Dipinto: uomo in abito scuro, di spalle, davanti a tre monitor rossi con Nasdaq, oro e Bitcoin in calo; sulla scrivania un chip incrinato Google e Intel, alla finestra una città con cupola.
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Profondo rosso su tecnologia, oro e criptovalute: la paura è giustificata?

Edizione del 1 novembre 2026 • Tempo di lettura 44 min.

TESI DI INVESTIMENTO Q4 2026

La tesi viene rivista trimestralmente. Aggiornamenti straordinari sono possibili in caso di eventi rilevanti per la nostra view.

La nostra tesi

Intro

La tesi parte da una constatazione e ne segue le conseguenze fino in fondo. Il debito pubblico occidentale ha superato il punto oltre il quale non è più la politica monetaria a decidere il costo del denaro, ma il costo del denaro a decidere quanto la politica monetaria possa permettersi. Il rialzo di settembre non smentisce questa lettura. Il vincolo non decide più se una stretta cominci, decide fin dove possa arrivare.

Resta però una lettura, e una lettura conta solo se i numeri la confermano. Il cuore del nostro modello è quantitativo: l'analisi macro serve a formulare le ipotesi, non a validarle, e ogni intuizione viene mantenuta o scartata in base al riscontro che trova nei dati. Quando le due cose divergono, prevalgono i dati.

Fiscal dominance

Il debito federale statunitense ha superato i 40.000 miliardi di dollari, e nei primi 11 mesi dell'anno fiscale la spesa per interessi netti ha oltrepassato per la prima volta i 1.000 miliardi, in crescita del 13% sull'anno precedente. Da qui in avanti il servizio del debito pesa più di voci storicamente intoccabili del bilancio, difesa inclusa.

La Federal Reserve, sotto la guida di Kevin Warsh, lavora con gradi di libertà molto più stretti rispetto a un decennio fa. Il rialzo di settembre non contraddice il vincolo: lo riporta dove è sempre stato, cioè non sull'avvio dell'inasprimento ma sul suo punto di arrivo.
Non si decide più quanto stringere, ma quanto può permetterselo il Tesoro.

Il tasso reale

La misura che separa un inasprimento difensivo da uno restrittivo è il tasso reale, e i tassi reali da guardare sono due. Per chi presta allo Stato conta il tasso di policy contro i prezzi, e lì il costo reale del denaro è appena positivo: resta tale anche mettendo in conto un altro rialzo.

Per lo Stato debitore conta un'altra misura: il costo medio del proprio debito contro la crescita nominale dell'economia. Finché il debito costa meno di quanto l'economia cresce, il rapporto si erode da solo, e il Tesoro oggi paga in media il 3,45%. Lo stock si rinnova lentamente, il che dà alla Fed spazio nel breve e glielo toglie a ogni rinnovo. È la soglia che la banca centrale non può superare a lungo, e Paul Volcker la superò ampiamente per anni.

Ciclo difensivo

Ci aspettiamo un inasprimento difensivo, non aggressivo. Il numero dei rialzi conta meno di quanto sembri: altri 2 o 3 movimenti da un quarto di punto lascerebbero entrambi i tassi reali dove si trovano oggi. Quello che conta è se la stretta superi mai la soglia di erosione, e riteniamo di no.

Il precedente non è il 2022 ma il 1997, quando Greenspan alzò una volta sola e l'anno dopo tagliò. Non perché il conteggio debba ripetersi, ma perché la natura dell'intervento era la stessa: difendere la credibilità della banca centrale, non riportare l'economia sotto controllo. Una stretta di credibilità si esaurisce quando la credibilità è ristabilita.

Tratto lungo della curva

Sulle scadenze lunghe i rendimenti salgono per dinamiche proprie: term premium in espansione, domanda estera in ritirata, percezione di rischio fiscale crescente. E si muovono prima che la banca centrale decida, non dopo.

Ogni punto base in più si traduce in un maggior costo di rifinanziamento per gli Stati Uniti. Alzare il fed funds in questo contesto significa alimentare proprio la spirale che si vuole evitare, tanto più dentro uno shock energetico che la politica monetaria non può toccare: sovrapporre un rialzo a uno shock di offerta su un'economia già fragile farebbe esplodere il rischio recessione.

Repressione finanziaria

L'austerity non è un'opzione politicamente praticabile, né per repubblicani né per democratici. Resta una sola via, quella storicamente battuta dai paesi sovraindebitati: in pratica tassi tenuti per anni sotto la crescita nominale dell'economia. Chi presta allo Stato non perde denaro, perde terreno, e lo stock di debito si erode in rapporto al prodotto anno dopo anno.

Gli Stati Uniti hanno già applicato questo espediente tra il 1946 e gli anni Settanta, riducendo il rapporto fra debito e prodotto da oltre il 100% a circa il 30% senza mai pareggiare il bilancio.

Strumenti operativi

Riteniamo che la Fed combinerà rialzi piccoli e distanziati con allentamenti regolatori che creano domanda obbligata per il debito pubblico. Il secondo è meno visibile del primo ma più efficace: modificare requisiti di capitale e coefficienti di liquidità spinge banche e fondi pensione a detenere più Treasury senza che nessuno debba comprarli direttamente.

Si aggiunge un canale strutturalmente nuovo: la domanda di T-bill creata dalle stablecoin in dollari, con il GENIUS Act ad accelerare esplicitamente la dinamica. Ogni dollaro emesso in stablecoin deve per legge stare in riserve liquide, con i titoli a breve del Tesoro in testa, e trasforma la crescita del comparto cripto in domanda automatica per il debito americano.

Yield curve control

Se i rendimenti lunghi continueranno a salire, lo strumento successivo è questo: la banca centrale fissa un tetto al rendimento del decennale e si impegna ad acquistare titoli senza limiti quantitativi per non farlo superare. Gli Stati Uniti non lo usano dal 1951, quando servì a gestire il debito di guerra.

Ha smesso di essere un'ipotesi da manuale. Il Tesoro ha già raddoppiato il tetto dei propri riacquisti di titoli lunghi e quest'anno lo ha portato al triplo dell'importo ordinario, trovandosi davanti più venditori di quanti potesse assorbire. È la stessa intenzione con strumenti molto più deboli: chi emette può accorciare la scadenza media del debito, chi stampa può fissarne il prezzo. Il passaggio dall'uno all'altro è di grado, non di natura.

De-dollarizzazione

Sullo sfondo lavora un trend di lunghissimo periodo, fatto di acquisti record di oro da parte delle banche centrali, scambi bilaterali in valute locali e infrastrutture di pagamento alternative. Nel 2026 il 93% delle banche centrali censite dichiara di detenere oro, contro l'81% dell'anno precedente, e la BCE ha certificato che il metallo ha superato i titoli del Tesoro fra gli asset di riserva.

È un processo misurato in anni più che in trimestri, ma la direzione non è ambigua: il 74% dei gestori di riserve si aspetta una quota del dollaro più bassa fra 5 anni, e ogni passo riduce la domanda strutturale per il dollaro. Nel breve il cambio racconta l'opposto: sono due orologi diversi, e solo uno misura le riserve.

Risvolto della medaglia

La repressione finanziaria è efficace ma non gratuita: è una tassa implicita che pagano risparmiatori, pensionati e detentori di obbligazioni a basso rendimento, mentre chi possiede asset reali si arricchisce.
È anche la ragione per cui funziona politicamente: a differenza di una patrimoniale, nessuno la vota e nessuno la vede in busta paga.

