BRIEFING SETTIMANALE

Edizione del 6 luglio 2026

Periodo di riferimento: 29 giugno — 5 luglio 2026

Il debasement trade guiderà la seconda metà del 2026?

Cover

TESI DI INVESTIMENTO — Q2 2026

La tesi viene rivista trimestralmente. Aggiornamenti straordinari sono possibili in caso di eventi rilevanti per la nostra view.

La nostra tesi

Il nostro scenario base coincide con una politica monetaria condizionata dalla fiscal dominance. Il debito federale statunitense, in rapporto al PIL ormai oltre il 100%, ha raggiunto una soglia per cui il servizio degli interessi pesa più di voci storicamente intoccabili del bilancio, difesa inclusa. Riteniamo che questo vincolo condizionerà ogni decisione di politica monetaria. La Federal Reserve, sotto la nuova guida di Kevin Warsh (scelto da Trump e pubblicamente contrario al rialzo dei tassi), eredita gradi di libertà molto più stretti rispetto a un decennio fa: non si decide più "quanto stringere", ma "quanto può permettersi il Tesoro".

Da queste premesse prende forma la nostra posizione dichiaratamente contrarian. La curva FedWatch prezza oggi tassi fermi al 50%, un rialzo al 40%, due rialzi al 10% entro fine anno: metà del consenso, in altre parole, vede ancora una politica più restrittiva. Riteniamo questa distribuzione mal calibrata e ci aspettiamo invece stabilità dei tassi nel breve, con un bias progressivamente accomodante man mano che il vincolo fiscale diventerà esplicito.

I rendimenti dei Treasury sulle scadenze lunghe stanno già salendo per dinamiche proprie: term premium in espansione, domanda estera in ritirata, percezione di rischio fiscale crescente. Ogni punto base in più si traduce in un maggior costo di rifinanziamento per gli Stati Uniti. Alzare il fed funds in questo contesto significherebbe alimentare proprio la spirale che si vuole evitare, tanto più in pieno shock energetico legato al fronte iraniano: sovrapporre una stretta monetaria a uno shock di offerta su un'economia già fragile farebbe esplodere il rischio recessione. L'austerity, dal canto suo, non è un'opzione politicamente praticabile né per repubblicani né per democratici.

Resta una sola via, quella storicamente battuta dai paesi sovraindebitati: la repressione finanziaria. In pratica, tassi nominali tenuti per anni sotto la dinamica dei prezzi, così da rendere negativo, in termini reali, il costo del debito: chi presta soldi al governo perde potere d'acquisto, lo Stato vede il proprio stock di debito erodersi in termini reali anno dopo anno. Gli Stati Uniti hanno già applicato questo escamotage finanziario tra il 1946 e gli anni Settanta, riducendo il debito/PIL da oltre il 100% a circa il 30% senza mai pareggiare il bilancio.

In termini operativi riteniamo che la Fed combinerà tassi fermi (nonostante l'inflazione in aumento), allentamenti regolatori che spingeranno banche e fondi pensione a detenere più Treasury, e (canale strutturalmente nuovo) la domanda di T-bill creata dalle stablecoin in dollari (USDC, USDT, con il GENIUS Act ad accelerare esplicitamente la dinamica).

Se i rendimenti lunghi continueranno a salire, lo strumento successivo è lo yield curve control: la banca centrale fissa un tetto al rendimento del decennale e si impegna ad acquistare titoli senza limiti quantitativi per non farlo superare. Strumento non utilizzato dagli Stati Uniti dal 1951 (l'ultima applicazione risale al periodo 1942-1951, ai tempi del debito di guerra), oggi tornato nelle conversazioni di politica monetaria, e non a caso: anche il profilo di Warsh, critico tanto dei rialzi quanto del QE classico, rende lo YCC uno scenario più plausibile di altri strumenti accomodanti tradizionali.

