BRIEFING SETTIMANALE

Edizione del 8 giugno 2026

Periodo di riferimento: 1 giugno — 7 giugno 2026

La corsa si ferma

Cover

TESI DI INVESTIMENTO — Q2 2026

La tesi viene rivista trimestralmente. Aggiornamenti straordinari sono possibili in caso di eventi rilevanti per la nostra view.

La nostra tesi

Il nostro scenario base coincide con una politica monetaria condizionata dalla fiscal dominance. Il debito federale statunitense, in rapporto al PIL ormai oltre il 100%, ha raggiunto una soglia per cui il servizio degli interessi pesa più di voci storicamente intoccabili del bilancio, difesa inclusa. Riteniamo che questo vincolo condizionerà ogni decisione di politica monetaria. La Federal Reserve, sotto la nuova guida di Kevin Warsh (scelto da Trump e pubblicamente contrario al rialzo dei tassi), eredita gradi di libertà molto più stretti rispetto a un decennio fa: non si decide più "quanto stringere", ma "quanto può permettersi il Tesoro".

Da queste premesse prende forma la nostra posizione dichiaratamente contrarian. La curva FedWatch prezza oggi tassi fermi al 50%, un rialzo al 40%, due rialzi al 10% entro fine anno: metà del consenso, in altre parole, vede ancora una politica più restrittiva. Riteniamo questa distribuzione mal calibrata e ci aspettiamo invece stabilità dei tassi nel breve, con un bias progressivamente accomodante man mano che il vincolo fiscale diventerà esplicito.

I rendimenti dei Treasury sulle scadenze lunghe stanno già salendo per dinamiche proprie: term premium in espansione, domanda estera in ritirata, percezione di rischio fiscale crescente. Ogni punto base in più si traduce in un maggior costo di rifinanziamento per gli Stati Uniti. Alzare il fed funds in questo contesto significherebbe alimentare proprio la spirale che si vuole evitare, tanto più in pieno shock energetico legato al fronte iraniano: sovrapporre una stretta monetaria a uno shock di offerta su un'economia già fragile farebbe esplodere il rischio recessione. L'austerity, dal canto suo, non è un'opzione politicamente praticabile né per repubblicani né per democratici.

Resta una sola via, quella storicamente battuta dai paesi sovraindebitati: la repressione finanziaria. In pratica, tassi nominali tenuti per anni sotto la dinamica dei prezzi, così da rendere negativo, in termini reali, il costo del debito: chi presta soldi al governo perde potere d'acquisto, lo Stato vede il proprio stock di debito erodersi in termini reali anno dopo anno. Gli Stati Uniti hanno già applicato questo escamotage finanziario tra il 1946 e gli anni Settanta, riducendo il debito/PIL da oltre il 100% a circa il 30% senza mai pareggiare il bilancio.

In termini operativi riteniamo che la Fed combinerà tassi fermi (nonostante l'inflazione in aumento), allentamenti regolatori che spingeranno banche e fondi pensione a detenere più Treasury, e (canale strutturalmente nuovo) la domanda di T-bill creata dalle stablecoin in dollari (USDC, USDT, con il GENIUS Act ad accelerare esplicitamente la dinamica).

Se i rendimenti lunghi continueranno a salire, lo strumento successivo è lo yield curve control: la banca centrale fissa un tetto al rendimento del decennale e si impegna ad acquistare titoli senza limiti quantitativi per non farlo superare. Strumento non utilizzato dagli Stati Uniti dal 1951 (l'ultima applicazione risale al periodo 1942-1951, ai tempi del debito di guerra), oggi tornato nelle conversazioni di politica monetaria, e non a caso: anche il profilo di Warsh, critico tanto dei rialzi quanto del QE classico, rende lo YCC uno scenario più plausibile di altri strumenti accomodanti tradizionali.

Va riconosciuto un risvolto della medaglia. La repressione finanziaria è efficace ma non gratuita: è una tassa implicita che pagano risparmiatori, pensionati e detentori di obbligazioni a basso rendimento, mentre chi possiede asset reali si arricchisce. È esattamente per questo che il posizionamento che proponiamo non è solo opportunistico, ma rappresenta anche una protezione razionale contro un regime in cui chi non si posiziona viene tassato silenziosamente.