È esattamente per questo che il posizionamento che proponiamo non è solo opportunistico, ma rappresenta anche una protezione razionale contro un regime in cui chi non si posiziona viene tassato silenziosamente.

Implicazioni per le asset class

Intro

Dalla lettura macro discende il posizionamento, e l'architettura viene prima delle singole asset class. L'impostazione strategica è interamente azionaria: l'oro entra in modo tattico, per valutazione relativa contro l'azionario, e può restare in portafoglio per anni se le condizioni non cambiano, come nei nostri backtest intorno alla bolla dotcom.

Il criterio di scelta cambia invece rispetto al trimestre scorso. Restano due gambe, la scarsità e ciò che non ha già incorporato nel prezzo la perfezione. La terza, un dollaro strutturalmente più debole, resta la nostra lettura di medio periodo e non un dato di oggi: va usata come tesi, non come premessa.

Oro

L'oro ha una ragione strutturale e un uso tattico, e le due cose non vanno confuse. La ragione è il regime descritto: non serve che i tassi reali siano negativi, basta che restino sotto la soglia che erode il debito. Il compratore marginale non è poi l'investitore ma la banca centrale, che nel secondo trimestre del 2026 ha comprato 289 tonnellate senza guardare il prezzo, 5 volte il ritmo del trimestre precedente.

L'uso è invece tattico. È l'asset class che storicamente si è comportata meglio quando l'azionario crolla, perché la decorrelazione emerge proprio nelle code negative: per questo aumentiamo l'esposizione quando l'azionario, misurato contro l'oro, diventa troppo caro. Una posizione che può restare aperta per anni, e che non ha bisogno di obbligazioni per funzionare.

Bitcoin

Bitcoin condivide con l'oro la sola proprietà che conta in questo quadro: l'offerta è scritta nel protocollo e nessun comitato può rivederla. È la ragione per cui la correlazione fra i due è salita al massimo da 6 anni, e per cui il mercato li ha comprati insieme nel momento in cui la teoria diceva di venderli entrambi.

I due non sono però intercambiabili. L'oro ha un compratore che non guarda il prezzo, Bitcoin no: la sua domanda è finanziaria, reversibile e a leva, e va quindi più lontano in entrambe le direzioni. Il mercato delle opzioni lo registra: chi compra oro non si copre, chi compra Bitcoin sì. La conseguenza non è escluderlo, è dimensionarlo per un drawdown che l'oro non ha.

Resto del comparto

Sotto Bitcoin il comparto vive di una dinamica regolatoria, non monetaria. La mancata approvazione della legge di mercato non ha rallentato le agenzie americane, le ha liberate: SEC e CFTC scrivono ora il perimetro da sole, e hanno scelto le blockchain pubbliche.

Da qui l'attenzione a Ethereum e Solana, che si contendono il ruolo di infrastruttura per le azioni tokenizzate, e in misura minore a Hyperliquid, la cui scommessa è più stretta: l'apertura dei derivati perpetui agli operatori americani, oggi preclusa. Il rischio non è la direzione ma la reversibilita': quello che una commissione concede, un'altra può toglierlo senza passare dal Congresso.

Equity statunitense

Il rapporto prezzo/utili prospettico dell'S&P 500 è in linea con la media degli ultimi 10 anni. Il multiplo non è il problema: lo è ciò che lo tiene in piedi. Il consenso incorpora per quest'anno una crescita degli utili vicina a un terzo, e circa metà di quell'incremento viene da un solo tema.

Restiamo quindi esposti, ma non compriamo l'indice. L'asimmetria non sta nel prezzo, sta nell'ipotesi che lo regge: dove le attese sono misurate una delusione costa poco, dove sono eroiche il multiplo che oggi sembra normale diventa caro a posteriori, senza che il prezzo si sia mosso.

Il criterio di selezione

Il rischio che sta nell'ipotesi e non nel prezzo non si evita uscendo dall'azionario, si evita selezionandolo in modo diverso. Uno screening fondamentale serve proprio a questo: separare le società il cui prezzo incorpora un'esecuzione perfetta da quelle in cui la stessa qualità costa meno perché nessuno la sta raccontando.

Il nostro modello lavora su un universo globale con decine di indicatori fondamentali organizzati in famiglie e aggregati in un composito ottimizzato. Il criterio non cambia con il ciclo, cambia quali società lo superano: la nostra filosofia e la nostra strategia sono descritte per esteso sul sito.

Equity emergente

Gli emergenti arrivano a questo quadro con due vantaggi indipendenti dalla Fed. Il primo è il prezzo: lo stesso utile costa molto meno che a New York, e il divario di valutazione con gli Stati Uniti è fra i più ampi degli ultimi anni. Il secondo è la composizione: molti di questi mercati sono esposti alle materie prime, e uno shock energetico che comprime i margini altrove qui li allarga.

La terza gamba è il dollaro, e la trattiamo per quello che è: una tesi di medio periodo, non una condizione presente. Un dollaro strutturalmente più debole è parte necessaria del meccanismo che svaluta il debito americano, ma il cambio non ha ancora cominciato quel percorso. Finché non comincia, l'esposizione si giustifica con le prime due gambe.

Equity giapponese

Il Giappone resta il mercato sviluppato con la storia più lineare: uscita dalla deflazione, riforma della governance societaria, rientro graduale del risparmio interno verso il listino domestico. È l'unico grande mercato sviluppato in cui l'inflazione è una buona notizia.

Il rischio è il cambio, e rispetto al trimestre scorso va letto al contrario. La banca centrale ha alzato i tassi e lo yen ha continuato a indebolirsi: il rendimento del listino arriva eroso dal cambio. Finché la valuta scende, l'esposizione va coperta oppure accettata per quello che diventa, una scommessa doppia sul listino e contro lo yen.

Equity europea

L'Europa non è un'idea, sono tre idee separate. Difesa, banche e value rispondono a fattori diversi e nessuna delle tre dipende dall'indice: la spesa militare è una decisione politica pluriennale, i margini bancari vivono di una curva più inclinata, il value torna a pagare quando il costo del denaro smette di essere zero.

Il resto del continente continua a soffrire di crescita bassa e di un'esposizione all'energia che lo shock rende costosa. Comprare l'Europa come blocco non ha funzionato e non c'è ragione perché funzioni adesso: l'esposizione ha senso per temi, non per area geografica.

Obbligazionario

La nostra impostazione strategica, orizzonte lungo e volatilità accettata, tiene l'obbligazionario fuori dai portafogli core, e non per una previsione sui tassi. Protegge dalla volatilità ma fiacca il rendimento, e su orizzonti lunghi quel pedaggio pesa più della protezione che compra. Nelle discese violente dell'azionario l'asset che storicamente si comporta meglio non è l'obbligazione ma l'oro: la copertura la compriamo dove funziona davvero.

Per chi comunque vi si espone, la regola discende dal meccanismo. Se il regime usa l'inflazione per erodere il debito, l'unico sottostante che la compensa per intero sono i TIPS, e prestare a lungo a tasso fisso significa finanziare proprio quell'erosione: durata corta quindi, tratto lungo da evitare finché lo YCC non diventa scenario operativo.
In Europa vale lo stesso ragionamento con margini più stretti, perché la BCE ha meno spazio di accomodamento da offrire, e lo spread BTP-Bund resta l'indicatore da tenere d'occhio.

