BRIEFING SETTIMANALE
Edizione del 1 giugno 2026
Periodo di riferimento: 25 maggio — 31 maggio 2026
La guerra arretra, i listini avanzano
TESI DI INVESTIMENTO — Q2 2026
La tesi viene rivista trimestralmente. Aggiornamenti straordinari sono possibili in caso di eventi rilevanti per la nostra view.
La nostra tesi
Il nostro scenario base coincide con una politica monetaria condizionata dalla fiscal dominance. Il debito federale statunitense, in rapporto al PIL ormai oltre il 100%, ha raggiunto una soglia per cui il servizio degli interessi pesa più di voci storicamente intoccabili del bilancio, difesa inclusa. Riteniamo che questo vincolo condizionerà ogni decisione di politica monetaria. La Federal Reserve, sotto la nuova guida di Kevin Warsh (scelto da Trump e pubblicamente contrario al rialzo dei tassi), eredita gradi di libertà molto più stretti rispetto a un decennio fa: non si decide più "quanto stringere", ma "quanto può permettersi il Tesoro".
Da queste premesse prende forma la nostra posizione dichiaratamente contrarian. La curva FedWatch prezza oggi tassi fermi al 50%, un rialzo al 40%, due rialzi al 10% entro fine anno: metà del consenso, in altre parole, vede ancora una politica più restrittiva. Riteniamo questa distribuzione mal calibrata e ci aspettiamo invece stabilità dei tassi nel breve, con un bias progressivamente accomodante man mano che il vincolo fiscale diventerà esplicito.
I rendimenti dei Treasury sulle scadenze lunghe stanno già salendo per dinamiche proprie: term premium in espansione, domanda estera in ritirata, percezione di rischio fiscale crescente. Ogni punto base in più si traduce in un maggior costo di rifinanziamento per gli Stati Uniti. Alzare il fed funds in questo contesto significherebbe alimentare proprio la spirale che si vuole evitare, tanto più in pieno shock energetico legato al fronte iraniano: sovrapporre una stretta monetaria a uno shock di offerta su un'economia già fragile farebbe esplodere il rischio recessione. L'austerity, dal canto suo, non è un'opzione politicamente praticabile né per repubblicani né per democratici.
Resta una sola via, quella storicamente battuta dai paesi sovraindebitati: la repressione finanziaria. In pratica, tassi nominali tenuti per anni sotto la dinamica dei prezzi, così da rendere negativo, in termini reali, il costo del debito: chi presta soldi al governo perde potere d'acquisto, lo Stato vede il proprio stock di debito erodersi in termini reali anno dopo anno. Gli Stati Uniti hanno già applicato questo escamotage finanziario tra il 1946 e gli anni Settanta, riducendo il debito/PIL da oltre il 100% a circa il 30% senza mai pareggiare il bilancio.
In termini operativi riteniamo che la Fed combinerà tassi fermi (nonostante l'inflazione in aumento), allentamenti regolatori che spingeranno banche e fondi pensione a detenere più Treasury, e (canale strutturalmente nuovo) la domanda di T-bill creata dalle stablecoin in dollari (USDC, USDT, con il GENIUS Act ad accelerare esplicitamente la dinamica).
Se i rendimenti lunghi continueranno a salire, lo strumento successivo è lo yield curve control: la banca centrale fissa un tetto al rendimento del decennale e si impegna ad acquistare titoli senza limiti quantitativi per non farlo superare. Strumento non utilizzato dagli Stati Uniti dal 1951 (l'ultima applicazione risale al periodo 1942-1951, ai tempi del debito di guerra), oggi tornato nelle conversazioni di politica monetaria, e non a caso: anche il profilo di Warsh, critico tanto dei rialzi quanto del QE classico, rende lo YCC uno scenario più plausibile di altri strumenti accomodanti tradizionali.
Va riconosciuto un risvolto della medaglia. La repressione finanziaria è efficace ma non gratuita: è una tassa implicita che pagano risparmiatori, pensionati e detentori di obbligazioni a basso rendimento, mentre chi possiede asset reali si arricchisce. È esattamente per questo che il posizionamento che proponiamo non è solo opportunistico, ma rappresenta anche una protezione razionale contro un regime in cui chi non si posiziona viene tassato silenziosamente.