Sullo sfondo lavora un trend di lunghissimo periodo: la de-dollarizzazione. Acquisti record di oro da parte delle banche centrali (BRICS+ ed emergenti in testa), scambi bilaterali in valute locali, infrastrutture di pagamento alternative. È un processo misurato in anni più che in trimestri, ma la direzione è chiara: ogni passo erode la base di domanda strutturale per il dollaro come riserva, e tende a rafforzarsi automaticamente man mano che la repressione finanziaria diventa più esplicita.

Implicazioni per le asset class

Da questa lettura discende il posizionamento. Restiamo costruttivi sugli asset che beneficiano direttamente dei vettori chiave della tesi: oro come copertura naturale ai tassi reali negativi, equity emergente (Asia e Cina in chiave selettiva) come scommessa su dollaro debole e multipli bassi, Bitcoin come ipotesi di copertura digitale dal debasement strutturale ed Ethereum come asset risk-on legato alla crescita dell'ecosistema DeFi. Il quadro è però più articolato: anche obbligazionario e azionario sviluppato hanno letture distinte da esplicitare.

Oro. Assolve un duplice ruolo. Strategicamente, è la copertura più diretta a un regime di repressione finanziaria: regimi prolungati di tassi reali negativi rappresentano storicamente lo scenario di massima sovraperformance del metallo, e la domanda strutturale delle banche centrali (de-dollarizzazione) aggiunge un secondo motore. Tatticamente, è il miglior asset da detenere nelle fasi di euforia azionaria estrema, perché sovraperforma proprio nei drawdown più violenti grazie alla correlazione negativa con l'equity nelle code negative.

Criptovalute. Il comparto richiede alcuni distinguo. Bitcoin condivide con l'oro la tesi store-of-value digitale, con una correlazione tra i due strutturalmente in crescita, profilo di rischio più alto ma logica analoga; l'orizzonte è medio-lungo. Il resto del comparto (Ethereum, Solana, altcoin con razionale forte) è invece più una scommessa asimmetrica su liquidità globale in espansione e su un quadro regolatorio statunitense in netto miglioramento (Clarity Act, prodotti istituzionali, accesso retail). Il mercato delle stablecoin, già citato come canale di repressione finanziaria, costituisce di per sé un acceleratore per l'intero ecosistema.

Equity emergente. L'Asia ex-Cina è il segmento che più direttamente beneficia di un dollaro debole: debito sovrano in USD che si svaluta in termini reali, flussi di capitale in rientro, crescita strutturale superiore. La Cina la approcciamo selettivamente: valutazioni del comparto tech a frazione di quelle statunitensi, rischio policy elevato ma upside notevole su un ciclo di stimolo che riteniamo più vicino di quanto prezzato.

Equity statunitense. I risultati del primo trimestre 2026 confermano un quadro corporate solido, con margini in tenuta e revenue growth sopra le attese. Storicamente, in regime di tassi reali negativi anche l'azionario nominale tende a comportarsi bene. Gli anni Settanta sono il caso di scuola: rendimenti deludenti in termini reali ma performance nominali tutt'altro che disastrose. Il messaggio non è uscire dall'equity statunitense, ma riconoscerne il profilo asimmetrico in caso di shock e affiancarlo a una componente significativa di asset reali ed emergenti.

Equity giapponese. La riforma di corporate governance promossa dalla Tokyo Stock Exchange (focus su price-to-book e capital efficiency) continua a generare valore; il ritorno strutturale dell'inflazione si traduce in espansione di ROE corporate; la Bank of Japan resta la banca centrale più allineata a un regime di repressione finanziaria globale. Il rischio principale è valutario: uno yen che si rafforzasse aggressivamente penalizzerebbe gli esportatori.

Equity europea. La narrativa di fondo è simile a quella statunitense (debito elevato, BCE che dovrà accomodare) ma con fondamentali peggiori: crescita strutturalmente più bassa, esposizione energetica più diretta allo shock iraniano, frammentazione fiscale tra Stati membri. Preferiamo selettività su temi specifici: difesa, banche in fase finale del ciclo dei tassi alti, value europeo a multipli compressi.