Rischi e fattori di invalidazione

Intro

Nessuna tesi vale senza le condizioni che la smentirebbero. Qui elenchiamo i cinque sviluppi che ci farebbero cambiare idea e i segnali da cui accorgersene per tempo.

Restiamo costruttivi nello scenario base, ma con la disciplina di chi sa esattamente cosa potrebbe rovesciarlo.

Boom di produttività AI

Se l'AI consegna davvero il salto di produttività promesso, e in misura superiore alle attese attuali, il PIL nominale potrebbe crescere sopra il costo del debito: in quel caso il rapporto fra debito e prodotto scenderebbe per crescita, non per debasement.

Oro e crypto perderebbero parte del razionale, il dollaro resterebbe stabile o si rafforzerebbe, l'equity statunitense continuerebbe a sovraperformare gli emergenti.
Segnali da monitorare: dati di produttività multifattoriale BLS, margini operativi Big Tech, capex AI che si traduce in revenue di terzi.

Disciplina fiscale post-midterm

Improbabile ma non impossibile se gli equilibri politici producessero un Congresso davvero ostile alla spesa pubblica. Effetto immediato: calo dei rendimenti per credibilità ritrovata, dollaro forte, correzione di oro e criptovalute, emergenti differenziati.

La probabilità è bassa, dato che entrambi i partiti hanno incentivi forti a non incarnare l'austerity, ma l'asimmetria è notevole e va monitorata.
Uno scenario poco probabile che rovescerebbe quasi tutte le nostre posizioni contemporaneamente vale più attenzione di uno probabile che ne toccherebbe una sola.
Segnali da monitorare: composizione delle commissioni di bilancio dopo il voto, proposte di tetto alla spesa, reazione dei rendimenti lunghi alle prime indicazioni programmatiche.

Collasso esogeno della domanda

Shock di credito (default sovrano disordinato, crisi bancaria sistemica), evento geopolitico estremo, scoppio di una bolla riconoscibile: tutti scenari in cui i rendimenti scenderebbero senza intervento Fed.

Effetto: rally dei Treasury, drawdown azionario brutale, oro che tiene per status difensivo, crypto sotto stress massimo.
Segnali da monitorare: spread di credito investment grade e high yield, indicatori di stress bancario (commercial real estate, regional banks), volatilità implicita su asset rischiosi.

La stretta regge

Il rialzo non è più un'ipotesi, quindi il rischio si sposta: non che la Fed alzi, ma che riesca a restare restrittiva. Accadrebbe se l'inflazione scendesse abbastanza da spingere il tasso reale sopra la soglia che erode il debito, senza che il costo del servizio imponga marcia indietro. È l'unico scenario in cui la dominanza fiscale, per come la descriviamo, smette di valere.

Effetti: rendimenti reali in salita lungo tutta la curva, dollaro forte, oro e Bitcoin privati del loro razionale, azionario in sofferenza nel percorso.
Segnali da monitorare: inflazione di fondo stabilmente sotto il 2,5%, costo medio del debito federale che smette di salire, Tesoro che allunga la scadenza media delle emissioni invece di accorciarla.

Disinflazione da normalizzazione energetica

Il greggio sopra i 100 dollari è oggi la prima voce dell'inflazione americana. Se il fronte mediorientale si chiudesse e l'offerta tornasse regolare, l'inflazione scenderebbe senza merito della Fed, che potrebbe smettere di alzare per ragioni buone invece che per vincolo. Il meccanismo che descriviamo, un'inflazione tollerata perché erode il debito, perderebbe il proprio combustibile. A differenza dello scenario precedente il tasso reale salirebbe per via dei prezzi, non perché la Fed tiene su i tassi.

Effetti: curva più piatta, oro che perde il motore principale, azionario favorito dalla compressione dei costi di input.
Segnali da monitorare: greggio stabilmente sotto gli 80 dollari, componente energia dell'indice dei prezzi in contrazione su base annua, premi di rischio sulle rotte di trasporto in normalizzazione.

Peso degli scenari

I cinque scenari non hanno la stessa probabilità, e pesarli è parte del lavoro. Tre richiedono che accada qualcosa fuori dal nostro controllo: un salto di produttività fuori scala, uno shock esogeno, una disinflazione da offerta. Gli altri due dicono che abbiamo torto, sul fatto che l'austerity non sia praticabile o sul fatto che la stretta non possa reggere.

Pesando ciascuno per quanto lo riteniamo probabile, l'oro resta l'asset mediamente meglio posizionato e l'azionario selezionato resta la posizione. Se la crescita risolvesse da sola il problema del debito, la musica cambierebbe del tutto: è lo scenario che ci smentirebbe nel modo più netto, ed è anche l'unico dei cinque che nessuno avrebbe ragione di temere.

La settimana sui mercati: la nostra lettura

La cassa decide più del cloud nei conti dell'AI

Il costo della corsa all'AI ora si legge nel flusso di cassa. Alphabet ha raddoppiato i ricavi del cloud, ma la pubblicità ha deluso e la cassa è rimasta negativa per il secondo trimestre di fila; Amazon ha investito molto più del previsto e si appoggia al debito; Intel ha tagliato le stime. Microsoft ha battuto le attese con una cassa in crescita e non è stata premiata. Il mercato non paga più la promessa, paga l'incasso.

Leggiamo la settimana come una conferma del criterio che guida la nostra selezione: il rischio non sta nei multipli ma nelle ipotesi che li reggono, e quando l'utile atteso dipende da una spesa che non rientra il giudizio cambia in fretta. Il denaro non ha lasciato l'azionario: è andato verso sanità, Europa e piccole società, e dentro la filiera dell'AI ha premiato chi incassa già oggi, come i produttori di memorie. La scarsità vale più della promessa.

Le banche centrali puntano a dicembre senza convincere i bond

Fed, BCE e Bank of Japan hanno lasciato i tassi fermi, ma nessuna ha chiuso la porta: due membri della Fed volevano alzare subito, la BCE considera dicembre già deciso salvo sorprese e la Bank of Japan vede l'inflazione di fondo arrivata all'obiettivo. Il motore è ovunque l'energia, che comincia a passare agli altri prezzi. Eppure i titoli di Stato si sono rafforzati e il mercato ha ridotto le scommesse su un rialzo americano: la paura sulla tecnologia ha pesato più dei dati.

Per noi è un segnale coerente con una stretta che ha un tetto. La curva americana si è irripidita, cioè il mercato vede qualche rialzo a breve ma non un ciclo lungo, e questo è il quadro che descriviamo da inizio trimestre: il debito decide fin dove si può stringere. Se a dicembre arriverà un rialzo, riteniamo che servirà a difendere la credibilità della banca centrale più che a raffreddare l'economia.

Per l'oro arriva il momento della verifica

Per la seconda settimana l'oro è sceso insieme ai titoli tecnologici, fino ai minimi da circa un anno, con argento e platino a perdere molto di più. Venerdì è calato mentre i rendimenti americani scendevano e il petrolio saliva, cioè proprio quando avrebbe dovuto reggere: hanno venduto i fondi che seguono la tendenza e chi doveva coprire le perdite sulla tecnologia, mentre in Asia si comprava. È una vendita di posizionamento, non di fondamentali.