Va riconosciuto un risvolto della medaglia. La repressione finanziaria è efficace ma non gratuita: è una tassa implicita che pagano risparmiatori, pensionati e detentori di obbligazioni a basso rendimento, mentre chi possiede asset reali si arricchisce. È esattamente per questo che il posizionamento che proponiamo non è solo opportunistico, ma rappresenta anche una protezione razionale contro un regime in cui chi non si posiziona viene tassato silenziosamente.

Sullo sfondo lavora un trend di lunghissimo periodo: la de-dollarizzazione. Acquisti record di oro da parte delle banche centrali (BRICS+ ed emergenti in testa), scambi bilaterali in valute locali, infrastrutture di pagamento alternative. È un processo misurato in anni più che in trimestri, ma la direzione è chiara: ogni passo erode la base di domanda strutturale per il dollaro come riserva, e tende a rafforzarsi automaticamente man mano che la repressione finanziaria diventa più esplicita.

Implicazioni per le asset class

Da questa lettura discende il posizionamento. Restiamo costruttivi sugli asset che beneficiano direttamente dei vettori chiave della tesi: oro come copertura naturale ai tassi reali negativi, equity emergente (Asia e Cina in chiave selettiva) come scommessa su dollaro debole e multipli bassi, Bitcoin come ipotesi di copertura digitale dal debasement strutturale ed Ethereum come asset risk-on legato alla crescita dell'ecosistema DeFi. Il quadro è però più articolato: anche obbligazionario e azionario sviluppato hanno letture distinte da esplicitare.

Oro. Assolve un duplice ruolo. Strategicamente, è la copertura più diretta a un regime di repressione finanziaria: regimi prolungati di tassi reali negativi rappresentano storicamente lo scenario di massima sovraperformance del metallo, e la domanda strutturale delle banche centrali (de-dollarizzazione) aggiunge un secondo motore. Tatticamente, è il miglior asset da detenere nelle fasi di euforia azionaria estrema, perché sovraperforma proprio nei drawdown più violenti grazie alla correlazione negativa con l'equity nelle code negative.

Criptovalute. Il comparto richiede alcuni distinguo. Bitcoin condivide con l'oro la tesi store-of-value digitale, con una correlazione tra i due strutturalmente in crescita, profilo di rischio più alto ma logica analoga; l'orizzonte è medio-lungo. Il resto del comparto (Ethereum, Solana, altcoin con razionale forte) è invece più una scommessa asimmetrica su liquidità globale in espansione e su un quadro regolatorio statunitense in netto miglioramento (Clarity Act, prodotti istituzionali, accesso retail). Il mercato delle stablecoin, già citato come canale di repressione finanziaria, costituisce di per sé un acceleratore per l'intero ecosistema.

Equity emergente. L'Asia ex-Cina è il segmento che più direttamente beneficia di un dollaro debole: debito sovrano in USD che si svaluta in termini reali, flussi di capitale in rientro, crescita strutturale superiore. La Cina la approcciamo selettivamente: valutazioni del comparto tech a frazione di quelle statunitensi, rischio policy elevato ma upside notevole su un ciclo di stimolo che riteniamo più vicino di quanto prezzato.

Equity statunitense. I risultati del primo trimestre 2026 confermano un quadro corporate solido, con margini in tenuta e revenue growth sopra le attese. Storicamente, in regime di tassi reali negativi anche l'azionario nominale tende a comportarsi bene. Gli anni Settanta sono il caso di scuola: rendimenti deludenti in termini reali ma performance nominali tutt'altro che disastrose. Il messaggio non è uscire dall'equity statunitense, ma riconoscerne il profilo asimmetrico in caso di shock e affiancarlo a una componente significativa di asset reali ed emergenti.

Equity giapponese. La riforma di corporate governance promossa dalla Tokyo Stock Exchange (focus su price-to-book e capital efficiency) continua a generare valore; il ritorno strutturale dell'inflazione si traduce in espansione di ROE corporate; la Bank of Japan resta la banca centrale più allineata a un regime di repressione finanziaria globale. Il rischio principale è valutario: uno yen che si rafforzasse aggressivamente penalizzerebbe gli esportatori.