Obbligazionario. Per impostazione strategica di Gamma (orizzonte di lungo periodo, obiettivo di massimizzazione del rendimento senza ricerca di mitigazione della volatilità) l'obbligazionario non rientra nei nostri portafogli core. Per chi necessita di esposizione il quadro è comunque chiaro: curva statunitense più ripida (steepening), con il tratto breve ancorato dalla Fed e il tratto lungo che continua a soffrire term premium ed emissione massiccia. La duration corta (T-bill, 2 anni) resta dunque preferibile, mentre la duration lunga è da evitare finché lo YCC non diventa scenario operativo. I TIPS sono il sottostante più interessante della classe: il loro inflation-linker compensa esattamente l'inflazione che il regime sta usando per erodere il debito. In Europa la lettura è analoga, con la BCE più ortodossa sulla curva di Lagarde; attenzione allo spread BTP-Bund se la frammentazione fiscale tornasse al centro dell'attenzione. Sui corporate, l'investment grade europeo offre carry interessante con credito ancora solido; più cauti sull'high yield.

Rischi e fattori di invalidazione

Come si invalida la nostra tesi? Quattro trigger da monitorare.

Boom di produttività AI. Se l'AI consegna davvero il salto di produttività promesso, e in misura superiore alle attese attuali, il PIL nominale potrebbe crescere sopra il costo del debito: in quel caso debito/PIL scenderebbe per crescita, non per debasement. Oro e crypto perderebbero parte del razionale, il dollaro resterebbe stabile o si rafforzerebbe, l'equity statunitense continuerebbe a sovraperformare gli emergenti. Segnali da monitorare: dati di produttività multifattoriale BLS, margini operativi Big Tech, capex AI che si traduce in revenue di terzi.

Disciplina fiscale post-midterm. Improbabile ma non impossibile se gli equilibri politici producessero un Congresso davvero ostile alla spesa pubblica. Effetto immediato: calo dei rendimenti per credibilità ritrovata, dollaro forte, correzione di oro e criptovalute, emergenti differenziati. La probabilità è bassa, dato che entrambi i partiti hanno incentivi forti a non incarnare l'austerity, ma l'asimmetria è notevole e va monitorata.

Collasso esogeno della domanda. Shock di credito (default sovrano disordinato, crisi bancaria sistemica), evento geopolitico estremo, scoppio di una bolla riconoscibile: tutti scenari in cui i rendimenti scenderebbero senza intervento Fed. Effetto: rally dei Treasury, drawdown azionario brutale, oro che tiene per status difensivo, crypto sotto stress massimo. Segnali da monitorare: spread di credito IG e HY, indicatori di stress bancario (commercial real estate, regional banks), volatilità implicita su asset rischiosi.

Sorpresa hawkish della Fed. Trigger di policy puro, non economico. Warsh, fedele alla sua biografia di critico tanto delle politiche accomodanti quanto del QE, sceglie di alzare i tassi per ristabilire credibilità anti-inflattiva nonostante il costo fiscale. Coerente con il suo profilo storico ma incompatibile con la traiettoria del debito: realisticamente sostenibile solo per pochi trimestri prima che la dinamica imponga marcia indietro. Effetti nel periodo di stretta: dollaro forte, drawdown azionario, correzione di oro e criptovalute. Paradossalmente, proprio queste correzioni offrono una finestra di acquisto per chi ha la pazienza di aspettare che il vincolo fiscale riemerga.

Restiamo costruttivi nel nostro scenario base, ma con la disciplina di chi sa esattamente cosa potrebbe smentirlo.

La settimana sui mercati: la nostra lettura

La corsa si è fermata. Non per un singolo shock, ma per un mercato carico che cercava una scusa. La svolta è arrivata da dove la nostra lettura la attendeva: lo shock energetico legato al fronte iraniano ha riacceso l'inflazione, e le banche centrali hanno reagito quasi in contemporanea. Un dato sul lavoro americano molto più forte del previsto ha spinto su i rendimenti e cancellato le residue attese di taglio, mentre la BCE si prepara ad alzare. Eppure il mercato continua a prezzare una Fed ferma il 17 giugno: confermiamo la stabilità dei tassi nel breve, mentre il consenso si affanna a inseguire uno scenario più restrittivo.