Il motivo per cui teniamo l'oro non è cambiato: le banche centrali continuano ad accumularlo e una stretta che il debito non permette di prolungare non ne spegne il motore. Ma una tesi va anche verificata, e il voto di metà mandato e la riunione della Fed di dicembre saranno i primi banchi di prova. L'oro deve tornare a orbitare intorno ai 4.000 dollari nei prossimi mesi. Se non accadesse, sarebbe il segnale che il mercato legge la stretta in modo diverso da noi.

Il furto su Binance e la porta americana per Hyperliquid

Giovedì Binance ha subito il furto di cripto più grande della storia, circa 6,3 miliardi di dollari, attribuito dagli analisti alla Corea del Nord: prelievi sospesi, liquidazioni a catena e Bitcoin ed Ethereum trascinati giù insieme alla tecnologia. Lo stesso giorno ICE, che controlla la Borsa di New York, ha annunciato che porterà negli Stati Uniti i derivati perpetui costruiti su Hyperliquid. Il rischio, questa volta, stava nell'intermediario.

È lo scenario che indichiamo nella tesi di questo trimestre: per Hyperliquid la scommessa era l'apertura dei derivati perpetui agli operatori americani, e ora ha un interlocutore di primo piano, pur in attesa delle autorizzazioni. Resta il rischio che riconosciamo, una regola che un'autorità concede e un'altra può togliere. Su Bitcoin la settimana conferma perché lo dimensioniamo per oscillazioni che l'oro non ha: la sua domanda è finanziaria e reagisce in fretta agli shock di fiducia.

— Il team Gamma

MARKET SNAPSHOT

Dati aggiornati al 30 ottobre 2026 (chiusura mercati venerdì)

Leaderboard
Rendimenti in €
1W1MYTD
Rendimenti in €
1W1MYTD
Azionario
Indici Area GeograficaValore1W (€)1M (€)YTD (€)
Indici Mondiali
MSCI ACWI1.116-0,48%-0,62%+16,50%
MSCI World4.862-0,24%+0,34%+16,39%
Indici USA
S&P 5007.580-0,53%+0,24%+17,29%
Nasdaq 10028.385-1,97%-5,61%+18,37%
Dow Jones 3051.770-0,81%+2,85%+14,20%
Russell 20002.812+1,31%+1,65%+19,91%
Volatilità / Sentiment
VIX19,42-0,03+3,08+4,47
Indici Europa
Euro Stoxx 506.131+1,10%-2,17%+8,18%
FTSE MIB 4049.501+1,84%-3,58%+13,16%
DAX 4025.818+2,53%+2,43%+4,75%
CAC 407.969+2,25%-0,11%+0,36%
FTSE 10010.730+0,87%+3,92%+16,08%
SMI 2014.811+2,91%+10,18%+16,02%
Indici Asia
Nikkei 22563.290+0,79%-4,33%+31,21%
CSI 3003.986-2,21%-6,63%-3,14%
Hang Seng 8023.294+1,24%-3,63%-2,46%
Nifty 5023.053+1,96%+4,28%-11,88%
Kospi 200900+3,46%-15,02%+69,87%
Altri indici
Ibovespa 85167.922-23,04%-11,98%+11,77%
ASX 2008.908+1,60%+4,17%+16,48%
TSX 602.125+0,39%+6,24%+20,27%
Indici Globali di StileValore1W (€)1M (€)YTD (€)
Indici Globali Settoriali
Energy64+0,49%+13,94%+62,85%
Materials106+0,40%+0,62%+16,79%
Industrials187+1,42%-0,03%+12,66%
Cons. Discretionary191+0,80%+4,63%-1,64%
Consumer Staples72+0,65%+11,52%+18,55%
Health Care113+2,99%+11,56%+22,48%
Financials129+0,40%+2,87%+13,86%
Inf. Technology135-1,66%-8,11%+34,79%
Comm. Services107-4,12%-8,87%-7,09%
Utilities83+1,44%+9,05%+12,15%
Real Estate26+1,12%+3,67%+13,49%
Indici Globali Fattoriali
Quality90+0,16%+1,36%+17,71%
Momentum108-1,33%-7,94%+16,64%
Value78-0,12%-2,74%+36,71%
Size60+0,45%+3,20%+14,14%
Minimum Volatility80+0,35%+6,84%+14,32%
Multifactor16-1,11%-1,31%+19,67%
Obbligazionario

Variazioni espresse come variazione % del rendimento dell'ETF obbligazionario di riferimento.

Indici ObbligazionariYield1W (€)1M (€)YTD (€)
Bond
US Treasury 2Y4,58%+0,25%+2,05%+6,32%
US Treasury 10Y4,93%+0,79%+4,26%+3,19%
China Gov. 10Y1,63%+0,68%+2,93%+13,71%
Japan Gov. 10Y2,76%+0,02%+3,97%-0,38%
Bund 10Y3,32%+0,16%+1,87%-0,51%
BTP 10Y4,49%+0,66%+1,03%-2,53%
Materie prime

Variazioni espresse come rendimento dello strumento di riferimento, a replica fisica per i metalli preziosi e su contratti futures per rame ed energia.

CommoditiesValore ($)1W (€)1M (€)YTD (€)
Metalli preziosi
Au Oro3.875,4-2,96%-5,58%-5,71%
Ag Argento49,1-8,45%-17,26%-27,34%
Pt Platino1.434,7-7,40%-14,63%-26,76%
Pd Palladio979,9-6,12%-17,56%-35,82%
Cu Rame6,5-0,17%-0,89%+17,05%
Energia
B Brent Crude113,1+0,57%+20,14%+164,58%
W WTI Crude103,0-0,41%+17,21%+156,21%
G Gas Naturale2,9-5,21%-11,46%-22,27%
Criptovalute
CriptovaluteValore ($)1W (€)1M (€)YTD (€)
Crypto
Bitcoin (BTC)77.198,21-4,77%-6,57%-7,41%
Ethereum (ETH)2.241,05-5,99%-15,56%-20,73%
Binance (BNB)703,35-4,80%-7,41%-14,49%
Ripple (XRP)1,25-3,05%-14,77%-28,45%
Solana (SOL)96,22-6,38%-17,54%-18,88%
TRON (TRX)0,33-0,56%-1,78%+20,98%
Dogecoin (DOGE)0,08-3,37%-18,78%-32,10%
Cardano (ADA)0,20-7,29%-19,99%-38,48%
Hyperliquid (HYPE)89,07+15,68%-0,88%+267,57%
Monero (XMR)587,24+0,58%+9,07%+42,25%
Forex
ValuteTasso1W1MYTD
Coppie
EUR/USD1,12-0,01%-1,11%-4,72%
EUR/GBP0,83-0,53%-2,45%-4,43%
EUR/CHF0,92-0,39%-2,80%-1,14%
EUR/JPY175,82+0,05%-1,42%-4,46%
EUR/CNY7,45-0,60%-2,01%-9,38%
USD/JPY157,52+0,45%+0,07%+0,55%
USD/CNY6,65-0,25%-0,76%-4,86%
Dollar Index101,96+0,21%+0,51%+3,70%
NOTE METODOLOGICHE

Tempistica. Dati al close di venerdì 30 ottobre 2026. Per le criptovalute, scambiate 24/7, si intende la candela giornaliera che chiude alle 00:00 UTC (convenzione di mercato).

Livelli. I valori puntuali si riferiscono agli indici di mercato per l'azionario, ai rendimenti annui a scadenza (yield) per i bond, ai prezzi spot in dollari (USD) per materie prime e criptovalute, ai tassi di cambio diretti per le valute.