Equity europea. La narrativa di fondo è simile a quella statunitense (debito elevato, BCE che dovrà accomodare) ma con fondamentali peggiori: crescita strutturalmente più bassa, esposizione energetica più diretta allo shock iraniano, frammentazione fiscale tra Stati membri. Preferiamo selettività su temi specifici: difesa, banche in fase finale del ciclo dei tassi alti, value europeo a multipli compressi.

Obbligazionario. Per impostazione strategica di Gamma (orizzonte di lungo periodo, obiettivo di massimizzazione del rendimento senza ricerca di mitigazione della volatilità) l'obbligazionario non rientra nei nostri portafogli core. Per chi necessita di esposizione il quadro è comunque chiaro: curva statunitense più ripida (steepening), con il tratto breve ancorato dalla Fed e il tratto lungo che continua a soffrire term premium ed emissione massiccia. La duration corta (T-bill, 2 anni) resta dunque preferibile, mentre la duration lunga è da evitare finché lo YCC non diventa scenario operativo. I TIPS sono il sottostante più interessante della classe: il loro inflation-linker compensa esattamente l'inflazione che il regime sta usando per erodere il debito. In Europa la lettura è analoga, con la BCE più ortodossa sulla curva di Lagarde; attenzione allo spread BTP-Bund se la frammentazione fiscale tornasse al centro dell'attenzione. Sui corporate, l'investment grade europeo offre carry interessante con credito ancora solido; più cauti sull'high yield.

Rischi e fattori di invalidazione

Come si invalida la nostra tesi? Quattro trigger da monitorare.

Boom di produttività AI. Se l'AI consegna davvero il salto di produttività promesso, e in misura superiore alle attese attuali, il PIL nominale potrebbe crescere sopra il costo del debito: in quel caso debito/PIL scenderebbe per crescita, non per debasement. Oro e crypto perderebbero parte del razionale, il dollaro resterebbe stabile o si rafforzerebbe, l'equity statunitense continuerebbe a sovraperformare gli emergenti. Segnali da monitorare: dati di produttività multifattoriale BLS, margini operativi Big Tech, capex AI che si traduce in revenue di terzi.

Disciplina fiscale post-midterm. Improbabile ma non impossibile se gli equilibri politici producessero un Congresso davvero ostile alla spesa pubblica. Effetto immediato: calo dei rendimenti per credibilità ritrovata, dollaro forte, correzione di oro e criptovalute, emergenti differenziati. La probabilità è bassa, dato che entrambi i partiti hanno incentivi forti a non incarnare l'austerity, ma l'asimmetria è notevole e va monitorata.

Collasso esogeno della domanda. Shock di credito (default sovrano disordinato, crisi bancaria sistemica), evento geopolitico estremo, scoppio di una bolla riconoscibile: tutti scenari in cui i rendimenti scenderebbero senza intervento Fed. Effetto: rally dei Treasury, drawdown azionario brutale, oro che tiene per status difensivo, crypto sotto stress massimo. Segnali da monitorare: spread di credito IG e HY, indicatori di stress bancario (commercial real estate, regional banks), volatilità implicita su asset rischiosi.

Sorpresa hawkish della Fed. Trigger di policy puro, non economico. Warsh, fedele alla sua biografia di critico tanto delle politiche accomodanti quanto del QE, sceglie di alzare i tassi per ristabilire credibilità anti-inflattiva nonostante il costo fiscale. Coerente con il suo profilo storico ma incompatibile con la traiettoria del debito: realisticamente sostenibile solo per pochi trimestri prima che la dinamica imponga marcia indietro. Effetti nel periodo di stretta: dollaro forte, drawdown azionario, correzione di oro e criptovalute. Paradossalmente, proprio queste correzioni offrono una finestra di acquisto per chi ha la pazienza di aspettare che il vincolo fiscale riemerga.