Sullo sfondo lavora un trend di lunghissimo periodo: la de-dollarizzazione. Acquisti record di oro da parte delle banche centrali (BRICS+ ed emergenti in testa), scambi bilaterali in valute locali, infrastrutture di pagamento alternative. È un processo misurato in anni più che in trimestri, ma la direzione è chiara: ogni passo erode la base di domanda strutturale per il dollaro come riserva, e tende a rafforzarsi automaticamente man mano che la repressione finanziaria diventa più esplicita.
Implicazioni per le asset class
Da questa lettura discende il posizionamento. Restiamo costruttivi sugli asset che beneficiano direttamente dei vettori chiave della tesi: oro come copertura naturale ai tassi reali negativi, equity emergente (Asia e Cina in chiave selettiva) come scommessa su dollaro debole e multipli bassi, Bitcoin come ipotesi di copertura digitale dal debasement strutturale ed Ethereum come asset risk-on legato alla crescita dell'ecosistema DeFi. Il quadro è però più articolato: anche obbligazionario e azionario sviluppato hanno letture distinte da esplicitare.
Oro. Assolve un duplice ruolo. Strategicamente, è la copertura più diretta a un regime di repressione finanziaria: regimi prolungati di tassi reali negativi rappresentano storicamente lo scenario di massima sovraperformance del metallo, e la domanda strutturale delle banche centrali (de-dollarizzazione) aggiunge un secondo motore. Tatticamente, è il miglior asset da detenere nelle fasi di euforia azionaria estrema, perché sovraperforma proprio nei drawdown più violenti grazie alla correlazione negativa con l'equity nelle code negative.
Criptovalute. Il comparto richiede alcuni distinguo. Bitcoin condivide con l'oro la tesi store-of-value digitale, con una correlazione tra i due strutturalmente in crescita, profilo di rischio più alto ma logica analoga; l'orizzonte è medio-lungo. Il resto del comparto (Ethereum, Solana, altcoin con razionale forte) è invece più una scommessa asimmetrica su liquidità globale in espansione e su un quadro regolatorio statunitense in netto miglioramento (Clarity Act, prodotti istituzionali, accesso retail). Il mercato delle stablecoin, già citato come canale di repressione finanziaria, costituisce di per sé un acceleratore per l'intero ecosistema.
Equity emergente. L'Asia ex-Cina è il segmento che più direttamente beneficia di un dollaro debole: debito sovrano in USD che si svaluta in termini reali, flussi di capitale in rientro, crescita strutturale superiore. La Cina la approcciamo selettivamente: valutazioni del comparto tech a frazione di quelle statunitensi, rischio policy elevato ma upside notevole su un ciclo di stimolo che riteniamo più vicino di quanto prezzato.
Equity statunitense. I risultati del primo trimestre 2026 confermano un quadro corporate solido, con margini in tenuta e revenue growth sopra le attese. Storicamente, in regime di tassi reali negativi anche l'azionario nominale tende a comportarsi bene. Gli anni Settanta sono il caso di scuola: rendimenti deludenti in termini reali ma performance nominali tutt'altro che disastrose. Il messaggio non è uscire dall'equity statunitense, ma riconoscerne il profilo asimmetrico in caso di shock e affiancarlo a una componente significativa di asset reali ed emergenti.
Equity giapponese. La riforma di corporate governance promossa dalla Tokyo Stock Exchange (focus su price-to-book e capital efficiency) continua a generare valore; il ritorno strutturale dell'inflazione si traduce in espansione di ROE corporate; la Bank of Japan resta la banca centrale più allineata a un regime di repressione finanziaria globale. Il rischio principale è valutario: uno yen che si rafforzasse aggressivamente penalizzerebbe gli esportatori.
Equity europea. La narrativa di fondo è simile a quella statunitense (debito elevato, BCE che dovrà accomodare) ma con fondamentali peggiori: crescita strutturalmente più bassa, esposizione energetica più diretta allo shock iraniano, frammentazione fiscale tra Stati membri. Preferiamo selettività su temi specifici: difesa, banche in fase finale del ciclo dei tassi alti, value europeo a multipli compressi.