Variazioni. Le performance percentuali a 1 settimana, 1 mese e da inizio anno sono calcolate sui rispettivi ETF tracker per azionario, obbligazionario e materie prime in modalità total return; sui prezzi spot per criptovalute; sul tasso di cambio per le valute. Per un numero limitato di righe prive di un tracker fedele all'indice, la variazione è ricostruita dall'indice stesso convertito in euro, con l'aggiunta del rendimento cedolare netto pro rata.

Valuta. Le variazioni di azionario, obbligazionario, materie prime e criptovalute sono convertite in euro (€), per riflettere il rendimento effettivo per un investitore europeo non-hedged. Le coppie valutarie restano espresse nella loro convenzione naturale.

NEWS PRINCIPALI

26 ottobre-1 novembre 2026 | Notizie selezionate per rilevanza e impatto sui mercati

Globale

Israele senza maggioranza dopo il voto, l'Iran resta sullo sfondo

Alle elezioni di martedì il Likud di Netanyahu è rimasto il primo partito, ma il suo blocco si è fermato a 53 seggi su 120, lontano dai 61 necessari, e l'opposizione esclude di governare con i partiti arabi. Fitch considera probabile un nuovo voto ad aprile.

Intanto si muove la diplomazia: Arabia Saudita, Turchia e Pakistan hanno inviato delegazioni a Teheran e, secondo il Wall Street Journal, il vicepresidente Vance ha aperto un canale con Mohsen Rezaei, al vertice della sicurezza nazionale iraniana.

Lo stallo a Gerusalemme allunga l'incertezza sull'Iran: secondo la stampa americana le opzioni militari restano sul tavolo per dopo il voto del 3 novembre.

Mine a Hormuz, il gas europeo oltre 100 euro

Giovedì una petroliera è stata colpita a nord-est dell'Oman da due mine applicate allo scafo, il primo attacco di questo tipo dall'inizio della guerra. Teheran ha annunciato misure dal 1° novembre contro le navi di Sinokor, il primo armatore mondiale di superpetroliere, che il mese scorso ha trasportato quasi il 40% del greggio uscito dallo Stretto.

In Europa il gas ha superato i 100 euro per megawattora, con gli stoccaggi al 75% contro una media dell'86%.

Il mercato prezza il rischio più dei flussi: i caricamenti sauditi nel Golfo sono ai massimi da febbraio, mentre il Brent in tabella scende solo per il passaggio al contratto di gennaio.

Abu Dhabi prepara i colloqui, il diesel russo divide Washington

Zelensky ha indicato l'agenda dei colloqui a tre con Russia e Stati Uniti attesi a novembre ad Abu Dhabi: tregua su energia e mare, scambio di prigionieri e il formato di un vertice fra i leader. Il Cremlino apre a una telefonata fra Putin e Zelensky, che Kiev guarda con sospetto.

Il primo carico di diesel russo è atteso a New York il 7 novembre, e al Senato si contesta la licenza del Tesoro che ne autorizza l'arrivo nonostante il divieto di importazione in vigore dal 2022.

Una tregua sull'energia sarebbe la prima vera distensione, con effetti diretti sui carburanti raffinati, oggi il segmento più teso del mercato petrolifero.

Stati Uniti

La Fed si ferma ma due membri volevano alzare

Mercoledì la Fed ha lasciato i tassi fra il 3,75% e il 4%, con 10 voti contro 2: Lisa Cook e Beth Hammack chiedevano un rialzo, ed è il primo voto contrario di Cook. Il comunicato ha alzato il giudizio sull'economia da solida a forte e descrive un'inflazione ancora elevata, ma Warsh ha evitato impegni su dicembre, dicendo che la medicina monetaria comincia a funzionare.

Dopo la vendita sui titoli tecnologici la probabilità di un rialzo a dicembre è scesa da circa l'85% a circa il 72%.

Il mercato vede una Fed meno aggressiva dei suoi dati, e la riunione del 9 dicembre resta aperta a entrambi gli esiti.

L'AI spinge il PIL americano, i consumi reali si fermano

Nel terzo trimestre l'economia americana è cresciuta del 3,4% annualizzato, sopra le attese, spinta dagli investimenti in macchinari legati all'AI, dalle scorte e da una spesa pubblica gonfiata dalle vendite della riserva strategica di petrolio. Le importazioni di beni capitali sono ai massimi, segno che molti server arrivano dall'estero.

A settembre l'inflazione PCE è salita al 3,6% e quella di fondo al 3,1%, mentre la spesa reale delle famiglie si è fermata.

La qualità della crescita è il vero problema: poggia su investimenti importati e su spinte una tantum, mentre il consumatore comincia a cedere ai prezzi.

Martedì gli americani votano, il Senato è in bilico

Martedì 3 novembre si vota per l'intera Camera e per un terzo dei senatori. Alla Camera i principali analisti elettorali assegnano già ai Democratici più dei 218 seggi necessari, e sulle piattaforme di scommesse sono al 91% per la Camera e al 65% per il Senato, dove servono loro quattro seggi in più; secondo l'Economist approva l'operato di Trump il 34% degli americani.

Il voto è anche la data oltre la quale, secondo la stampa, potrebbero riprendere le operazioni contro l'Iran.

Il Senato decide quanto margine resta alla Casa Bianca: con entrambe le camere ai Democratici, dazi e poteri d'emergenza passerebbero sotto un controllo molto più stretto.

Europa

Lagarde lascia in anticipo, la BCE verso il rialzo

Giovedì la BCE ha lasciato il tasso sui depositi al 2,50%, all'unanimità ma dopo aver discusso un rialzo immediato. Lagarde ha detto che, salvo sviluppi importanti, la direzione per dicembre è chiara: l'inflazione di settembre al 3,8%, con l'energia vicina al 19%, comincia a pesare sul resto dei prezzi.

A sorpresa ha annunciato che lascerà la presidenza dopo il Consiglio di febbraio 2027, otto mesi prima della scadenza del mandato. Un rialzo di un quarto di punto a dicembre è ormai quasi interamente nei prezzi.

La successione si apre nel momento più delicato: chi arriverà erediterà una stretta in corso e lo spread francese sotto osservazione.

Healey tassa banche e rendite, la sterlina guarda alla BoE

Nel suo primo bilancio il Cancelliere John Healey ha raddoppiato per 15 mesi l'addizionale sugli utili delle banche, alzato le aliquote sui redditi da risparmio e da affitto e finanziato sostegni alle bollette, con 100 sterline a 20 milioni di famiglie, riducendo a 15 miliardi di sterline il margine rispetto alle regole di bilancio. L'OBR ha tagliato la crescita del 2027 all'1%.

I gilt hanno chiuso la settimana sui minimi di rendimento da settembre, anche perché il Tesoro emetterà meno titoli a lunga scadenza, e la sterlina si è rafforzata.

Il costo dell'energia ricade sulle banche, mentre per il 5 novembre i prezzi di mercato scontano già un rialzo della BoE.

La Francia torna in contrazione mentre l'area euro tiene

Nel terzo trimestre il PIL francese è sceso dello 0,1%, contro un rialzo atteso, con export e investimenti in calo, mentre l'area euro è cresciuta dello 0,4%, il doppio delle attese, grazie a Irlanda e Spagna. Il ministro Lescure ha detto che senza risanamento il Paese andrà a sbattere.