Restiamo costruttivi nel nostro scenario base, ma con la disciplina di chi sa esattamente cosa potrebbe smentirlo.

La settimana sui mercati: la nostra lettura

Gli asset del debasement hanno ripreso fiato. Oro e criptovalute, che per settimane avevano ceduto terreno, hanno recuperato non appena la narrativa restrittiva ha mostrato la prima crepa. È il comportamento che ci aspettiamo quando il mercato comincia a dubitare della stretta: i beneficiari di un dollaro più debole reagiscono per primi, prima ancora che le banche centrali muovano. Leggiamo questo rimbalzo non come una svolta acquisita, ma come l'apertura della domanda che poniamo in copertina, quella che accompagnerà la seconda metà dell'anno.

Il motore è un mercato del lavoro debole. Il dato sull'occupazione statunitense è arrivato nettamente sotto le attese, appesantito da revisioni al ribasso e da una partecipazione in calo, e ha spinto il mercato a ridimensionare le scommesse su un rialzo dei tassi. Il dollaro ha così chiuso la settimana peggiore da aprile. È la catena che conta per noi: quando la Fed appare meno aggressiva, l'ossigeno torna agli asset che non rendono cedola e che prosperano quando la valuta di riserva si indebolisce. Il rimbalzo di oro e criptovalute nasce qui, non da un cambio di rotta strutturale.

Una settimana positiva non è una prova. Nello stesso momento in cui gli asset-tesi recuperavano, i rendimenti obbligazionari salivano lungo tutta la curva e il tracciato dei tassi disegnato a giugno dalla Fed continua a mettere in conto un rialzo entro l'anno. Anche gli interni del rimbalzo restano fragili, con le mani forti in distribuzione mentre il mercato dei derivati resta scettico. A nostro avviso la settimana dimostra semmai che il terreno è combattuto, e che la certezza di rialzi multipli, che il consenso dava quasi per scontata, è tutt'altro che solida.

Il vincolo fiscale lavora nella nostra direzione. Una banca centrale può parlare da falco, ma l'aritmetica di un debito da rifinanziare pone un limite a quanto quella durezza possa davvero tradursi in fatti, e per quanto a lungo. È la ragione per cui restiamo costruttivi sul percorso di debasement del dollaro come scenario base della seconda metà dell'anno. Non è la lettura di una singola settimana favorevole, ma la direzione verso cui riteniamo il quadro continui a spingere, oltre il rumore di breve periodo.

— Il team Gamma

MARKET SNAPSHOT

Dati aggiornati al 3 luglio 2026 (chiusura mercati venerdì)