Obbligazionario. Per impostazione strategica di Gamma (orizzonte di lungo periodo, obiettivo di massimizzazione del rendimento senza ricerca di mitigazione della volatilità) l'obbligazionario non rientra nei nostri portafogli core. Per chi necessita di esposizione il quadro è comunque chiaro: curva statunitense più ripida (steepening), con il tratto breve ancorato dalla Fed e il tratto lungo che continua a soffrire term premium ed emissione massiccia. La duration corta (T-bill, 2 anni) resta dunque preferibile, mentre la duration lunga è da evitare finché lo YCC non diventa scenario operativo. I TIPS sono il sottostante più interessante della classe: il loro inflation-linker compensa esattamente l'inflazione che il regime sta usando per erodere il debito. In Europa la lettura è analoga, con la BCE più ortodossa sulla curva di Lagarde; attenzione allo spread BTP-Bund se la frammentazione fiscale tornasse al centro dell'attenzione. Sui corporate, l'investment grade europeo offre carry interessante con credito ancora solido; più cauti sull'high yield.
Rischi e fattori di invalidazione
Come si invalida la nostra tesi? Quattro trigger da monitorare.
Boom di produttività AI. Se l'AI consegna davvero il salto di produttività promesso, e in misura superiore alle attese attuali, il PIL nominale potrebbe crescere sopra il costo del debito: in quel caso debito/PIL scenderebbe per crescita, non per debasement. Oro e crypto perderebbero parte del razionale, il dollaro resterebbe stabile o si rafforzerebbe, l'equity statunitense continuerebbe a sovraperformare gli emergenti. Segnali da monitorare: dati di produttività multifattoriale BLS, margini operativi Big Tech, capex AI che si traduce in revenue di terzi.
Disciplina fiscale post-midterm. Improbabile ma non impossibile se gli equilibri politici producessero un Congresso davvero ostile alla spesa pubblica. Effetto immediato: calo dei rendimenti per credibilità ritrovata, dollaro forte, correzione di oro e criptovalute, emergenti differenziati. La probabilità è bassa, dato che entrambi i partiti hanno incentivi forti a non incarnare l'austerity, ma l'asimmetria è notevole e va monitorata.
Collasso esogeno della domanda. Shock di credito (default sovrano disordinato, crisi bancaria sistemica), evento geopolitico estremo, scoppio di una bolla riconoscibile: tutti scenari in cui i rendimenti scenderebbero senza intervento Fed. Effetto: rally dei Treasury, drawdown azionario brutale, oro che tiene per status difensivo, crypto sotto stress massimo. Segnali da monitorare: spread di credito IG e HY, indicatori di stress bancario (commercial real estate, regional banks), volatilità implicita su asset rischiosi.
Sorpresa hawkish della Fed. Trigger di policy puro, non economico. Warsh, fedele alla sua biografia di critico tanto delle politiche accomodanti quanto del QE, sceglie di alzare i tassi per ristabilire credibilità anti-inflattiva nonostante il costo fiscale. Coerente con il suo profilo storico ma incompatibile con la traiettoria del debito: realisticamente sostenibile solo per pochi trimestri prima che la dinamica imponga marcia indietro. Effetti nel periodo di stretta: dollaro forte, drawdown azionario, correzione di oro e criptovalute. Paradossalmente, proprio queste correzioni offrono una finestra di acquisto per chi ha la pazienza di aspettare che il vincolo fiscale riemerga.
Restiamo costruttivi nel nostro scenario base, ma con la disciplina di chi sa esattamente cosa potrebbe smentirlo.
La settimana sui mercati: la nostra lettura
La guerra che arretra conferma la nostra lettura. Il rientro del premio energetico, con il greggio ai minimi da settimane e i rendimenti in calo lungo tutta la curva, allenta proprio quel rischio stagflattivo che a nostro avviso avrebbe legato le mani alla Federal Reserve. Un dollaro più debole e tassi reali in discesa restano il terreno più fertile per l'oro e per l'azionario emergente, i due assi su cui restiamo costruttivi. Leggiamo la settimana come una conferma, non come una svolta: il quadro di fondo, fatto di debito elevato e di una banca centrale che riteniamo più incline ad attendere che a stringere, non è cambiato di una virgola.
Gli utili AI nutrono il nostro principale rischio. Le trimestrali di alcuni protagonisti del settore mostrano che la spesa in infrastrutture per l'intelligenza artificiale si sta traducendo in ricavi reali, ed è esattamente uno dei segnali che monitoriamo come possibile invalidazione della nostra view. Ma la reazione del mercato è stata selettiva, non euforica: chi non ha convinto è stato punito nonostante i conti solidi. Riteniamo dunque si tratti di un segnale ancora embrionale, da seguire senza enfatizzarlo, perché un trimestre di buoni numeri non equivale a quel salto di produttività diffusa che, solo quello, cambierebbe davvero il nostro scenario.
