BRIEFING SETTIMANALE

Edizione del 20 luglio 2026

Periodo di riferimento: 13 — 19 luglio 2026

Hormuz continua a tenere in ostaggio i mercati

Cover

TESI DI INVESTIMENTO — Q3 2026

La tesi viene rivista trimestralmente. Aggiornamenti straordinari sono possibili in caso di eventi rilevanti per la nostra view.

La nostra tesi

Il nostro scenario base coincide con una politica monetaria condizionata dalla fiscal dominance. Il debito federale statunitense, in rapporto al PIL ormai oltre il 100%, ha raggiunto una soglia per cui il servizio degli interessi pesa più di voci storicamente intoccabili del bilancio, difesa inclusa. Riteniamo che questo vincolo condizionerà ogni decisione di politica monetaria. La Federal Reserve, sotto la nuova guida di Kevin Warsh (scelto da Trump e pubblicamente contrario al rialzo dei tassi), eredita gradi di libertà molto più stretti rispetto a un decennio fa: non si decide più "quanto stringere", ma "quanto può permettersi il Tesoro".

Da queste premesse prende forma la nostra posizione dichiaratamente contrarian. La curva FedWatch prezza oggi tassi fermi al 50%, un rialzo al 40%, due rialzi al 10% entro fine anno: metà del consenso, in altre parole, vede ancora una politica più restrittiva. Riteniamo questa distribuzione mal calibrata e ci aspettiamo invece stabilità dei tassi nel breve, con un bias progressivamente accomodante man mano che il vincolo fiscale diventerà esplicito.

I rendimenti dei Treasury sulle scadenze lunghe stanno già salendo per dinamiche proprie: term premium in espansione, domanda estera in ritirata, percezione di rischio fiscale crescente. Ogni punto base in più si traduce in un maggior costo di rifinanziamento per gli Stati Uniti. Alzare il fed funds in questo contesto significherebbe alimentare proprio la spirale che si vuole evitare, tanto più in pieno shock energetico legato al fronte iraniano: sovrapporre una stretta monetaria a uno shock di offerta su un'economia già fragile farebbe esplodere il rischio recessione. L'austerity, dal canto suo, non è un'opzione politicamente praticabile né per repubblicani né per democratici.

Resta una sola via, quella storicamente battuta dai paesi sovraindebitati: la repressione finanziaria. In pratica, tassi nominali tenuti per anni sotto la dinamica dei prezzi, così da rendere negativo, in termini reali, il costo del debito: chi presta soldi al governo perde potere d'acquisto, lo Stato vede il proprio stock di debito erodersi in termini reali anno dopo anno. Gli Stati Uniti hanno già applicato questo escamotage finanziario tra il 1946 e gli anni Settanta, riducendo il debito/PIL da oltre il 100% a circa il 30% senza mai pareggiare il bilancio.

In termini operativi riteniamo che la Fed combinerà tassi fermi (nonostante l'inflazione in aumento), allentamenti regolatori che spingeranno banche e fondi pensione a detenere più Treasury, e (canale strutturalmente nuovo) la domanda di T-bill creata dalle stablecoin in dollari (USDC, USDT, con il GENIUS Act ad accelerare esplicitamente la dinamica).

Se i rendimenti lunghi continueranno a salire, lo strumento successivo è lo yield curve control: la banca centrale fissa un tetto al rendimento del decennale e si impegna ad acquistare titoli senza limiti quantitativi per non farlo superare. Strumento non utilizzato dagli Stati Uniti dal 1951 (l'ultima applicazione risale al periodo 1942-1951, ai tempi del debito di guerra), oggi tornato nelle conversazioni di politica monetaria, e non a caso: anche il profilo di Warsh, critico tanto dei rialzi quanto del QE classico, rende lo YCC uno scenario più plausibile di altri strumenti accomodanti tradizionali.

Va riconosciuto un risvolto della medaglia. La repressione finanziaria è efficace ma non gratuita: è una tassa implicita che pagano risparmiatori, pensionati e detentori di obbligazioni a basso rendimento, mentre chi possiede asset reali si arricchisce. È esattamente per questo che il posizionamento che proponiamo non è solo opportunistico, ma rappresenta anche una protezione razionale contro un regime in cui chi non si posiziona viene tassato silenziosamente.