Il bilancio 2027 resta impantanato in Assemblea, dove una sovrattassa sulle grandi imprese è stata bocciata per due voti, e per il terzo fine settimana di proteste sono stati schierati 70.000 agenti.

La Francia unisce crescita ferma e conti senza rotta, e il suo spread sul Bund si è allargato mentre quello italiano si stringeva.

Cina

Il Plenum parla di disciplina, le borse cinesi ai minimi

Il quinto Plenum del Comitato centrale, chiuso giovedì, è stato dedicato al rafforzamento della disciplina di partito e non ha portato misure per i consumi: le scelte di politica economica erano già state fissate un anno fa con il piano quinquennale.

Venerdì Shanghai e Shenzhen hanno chiuso ai minimi da oltre un anno, trascinate dai titoli della filiera dell'AI dopo i conti americani, mentre Hong Kong ha tenuto grazie a energia, assicurazioni e piattaforme internet.

Senza stimoli le azioni cinesi restano senza sostegno interno, e il prossimo appuntamento sono le riunioni economiche di dicembre sulle priorità del 2027.

Pechino frena lo yuan con fissaggi più deboli del previsto

Lo yuan ha messo in fila otto sedute di rialzo e venerdì quello scambiato fuori dalla Cina ha raggiunto il valore più alto da aprile 2022, sostenuto da un export cresciuto del 36% a settembre e dagli esportatori che convertono i dollari incassati. La banca centrale ha però fissato ogni giorno la parità di riferimento molto più debole delle stime.

Da inizio anno la valuta guadagna circa il 5% sul dollaro, e Goldman Sachs la vede ancora più forte nei prossimi 12 mesi.

Pechino accetta l'apprezzamento ma ne controlla il ritmo: per chi investe dall'euro uno yuan forte attenua in parte il calo delle azioni cinesi.

Giappone

La Bank of Japan aspetta, ma l'inflazione è arrivata

Venerdì la Bank of Japan ha lasciato i tassi all'1,25%, il livello più alto dal 1995, con 8 voti contro 1: il dissenziente chiedeva l'1,5%. Ma per la prima volta dal 2013 descrive l'inflazione di fondo in linea con l'obiettivo del 2%, aprendo a un rialzo a dicembre. Dal 2027 quasi triplicherà le vendite degli ETF azionari accumulati negli anni.

Il rendimento decennale è sceso in settimana con il ritorno degli investitori esteri, mentre l'inflazione di Tokyo di ottobre è uscita sotto le attese.

La normalizzazione giapponese procede senza strappi: la banca centrale prepara il rialzo, ma i dati le lasciano il tempo di scegliere quando.

Italia

Via libera alla manovra, banche e assicurazioni pagano

Mercoledì il Consiglio dei ministri ha approvato la legge di bilancio per il 2027, del valore di circa 26 miliardi secondo Meloni, con una quota in deficit grazie alla clausola europea per energia e difesa. Banche e assicurazioni contribuiranno per circa 5 miliardi senza un accordo preventivo, e l'associazione delle assicurazioni protesta.

Fra le misure, il secondo scaglione Irpef esteso fino a 55.000 euro e un fondo sanitario più alto.

Il prelievo arriva dopo il mese peggiore per le banche: a ottobre i grandi istituti hanno perso fra l'11% e il 14%, e Piazza Affari è stata la peggiore borsa europea.

MPS boccia le sue offerte, strada aperta a Intesa

Giovedì l'assemblea di MPS ha respinto le offerte di scambio su Banco BPM e Banca Generali, con il voto contrario di Delfin e Caltagirone, che insieme superano il 31% del capitale; secondo le prime ricostruzioni è caduta anche la fusione con Mediobanca. Banco BPM, socio con il 3,7%, ha disertato l'assemblea.

L'esito spiana la strada all'offerta di Intesa Sanpaolo su MPS, già autorizzata dalla BCE: Intesa conferma l'operazione e si dice pronta all'offerta obbligatoria su Mediobanca.

Il risiko bancario trova un baricentro: se l'offerta andrà in porto, con MPS passerebbe a Intesa anche la quota in Generali.

Prezzi in salita e PIL immobile, l'Istat fotografa la stagflazione

Nel terzo trimestre il PIL italiano è rimasto fermo sul trimestre precedente, frenato dall'industria, mentre a ottobre l'inflazione è salita al 5,4% dal 4,2%, il livello più alto da agosto 2023. I prezzi alla produzione corrono quasi del 14% sull'anno, i salari contrattuali del 2,5%, e la fiducia dei consumatori è scesa ancora.

Lo spread con il Bund è sceso sotto quota 120 dopo la conferma del rating da parte di Scope con prospettive positive, prima di risalire a fine settimana.

Il potere d'acquisto si erode più in fretta del previsto, e il 13 novembre S&P dovrà pesare questo quadro contro conti pubblici più ordinati.

Resto del mondo

Lula rieletto, il Brasile vive la settimana peggiore dal 2020

Lunedì, il giorno dopo la vittoria di Lula su Flávio Bolsonaro al ballottaggio, l'Ibovespa ha perso il 13,88% con il primo blocco delle contrattazioni dal 2020 e volumi più che triplicati rispetto alla media, e il real ha vissuto la giornata peggiore dal 1999. La borsa ha chiuso la settimana con cinque sedute in calo e il Tesoro ha cancellato le aste di titoli di Stato.

Dopo il primo turno, vinto a sorpresa da Bolsonaro, il mercato aveva scommesso sull'alternanza, e ha dovuto chiudere le posizioni tutte insieme.

Più del voto ha pesato una scommessa troppo affollata: chi era posizionato su un solo esito ha pagato il conto in una seduta.

Il mercato chiede a Lula un ministro delle Finanze credibile

La partita ora è la guida delle Finanze: circolano i nomi di Rafael Fonteles, governatore del Piauí vicino al partito di Lula, e del vicepresidente Geraldo Alckmin, il più rassicurante per i mercati. Bolsonaro contesta il risultato, che il Tribunale superiore elettorale ha confermato. La nomina era attesa per fine novembre, ma potrebbe essere anticipata.

Con un debito oltre l'80% del PIL e il tasso di riferimento al 13,75%, il mercato teme più spesa e il ritorno dell'inflazione.

Leggiamo il crollo come un problema fiscale e politico, non come una smentita della tesi sugli emergenti, che poggia su valutazioni basse e materie prime e non su un esito elettorale.

Il Canada alza i tassi, l'Australia vede i prezzi salire

Mercoledì la Bank of Canada ha alzato il tasso di un quarto di punto al 2,50%, il primo rialzo dal 2023, per evitare che i costi dell'energia passino al resto dei prezzi, e non esclude altre strette: prevede un'inflazione al 3% nel 2027 e il ritorno all'obiettivo solo a metà 2028. In Australia l'inflazione di settembre è salita al 4,3%, con i carburanti in aumento di quasi un quarto sull'anno.

La Reserve Bank of Australia decide martedì, e il mercato scommette su un rialzo.

Lo shock petrolifero rimette in moto i rialzi anche fuori da Stati Uniti ed Europa, nelle economie che esportano materie prime.