La Fed può attendere, la BCE no. È qui che si misura la differenza tra le due sponde dell'Atlantico: con l'inflazione dell'area euro ancora spinta dall'energia, il mercato dà ormai per scontato un rialzo dei tassi a giugno, mentre oltreoceano la stessa dinamica, grazie al greggio in ritirata, concede alla banca centrale il lusso di restare ferma. Confermiamo la lettura per cui l'Europa vive la nostra stessa storia in versione peggiore, più esposta allo shock energetico e con meno margini di crescita. Non a caso l'euro si è rafforzato: una divergenza di politica monetaria che pesa sui cambi prima ancora che sull'economia reale.
Le cripto restano in attesa, non in rotta. Il comparto ha continuato a scivolare in sordina, ma leggiamo il movimento come una fase di lateralizzazione più che come un cedimento strutturale. La direzionalità, al rialzo come al ribasso, tornerà quando due appuntamenti scioglieranno l'incertezza: il debutto di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve e l'esito del Clarity Act in aula. Fino ad allora restiamo costruttivi sull'orizzonte di medio periodo senza dare peso al rumore di breve: la tesi che lega questi asset al quadro di liquidità e di regolamentazione non viene né rafforzata né indebolita da una settimana di disinteresse.
— Il team Gamma
MARKET SNAPSHOT
Dati aggiornati al 29 maggio 2026 (chiusura mercati venerdì)
Leaderboard
Azionario
| Indici Area Geografica | Valore | 1W (€) | 1M (€) | YTD (€) |
|---|---|---|---|---|
| Indici Mondiali | ||||
| 1.130,75 | +1,15% | +5,25% | +12,90% | |
| 4.864,59 | +0,69% | +4,89% | +11,15% | |
| Indici USA | ||||
| 7.580,06 | +0,97% | +5,89% | +12,10% | |
| 30.333,18 | +2,40% | +11,23% | +21,25% | |
| 51.032,46 | +0,44% | +3,52% | +7,60% | |
| 2.919,34 | +1,37% | +5,11% | +19,09% | |
| Volatilità / Sentiment | ||||
| 15,32 | -1,38 | -1,57 | +0,37 | |
| Indici Europa | ||||
| 6.050,54 | +0,65% | +3,86% | +8,11% | |
| 50.036,75 | +0,84% | +3,40% | +10,10% | |
| 25.104,70 | +0,73% | +3,39% | +2,96% | |
| 8.183,34 | +1,28% | +2,02% | +2,95% | |
| 10.409,28 | -0,82% | +0,13% | +7,51% | |
| 13.542,66 | +0,30% | +3,49% | +6,08% | |
| Indici Asia | ||||
| 66.329,50 | +0,99% | +4,96% | +16,00% | |
| 4.892,12 | -1,27% | -3,72% | -7,58% | |
| 25.182,39 | -2,09% | -1,99% | +9,57% | |
| 23.547,75 | -0,13% | -1,15% | -9,48% | |
| 1.342,82 | +12,53% | +28,80% | +113,31% | |
| Altri indici | ||||
| 173.787,49 | -1,74% | -9,00% | +13,88% | |
| 8.731,70 | +1,14% | -0,22% | +12,53% | |
| 2.022,24 | +0,03% | +0,96% | +9,87% | |
| Indici Globali di Stile | Valore | 1W (€) | 1M (€) | YTD (€) |
|---|---|---|---|---|
| Indici Globali Settoriali | ||||
| 53,31 | -5,51% | -5,60% | +28,10% | |
| 113,06 | +2,06% | +3,24% | +17,87% | |
| 194,80 | +0,42% | +0,04% | +11,94% | |
| 201,86 | +1,22% | +2,51% | -0,91% | |
| 67,54 | -2,61% | -1,08% | +5,26% | |
| 94,50 | -0,84% | +2,30% | -2,25% | |
| 121,95 | -0,68% | +0,72% | +1,72% | |
| 143,79 | +5,74% | +20,29% | +37,98% | |
| 123,66 | -0,16% | +0,74% | +2,78% | |
| 84,05 | -2,42% | -4,72% | +7,67% | |
| 27,27 | -1,02% | +0,42% | +10,67% | |
| Indici Globali Fattoriali | ||||
| 86,77 | -0,08% | +4,02% | +9,04% | |
| 116,38 | +0,90% | +8,58% | +20,17% | |
| 80,49 | +3,73% | +15,51% | +34,79% | |
| 59,10 | +0,89% | +3,09% | +7,87% | |
| 74,16 | -1,28% | +1,28% | +1,58% | |
| 15,84 | +1,64% | +6,68% | +12,73% | |
Obbligazionario
Variazioni espresse come variazione % del rendimento dell'ETF obbligazionario di riferimento.