Sullo sfondo lavora un trend di lunghissimo periodo: la de-dollarizzazione. Acquisti record di oro da parte delle banche centrali (BRICS+ ed emergenti in testa), scambi bilaterali in valute locali, infrastrutture di pagamento alternative. È un processo misurato in anni più che in trimestri, ma la direzione è chiara: ogni passo erode la base di domanda strutturale per il dollaro come riserva, e tende a rafforzarsi automaticamente man mano che la repressione finanziaria diventa più esplicita.

Implicazioni per le asset class

Da questa lettura discende il posizionamento. Restiamo costruttivi sugli asset che beneficiano direttamente dei vettori chiave della tesi: oro come copertura naturale ai tassi reali negativi, equity emergente (Asia e Cina in chiave selettiva) come scommessa su dollaro debole e multipli bassi, Bitcoin come ipotesi di copertura digitale dal debasement strutturale ed Ethereum come asset risk-on legato alla crescita dell'ecosistema DeFi. Il quadro è però più articolato: anche obbligazionario e azionario sviluppato hanno letture distinte da esplicitare.

Oro. Assolve un duplice ruolo. Strategicamente, è la copertura più diretta a un regime di repressione finanziaria: regimi prolungati di tassi reali negativi rappresentano storicamente lo scenario di massima sovraperformance del metallo, e la domanda strutturale delle banche centrali (de-dollarizzazione) aggiunge un secondo motore. Tatticamente, è il miglior asset da detenere nelle fasi di euforia azionaria estrema, perché sovraperforma proprio nei drawdown più violenti grazie alla correlazione negativa con l'equity nelle code negative.

Criptovalute. Il comparto richiede alcuni distinguo. Bitcoin condivide con l'oro la tesi store-of-value digitale, con una correlazione tra i due strutturalmente in crescita, profilo di rischio più alto ma logica analoga; l'orizzonte è medio-lungo. Il resto del comparto (Ethereum, Solana, altcoin con razionale forte) è invece più una scommessa asimmetrica su liquidità globale in espansione e su un quadro regolatorio statunitense in netto miglioramento (Clarity Act, prodotti istituzionali, accesso retail). Il mercato delle stablecoin, già citato come canale di repressione finanziaria, costituisce di per sé un acceleratore per l'intero ecosistema.

Equity emergente. L'Asia ex-Cina è il segmento che più direttamente beneficia di un dollaro debole: debito sovrano in USD che si svaluta in termini reali, flussi di capitale in rientro, crescita strutturale superiore. La Cina la approcciamo selettivamente: valutazioni del comparto tech a frazione di quelle statunitensi, rischio policy elevato ma upside notevole su un ciclo di stimolo che riteniamo più vicino di quanto prezzato.

Equity statunitense. I risultati del primo trimestre 2026 confermano un quadro corporate solido, con margini in tenuta e revenue growth sopra le attese. Storicamente, in regime di tassi reali negativi anche l'azionario nominale tende a comportarsi bene. Gli anni Settanta sono il caso di scuola: rendimenti deludenti in termini reali ma performance nominali tutt'altro che disastrose. Il messaggio non è uscire dall'equity statunitense, ma riconoscerne il profilo asimmetrico in caso di shock e affiancarlo a una componente significativa di asset reali ed emergenti.

Equity giapponese. La riforma di corporate governance promossa dalla Tokyo Stock Exchange (focus su price-to-book e capital efficiency) continua a generare valore; il ritorno strutturale dell'inflazione si traduce in espansione di ROE corporate; la Bank of Japan resta la banca centrale più allineata a un regime di repressione finanziaria globale. Il rischio principale è valutario: uno yen che si rafforzasse aggressivamente penalizzerebbe gli esportatori.

Equity europea. La narrativa di fondo è simile a quella statunitense (debito elevato, BCE che dovrà accomodare) ma con fondamentali peggiori: crescita strutturalmente più bassa, esposizione energetica più diretta allo shock iraniano, frammentazione fiscale tra Stati membri. Preferiamo selettività su temi specifici: difesa, banche in fase finale del ciclo dei tassi alti, value europeo a multipli compressi.