Il dollaro forte è un riflesso di breve. Resta da spiegare come un'America con quel debito possa permettersi a lungo un biglietto verde caro, e per noi la risposta non cambia: l'unica via d'uscita praticabile resta la repressione finanziaria, con tassi nominali tenuti sotto la dinamica dei prezzi finché il debito si erode in termini reali. Per questo restiamo costruttivi sul dollaro debole come tendenza di fondo, e leggiamo l'apprezzamento di questi giorni come una contromossa tattica, non un cambio di regime. Saremo pronti a rivalutare quando, e se, arriverà il primo rialzo effettivo.

Una settimana dura, ma per la ragione giusta. Gli asset che preferiamo hanno sofferto, eppure il modo conta: l'oro ha ceduto durante un drawdown azionario non per un fuggi-fuggi verso la sicurezza con rendimenti in calo, bensì per un ribasso guidato da tassi reali e dollaro in salita, la sua kryptonite naturale. Questo non intacca la sua funzione strategica nel regime che descriviamo. Sul fronte cripto lo stress è stato più idiosincratico: la prima vendita di Bitcoin in quattro anni da parte di Strategy, per quanto minima, ha incrinato il mito del non venderà mai e riacceso il timore di vendite forzate sulla sua struttura a leva. Restiamo costruttivi, con l'orizzonte medio-lungo che la logica richiede.

L'AI non accelera oltre le attese. Il punto che ci interessa di più è proprio questo: la correzione del comparto non è arrivata su cattive notizie, ma su notizie non abbastanza buone, perché persino risultati eccellenti e stime alzate non sono bastati. Leggiamo in questo il segnale che il boom di produttività capace di invalidare la nostra tesi non sta accelerando, anzi rallenta al margine. La settimana somiglia così a uno stress test superato: oscillazioni brutali in un mercato nervoso che scambia euforia e pessimismo nel giro di una seduta, ma una tesi che resta intatta, da rivedere solo al primo rialzo dei tassi.

— Il team Gamma

MARKET SNAPSHOT

Dati aggiornati al 5 giugno 2026 (chiusura mercati venerdì)

Leaderboard
Leaderboard rendimenti in €
1W1MYTD
Leaderboard rendimenti in €
1W1MYTD
Azionario
Indici Area GeograficaValore1W (€)1M (€)YTD (€)
Indici Mondiali
MSCI ACWI1.105,80-1,43%+1,05%+11,28%
MSCI World4.755,77-1,02%+1,58%+10,00%
Indici USA
S&P 5007.383,74-1,33%+2,19%+10,61%
Nasdaq 10028.957,60-3,33%+3,07%+17,19%
Dow Jones 3050.866,78+1,01%+3,94%+8,67%
Russell 20002.833,50-1,84%-0,12%+16,89%
Volatilità / Sentiment
VIX21,51+6,19+4,12+6,56
Indici Europa
Euro Stoxx 506.062,07-0,47%+0,10%+7,60%
FTSE MIB 4049.893,05-1,04%-0,97%+8,94%
DAX 4024.759,05-1,85%-1,47%+1,04%
CAC 408.218,24-0,12%-1,25%+2,82%
FTSE 10010.368,05+0,04%-0,56%+7,54%
SMI 2013.388,23-2,18%-0,71%+3,77%
Indici Asia
Nikkei 22566.588,12-1,22%+0,65%+14,58%
CSI 3004.816,92+0,01%-5,69%-7,58%
Hang Seng 8024.961,95-4,43%-9,01%+4,71%
Nifty 5023.366,70-1,32%-3,76%-10,68%
Kospi 2001.297,02-13,84%-2,08%+83,77%
Altri indici
Ibovespa 85169.019,12-4,13%-13,30%+9,17%
ASX 2008.625,10-2,89%-5,25%+9,26%
TSX 602.054,41-0,12%+1,40%+9,73%
Indici Globali di StileValore1W (€)1M (€)YTD (€)
Indici Globali Settoriali
Energy54,25+3,01%+1,32%+31,94%
Materials108,58-2,79%-1,96%+14,58%
Industrials192,83+0,20%-2,31%+12,15%
Consumer Discretionary194,39-2,52%-1,85%-3,42%
Consumer Staples67,41+1,03%-0,69%+6,33%
Health Care95,63+2,43%+4,74%+0,13%
Financials121,69+1,01%+1,05%+2,74%
Information Technology135,29-4,76%+6,77%+31,40%
Communication Services119,06-2,54%-3,38%+0,16%
Utilities83,85+0,98%-1,95%+8,72%
Real Estate27,17+0,85%+0,20%+11,60%
Indici Globali Fattoriali
Quality86,20+0,56%+2,77%+9,64%
Momentum115,93+0,83%+4,71%+21,16%
Value78,98-0,67%+9,28%+33,87%
Size58,28-0,18%+0,55%+7,67%
Minimum Volatility74,10+1,14%+2,43%+2,73%
Multifactor15,70+0,31%+4,59%+13,07%
Obbligazionario