| Indici Obbligazionari | Yield | 1W (€) | 1M (€) | YTD (€) |
|---|---|---|---|---|
| Bond | ||||
| 4,010% | -0,26% | +0,68% | +1,29% | |
| 4,443% | +0,34% | +0,58% | +0,45% | |
| 1,734% | +0,17% | +1,92% | +5,80% | |
| 2,657% | +0,48% | -2,40% | -5,69% | |
| 2,942% | +0,61% | +0,66% | +0,42% | |
| 3,653% | +0,89% | +1,45% | +0,42% | |
Materie prime
| Commodities | Valore ($) | 1W (€) | 1M (€) | YTD (€) |
|---|---|---|---|---|
| Metalli preziosi | ||||
| Au Oro | 4.539,27 | +0,32% | -0,97% | +6,12% |
| Ag Argento | 75,28 | -0,52% | +3,12% | +6,87% |
| Pt Platino | 1.920,53 | -0,59% | -2,37% | -5,69% |
| Pd Palladio | 1.358,24 | +0,21% | -10,36% | -14,44% |
| Cu Rame | 6,4195 | -0,63% | +7,02% | +11,99% |
| Energia | ||||
| B Brent Crude | 92,05 | -8,46% | -13,05% | +79,99% |
| W WTI Crude | 87,36 | -8,83% | -11,71% | +88,06% |
| G Gas Naturale | 3,290 | +8,53% | +13,22% | -1,96% |
Criptovalute
| Criptovalute | Valore ($) | 1W (€) | 1M (€) | YTD (€) |
|---|---|---|---|---|
| Crypto | ||||
| 74.032,54 | -4,30% | -2,39% | -14,76% | |
| 2.030,10 | -3,71% | -9,48% | -31,06% | |
| 717,93 | +8,89% | +17,43% | -16,21% | |
| 1,3383 | -1,35% | -1,54% | -26,71% | |
| 82,55 | -3,64% | +0,02% | -33,19% | |
| 0,3477 | -5,25% | +7,13% | +23,22% | |
| 0,1004 | -2,25% | -5,17% | -13,77% | |
| 0,2354 | -3,24% | -3,79% | -28,73% | |
Hyperliquid (HYPE) | 68,22 | +7,88% | +72,95% | +170,24% |
| 370,43 | -6,14% | -1,88% | -13,86% | |
Forex
| Valute | Tasso | 1W | 1M | YTD |
|---|---|---|---|---|
| Coppie | ||||
| 1,1659 | +0,49% | -0,60% | -0,75% | |
| 0,8661 | +0,22% | +0,43% | -0,64% | |
| 0,9106 | -0,22% | -0,70% | -2,20% | |
| 185,5860 | +0,29% | +1,01% | +0,85% | |
| 7,9006 | -0,03% | -1,11% | -3,88% | |
| 159,2600 | +0,30% | +1,43% | +1,66% | |
| 6,7662 | -0,42% | -0,91% | -3,25% | |
US Dollar Index | 98,94 | -0,30% | +0,90% | +0,63% |
Tempistica. Dati al close di venerdì 29 maggio 2026. Per le criptovalute, scambiate 24/7, si intende la candela giornaliera che chiude alle 00:00 UTC (convenzione di mercato).
Livelli. I valori puntuali si riferiscono agli indici di mercato per l'azionario, ai rendimenti annui a scadenza (yield) per i bond, ai prezzi spot in dollari (USD) per materie prime e criptovalute, ai tassi di cambio diretti per le valute.
Variazioni. Le performance percentuali a 1 settimana, 1 mese e da inizio anno sono calcolate sui rispettivi ETF tracker per azionario, obbligazionario e materie prime in modalità total return; sui prezzi spot per criptovalute; sul tasso di cambio per le valute. La variazione del VIX è espressa in punti indice, non in percentuale.
Valuta. Le variazioni di azionario, obbligazionario, materie prime e criptovalute sono convertite in euro (€), per riflettere il rendimento effettivo per un investitore europeo non-hedged. Le coppie valutarie restano espresse nella loro convenzione naturale.