Obbligazionario. Per impostazione strategica di Gamma (orizzonte di lungo periodo, obiettivo di massimizzazione del rendimento senza ricerca di mitigazione della volatilità) l'obbligazionario non rientra nei nostri portafogli core. Per chi necessita di esposizione il quadro è comunque chiaro: curva statunitense più ripida (steepening), con il tratto breve ancorato dalla Fed e il tratto lungo che continua a soffrire term premium ed emissione massiccia. La duration corta (T-bill, 2 anni) resta dunque preferibile, mentre la duration lunga è da evitare finché lo YCC non diventa scenario operativo. I TIPS sono il sottostante più interessante della classe: il loro inflation-linker compensa esattamente l'inflazione che il regime sta usando per erodere il debito. In Europa la lettura è analoga, con la BCE più ortodossa sulla curva di Lagarde; attenzione allo spread BTP-Bund se la frammentazione fiscale tornasse al centro dell'attenzione. Sui corporate, l'investment grade europeo offre carry interessante con credito ancora solido; più cauti sull'high yield.

Rischi e fattori di invalidazione

Come si invalida la nostra tesi? Quattro trigger da monitorare.

Boom di produttività AI. Se l'AI consegna davvero il salto di produttività promesso, e in misura superiore alle attese attuali, il PIL nominale potrebbe crescere sopra il costo del debito: in quel caso debito/PIL scenderebbe per crescita, non per debasement. Oro e crypto perderebbero parte del razionale, il dollaro resterebbe stabile o si rafforzerebbe, l'equity statunitense continuerebbe a sovraperformare gli emergenti. Segnali da monitorare: dati di produttività multifattoriale BLS, margini operativi Big Tech, capex AI che si traduce in revenue di terzi.

Disciplina fiscale post-midterm. Improbabile ma non impossibile se gli equilibri politici producessero un Congresso davvero ostile alla spesa pubblica. Effetto immediato: calo dei rendimenti per credibilità ritrovata, dollaro forte, correzione di oro e criptovalute, emergenti differenziati. La probabilità è bassa, dato che entrambi i partiti hanno incentivi forti a non incarnare l'austerity, ma l'asimmetria è notevole e va monitorata.

Collasso esogeno della domanda. Shock di credito (default sovrano disordinato, crisi bancaria sistemica), evento geopolitico estremo, scoppio di una bolla riconoscibile: tutti scenari in cui i rendimenti scenderebbero senza intervento Fed. Effetto: rally dei Treasury, drawdown azionario brutale, oro che tiene per status difensivo, crypto sotto stress massimo. Segnali da monitorare: spread di credito IG e HY, indicatori di stress bancario (commercial real estate, regional banks), volatilità implicita su asset rischiosi.

Sorpresa hawkish della Fed. Trigger di policy puro, non economico. Warsh, fedele alla sua biografia di critico tanto delle politiche accomodanti quanto del QE, sceglie di alzare i tassi per ristabilire credibilità anti-inflattiva nonostante il costo fiscale. Coerente con il suo profilo storico ma incompatibile con la traiettoria del debito: realisticamente sostenibile solo per pochi trimestri prima che la dinamica imponga marcia indietro. Effetti nel periodo di stretta: dollaro forte, drawdown azionario, correzione di oro e criptovalute. Paradossalmente, proprio queste correzioni offrono una finestra di acquisto per chi ha la pazienza di aspettare che il vincolo fiscale riemerga.

Restiamo costruttivi nel nostro scenario base, ma con la disciplina di chi sa esattamente cosa potrebbe smentirlo.

La settimana sui mercati: la nostra lettura

La volatilità è tornata a dettare legge. Dopo settimane di apparente quiete, il ritorno delle ostilità tra Stati Uniti e Iran ha rimesso al centro il rischio geopolitico: con lo stretto di Hormuz di fatto sotto blocco e il greggio in fuga, il mercato non è riuscito a scegliere una direzione e ha ripiegato sul nervosismo. Il VIX è risalito verso quota 19 e l'onda si è propagata a ogni angolo del listino, dal petrolio in rialzo al tech in ritirata, fino a un metallo giallo che avremmo atteso protagonista e che invece è finito travolto. Leggiamo questi giorni come la conferma che, finché la saga energetica resta senza epilogo, l'instabilità detta le condizioni.