Leaderboard
Leaderboard rendimenti in €
1W1MYTD
Leaderboard rendimenti in €
1W1MYTD
Azionario
Indici Area GeograficaValore1W (€)1M (€)YTD (€)
Indici Mondiali
MSCI ACWI1.123,81+0,79%+2,59%+14,14%
MSCI World4.842,48+2,25%+2,60%+12,84%
Indici USA
S&P 5007.483,24+2,07%+2,07%+12,88%
Nasdaq 10029.329,21+0,44%+1,97%+19,48%
Dow Jones 3052.900,07+1,53%+4,66%+13,72%
Russell 20002.996,11-1,17%+6,73%+24,74%
Volatilità / Sentiment
VIX15,81-2,60-5,70+0,86
Indici Europa
Euro Stoxx 506.412,68+1,76%+5,00%+12,95%
FTSE MIB 4052.818,85+2,98%+7,35%+16,93%
DAX 4025.779,31+3,70%+3,29%+4,35%
CAC 408.508,07+2,02%+4,46%+7,38%
FTSE 10010.679,03+2,63%+3,94%+11,76%
SMI 2014.424,24+2,10%+7,55%+11,58%
Indici Asia
Nikkei 22569.744,07-0,06%+4,03%+19,18%
CSI 3004.842,17+0,43%-5,13%-12,34%
Hang Seng 8023.350,03-1,18%-1,77%+2,84%
Nifty 5024.270,85-0,42%+5,50%-5,78%
Kospi 2001.299,30-9,07%+3,63%+90,40%
Altri indici
Ibovespa 85174.070,27-1,11%+2,99%+12,42%
ASX 2008.844,40+0,01%+2,30%+11,76%
TSX 602.050,45-0,47%+0,80%+10,59%
Indici Globali di StileValore1W (€)1M (€)YTD (€)
Indici Globali Settoriali
Energy49,25-1,02%-7,27%+22,33%
Materials107,78+1,00%+1,05%+15,76%
Industrials200,42+1,51%+5,37%+18,15%
Consumer Discretionary195,12+1,32%+1,73%-1,77%
Consumer Staples69,08+0,19%+4,51%+11,11%
Health Care101,54+2,25%+7,96%+8,07%
Financials127,77+2,63%+7,32%+10,24%
Information Technology136,50-1,61%+1,80%+33,74%
Communication Services114,64+1,76%-2,30%-2,16%
Utilities85,51-0,43%+4,16%+13,23%
Real Estate27,98-0,85%+4,52%+16,62%
Indici Globali Fattoriali
Quality88,40+2,14%+3,31%+13,24%
Momentum119,53-1,43%+3,86%+25,81%
Value79,11-1,79%+0,90%+35,05%
Size59,74+1,70%+3,26%+11,16%
Minimum Volatility75,24+1,27%+2,28%+5,06%
Multifactor15,85+1,36%+1,68%+14,95%
Obbligazionario

Variazioni espresse come variazione % del rendimento dell'ETF obbligazionario di riferimento.

Indici ObbligazionariYield1W (€)1M (€)YTD (€)
Bond
US Treasury 2Y4,181%-0,43%+1,17%+3,46%
US Treasury 10Y4,490%-1,05%+1,65%+2,55%
China Gov. 10Y1,759%+0,21%+1,03%+7,97%
Japan Gov. 10Y2,778%-1,60%-0,43%-5,83%
Bund 10Y2,940%-0,47%+0,84%+0,65%
BTP 10Y3,668%-0,39%+1,01%+0,53%
Materie prime
CommoditiesValore ($)1W (€)1M (€)YTD (€)
Metalli preziosi
Au Oro4.174,93+0,82%-3,82%-1,88%
Ag Argento62,42+2,83%-9,94%-12,24%
Pt Platino1.618,99-0,76%-8,32%-18,87%
Pd Palladio1.211,30+3,51%+3,30%-19,04%
Cu Rame6,2240-0,53%-1,31%+9,60%
Energia
B Brent Crude72,12-2,00%-21,92%+43,94%
W WTI Crude68,78-1,84%-21,22%+54,49%
G Gas Naturale3,244-2,85%+0,00%-2,94%
Criptovalute
CriptovaluteValore ($)1W (€)1M (€)YTD (€)
Crypto
Bitcoin (BTC)62.690,32+4,80%+3,66%-26,42%
Ethereum (ETH)1.759,99+11,54%+12,15%-39,07%
Binance Coin (BNB)574,97+3,91%+1,24%-31,59%
Ripple (XRP)1,1568+9,89%+6,28%-35,43%
Solana (SOL)81,65+13,94%+29,55%-32,63%
TRON (TRX)0,3250+0,56%+2,28%+17,42%
Dogecoin (DOGE)0,0776+5,64%-3,94%-32,06%
Cardano (ADA)0,1920+33,02%+23,50%-40,74%
Hyperliquid (HYPE)68,63+11,01%+16,03%+177,15%
Monero (XMR)328,32+5,25%+7,65%-22,17%
Forex
ValuteTasso1W1MYTD
Coppie
EUR/USD1,1437+0,48%-0,73%-2,64%
EUR/GBP0,8563-0,67%-0,85%-1,77%
EUR/CHF0,9186-0,39%+0,13%-1,34%
EUR/JPY184,4030+0,16%-0,16%+0,21%
EUR/CNY7,7288-0,19%-1,74%-5,97%
USD/JPY161,3700-0,23%+0,66%+3,01%
USD/CNY6,7797-0,27%+0,21%-3,06%
US Dollar Index100,88-0,47%+0,81%+2,60%
NOTE METODOLOGICHE

Tempistica. Dati al close di venerdì 3 luglio 2026. Per le criptovalute, scambiate 24/7, si intende la candela giornaliera che chiude alle 00:00 UTC (convenzione di mercato).

