BRIEFING SETTIMANALE

Edizione del 13 luglio 2026

Periodo di riferimento: 6 — 12 luglio 2026

Le trimestrali diranno chi bluffa

Cover

TESI DI INVESTIMENTO — Q3 2026

La tesi viene rivista trimestralmente. Aggiornamenti straordinari sono possibili in caso di eventi rilevanti per la nostra view.

La nostra tesi

Il nostro scenario base coincide con una politica monetaria condizionata dalla fiscal dominance. Il debito federale statunitense, in rapporto al PIL ormai oltre il 100%, ha raggiunto una soglia per cui il servizio degli interessi pesa più di voci storicamente intoccabili del bilancio, difesa inclusa. Riteniamo che questo vincolo condizionerà ogni decisione di politica monetaria. La Federal Reserve, sotto la nuova guida di Kevin Warsh (scelto da Trump e pubblicamente contrario al rialzo dei tassi), eredita gradi di libertà molto più stretti rispetto a un decennio fa: non si decide più "quanto stringere", ma "quanto può permettersi il Tesoro".

Da queste premesse prende forma la nostra posizione dichiaratamente contrarian. La curva FedWatch prezza oggi tassi fermi al 50%, un rialzo al 40%, due rialzi al 10% entro fine anno: metà del consenso, in altre parole, vede ancora una politica più restrittiva. Riteniamo questa distribuzione mal calibrata e ci aspettiamo invece stabilità dei tassi nel breve, con un bias progressivamente accomodante man mano che il vincolo fiscale diventerà esplicito.

I rendimenti dei Treasury sulle scadenze lunghe stanno già salendo per dinamiche proprie: term premium in espansione, domanda estera in ritirata, percezione di rischio fiscale crescente. Ogni punto base in più si traduce in un maggior costo di rifinanziamento per gli Stati Uniti. Alzare il fed funds in questo contesto significherebbe alimentare proprio la spirale che si vuole evitare, tanto più in pieno shock energetico legato al fronte iraniano: sovrapporre una stretta monetaria a uno shock di offerta su un'economia già fragile farebbe esplodere il rischio recessione. L'austerity, dal canto suo, non è un'opzione politicamente praticabile né per repubblicani né per democratici.

Resta una sola via, quella storicamente battuta dai paesi sovraindebitati: la repressione finanziaria. In pratica, tassi nominali tenuti per anni sotto la dinamica dei prezzi, così da rendere negativo, in termini reali, il costo del debito: chi presta soldi al governo perde potere d'acquisto, lo Stato vede il proprio stock di debito erodersi in termini reali anno dopo anno. Gli Stati Uniti hanno già applicato questo escamotage finanziario tra il 1946 e gli anni Settanta, riducendo il debito/PIL da oltre il 100% a circa il 30% senza mai pareggiare il bilancio.

In termini operativi riteniamo che la Fed combinerà tassi fermi (nonostante l'inflazione in aumento), allentamenti regolatori che spingeranno banche e fondi pensione a detenere più Treasury, e (canale strutturalmente nuovo) la domanda di T-bill creata dalle stablecoin in dollari (USDC, USDT, con il GENIUS Act ad accelerare esplicitamente la dinamica).

Se i rendimenti lunghi continueranno a salire, lo strumento successivo è lo yield curve control: la banca centrale fissa un tetto al rendimento del decennale e si impegna ad acquistare titoli senza limiti quantitativi per non farlo superare. Strumento non utilizzato dagli Stati Uniti dal 1951 (l'ultima applicazione risale al periodo 1942-1951, ai tempi del debito di guerra), oggi tornato nelle conversazioni di politica monetaria, e non a caso: anche il profilo di Warsh, critico tanto dei rialzi quanto del QE classico, rende lo YCC uno scenario più plausibile di altri strumenti accomodanti tradizionali.