Il dato sull'inflazione di giugno è arrivato mite, con il calo mensile più marcato da anni, ma resta una fotografia rivolta all'indietro: cattura la discesa energetica del mese scorso, non la fiammata di luglio. Gli operatori se ne sono accorti in fretta, e buona parte del mercato scommette ancora su un rialzo a settembre, con probabilità vicine al 63%. A nostro avviso è una scommessa fuori fuoco. La Federal Reserve di Kevin Warsh dovrebbe lasciare i tassi fermi il 29 luglio malgrado i prezzi in salita, perché imporre una stretta in pieno shock di offerta a un'economia già affaticata è un costo che i conti pubblici non reggono. È la repressione finanziaria che passa dalla teoria alla pratica.

La stessa forza che spinge il barile agisce sugli asset più cari alla nostra lettura. L'oro è scivolato di nuovo sotto i 4.000 dollari mentre tassi reali e dollaro riprendevano quota: non è un rifugio che tradisce, ma l'esito di uno shock che alimenta i prezzi anziché deprimerli, con i titoli di Stato che non offrono riparo e il metallo agganciato ai rendimenti più che alla paura. Le criptovalute, al contrario, hanno chiuso in verde sotto la guida di Ethereum: un promemoria del fatto che i due presidi contro il debasement obbediscono a stimoli diversi, l'uno ai tassi reali, l'altro alla liquidità. Interpretiamo la flessione come una parentesi, non come un cedimento della tesi di fondo.

C'è un risvolto che merita attenzione. La medesima tensione che ha incrinato il trade sull'intelligenza artificiale si è rivelata una manna per i desk di negoziazione delle grandi banche, reduci da trimestri da primato: la rotazione verso i finanziari e l'energia ha vincitori in carne e ossa. Anche la tenuta di Hong Kong, mentre il resto dell'Asia arretrava, avvalora la nostra lettura selettiva sulla Cina. Restiamo costruttivi nello scenario base, con un occhio all'unico fattore capace di metterci davvero in discussione: una sorpresa da falco di Warsh, il cui tono a Sintra e le parole dei membri più rigidi del comitato hanno fatto vibrare la corda. Per adesso la fiammata si è riassorbita, ma la sorveglianza resta alta.

— Il team Gamma

MARKET SNAPSHOT

Dati aggiornati al 10 luglio 2026 (chiusura mercati venerdì)

Leaderboard
Leaderboard rendimenti in €
1W1MYTD
Leaderboard rendimenti in €
1W1MYTD
Azionario
Indici Area GeograficaValore1W (€)1M (€)YTD (€)
Indici Mondiali
MSCI ACWI1.108,73-1,92%-1,58%+13,22%
MSCI World4.807,71-1,56%-0,25%+12,35%
Indici USA
S&P 5007.457,69-1,73%-0,30%+12,54%
Nasdaq 10028.592,66-4,38%-5,86%+16,50%
Dow Jones 3052.146,42-1,14%+1,21%+12,15%
Russell 20002.962,22-0,88%-0,37%+23,17%
Volatilità / Sentiment
VIX18,77+3,74+1,99+3,82
Indici Europa
Euro Stoxx 506.230,87-1,09%-1,78%+10,83%
FTSE MIB 4051.882,28-0,77%-0,40%+16,14%
DAX 4024.830,98-1,02%-0,71%+1,44%
CAC 408.338,81-0,01%-1,31%+5,49%
FTSE 10010.600,37+0,50%+3,42%+11,16%
SMI 2014.343,70+0,17%+3,18%+10,11%
Indici Asia
Nikkei 22564.141,12-4,51%-5,85%+15,71%
CSI 3004.529,10-0,57%+0,50%-8,89%
Hang Seng 8024.562,24+2,28%+3,73%+8,22%
Nifty 5024.334,30-1,02%-1,20%-7,08%
Kospi 2001.080,36-11,63%-25,73%+71,67%
Altri indici
Ibovespa 85173.714,08-2,17%+4,61%+14,95%
ASX 2008.796,70+0,82%+0,82%+14,30%
TSX 602.088,75+1,13%+2,89%+13,73%
Indici Globali di StileValore1W (€)1M (€)YTD (€)
Indici Globali Settoriali
Energy53,50+4,60%+7,53%+32,79%
Materials104,26-1,87%-5,28%+11,90%
Industrials194,98-1,75%-1,83%+14,86%
Consumer Discretionary195,53-0,47%-0,25%-1,63%
Consumer Staples69,26+1,46%+3,61%+11,32%
Health Care99,21-0,23%+6,88%+5,52%
Financials129,90+0,28%+4,18%+12,00%
Information Technology132,62-5,98%-9,23%+29,85%
Communication Services116,55-1,58%-0,56%-0,60%
Utilities84,96-0,07%+2,23%+12,42%
Real Estate28,52+2,32%+5,56%+18,79%
Indici Globali Fattoriali
Quality88,00-0,59%+1,49%+12,70%
Momentum112,32-4,97%-8,47%+18,19%
Value76,68-2,96%-4,34%+30,87%
Size59,19-0,40%+1,80%+10,11%
Minimum Volatility75,47+0,29%+3,92%+5,35%
Multifactor15,85-1,04%+0,52%+14,96%
Obbligazionario