NEWS PRINCIPALI
18-24 maggio 2026 | Notizie selezionate per rilevanza e impatto sui mercati
Globale
GlobaleTregua possibile tra Iran e Stati Uniti
L'intesa di massima prevede un memorandum di 60 giorni per congelare le ostilità e allentare le restrizioni sul transito nello Stretto di Hormuz, attraverso cui passa circa il 20% del greggio e del gas naturale liquefatto mondiali.
Resta però un nodo non da poco: l'accordo non è ancora firmato dal presidente Trump e Teheran lo definisce non finalizzato, mentre nei giorni precedenti non sono mancati nuovi episodi militari nel Golfo.
È il rientro del premio di rischio bellico ad aver mosso tutto il resto: greggio in ritirata, rendimenti in calo e dollaro più debole hanno disegnato la settimana, premiando in particolare le economie importatrici di energia.
Stati Uniti
Wall Street firma la nona settimana di rialzi
I tre principali indici statunitensi hanno toccato nuovi massimi storici, con il Dow Jones oltre i 51.000 punti per la prima volta e una serie di guadagni settimanali che non si vedeva dal 2023.
Il movimento è stato a base ampia ma guidato dal comparto tecnologico, in un mese di maggio archiviato in forte progresso.
L'aspetto più rilevante per chi investe è che il mercato ha guardato oltre un'inflazione ancora alta, segno di una propensione al rischio tornata dominante: una fiducia che regge finché la distensione geopolitica tiene a freno l'energia e i timori sui prezzi.
Il PCE caldo, ma meno del temuto
Il termometro dell'inflazione preferito dalla Federal Reserve ha mostrato un quadro ancora teso sul fronte annuo, con la misura headline al 3,8% e quella core al 3,3%, ai massimi da quasi tre anni.
La sorpresa, in positivo, è arrivata dalla componente mensile, più contenuta delle attese e accompagnata da prezzi energetici in discesa.
È bastato questo, insieme alla distensione sul fronte iraniano, a raffreddare i timori di una spirale inflazionistica e a sostenere il rimbalzo dei titoli di Stato.
I rendimenti scendono, ma il mercato resta cauto
Il decennale statunitense è tornato intorno al 4,45%, ai minimi da due settimane, e il movimento si è esteso a tutta la curva fino ai titoli europei.
Ha però il sapore del rimbalzo da sollievo più che di un cambio di regime: il mercato continua a prezzare tassi fermi a giugno e assegna ancora circa il 46% di probabilità a un rialzo entro dicembre.
L'appuntamento spartiacque sarà la riunione di metà giugno, la prima guidata da Kevin Warsh, quando le nuove proiezioni economiche diranno molto sulla direzione della politica monetaria.
Europa
Inflazione ostinata, la BCE verso il rialzo
I prezzi nell'area euro restano sotto la spinta dell'energia legata al conflitto mediorientale, e i dati flash di maggio hanno disegnato un quadro disomogeneo tra le maggiori economie.
In Francia l'indice armonizzato è salito al 2,8%, il valore più alto da oltre un anno, e in Italia al 3,3%, mentre la Germania è andata in controtendenza, rallentando al 2,6%.
Il mercato dà ormai per assai probabile un rialzo dei tassi di 25 punti base già nella riunione di giugno, con almeno un ulteriore intervento entro fine anno: una stretta nello shock energetico che allontana Francoforte dalla traiettoria attesa per la Federal Reserve.
Cina
Frizioni commerciali con l'Europa frenano la Cina
I listini cinesi hanno chiuso la settimana in tono cauto, con i titoli dei semiconduttori sotto pressione e il sentiment appesantito dal fronte commerciale.
A pesare è stato il riacutizzarsi delle tensioni con l'Unione Europea: Pechino ha messo in guardia in vista dei colloqui su possibili restrizioni europee all'export cinese, dai cosmetici agli alcolici.
Resta però aperto un quadro di medio periodo più favorevole: diverse case d'investimento, tra cui Goldman Sachs, vedono ancora un potenziale di rialzo a doppia cifra sugli indici cinesi entro fine anno, sostenuto dalla crescita degli utili legati all'intelligenza artificiale e dalla spinta di Pechino contro l'eccesso di concorrenza, pensata per risollevare i margini delle imprese.
Giappone
Il Nikkei ai massimi, il Giappone respira
La borsa di Tokyo ha aggiornato i propri primati, sospinta da una duplice forza favorevole.