Va riconosciuto un risvolto della medaglia. La repressione finanziaria è efficace ma non gratuita: è una tassa implicita che pagano risparmiatori, pensionati e detentori di obbligazioni a basso rendimento, mentre chi possiede asset reali si arricchisce. È esattamente per questo che il posizionamento che proponiamo non è solo opportunistico, ma rappresenta anche una protezione razionale contro un regime in cui chi non si posiziona viene tassato silenziosamente.

Sullo sfondo lavora un trend di lunghissimo periodo: la de-dollarizzazione. Acquisti record di oro da parte delle banche centrali (BRICS+ ed emergenti in testa), scambi bilaterali in valute locali, infrastrutture di pagamento alternative. È un processo misurato in anni più che in trimestri, ma la direzione è chiara: ogni passo erode la base di domanda strutturale per il dollaro come riserva, e tende a rafforzarsi automaticamente man mano che la repressione finanziaria diventa più esplicita.

Implicazioni per le asset class

Da questa lettura discende il posizionamento. Restiamo costruttivi sugli asset che beneficiano direttamente dei vettori chiave della tesi: oro come copertura naturale ai tassi reali negativi, equity emergente (Asia e Cina in chiave selettiva) come scommessa su dollaro debole e multipli bassi, Bitcoin come ipotesi di copertura digitale dal debasement strutturale ed Ethereum come asset risk-on legato alla crescita dell'ecosistema DeFi. Il quadro è però più articolato: anche obbligazionario e azionario sviluppato hanno letture distinte da esplicitare.

Oro. Assolve un duplice ruolo. Strategicamente, è la copertura più diretta a un regime di repressione finanziaria: regimi prolungati di tassi reali negativi rappresentano storicamente lo scenario di massima sovraperformance del metallo, e la domanda strutturale delle banche centrali (de-dollarizzazione) aggiunge un secondo motore. Tatticamente, è il miglior asset da detenere nelle fasi di euforia azionaria estrema, perché sovraperforma proprio nei drawdown più violenti grazie alla correlazione negativa con l'equity nelle code negative.

Criptovalute. Il comparto richiede alcuni distinguo. Bitcoin condivide con l'oro la tesi store-of-value digitale, con una correlazione tra i due strutturalmente in crescita, profilo di rischio più alto ma logica analoga; l'orizzonte è medio-lungo. Il resto del comparto (Ethereum, Solana, altcoin con razionale forte) è invece più una scommessa asimmetrica su liquidità globale in espansione e su un quadro regolatorio statunitense in netto miglioramento (Clarity Act, prodotti istituzionali, accesso retail). Il mercato delle stablecoin, già citato come canale di repressione finanziaria, costituisce di per sé un acceleratore per l'intero ecosistema.

Equity emergente. L'Asia ex-Cina è il segmento che più direttamente beneficia di un dollaro debole: debito sovrano in USD che si svaluta in termini reali, flussi di capitale in rientro, crescita strutturale superiore. La Cina la approcciamo selettivamente: valutazioni del comparto tech a frazione di quelle statunitensi, rischio policy elevato ma upside notevole su un ciclo di stimolo che riteniamo più vicino di quanto prezzato.

Equity statunitense. I risultati del primo trimestre 2026 confermano un quadro corporate solido, con margini in tenuta e revenue growth sopra le attese. Storicamente, in regime di tassi reali negativi anche l'azionario nominale tende a comportarsi bene. Gli anni Settanta sono il caso di scuola: rendimenti deludenti in termini reali ma performance nominali tutt'altro che disastrose. Il messaggio non è uscire dall'equity statunitense, ma riconoscerne il profilo asimmetrico in caso di shock e affiancarlo a una componente significativa di asset reali ed emergenti.

Equity giapponese. La riforma di corporate governance promossa dalla Tokyo Stock Exchange (focus su price-to-book e capital efficiency) continua a generare valore; il ritorno strutturale dell'inflazione si traduce in espansione di ROE corporate; la Bank of Japan resta la banca centrale più allineata a un regime di repressione finanziaria globale. Il rischio principale è valutario: uno yen che si rafforzasse aggressivamente penalizzerebbe gli esportatori.