Livelli. I valori puntuali si riferiscono agli indici di mercato per l'azionario, ai rendimenti annui a scadenza (yield) per i bond, ai prezzi spot in dollari (USD) per materie prime e criptovalute, ai tassi di cambio diretti per le valute.

Variazioni. Le performance percentuali a 1 settimana, 1 mese e da inizio anno sono calcolate sui rispettivi ETF tracker per azionario, obbligazionario e materie prime in modalità total return; sui prezzi spot per criptovalute; sul tasso di cambio per le valute.

Valuta. Le variazioni di azionario, obbligazionario, materie prime e criptovalute sono convertite in euro (€), per riflettere il rendimento effettivo per un investitore europeo non-hedged. Le coppie valutarie restano espresse nella loro convenzione naturale.

NEWS PRINCIPALI

Le notizie che hanno mosso i mercati, area per area, con il perché dietro i numeri.

Globale

L'estate dei mercati si apre con un dollaro debole

La prima settimana di luglio ha chiuso il miglior semestre dei mercati dal 2020 e ne ha aperto uno nuovo con un'inclinazione più accomodante. Un dato sull'occupazione statunitense sorprendentemente debole e un'inflazione dell'Eurozona in raffreddamento hanno spinto gli operatori a ridurre le aspettative di stretta monetaria su entrambe le sponde dell'Atlantico.

Il risultato è stato un ampio riprezzamento tra le classi di attivo: il dollaro ha ceduto, le borse hanno esteso i massimi con il Dow su nuovi record, e oro e criptovalute hanno recuperato terreno. Il filo che lega i movimenti è la percezione di banche centrali costrette a una pausa più lunga del previsto.

Stati Uniti

Il lavoro americano rallenta e frena i falchi

L'economia statunitense ha creato appena 57.000 posti di lavoro a giugno, meno della metà dei circa 115.000 attesi, con le revisioni al ribasso dei due mesi precedenti a peggiorare il quadro. La disoccupazione è scesa al 4,2%, ma per una ragione poco rassicurante: il calo della partecipazione alla forza lavoro, ai minimi da marzo 2021.

Il mercato ha reagito tagliando le scommesse su un rialzo dei tassi, con la probabilità di una stretta a settembre scesa verso il 50% dal 64% del giorno prima. Il presidente della Fed Warsh ha ribadito che l'inflazione resta alta, pur ammettendo che non c'è urgenza immediata di agire. Per il FOMC del 29 luglio i futures scontano un fermo ampiamente probabile.

L'AI trade si sgonfia, il capitale ruota verso i ciclici

Il cuore tecnologico del mercato ha vacillato: l'indice dei semiconduttori ha perso oltre il 12% in due sedute, con Micron a -7%, Applied Materials a -7,4% e AMD a -4,3%, mentre Tesla ha ceduto il 7,5% nonostante consegne solide. A pesare sono stati i timori sulle valutazioni dell'infrastruttura AI e il dubbio su una spesa in conto capitale eccessiva.

I catalizzatori raccontano una storia più profonda: OpenAI in trattativa per cedere il 5% al governo statunitense e Meta, a -5%, che valuta di monetizzare la capacità di calcolo in eccesso. Il capitale è ruotato verso i settori tradizionali e le small cap, con il Dow su un nuovo record e il Russell 2000 in evidenza.

