della BCE sui tassi di interesse

29 ottobre [ALTA] Prima stima del PIL statunitense del terzo trimestre e inflazione PCE di settembre

29 ottobre [ALTA] Trimestrali di Amazon e Intel

29 ottobre [MEDIA] Assemblea di MPS sulle offerte per Banco BPM e Banca Generali

30 ottobre [ALTA] Decisione della Bank of Japan sui tassi di interesse

31 ottobre [MEDIA] Indici PMI ufficiali cinesi di ottobre

1 novembre [MEDIA] Riunione dei paesi OPEC+ sulla produzione di dicembre

Il prossimo mese

3 novembre [CRITICA] Elezioni di metà mandato negli Stati Uniti

3 novembre [MEDIA] Decisione della Reserve Bank of Australia sui tassi di interesse

5 novembre [ALTA] Decisione della Bank of England sui tassi di interesse

6 novembre [CRITICA] Rapporto sul mercato del lavoro statunitense di ottobre

10 novembre [ALTA] Scadenza della sospensione cinese dei controlli sulle terre rare

10 novembre [CRITICA] Inflazione CPI di ottobre negli Stati Uniti

10 novembre [MEDIA] Ecofin con la risposta sulla flessibilità di bilancio per l'energia

13 novembre [ALTA] Revisione del rating dell'Italia da parte di S&P

18 novembre [ALTA] Vertice APEC a Shenzhen con la partecipazione di Trump, fino al 19

18 novembre [MEDIA] Verbali della riunione di ottobre della Federal Reserve

26 novembre [MEDIA] Decisione della Bank of Korea sui tassi di interesse

27 novembre [ALTA] Revisione del rating della Francia da parte di S&P

FONTI

Reuters, Bloomberg, Financial Times, Associated Press, Wall Street Journal, CNBC, AFP, Dow Jones, Federal Reserve, Dipartimento del Tesoro statunitense, S&P Global, Università del Michigan, CME FedWatch, BCE, Eurostat, MEF, Banca d'Italia, Moody's, Consiglio europeo, Office for National Statistics, Ufficio nazionale di statistica cinese, Banca popolare cinese, Bank of Japan, Bank of Korea, Reserve Bank of India, Kyodo, Yonhap, Xinhua, Datafolha, Lloyd's List, Kpler, Agenzia internazionale dell'energia, Energy Information Administration, World Gold Council, LSEG, FactSet, CoinDesk, Farside Investors, Il Sole 24 Ore, MilanoFinanza, Teleborsa, ANSA, Trading Economics, Investing.com, comunicati societari