Equity europea. La narrativa di fondo è simile a quella statunitense (debito elevato, BCE che dovrà accomodare) ma con fondamentali peggiori: crescita strutturalmente più bassa, esposizione energetica più diretta allo shock iraniano, frammentazione fiscale tra Stati membri. Preferiamo selettività su temi specifici: difesa, banche in fase finale del ciclo dei tassi alti, value europeo a multipli compressi.

Obbligazionario. Per impostazione strategica di Gamma (orizzonte di lungo periodo, obiettivo di massimizzazione del rendimento senza ricerca di mitigazione della volatilità) l'obbligazionario non rientra nei nostri portafogli core. Per chi necessita di esposizione il quadro è comunque chiaro: curva statunitense più ripida (steepening), con il tratto breve ancorato dalla Fed e il tratto lungo che continua a soffrire term premium ed emissione massiccia. La duration corta (T-bill, 2 anni) resta dunque preferibile, mentre la duration lunga è da evitare finché lo YCC non diventa scenario operativo. I TIPS sono il sottostante più interessante della classe: il loro inflation-linker compensa esattamente l'inflazione che il regime sta usando per erodere il debito. In Europa la lettura è analoga, con la BCE più ortodossa sulla curva di Lagarde; attenzione allo spread BTP-Bund se la frammentazione fiscale tornasse al centro dell'attenzione. Sui corporate, l'investment grade europeo offre carry interessante con credito ancora solido; più cauti sull'high yield.

Rischi e fattori di invalidazione

Come si invalida la nostra tesi? Quattro trigger da monitorare.

Boom di produttività AI. Se l'AI consegna davvero il salto di produttività promesso, e in misura superiore alle attese attuali, il PIL nominale potrebbe crescere sopra il costo del debito: in quel caso debito/PIL scenderebbe per crescita, non per debasement. Oro e crypto perderebbero parte del razionale, il dollaro resterebbe stabile o si rafforzerebbe, l'equity statunitense continuerebbe a sovraperformare gli emergenti. Segnali da monitorare: dati di produttività multifattoriale BLS, margini operativi Big Tech, capex AI che si traduce in revenue di terzi.

Disciplina fiscale post-midterm. Improbabile ma non impossibile se gli equilibri politici producessero un Congresso davvero ostile alla spesa pubblica. Effetto immediato: calo dei rendimenti per credibilità ritrovata, dollaro forte, correzione di oro e criptovalute, emergenti differenziati. La probabilità è bassa, dato che entrambi i partiti hanno incentivi forti a non incarnare l'austerity, ma l'asimmetria è notevole e va monitorata.

Collasso esogeno della domanda. Shock di credito (default sovrano disordinato, crisi bancaria sistemica), evento geopolitico estremo, scoppio di una bolla riconoscibile: tutti scenari in cui i rendimenti scenderebbero senza intervento Fed. Effetto: rally dei Treasury, drawdown azionario brutale, oro che tiene per status difensivo, crypto sotto stress massimo. Segnali da monitorare: spread di credito IG e HY, indicatori di stress bancario (commercial real estate, regional banks), volatilità implicita su asset rischiosi.

Sorpresa hawkish della Fed. Trigger di policy puro, non economico. Warsh, fedele alla sua biografia di critico tanto delle politiche accomodanti quanto del QE, sceglie di alzare i tassi per ristabilire credibilità anti-inflattiva nonostante il costo fiscale. Coerente con il suo profilo storico ma incompatibile con la traiettoria del debito: realisticamente sostenibile solo per pochi trimestri prima che la dinamica imponga marcia indietro. Effetti nel periodo di stretta: dollaro forte, drawdown azionario, correzione di oro e criptovalute. Paradossalmente, proprio queste correzioni offrono una finestra di acquisto per chi ha la pazienza di aspettare che il vincolo fiscale riemerga.

Restiamo costruttivi nel nostro scenario base, ma con la disciplina di chi sa esattamente cosa potrebbe smentirlo.