EARNINGS PIÙ RILEVANTI

Alphabet (GOOGL)
EPS AttesoEPS AttualeRicavi AttesiRicavi Attuali
$3,02$2,12$128,20B$127,58B

Google Cloud raddoppia, la ricerca rallenta

I ricavi sono cresciuti del 25% ma sono rimasti sotto le attese, per la prima volta in quasi quattro anni, con la pubblicità sotto il consenso: la ricerca ha rallentato più del previsto e la società ne attribuisce una parte alle risposte generate dall'AI. Google Cloud ha invece più che raddoppiato i ricavi, con un portafoglio ordini salito a 561 miliardi di dollari.

L'utile per azione è stato ridotto di 0,55 dollari da perdite sulle partecipazioni azionarie, ma anche senza sarebbe rimasto sotto le stime. Il cloud corre, la ricerca perde slancio.

Spesa al massimo storico e free cash flow negativo

Alphabet conferma investimenti 2026 fra 195 e 205 miliardi di dollari e annuncia un aumento significativo nel 2027, senza cifre. Nel trimestre ne ha spesi oltre 51, più del doppio di un anno fa, e il free cash flow è stato negativo per circa 9 miliardi, contro un pareggio atteso.

La direttrice finanziaria Anat Ashkenazi ha avvertito che la capacità acquistata da terzi e le scorte di chip TPU peseranno ancora su margini e cassa. Giovedì il titolo ha perso il 12,6%, il crollo di valore più grande mai registrato in una seduta.

Microsoft (MSFT)
EPS AttesoEPS AttualeRicavi AttesiRicavi Attuali
$4,73$4,89$90,70B$92,28B

Azure guida la crescita e la cassa sorprende

I ricavi sono cresciuti del 19%, sopra le attese, con Azure in aumento del 48% e un portafoglio di contratti commerciali salito del 73% a 677 miliardi di dollari. Gli investimenti sono rimasti sotto quanto indicato dalla società per ritardi nelle consegne, non per una scelta di rallentare.

A differenza di Alphabet, Microsoft ha chiuso con un free cash flow in crescita, circa 10 miliardi sopra le stime degli analisti. Qui il cloud si ripaga già, e la spesa in AI è coperta dalla cassa che genera.

Guidance migliore del consenso, reazione tiepida in borsa

Per il trimestre in corso Microsoft prevede ricavi fra 96 e 97,1 miliardi di dollari, sopra le stime LSEG, e una crescita di Azure fra il 49% e il 50%. La direttrice finanziaria Amy Hood ha confermato che ricavi, utile operativo e utile per azione hanno superato le attese.

Il titolo è salito nel dopo mercato, poi ha chiuso la settimana poco sotto i livelli di partenza insieme al resto del settore. Neanche i conti migliori fermano le vendite quando il mercato ripensa l'intero comparto.

Amazon (AMZN)
EPS AttesoEPS AttualeRicavi AttesiRicavi Attuali
$1,97$1,89$202,00B$201,94B

AWS accelera, la pubblicità delude per la prima volta

AWS è cresciuta del 39%, il ritmo più alto da quasi cinque anni e sopra le stime, mentre la pubblicità ha mancato le attese per la prima volta in sette trimestri. I ricavi complessivi sono saliti del 12%, vicino alla parte alta della forchetta indicata dalla società.

Il problema è la cassa: la spesa in conto capitale del trimestre ha superato di circa 20 miliardi di dollari le stime, e negli ultimi 12 mesi il free cash flow è negativo per oltre 42 miliardi. La crescita del cloud si finanzia a debito.

Investimenti a 220 miliardi, e di più nel 2027

Amazon conferma investimenti per circa 220 miliardi di dollari nel 2026 e l'amministratore delegato Andy Jassy promette una cifra sensibilmente più alta nel 2027. La guida per il trimestre natalizio indica ricavi fra 240 e 247 miliardi, con il punto medio appena sotto le stime LSEG.

Jassy ritiene che AWS possa arrivare a 1.000 miliardi di ricavi in cinque anni e che la pubblicità torni a crescere in fretta. Venerdì il titolo ha recuperato gran parte del calo iniziale: il mercato concede fiducia, ma a tempo.

Intel (INTC)
EPS AttesoEPS AttualeRicavi AttesiRicavi Attuali
$0,40$0,52$16,41B$16,51B

Trimestre solido, ma la fabbrica non regge la domanda

Ricavi, margine e utile per azione hanno superato le previsioni della società, con la crescita più forte dei data center in 15 anni. Ma Intel non è riuscita a servire tutta la domanda di processori per server, frenata dalla scarsità di capacità produttiva e da un'esplosione nello stabilimento israeliano di Kiryat Gat.

L'incidente costerà circa 600 milioni di dollari di ricavi su due trimestri, e l'amministratore delegato Lip-Bu Tan si è detto deluso. Il limite è la fabbrica, non il cliente.

Previsioni sotto le attese, il titolo lascia oltre un quarto

Per gli ultimi tre mesi dell'anno Intel stima ricavi fra 15 e 16 miliardi di dollari, contro i 17,07 attesi da LSEG, e un utile per azione rettificato di 0,25 dollari contro 0,43. I PC calano per il rincaro delle memorie e il direttore finanziario David Zinsner vede la debolezza proseguire almeno nel primo semestre 2027.

Gli investimenti restano intorno ai 20 miliardi quest'anno e saliranno molto nel 2027, senza cassa positiva nel 2026. Venerdì le azioni sono crollate del 28,6%, dopo aver più che raddoppiato da inizio anno: chi è salito di più cade più forte.

Eli Lilly (LLY)
EPS AttesoEPS AttualeRicavi AttesiRicavi Attuali
$5,68$7,48$22,58B$24,40B

I farmaci per l'obesità trainano ricavi in forte crescita

I ricavi sono cresciuti del 39%, molto sopra le stime, trainati da Mounjaro e Zepbound, che insieme superano i 16 miliardi di dollari nel trimestre. L'unica nota debole è Foundayo, la nuova pillola per l'obesità, partita sotto le attese degli analisti.

In una settimana di vendite sulla tecnologia, Lilly è stata la grande società americana con la crescita più forte fuori dal settore. La domanda di farmaci per l'obesità non mostra cedimenti, e la capacità produttiva tiene il passo.

Ricavi 2026 alzati, utile frenato dagli oneri di ricerca

Lilly porta la previsione dei ricavi 2026 a 91-92 miliardi di dollari, da 85-87, e alza il margine lordo atteso, ma abbassa leggermente l'utile per azione rettificato a 35-36 dollari per gli oneri legati all'acquisto di progetti di ricerca in corso.

Il titolo ha guadagnato il 6,6% giovedì e ha continuato a salire venerdì, trascinando con sé la sanità, il settore migliore della settimana. La sanità è tornata a fare da rifugio mentre la tecnologia cedeva.

Exxon Mobil (XOM)
EPS AttesoEPS AttualeRicavi AttesiRicavi Attuali
$4,12$4,23$102,02B$113,16B

La raffinazione guadagna più del greggio estratto

Per la prima volta da almeno sei anni la raffinazione ha guadagnato più dell'estrazione: la guerra in Medio Oriente ha ridotto l'offerta di carburanti e spinto i margini, compensando un greggio più basso rispetto al trimestre precedente. A metà ottobre Exxon aveva anticipato un contributo di circa 4,5 miliardi di dollari dai soli margini.

Nel trimestre il gruppo ha anche ridotto il debito di 8 miliardi. Il collo di bottiglia oggi sono le raffinerie, più che i pozzi.