Da un lato il sollievo sui prezzi energetici, particolarmente prezioso per un'economia fortemente importatrice come quella giapponese; dall'altro l'onda dei titoli tecnologici e dei semiconduttori, con il Nikkei 225 tornato sopra i 66.000 punti e il Topix a un nuovo massimo storico.
Sullo sfondo resta la cautela della Banca del Giappone, il cui vicegovernatore ha ribadito che la tempistica di un rialzo dei tassi è ancora in valutazione, condizionata dall'evoluzione del quadro mediorientale.
Italia
Piazza Affari oltre quota 50.000, banche in spinta
A trainare il listino milanese è stato ancora una volta il comparto bancario, con UniCredit in evidenza, in una seduta che ha riportato il FTSE MIB sopra una soglia psicologica importante.
Il clima di rinnovata propensione al rischio e il calo dei prezzi energetici hanno favorito anche i titoli di Stato: il rendimento del BTP decennale è rientrato, allentando la pressione sui conti pubblici.
La piazza italiana resta tra le più sensibili al ciclo europeo e ai movimenti dello spread, e in una settimana di distensione ne ha tratto un beneficio doppio, sull'azionario e sull'obbligazionario.
Resto del mondo
Resto del mondoCorea, una corsa ormai a doppio motore
La borsa coreana ha aggiornato i record, ma la vera notizia è ormai un'altra: la corsa del Kospi poggia su due motori e non più su uno solo.
Accanto al ciclo della memoria per l'intelligenza artificiale, sostenuto da Samsung e SK Hynix e da una domanda che le aziende leggono come più strutturale che in passato, agisce un secondo fattore, il miglioramento della governance societaria: il programma di valorizzazione delle quotate sta riducendo lo storico sconto del mercato coreano e richiama capitali esteri.
È una base potenzialmente più solida dei cicli precedenti, ma dopo un anno di guadagni eccezionali l'indice resta una scommessa molto concentrata sui semiconduttori, e come tale va trattato.
EARNINGS PIÙ RILEVANTI
Dell Technologies
| EPS Atteso | EPS Attuale | Ricavi Attesi | Ricavi Attuali |
|---|---|---|---|
| $2,94 | $4,86 | $35,2B | $43,8B |
Q1 oltre ogni attesa, i server AI volano
Dell ha riportato un trimestre eccezionale, con ricavi quasi raddoppiati su base annua e un utile per azione molto superiore al consensus. Il motore è la divisione dei server ottimizzati per l'intelligenza artificiale, i cui ricavi sono cresciuti del 757% su base annua.
La domanda di infrastruttura AI da parte delle imprese ha reso Dell uno dei fornitori chiave dei data center di nuova generazione, e il titolo ha reagito con la migliore seduta della sua storia.
Guidance alzata, la corsa continua
Dell ha rivisto al rialzo le previsioni per il trimestre in corso, segno che la pipeline di ordini legati all'AI resta robusta.
Per chi investe il messaggio è duplice: la spesa in infrastruttura continua a tradursi in ordini reali, ma la marginalità di un business hardware resta più sottile di quella del software, e i vincoli sulle forniture di memoria e processori restano il rischio principale da sorvegliare.
Salesforce
| EPS Atteso | EPS Attuale | Ricavi Attesi | Ricavi Attuali |
|---|---|---|---|
| $3,12 | $3,88 | $11,05B | $11,13B |
Conti oltre il consensus, Agentforce accelera
Salesforce ha battuto le attese su utili e ricavi, con la piattaforma di agenti AI che ha visto i ricavi ricorrenti crescere di oltre il 200% su base annua.
Eppure il titolo, già in forte calo da inizio anno, non ne ha tratto slancio: il mercato teme che l'intelligenza artificiale eroda il modello del software a licenza più di quanto i nuovi prodotti riescano a compensare.
Guidance prudente, il software sotto esame
La società ha offerto una guidance annua leggermente sotto le attese, alimentando i dubbi sulla crescita futura del software gestionale tradizionale nell'era degli agenti.
È il paradosso del momento: per i titoli software un buon trimestre non basta più, perché il mercato pretende la prova che l'AI generi nuovi ricavi abbastanza in fretta da compensare il rallentamento del modello storico.
Snowflake
| EPS Atteso | EPS Attuale | Ricavi Attesi | Ricavi Attuali |
|---|---|---|---|
| $0,32 | $0,39 | $1,32B | $1,39B |
Ricavi da prodotto in accelerazione, +34%
Snowflake ha superato le attese, con i ricavi da prodotto in accelerazione e l'espansione della clientela esistente in miglioramento.