La settimana sui mercati: la nostra lettura

I mercati trattengono il fiato. A prima vista la settimana appare tranquilla: indici sviluppati a ridosso dei massimi, volatilità schiacciata su un VIX vicino a 15, oro e criptovalute che si muovono di poco. Ma questa quiete non è equilibrio, è sospensione. Il mercato non ha ancora gli elementi per scegliere una direzione e li attende: il dato sull'inflazione statunitense di metà mese e la valanga di trimestrali delle prossime settimane. Fino ad allora il capitale si limita a ruotare tra i temi invece di prendere posizione netta.

Il consenso scivola verso i falchi. Il verbale dell'ultima riunione della Federal Reserve ha mostrato un comitato spaccato quasi a metà sull'opportunità di un rialzo entro l'anno, e la nuova fiammata sul fronte energetico ha riacceso i timori sull'inflazione. Così oltre la metà del mercato prezza ormai una stretta a settembre. Riteniamo questa distribuzione mal calibrata: con un debito pubblico da rifinanziare a costi in salita e uno shock di offerta sull'energia in corso, la retorica restrittiva difficilmente reggerà alla prova del vincolo fiscale. La Fed può alzare la voce, ma lo spazio per tradurla in fatti prolungati resta molto stretto.

La correzione apre una finestra. È lo stesso meccanismo, tassi reali spinti in alto dallo shock energetico, a tenere compressi gli asset più legati alla nostra tesi: l'oro, in area 4.100 dollari, viaggia circa un quarto sotto i massimi di gennaio, e le criptovalute restano lontane dai loro. Leggiamo questa debolezza non come una smentita, ma come il rovescio temporaneo di un regime che consideriamo strutturale. I segnali di fondo non si sono spenti: le banche centrali continuano ad accumulare oro e le infrastrutture di lungo periodo del comparto digitale avanzano. Confermiamo perciò la lettura di una correzione che, più che invalidare la tesi, offre un punto di ingresso a chi ha orizzonte.

Le carte si scoprono presto. Le prossime settimane diranno chi, tra i due tavoli aperti, stava bluffando. Da un lato l'inflazione e le trimestrali definiranno quanto la Fed possa davvero permettersi di restare restrittiva; dall'altro i conti delle grandi società tecnologiche metteranno alla prova le valutazioni dell'intelligenza artificiale, oggi prezzate per la perfezione. Nel frattempo restiamo costruttivi sui mercati emergenti asiatici e sulla Cina in chiave selettiva, dove il rimbalzo di questa settimana poggia su valutazioni compresse e su una banca centrale di nuovo accomodante. È lì, più che nelle oscillazioni di breve, che vediamo la direzione verso cui il quadro continua a spingere.

— Il team Gamma

MARKET SNAPSHOT

Dati aggiornati al 10 luglio 2026 (chiusura mercati venerdì)