Variazioni espresse come variazione % del rendimento dell'ETF obbligazionario di riferimento.

Indici ObbligazionariYield1W (€)1M (€)YTD (€)
Bond
US Treasury 2Y4,147%+0,98%+1,47%+2,28%
US Treasury 10Y4,522%+0,46%+0,57%+0,90%
China Gov. 10Y1,739%+1,01%+3,05%+6,87%
Japan Gov. 10Y2,672%+0,28%-2,06%-5,42%
Bund 10Y3,049%-0,61%-0,17%-0,19%
BTP 10Y3,804%-0,89%-0,21%-0,47%
Materie prime
CommoditiesValore ($)1W (€)1M (€)YTD (€)
Metalli preziosi
Au Oro4.478,16-3,83%-6,45%+2,04%
Ag Argento67,78-8,79%-10,70%-2,53%
Pt Platino1.780,30-6,14%-11,85%-11,49%
Pd Palladio1.229,86-8,37%-18,70%-21,61%
Cu Rame6,2800-0,81%+3,17%+11,08%
Energia
B Brent Crude93,09+2,44%-2,72%+84,37%
W WTI Crude90,54+4,31%+1,00%+96,14%
G Gas Naturale3,229-0,98%+13,58%-2,93%
Criptovalute
CriptovaluteValore ($)1W (€)1M (€)YTD (€)
Crypto
Bitcoin (BTC)60.913,21-16,40%-23,91%-29,01%
Ethereum (ETH)1.571,75-21,22%-32,00%-45,98%
Binance Coin (BNB)572,11-19,34%-10,14%-32,42%
Ripple (XRP)1,0964-17,07%-21,73%-39,23%
Solana (SOL)63,49-22,15%-27,56%-47,99%
TRON (TRX)0,3201-6,80%-5,97%+14,83%
Dogecoin (DOGE)0,0814-17,96%-26,40%-29,26%
Cardano (ADA)0,1566-32,66%-40,27%-52,01%
Hyperliquid (HYPE)59,51-11,70%+40,56%+138,61%
Monero (XMR)307,22-16,05%-24,83%-27,69%
Forex
ValuteTasso1W1MYTD
Coppie
EUR/USD1,1519-1,21%-1,68%-1,94%
EUR/GBP0,8633-0,35%-0,12%-0,96%
EUR/CHF0,9171+0,68%+0,22%-1,50%
EUR/JPY185,7680+0,10%+1,11%+0,95%
EUR/CNY7,8657-0,44%-1,71%-4,30%
USD/JPY160,2900+0,64%+1,66%+2,32%
USD/CNY6,7655-0,01%-0,67%-3,26%
US Dollar Index100,07+1,18%+2,09%+1,78%
NOTE METODOLOGICHE

Tempistica. Dati al close di venerdì 5 giugno 2026. Per le criptovalute, scambiate 24/7, si intende la candela giornaliera che chiude alle 00:00 UTC (convenzione di mercato).