Europa

L'inflazione dell'Eurozona scende, le borse sui massimi

L'inflazione dell'Eurozona è scesa al 2,8% a giugno dal 3,2% di maggio, sotto il 3,0% atteso e ai minimi da febbraio. Il merito è soprattutto dell'energia in forte decelerazione, dal 10,8% all'8,7%, mentre anche la componente core è arretrata al 2,4%, con Germania e Francia in deciso rallentamento.

Il dato rafforza l'attesa di una pausa della BCE a luglio, dopo il rialzo deciso il mese scorso, il primo dal 2023. Sui listini l'effetto è stato immediato: DAX, CAC 40 e FTSE MIB hanno aggiornato o sfiorato i massimi storici, sostenuti dall'allentamento della morsa sui prezzi. Anche l'euro ha ripreso quota verso i massimi di due settimane sul dollaro.

Cina

La Cina sorprende sull'export nonostante il quadro interno

I dati PMI di giugno hanno mostrato la domanda per l'export cinese crescere al ritmo più forte da circa 20 mesi, un segnale costruttivo per la tenuta della crescita regionale che allevia i timori di un rallentamento brusco. Il CSI 300 resta però negativo da inizio anno, a ricordare che la fragilità della domanda interna non è ancora alle spalle.

Giappone

Il decennale giapponese fa un balzo sui rendimenti

Il rendimento del titolo di Stato giapponese a 10 anni è salito verso il 2,78%, il movimento settimanale più marcato tra i principali sovereign. Dietro il rialzo c'è la lenta normalizzazione monetaria della Bank of Japan, in un contesto di rendimenti globali in salita. Lo yen, tuttavia, resta storicamente debole.

Italia

UniCredit verso Commerzbank, Piazza Affari a ridosso del record

Il 3 luglio si è chiuso il periodo supplementare di adesione all'offerta di UniCredit su Commerzbank, con i risultati ufficiali attesi l'8 luglio. Il mercato dà la conquista della banca tedesca per sempre più probabile, con UniCredit pronta a superare il 58% del capitale.

Sul listino, Piazza Affari ha chiuso la settimana in rialzo di oltre il 3%, a un soffio dal record del 19 giugno. Il dato più significativo è che lo spread BTP-Bund è rimasto stabile intorno ai 73 punti nonostante i rendimenti in salita: la corsa dell'indice nasce da operazioni straordinarie e appeal bancario, non da un cedimento del rischio sovrano.

Resto del mondo

Il tonfo del Kospi ricorda il rischio della concentrazione

La Borsa di Seul ha perso circa il 9% in una sola settimana, dopo aver messo a segno da inizio anno una delle performance più forti al mondo. Il ribasso è stato guidato dai titoli dei chip di memoria, che dominano l'indice.

Più che un segnale macro sull'Asia, la correzione riflette un mercato sovraesteso e iper-concentrato su pochi nomi. È un promemoria utile: quando una manciata di titoli traina un intero listino, la discesa tende a essere violenta e localizzata. Per il resto dell'Asia emergente i segnali di crescita restano più solidi, il che rende il caso coreano un'eccezione più che una tendenza.

EARNINGS PIÙ RILEVANTI

Nike (NKE)
EPS AttesoEPS AttualeRicavi AttesiRicavi Attuali
$0,13$0,20$10,85B$10,97B

Trimestre in calo, il rimborso dazi gonfia l'utile

Nel quarto trimestre Nike ha battuto un consensus già molto basso: utile rettificato di 0,20$ contro i 0,13$ attesi e ricavi a 10,97 miliardi, oltre i 10,85 stimati. Il fatturato è però calato dell'1%, e del 4% a cambi costanti, con la Cina ancora in contrazione del 12%.

Il dato di utile va però letto con attenzione: l'EPS reported è stato di 0,72$, ma 0,52$ derivano da un rimborso dazi una tantum sulle tariffe IEEPA. Al netto di quella voce la redditività resta quella più modesta dei 0,20$, con il canale diretto in calo del 7%.