Leaderboard
Leaderboard rendimenti in €
1W1MYTD
Leaderboard rendimenti in €
1W1MYTD
Azionario
Indici Area GeograficaValore1W (€)1M (€)YTD (€)
Indici Mondiali
MSCI ACWI1.126,54+1,18%+2,85%+15,49%
MSCI World4.867,82+1,18%+3,25%+14,17%
Indici USA
S&P 5007.575,39+1,50%+3,44%+14,57%
Nasdaq 10029.825,11+2,02%+2,10%+21,89%
Dow Jones 3052.637,01-0,20%+4,20%+13,49%
Russell 20002.977,81-0,33%+2,70%+24,32%
Volatilità / Sentiment
VIX15,03-0,78-2,65+0,08
Indici Europa
Euro Stoxx 506.269,97-0,75%+1,20%+12,10%
FTSE MIB 4052.614,17+0,14%+3,27%+17,09%
DAX 4025.067,09-1,74%+1,43%+2,53%
CAC 408.338,97-1,72%+0,30%+5,54%
FTSE 10010.497,29-0,99%+1,63%+10,66%
SMI 2014.235,09-1,44%+3,54%+9,97%
Indici Asia
Nikkei 22568.557,73+1,72%+3,98%+21,23%
CSI 3004.780,79+4,57%-1,09%-8,33%
Hang Seng 8024.175,12+2,93%+0,70%+5,86%
Nifty 5024.206,90-0,32%+3,44%-6,09%
Kospi 2001.196,69+2,08%-5,75%+94,36%
Altri indici
Ibovespa 85177.866,37+4,57%+4,79%+17,55%
ASX 2008.806,00+1,49%+0,12%+13,42%
TSX 602.082,89+1,73%+1,69%+12,50%
Indici Globali di StileValore1W (€)1M (€)YTD (€)
Indici Globali Settoriali
Energy51,03+3,82%-3,16%+27,01%
Materials106,00-1,45%-3,13%+14,08%
Industrials198,01-1,00%+3,83%+16,96%
Consumer Discretionary196,01+0,66%+1,37%-1,12%
Consumer Staples68,11-1,21%+0,63%+9,77%
Health Care99,21-2,10%+5,45%+5,81%
Financials129,24+1,35%+6,04%+11,74%
Information Technology140,73+3,31%+2,25%+38,16%
Communication Services118,15+3,27%+1,20%+1,04%
Utilities84,83-0,60%+3,06%+12,55%
Real Estate27,81-0,41%+1,75%+16,15%
Indici Globali Fattoriali
Quality88,32+0,15%+2,74%+13,42%
Momentum117,93-1,10%+0,09%+24,44%
Value78,84-0,10%-0,08%+34,92%
Size59,29-0,51%+2,33%+10,59%
Minimum Volatility75,08+0,03%+2,33%+5,09%
Multifactor15,98+1,10%+3,06%+16,22%
Obbligazionario

Variazioni espresse come variazione % del rendimento dell'ETF obbligazionario di riferimento.

Indici ObbligazionariYield1W (€)1M (€)YTD (€)
Bond
US Treasury 2Y4,216%+0,13%+1,46%+3,59%
US Treasury 10Y4,562%-0,32%+1,14%+2,22%
China Gov. 10Y1,750%0,00%+1,46%+7,97%
Japan Gov. 10Y2,762%+0,45%-0,23%-5,41%
Bund 10Y3,071%-0,67%-0,10%-0,02%
BTP 10Y3,813%-0,56%-0,05%-0,03%
Materie prime
CommoditiesValore ($)1W (€)1M (€)YTD (€)
Metalli preziosi
Au Oro4.111,96-0,12%-1,07%-2,00%
Ag Argento59,86-1,75%-10,74%-13,77%
Pt Platino1.630,89+0,54%-3,62%-18,43%
Pd Palladio1.280,32+0,90%+0,70%-18,31%
Cu Rame6,2800+2,08%-2,60%+11,89%
Energia
B Brent Crude76,01+6,47%-10,62%+53,24%
W WTI Crude71,41+4,75%-12,12%+61,83%
G Gas Naturale2,940-8,28%-5,30%-10,98%
Criptovalute
CriptovaluteValore ($)1W (€)1M (€)YTD (€)
Crypto
Bitcoin (BTC)64.076,63+1,04%+2,25%-24,61%
Ethereum (ETH)1.805,64+1,47%+9,96%-37,34%
Binance Coin (BNB)574,89-2,19%-3,41%-31,43%
Ripple (XRP)1,0976-4,85%-1,69%-38,58%
Solana (SOL)76,82-5,46%+16,71%-36,46%
TRON (TRX)0,3299+0,46%+6,10%+19,47%
Dogecoin (DOGE)0,0733-5,55%-13,57%-35,68%
Cardano (ADA)0,1660-12,18%-0,91%-48,66%
Hyperliquid (HYPE)67,00-5,66%+14,43%+171,23%
Monero (XMR)322,78-1,38%-7,34%-23,30%
Forex
ValuteTasso1W1MYTD
Coppie
EUR/USD1,1409-0,20%-1,38%-2,88%
EUR/GBP0,8511-0,58%-1,37%-2,36%
EUR/CHF0,9226+0,47%+0,04%-0,91%
EUR/JPY184,5500-0,06%-0,44%+0,29%
EUR/CNY7,7102-0,63%-1,69%-6,19%
USD/JPY161,6400+0,20%+0,88%+3,18%
USD/CNY6,7766-0,06%+0,20%-3,10%
US Dollar Index100,97+0,11%+1,22%+2,69%
NOTE METODOLOGICHE