Livelli. I valori puntuali si riferiscono agli indici di mercato per l'azionario, ai rendimenti annui a scadenza (yield) per i bond, ai prezzi spot in dollari (USD) per materie prime e criptovalute, ai tassi di cambio diretti per le valute.

Variazioni. Le performance percentuali a 1 settimana, 1 mese e da inizio anno sono calcolate sui rispettivi ETF tracker per azionario, obbligazionario e materie prime in modalità total return; sui prezzi spot per criptovalute; sul tasso di cambio per le valute. La variazione del VIX è espressa in punti indice, non in percentuale.

Valuta. Le variazioni di azionario, obbligazionario, materie prime e criptovalute sono convertite in euro (€), per riflettere il rendimento effettivo per un investitore europeo non-hedged. Le coppie valutarie restano espresse nella loro convenzione naturale.

NEWS PRINCIPALI

1-7 giugno 2026 | Notizie selezionate per rilevanza e impatto sui mercati

Globale

La stretta globale ferma la corsa

La settimana ha segnato una svolta netta nel clima dei mercati. Dopo mesi di rialzi, il ritorno dell'inflazione legato allo shock energetico ha riportato le principali banche centrali su posizioni restrittive quasi in contemporanea, e gli investitori hanno reagito alleggerendo il rischio.
Negli Stati Uniti i rendimenti sono saliti e il dollaro si è rafforzato, in Europa la BCE si avvia al rialzo, perfino in Giappone cresce l'attesa di una nuova stretta. Il risultato è stato un movimento di vendita trasversale, più severo sugli asset a multipli elevati e sensibili ai tassi.
A restare in piedi è stata soprattutto l'energia, paradossalmente la causa stessa delle tensioni sui prezzi. La volatilità è tornata a salire, chiudendo la lunga fase di calma che aveva accompagnato i listini.

Stati Uniti

Il lavoro forte riscrive lo scenario tassi

Il dato sull'occupazione di maggio ha cambiato il tono del mercato. A fronte di circa 85.000 nuovi posti attesi, l'economia americana ne ha creati 172.000, abbastanza da spazzare via le ultime speranze di un taglio.
I rendimenti dei Treasury sono saliti e il consenso si è spostato verso tassi fermi più a lungo. Il mercato, però, non prezza un rialzo per la riunione del 17 giugno, la prima guidata da Kevin Warsh.
È la stessa dinamica che pesa da settimane: la spinta sui tassi arriva soprattutto dalla parte lunga della curva, sospinta dal rischio fiscale, più che da una banca centrale pronta a stringere.

Il rout dei semiconduttori travolge Wall Street

Il vero detonatore della settimana è stato un violento ribasso dei chip. Venerdì l'indice tecnologico ha vissuto la seduta peggiore da oltre un anno, trascinato da un crollo generalizzato dei produttori di semiconduttori.
A innescare le vendite è stata la prudenza di Broadcom sulle prospettive dell'AI, che ha riacceso i dubbi sulle valutazioni dopo mesi di corsa. Il contagio si è esteso a Marvell, Micron e agli altri nomi del comparto.
Più che una cattiva notizia, è mancata la conferma di un'accelerazione che il mercato dava per scontata. È il segnale di un trade affollato che ha trovato l'occasione per correggere.

SpaceX verso la più grande IPO di sempre

In mezzo alla turbolenza, Wall Street si prepara a un evento storico. SpaceX ha avviato il roadshow per la quotazione, con un prezzo fissato e una valutazione che la collocherebbe tra le maggiori società americane.
Sarebbe la più grande IPO della storia, con una raccolta senza precedenti. L'operazione segnala un appetito al rischio tutt'altro che spento, in apparente contraddizione con il clima della settimana.
C'è però un risvolto tecnico: l'arrivo di un colosso simile drena liquidità, e la pressione si concentra dentro lo stesso comparto tecnologico via riassetto degli indici, più che sugli altri mercati.