Riacquisti confermati e azioni al record

Exxon conferma riacquisti di azioni per 20 miliardi di dollari nel 2027 e non ha registrato perdite di volumi legate al Medio Oriente. Chevron, che ha pubblicato lo stesso giorno, ha battuto le stime e ridotto il debito netto di quasi 14 miliardi da inizio anno.

Venerdì entrambi i titoli hanno chiuso ai massimi storici, mentre il Nasdaq viveva la seduta peggiore della settimana. L'energia regge il listino quando la tecnologia cede, e lo fa con la cassa più che con il prezzo del greggio.

Stellantis (STLAM)
EPS AttesoEPS AttualeRicavi AttesiRicavi Attuali
n/dn/d€36,33B€37,60B

Ricavi in crescita a sorpresa, l'Europa scivola in perdita

I ricavi sono cresciuti dell'1%, contro stime che indicavano un calo, e l'utile operativo rettificato è salito a 256 milioni di euro, sopra i 191 attesi, con un margine dello 0,7%. La perdita netta si è ridotta del 90% sull'anno, a circa mezzo miliardo.

Il Nord America è tornato in utile operativo, mentre l'Europa allargata è passata in perdita con un margine negativo del 2,2%, un peggioramento di 340 punti base in un anno. Il recupero c'è, ma è lento e diseguale.

Guidance ribadita e liquidità positiva attesa nel 2027

Stellantis conferma le stime 2026, con ricavi in crescita a una cifra media e un margine positivo basso, e ribadisce che il flusso di cassa industriale tornerà positivo nel 2027. Nel trimestre è stato negativo per circa 4 miliardi, più di quanto atteso, e il gruppo prevede costi in salita per memorie e richiami.

L'amministratore delegato Antonio Filosa conta di realizzare entro l'anno almeno il 40% dei 6 miliardi di efficienze annue. Mercoledì le azioni sono salite di oltre il 15%: un sollievo dopo mesi di cali.

SK Hynix (000660)
EPS AttesoEPS AttualeRicavi AttesiRicavi Attuali
n/dn/d₩98,23T₩104,62T

Il trimestre più ricco della sua storia grazie all'AI

Per la prima volta i ricavi trimestrali hanno superato i 100.000 miliardi di won, e l'utile operativo, 83.300 miliardi, ha battuto di circa l'8% le stime LSEG, con un margine vicino all'80%. A spingere sono le memorie ad alta banda HBM4 per gli acceleratori AI, la memoria per server e i dischi per i data center.

I prezzi delle memorie continuano a salire perché l'offerta non tiene il passo degli investimenti in AI. Nella filiera dell'AI incassa chi produce memoria.

Contratti fino al 2028 e maxi ritorni agli azionisti

SK Hynix ha firmato contratti di lungo periodo con 14 grandi clienti, che coprono oltre metà della capacità produttiva del 2027 e del 2028, e vede la domanda superare l'offerta fino al 2030. Per quest'anno promette circa 100.000 miliardi di won agli azionisti fra dividendi e riacquisti.

Mercoledì il Kospi è salito del 6,63% sull'onda dei conti, prima di ripiegare venerdì con le vendite sulla tecnologia americana. I contratti pluriennali riducono il rischio del ciclo.

Samsung (005930)
EPS AttesoEPS AttualeRicavi AttesiRicavi Attuali
n/dn/d₩200,64T₩195,00T

Profitto record, ma la divisione chip delude

Il gruppo ha confermato l'utile operativo record del dato preliminare, 107.400 miliardi di won, il primo oltre quota 100.000 per una società coreana, quasi nove volte quello di un anno fa. L'utile della divisione semiconduttori e quello netto sono però rimasti sotto le attese degli analisti.

La crescita viene quasi tutta dalle memorie, mentre secondo le stime degli analisti la divisione di smartphone ed elettrodomestici ha chiuso il trimestre in perdita. Tutto il gruppo poggia su un solo motore.

Prezzi delle memorie in salita anche a fine anno

TrendForce prevede un nuovo aumento dei prezzi contrattuali delle memorie DRAM fra il 10% e il 15% nel quarto trimestre, dopo quello del terzo, e le HBM4, che Samsung ha portato per prima in produzione di massa, devono ancora dare il loro contributo pieno, atteso dal prossimo anno.

Il mercato però guarda già oltre: venerdì le azioni hanno ceduto il 5,93% con le vendite sulla tecnologia americana, dopo la corsa di metà settimana. Il prezzo sconta già il ciclo migliore, e ogni delusione pesa.

CALENDARIO PROSSIMI EVENTI

La prossima settimana

1 novembre [MEDIA] Riunione dei paesi OPEC+ sulla produzione di dicembre

2 novembre [ALTA] Trimestrale di Apple

2 novembre [MEDIA] Indice ISM manifatturiero statunitense di ottobre

3 novembre [CRITICA] Elezioni di metà mandato negli Stati Uniti

3 novembre [MEDIA] Decisione della Reserve Bank of Australia sui tassi di interesse

3 novembre [ALTA] Trimestrali di AMD e Shopify

3 novembre [MEDIA] Conti dei nove mesi di Intesa Sanpaolo

4 novembre [ALTA] Inflazione flash dell'area euro di ottobre

4 novembre [MEDIA] Rifinanziamento trimestrale del Tesoro statunitense

5 novembre [ALTA] Decisione della Bank of England sui tassi di interesse

6 novembre [CRITICA] Rapporto sul mercato del lavoro statunitense di ottobre

Il prossimo mese

10 novembre [CRITICA] Inflazione CPI di ottobre negli Stati Uniti

10 novembre [ALTA] Scadenza della sospensione cinese dei controlli sulle terre rare

10 novembre [MEDIA] Ecofin con la risposta sulla flessibilità di bilancio per l'energia

11 novembre [MEDIA] Termine per l'incarico di formare il nuovo governo israeliano

13 novembre [ALTA] Revisione del rating dell'Italia da parte di S&P

16 novembre [MEDIA] Prima stima del PIL giapponese del terzo trimestre

17 novembre [ALTA] Trimestrale di Nvidia

18 novembre [ALTA] Vertice APEC a Shenzhen con la partecipazione attesa di Trump, fino al 19

18 novembre [MEDIA] Verbali della riunione di ottobre della Federal Reserve

25 novembre [ALTA] Seconda stima del PIL statunitense del terzo trimestre e inflazione PCE di ottobre

26 novembre [MEDIA] Decisione della Bank of Korea sui tassi di interesse

27 novembre [ALTA] Revisione del rating della Francia da parte di S&P

4 dicembre [CRITICA] Rapporto sul mercato del lavoro statunitense di novembre

FONTI

Reuters, Bloomberg, Financial Times, Associated Press, Wall Street Journal, CNBC, AFP, Dow Jones, Federal Reserve, BCE, Bank of Japan, Bank of Canada, Bank of England, CME FedWatch, Bureau of Economic Analysis, Eurostat, INSEE, Istat, Office for Budget Responsibility, HM Treasury, Commissione elettorale centrale israeliana, Times of Israel, UKMTO, gCaptain, Kyiv Independent, Kalshi, ICE, CME Group, Energy Information Administration, S&P Global Platts, TrendForce, CoinDesk, The Block, Chainalysis, LSEG, FactSet, FnGuide, Yonhap, Korea JoongAng Daily, Korea Times, Times Brasil, Il Sole 24 Ore, Radiocor, MilanoFinanza, Teleborsa, ANSA, Trading Economics, Investing.com, Newsquawk, comunicati societari