Tempistica. Dati al close di venerdì 10 luglio 2026. Per le criptovalute, scambiate 24/7, si intende la candela giornaliera che chiude alle 00:00 UTC (convenzione di mercato).

Livelli. I valori puntuali si riferiscono agli indici di mercato per l'azionario, ai rendimenti annui a scadenza (yield) per i bond, ai prezzi spot in dollari (USD) per materie prime e criptovalute, ai tassi di cambio diretti per le valute.

Variazioni. Le performance percentuali a 1 settimana, 1 mese e da inizio anno sono calcolate sui rispettivi ETF tracker per azionario, obbligazionario e materie prime in modalità total return; sui prezzi spot per criptovalute; sul tasso di cambio per le valute.

Valuta. Le variazioni di azionario, obbligazionario, materie prime e criptovalute sono convertite in euro (€), per riflettere il rendimento effettivo per un investitore europeo non-hedged. Le coppie valutarie restano espresse nella loro convenzione naturale.

NEWS PRINCIPALI

Le notizie che hanno mosso i mercati, area per area, con il perché dietro i numeri.

Globale

Mercati in stallo, in attesa dei catalizzatori

La settimana si è chiusa in un clima di attesa più che di direzione. Gli indici sviluppati restano a ridosso dei massimi e la volatilità è schiacciata, con il VIX vicino a 15, ma sotto la superficie il mercato è fermo: il capitale ruota tra tecnologia e settori tradizionali senza che nessuno prevalga.

A tenere tutto in sospensione sono due incognite intrecciate. La ripresa delle tensioni sullo Stretto di Hormuz ha rimesso pressione su petrolio e inflazione attesa, riportando forza al dollaro, tornato sui massimi da oltre un anno. E sullo sfondo incombono i due appuntamenti che decideranno il tono della seconda metà dell'anno: i prezzi al consumo statunitensi e l'avvio delle trimestrali.

Stati Uniti

I falchi tornano a farsi sentire

Il verbale dell'ultima riunione della Federal Reserve, la prima presieduta da Kevin Warsh, ha mostrato un comitato diviso quasi a metà: nove membri su diciotto vedono almeno un rialzo entro fine anno, otto nessun movimento. È bastato a spostare le aspettative, complice la nuova fiammata del petrolio.

Sui futures la probabilità di una stretta a settembre è così risalita oltre il 60%. L'attenzione si sposta ora sul dato dell'inflazione di giugno: dopo il 4,2% di maggio, il valore più alto in tre anni, una lettura ancora elevata cementerebbe le scommesse sul rialzo e terrebbe alta la pressione sui rendimenti reali.

L'AI trade si riaccende sulla memoria

Il cuore tecnologico del mercato è tornato a correre, trainato dalla memoria per l'intelligenza artificiale. Il debutto record a Wall Street di SK Hynix, la maggiore quotazione di sempre per una società estera con oltre 26 miliardi di dollari raccolti, ha acceso l'intero comparto dei semiconduttori.

A rafforzare il quadro, Micron ha portato a oltre 250 miliardi di dollari il piano di investimenti negli Stati Uniti e Meta ha guadagnato circa il 15% sulla settimana dopo un giudizio favorevole sulla sua infrastruttura di calcolo. Il messaggio di fondo è che la carenza di memoria potrebbe protrarsi ben oltre il decennio, spostando il baricentro del rialzo dai soli chip logici alla memoria.