Europa

La BCE verso il rialzo sull'inflazione

Mentre gli Stati Uniti discutono di tassi fermi, l'Europa si muove in direzione opposta. L'inflazione dell'area euro è risalita al 3,2%, spinta dal balzo dei prezzi energetici legato alle tensioni mediorientali.
Il mercato dà ormai per scontato un rialzo dei tassi l'11 giugno, che invertirebbe la traiettoria accomodante degli ultimi mesi. Diversi membri del consiglio, tra cui il governatore di Bankitalia Panetta, hanno ribadito un tono da falco.
La mossa, però, arriva su una crescita europea già fragile. Alzare dentro uno shock di offerta rischia di soffocare ancora la ripresa, una delle ragioni per cui il continente fatica ad attrarre capitali.

Il listino europeo regge ma resta marginale

Nonostante la giornata di vendite di venerdì, le borse europee hanno tenuto meglio di Wall Street, complice un peso tecnologico assai minore e la spinta dei titoli energetici.
La tenuta relativa, però, non basta a cambiare il quadro. Tra inflazione che morde e una banca centrale costretta a stringere, il margine di crescita resta compresso, e con esso l'attrattiva strutturale del mercato continentale.
È il rovescio di una settimana che ha premiato la prudenza: meno esposizione alle valutazioni gonfiate dell'AI ha significato meno danni, ma anche meno slancio in prospettiva.

Cina

Cina solida sul continente, Hong Kong cede

Il contagio tecnologico ha diviso il mercato cinese. Sulla terraferma gli indici hanno tenuto relativamente bene, sostenuti da uno yuan stabile e da un peso minore dei titoli a forte multiplo.
A Hong Kong, invece, il listino più carico di nomi tecnologici è stato trascinato al ribasso dall'ondata di vendite sui semiconduttori partita da Wall Street, che ha colpito anche i produttori di chip cinesi.
Sullo sfondo restano inflazione assente e rendimenti ai minimi, un contesto rovesciato rispetto a quello occidentale. Sono proprio le valutazioni contenute a separare il comparto dalla corsa, e ora dalla correzione, dei mercati sviluppati.

Giappone

Il Giappone scende dai massimi sui chip

Anche Tokyo ha pagato il conto dei semiconduttori. Il Nikkei aveva toccato nuovi massimi storici nei primi giorni della settimana, salvo restituire i guadagni quando il ribasso dei chip ha colpito i pesi massimi del listino, da Tokyo Electron ad Advantest.
Sul fronte interno, la quarta crescita consecutiva dei salari reali ha rafforzato l'attesa di una nuova stretta della Banca del Giappone già in giugno, aggiungendo Tokyo al fronte restrittivo globale.
Eppure lo yen è rimasto debole, vicino a 160 sul dollaro, frenato dall'ampio differenziale di rendimento con gli Stati Uniti. La pressione tiene vivo il rischio di un intervento sul cambio.

Italia

Piazza Affari tiene, banche sotto pressione

La Borsa di Milano ha attraversato la settimana con relativa solidità, restando sopra quota 50.000 punti per quasi tutte le sedute prima del ripiegamento finale in scia a Wall Street.
A pesare è stato soprattutto il comparto bancario, cuore dell'indice: il nuovo regime di tassi alimenta i timori sui margini d'interesse, e i principali istituti hanno chiuso in calo. A reggere sono stati i titoli energetici, sostenuti dal petrolio.
La fotografia è quella di un mercato che assorbe meglio degli altri lo shock, grazie a una composizione meno esposta alla tecnologia e più ancorata a banche ed energia.

Spread stretto e il dossier UniCredit-Commerzbank

Sul fronte dei titoli di Stato, la settimana ha confermato la credibilità ritrovata dell'Italia: lo spread tra BTP e Bund si è mantenuto stretto, intorno ai 75 punti base, con il decennale poco sotto il 3,8%.
A sostenere il clima ha contribuito la Commissione Europea, che ha giudicato in sospeso la procedura per deficit eccessivo, riconoscendo a Roma misure ritenute efficaci.
Resta vivo, infine, il dossier bancario dell'anno: UniCredit ritiene di aver superato la soglia-obiettivo nell'offerta su Commerzbank, con la banca tedesca in contatto con la vigilanza di Francoforte.