A differenza di altri nomi del software, qui l'intelligenza artificiale è stata letta come un acceleratore del business principale e non come una minaccia, complici nuovi prodotti e un grande accordo infrastrutturale annunciato insieme ai conti.
Guidance annua alzata, profittabilità più vicina
La società ha rivisto al rialzo le previsioni di ricavi da prodotto per l'intero esercizio, un segnale di fiducia che il mercato ha premiato.
La lettura è speculare a quella di Salesforce: nel software l'AI sta già separando i vincitori dai vinti, premiando i modelli a consumo capaci di intercettare la nuova domanda e penalizzando chi rischia la disintermediazione.
Costco
| EPS Atteso | EPS Attuale | Ricavi Attesi | Ricavi Attuali |
|---|---|---|---|
| $4,93 | $4,93 | $69,81B | $70,53B |
Ricavi sopra attese, EPS in linea
Costco ha superato le attese sui ricavi ma centrato esattamente il consensus sull'utile, con vendite comparabili in crescita del 9,8% e un canale digitale molto dinamico.
Un contributo particolare è arrivato dai volumi record di carburante, sospinti dai prezzi elevati alla pompa legati alla guerra in Medio Oriente, fattore tanto favorevole ai ricavi quanto poco ripetibile.
Valutazione elevata, poco spazio agli errori
Costco non fornisce una guidance puntuale, e il vero nodo per chi investe è la valutazione: a oltre 50 volte gli utili il titolo incorpora già molto, ed è infatti rimasto piatto nonostante i conti solidi.
Con i rinnovi degli abbonamenti che si stabilizzano sotto la soglia del 90% a livello globale, il mercato sembra chiedere una crescita ancora più brillante per giustificare il premio di valutazione.
PDD Holdings (Pinduoduo)
| EPS Atteso | EPS Attuale | Ricavi Attesi | Ricavi Attuali |
|---|---|---|---|
| $2,13 | $1,38 | $16,1B | $15,4B |
Ricavi in crescita, ma utile in calo
PDD ha aumentato i ricavi su base annua, trainata dai servizi di transazione (l'area che comprende Temu) cresciuti del 20%, ma l'utile è sceso ed è risultato sotto le attese.
Il calo della redditività non è un incidente ma una scelta: il gruppo sta investendo massicciamente nella catena di fornitura e nel sostegno ai commercianti, sacrificando i margini di breve in nome della crescita di lungo periodo.
Temu sotto pressione tra dazi e concorrenza
Lo scenario per l'investitore è quello classico delle azioni cinesi: valutazioni contenute a fronte di un rischio elevato, di policy e di marginalità.
I margini di Temu sono sotto pressione per la fine delle esenzioni doganali negli Stati Uniti e per i dazi, mentre sul fronte domestico la concorrenza si intensifica; il mercato dovrà capire se la scommessa sugli investimenti ripagherà o se continuerà a erodere la redditività.
CALENDARIO PROSSIMI EVENTI
La prossima settimana
Mar 2 [BASSA] Italia: Festa della Repubblica, Borsa Italiana chiusa
Mer 3 [MEDIA] Stati Uniti: indici di attività ISM (manifattura e servizi)
Ven 5 [ALTA] Stati Uniti: report sull'occupazione (buste paga di maggio)
Il prossimo mese
Gio 11 giu [CRITICA] BCE: decisione sui tassi, atteso un rialzo di 25 punti base
16-17 giu [CRITICA] Riunione FOMC: debutto di Kevin Warsh e nuove proiezioni economiche
giu/lug [ALTA] Senato USA: voto in aula sul Clarity Act (regolamentazione cripto)
in corso [CRITICA] Iran e Stati Uniti: approvazione e firma finale dell'intesa
metà giu [ALTA] Stati Uniti: indice dei prezzi al consumo (CPI) di maggio
FONTI
Bloomberg, Reuters, CNBC, Financial Times, LSEG, FactSet, Federal Reserve, BCE, Bank of Japan, FedWatch CME, World Gold Council, CoinDesk, CoinGecko, Glassnode, Goldman Sachs, JPMorgan, Morgan Stanley, Trading Economics, Investing.com, Eurostat, INSEE, ISTAT, Commissione Europea, Dell Technologies, Salesforce, Snowflake, Costco, PDD Holdings Investor Relations, Il Sole 24 Ore, MilanoFinanza, Teleborsa.

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