Europa

Borse giù dai massimi, banche in controtendenza

Le borse europee hanno ceduto terreno rispetto ai record della settimana precedente, con i titoli più esposti all'intelligenza artificiale, da ASML a Infineon, a guidare i ribassi sui dubbi relativi alle valutazioni. In direzione opposta si sono mosse le banche, sostenute dal rally dei titoli di Stato mano a mano che il petrolio rientrava.

Sul fronte monetario il tono resta prudente. Con l'inflazione francese confermata in calo, la Banca centrale europea appare comunque ancora orientata a un ulteriore rialzo entro l'anno, come ribadito da alcuni membri del consiglio preoccupati per le ricadute dello shock energetico. È la lettura che manteniamo per l'area, più fragile sui fondamentali.

Cina

La Cina rimbalza su chip e stimolo

Le azioni cinesi hanno messo a segno un netto rimbalzo settimanale, con Shanghai e Hong Kong trainate dai titoli dei semiconduttori e dell'intelligenza artificiale. A sostenere il movimento è la narrativa della sostituzione domestica, rafforzata dall'apertura all'acquisto di un numero limitato di chip avanzati di Nvidia da parte delle società cinesi.

La banca centrale ha ribadito un orientamento accomodante, mentre i servizi hanno sorpreso in positivo a giugno. Confermiamo un interesse selettivo sul comparto: valutazioni a frazione di quelle statunitensi e un ciclo di stimolo che riteniamo più vicino di quanto il mercato prezzi ne restano le ragioni.

Giappone

Il Nikkei rimbalza sul traino della memoria

La borsa di Tokyo ha recuperato terreno, sospinta dal rimbalzo dei titoli legati alla memoria e all'intelligenza artificiale dopo i conti record del comparto asiatico. L'indice Nikkei si è riportato in prossimità dei massimi, confermando la sensibilità del listino al ciclo globale dei semiconduttori.

Sullo sfondo resta il tema strutturale che continuiamo a monitorare: il progetto di incentivare gli investimenti interni delle famiglie giapponesi, che nel tempo potrebbe alimentare la domanda per asset reali e alternativi. Un tassello coerente con la riforma di governance in corso e con una banca centrale che resta la più allineata a un contesto di repressione finanziaria.

Italia

Piazza Affari resiste, il risiko entra nella fase due

Milano è stata la piazza più resiliente d'Europa, ancora una volta grazie alle banche. Conclusa l'offerta di UniCredit su Commerzbank, l'attenzione si sposta sulla seconda fase del consolidamento, tra i dossier attorno a Monte dei Paschi, Mediobanca e Banco BPM, con il comparto che pesa oltre un terzo del listino.

A dare ulteriore spinta è la difesa, con Leonardo promossa da un'importante casa d'affari e Fincantieri attiva sugli ordini. Anche i conti pubblici accompagnano il clima: il rapporto deficit/PIL del primo trimestre è sceso al 7,8%, in miglioramento sull'anno prima, mentre lo spread resta contenuto attorno ai 77 punti base.

Resto del mondo

Samsung da record, ma il prezzo non segue

In Corea del Sud, Samsung Electronics ha comunicato risultati preliminari da primato: un utile operativo di circa 89 mila miliardi di won, quasi diciannove volte quello dello stesso periodo dell'anno scorso, sospinto dal supercycle della memoria per l'intelligenza artificiale. È la prova più tangibile che, per chi produce i componenti, il boom dell'AI sta generando cassa reale.

Eppure il titolo ha chiuso in ribasso di circa il 7%: dopo un rialzo di quasi il 150% da inizio anno, un trimestre eccezionale era già interamente nei prezzi. La stessa borsa di Seul, tra le più forti al mondo da inizio anno, è nel frattempo scivolata in territorio di mercato orso, oltre il 20% sotto i massimi di giugno. È la fotografia di una distanza crescente tra fondamentali e quotazioni.

EARNINGS PIÙ RILEVANTI

Delta Air Lines (DAL)
EPS AttesoEPS AttualeRicavi AttesiRicavi Attuali
$1,51$1,56$17,76B$17,67B

Ricavi record, il carburante comprime l'utile

Delta ha battuto le attese sull'utile del trimestre di giugno, con 1,56 dollari per azione contro gli 1,51 stimati e ricavi rettificati record a 17,67 miliardi, in crescita di quasi il 14% sull'anno. La domanda resta solida, con i ricavi premium in aumento del 17%.