Prospettive caute, nessun miglioramento atteso a breve

La guidance ha raffreddato l'entusiasmo per il beat. Per il primo trimestre del nuovo anno fiscale l'azienda prevede ricavi in calo di qualche punto percentuale e margine lordo solo leggermente positivo, con un ulteriore rallentamento sequenziale nel secondo.

Il messaggio del management è prudente: il consumatore appare sotto pressione a livello globale, in particolare sullo sportswear, e non si attende un miglioramento del contesto nei prossimi sei mesi. Ecco perché il titolo ha ceduto nonostante il beat, con il mercato concentrato sull'outlook.

Constellation Brands (STZ)
EPS AttesoEPS AttualeRicavi AttesiRicavi Attuali
$3,21$3,43$2,42B$2,43B

Beat sull'utile trainato dalla birra, ricavi in lieve calo

Constellation ha aperto l'anno fiscale con un beat: EPS comparable di 3,43$ contro i 3,21$ attesi e ricavi netti a 2,43 miliardi, in lieve calo del 3% ma sopra le stime. Il motore resta la birra, con ricavi di segmento a +2% e un margine operativo del 39% e nuove conquiste di quota.

Attenzione a non confondere i due utili: l'EPS GAAP è balzato del 31% a 3,79$, mentre quello comparable, la metrica di riferimento, è salito del 7% a 3,43$; lo scarto dipende da minori rettifiche. Vino e alcolici sono crollati del 47% per le dismissioni del 2025, ma in organico sono cresciuti dell'8%.

Outlook FY27 alzato, ma consumatore più prudente

Per l'intero anno la società ha alzato la guidance di EPS reported a una forbice tra 11,50 e 12,20$, con l'EPS comparable atteso tra 11,20 e 11,90$ contro gli 11,82 dello scorso anno. Su birra e vino organico prevede tra un calo e una crescita dell'1%.

Il tono resta attento al contesto: il management ha segnalato un consumatore più prudente e attento al valore a fine trimestre, con benzina più cara e inflazione persistente a pesare sui volumi. Marchio solido e forte generazione di cassa restano i punti di forza.

CALENDARIO PROSSIMI EVENTI

La prossima settimana

6 luglio [MEDIA] ISM Services PMI di giugno negli Stati Uniti, primo tassello sull'attività dopo il dato sul lavoro

8 luglio [ALTA] Verbali del FOMC di giugno, primo resoconto dell'era Warsh con i dettagli dietro il dot plot virato verso un possibile rialzo

8 luglio [ALTA] Risultati definitivi dell'OPS di UniCredit su Commerzbank

9 luglio [MEDIA] Indice dei prezzi al consumo di giugno in Cina

10 luglio [MEDIA] Inflazione di giugno in Germania e dati sul mercato del lavoro in Canada

Il prossimo mese

14 luglio [CRITICA] Inflazione CPI di giugno negli Stati Uniti, ultimo dato prima del FOMC e nostro principale trigger di invalidazione

14 luglio [ALTA] Trimestrali di JPMorgan e Goldman Sachs, apertura della stagione earnings bancaria

28-29 luglio [CRITICA] Riunione del FOMC di fine luglio, prima decisione dopo il CPI di giugno e vero banco di prova della nostra view

30 luglio [ALTA] Stima anticipata del PIL del secondo trimestre e indice PCE di giugno negli Stati Uniti

In corso [ALTA] Evoluzione dei colloqui USA-Iran e del prezzo del petrolio: un ritorno delle tensioni riaccenderebbe l'inflazione e la narrativa restrittiva, primo rischio esterno alla nostra view

FONTI

Bloomberg, Reuters, CNBC, Financial Times, Wall Street Journal, LSEG, FactSet, Federal Reserve, BCE, Bank of Japan, FedWatch CME, Eurostat, Bureau of Labor Statistics, World Gold Council, CoinDesk, CoinGecko, Goldman Sachs, JPMorgan, Morgan Stanley, S&P Global, Trading Economics, Investing.com, Il Sole 24 Ore, MilanoFinanza, Teleborsa.