Resto del mondo

La Corea paga il conto dei chip

Il mercato più esposto ai semiconduttori è stato anche il più colpito. La Corea del Sud ha vissuto una seduta da vendite pesanti, con i due colossi della memoria Samsung Electronics e SK Hynix in netto ribasso.
Al contagio tecnologico si è aggiunto un fattore politico interno: il ministro del Lavoro ha invitato le grandi aziende a redistribuire di più i profitti del boom dell'AI verso lavoratori e fornitori, aumentando la pressione sul settore.
È la nota più amara di una settimana difficile, perché morde un rialzo da inizio anno tra i più brillanti al mondo. Una correzione violenta, più che un'inversione di rotta.

EARNINGS PIÙ RILEVANTI

Broadcom
EPS AttesoEPS AttualeRicavi AttesiRicavi Attuali
$2,40$2,44$22,1B$22,2B

Ricavi AI a +143%, trimestre da record

Broadcom ha archiviato un trimestre da record, trainato dall'esplosione dei ricavi nei chip per l'intelligenza artificiale, più che raddoppiati su base annua. Utile per azione e ricavi complessivi sono arrivati sopra o in linea con le attese.
L'unico neo è venuto dal software d'infrastruttura, appena sotto le stime più ottimistiche. Un dettaglio, a fronte di una domanda di acceleratori AI descritta come insaziabile dal management.

Outlook alzato, ma il target AI di lungo periodo resta fermo

La guidance per il trimestre in corso è stata alzata sopra le attese, con una crescita dei ricavi vicina all'84%. Sul fronte AI, però, l'obiettivo per il trimestre è arrivato sotto le stime degli analisti.
Soprattutto, il management ha solo ribadito, senza alzarlo, il target di lungo periodo sui ricavi AI, e ha annunciato che fornirà solo chip, un passo indietro rispetto ai sistemi AI integrati che aveva promesso ai clienti. È bastato per innescare un ribasso a doppia cifra del titolo.

CrowdStrike
EPS AttesoEPS AttualeRicavi AttesiRicavi Attuali
$1,07$1,10$1,36B$1,39B

Nuovi ricavi ricorrenti da record e quarta accelerazione

CrowdStrike ha battuto le attese su tutta la linea, con ricavi in crescita del 26% e un record di nuovi ricavi ricorrenti netti per un primo trimestre. È la quarta accelerazione consecutiva del fatturato.
La società ha annunciato anche un frazionamento azionario quattro-a-uno, segnale di fiducia dopo una corsa prolungata. Margini e flussi di cassa hanno toccato nuovi massimi.

Stime annuali alzate, ma il mercato voleva di più

L'azienda ha alzato in modo netto le previsioni annuali sui nuovi ricavi ricorrenti, indicando un'accelerazione rispetto all'esercizio precedente. La guidance per il trimestre in corso, però, è arrivata soltanto in linea con il consenso.
A pesare è stato anche un dato sui contratti inferiore alle attese, che ha oscurato l'ARR record. Il titolo ha perso quasi il 13% nelle contrattazioni after-hours, nonostante i conti migliori del previsto.

CALENDARIO PROSSIMI EVENTI

La prossima settimana

Gio 11 [CRITICA] Area euro: decisione BCE sui tassi, atteso un rialzo di 25 punti base a 2,25%

Ven 12 [ALTA] Stati Uniti: debutto al Nasdaq di SpaceX (SPCX), pricing l'11 giugno

Il prossimo mese

16-17 giu [CRITICA] Riunione FOMC: primo meeting di Kevin Warsh, con proiezioni economiche e conferenza stampa

FONTI

Bloomberg, Reuters, CNBC, Financial Times, LSEG, FactSet, Federal Reserve, BCE, Bank of Japan, FedWatch CME, World Gold Council, CoinGecko, Goldman Sachs, JPMorgan, Trading Economics, Investing.com, Eurostat, Borsa Italiana, MilanoFinanza, Il Sole 24 Ore, Broadcom, CrowdStrike.