Il beat convive però con un utile in calo di un quarto sull'anno. A pesare è la più alta spesa per carburante mai registrata in un trimestre, oltre il 77% in più con un prezzo vicino ai 4 dollari al gallone: lo shock energetico entra direttamente nel conto economico.

Ritorno alla crescita e dividendo in aumento

Per il trimestre in corso Delta prevede un ritorno alla crescita degli utili, con margine operativo all'11-13% e utile per azione tra 2 e 2,50 dollari, e ha confermato l'obiettivo annuale di far crescere gli utili di circa il 20%.

A dare fiducia sono un dividendo alzato del 15% e una guidance che sconta un rientro del prezzo del carburante sulla curva dei futures. È una scommessa esplicita sul raffreddamento delle tensioni energetiche: il consumatore-viaggiatore tiene, ma i margini dipendono da ciò che accade sul petrolio.

PepsiCo (PEP)
EPS AttesoEPS AttualeRicavi AttesiRicavi Attuali
$2,21$2,20$23,95B$24,18B

Ricavi oltre le attese, utile di un soffio sotto

PepsiCo ha superato le attese sui ricavi, saliti del 6,4% a 24,18 miliardi di dollari contro i 23,95 stimati, grazie al recupero dei volumi internazionali e a un pricing ancora efficace. L'utile core si è però fermato a 2,20 dollari per azione, un centesimo sotto il consensus.

Il quadro geografico è spaccato: bene l'estero, debole il Nord America, dove il consumatore continua a scendere di fascia. Il balzo dell'utile contabile va letto con cautela, perché gonfiato dal confronto con svalutazioni straordinarie dell'anno prima; la crescita reale, misurata dal core, resta modesta.

Guidance annuale confermata, leva su prezzi e volumi

Il management ha confermato la guidance per l'intero esercizio, con ricavi in crescita del 4-6% e utile core del 5-7%: un messaggio di fiducia nonostante un consumatore statunitense sotto pressione.

La scommessa resta sulla capacità di difendere i margini attraverso il pricing e sul traino dei mercati internazionali, dove i volumi crescono al ritmo più alto da diversi anni. Il titolo ha comunque ceduto oltre il 3%, con il mercato più concentrato sulla debolezza interna che sul beat dei ricavi.

CALENDARIO PROSSIMI EVENTI

La prossima settimana

14 luglio [CRITICA] Inflazione CPI di giugno negli Stati Uniti

14 luglio [ALTA] Avvio delle trimestrali delle grandi banche statunitensi (JPMorgan, Goldman Sachs e altre)

15 luglio [ALTA] Trimestrale di ASML, primo grande nome dei semiconduttori

16 luglio [ALTA] Trimestrali di Taiwan Semiconductor (TSMC) e Netflix

16 luglio [MEDIA] Vendite al dettaglio di giugno negli Stati Uniti

Il prossimo mese

28-29 luglio [CRITICA] Riunione del FOMC di fine luglio, decisione sui tassi

30 luglio [ALTA] Stima anticipata del PIL del secondo trimestre negli Stati Uniti

30 luglio [MEDIA] Risultati definitivi di Samsung, utile netto e dettaglio divisioni

In corso [ALTA] Evoluzione dei colloqui USA-Iran e del prezzo del petrolio

FONTI

Bloomberg, Reuters, CNBC, Financial Times, Wall Street Journal, LSEG, FactSet, Federal Reserve, BCE, Bank of Japan, FedWatch CME, Eurostat, Bureau of Labor Statistics, World Gold Council, CoinDesk, CoinGecko, Goldman Sachs, JPMorgan, Morgan Stanley, S&P Global, Trading Economics, Investing.com, Il Sole 24 Ore, MilanoFinanza, Teleborsa.