Variazioni espresse come variazione % del rendimento dell'ETF obbligazionario di riferimento.

Indici ObbligazionariYield1W (€)1M (€)YTD (€)
Bond
US Treasury 2Y4,183%-0,09%+0,45%+3,45%
US Treasury 10Y4,550%0,00%-0,07%+2,17%
China Gov. 10Y1,750%+0,22%+0,86%+8,20%
Japan Gov. 10Y2,712%-0,37%-0,86%-5,76%
Bund 10Y3,151%-0,29%-0,56%-0,32%
BTP 10Y3,948%-0,72%-1,04%-0,74%
Materie prime
CommoditiesValore ($)1W (€)1M (€)YTD (€)
Metalli preziosi
Au Oro4.013,75-2,50%-4,68%-4,49%
Ag Argento55,93-6,09%-14,54%-19,06%
Pt Platino1.596,03-2,05%-5,51%-20,14%
Pd Palladio1.250,84-1,83%-2,13%-19,83%
Cu Rame6,2700-0,41%-2,27%+11,38%
Energia
B Brent Crude88,10+15,28%+11,16%+76,58%
W WTI Crude82,49+13,78%+8,08%+84,05%
G Gas Naturale2,911-1,07%-10,34%-11,97%
Criptovalute
CriptovaluteValore ($)1W (€)1M (€)YTD (€)
Crypto
Bitcoin (BTC)64.635,94+1,03%+1,98%-24,16%
Ethereum (ETH)1.864,33+2,89%+9,24%-35,48%
Binance Coin (BNB)570,29-0,98%-1,62%-32,17%
Ripple (XRP)1,0922+0,25%-3,65%-39,05%
Solana (SOL)75,46-2,17%+8,51%-37,75%
TRON (TRX)0,3256-2,04%+0,88%+17,63%
Dogecoin (DOGE)0,0725-0,63%-13,02%-36,56%
Cardano (ADA)0,1666+2,53%+3,05%-48,59%
Hyperliquid (HYPE)60,67-10,17%-13,56%+144,94%
Monero (XMR)335,86+3,14%+6,88%-20,40%
Forex
ValuteTasso1W1MYTD
Coppie
EUR/USD1,1440+0,34%-0,25%-2,61%
EUR/GBP0,8501-0,06%-1,92%-2,48%
EUR/CHF0,9234+0,26%-0,24%-0,83%
EUR/JPY185,7700+0,71%+0,41%+0,95%
EUR/CNY7,7273-0,02%-0,36%-5,98%
USD/JPY162,3600+0,40%+0,65%+3,64%
USD/CNY6,7760-0,01%+0,10%-3,11%
US Dollar Index100,75-0,20%-0,09%+2,47%
NOTE METODOLOGICHE

Tempistica. Dati al close di venerdì 17 luglio 2026. Per le criptovalute, scambiate 24/7, si intende la candela giornaliera che chiude alle 00:00 UTC (convenzione di mercato).

Livelli. I valori puntuali si riferiscono agli indici di mercato per l'azionario, ai rendimenti annui a scadenza (yield) per i bond, ai prezzi spot in dollari (USD) per materie prime e criptovalute, ai tassi di cambio diretti per le valute.

Variazioni. Le performance percentuali a 1 settimana, 1 mese e da inizio anno sono calcolate sui rispettivi ETF tracker per azionario, obbligazionario e materie prime in modalità total return; sui prezzi spot per criptovalute; sul tasso di cambio per le valute.

Valuta. Le variazioni di azionario, obbligazionario, materie prime e criptovalute sono convertite in euro (€), per riflettere il rendimento effettivo per un investitore europeo non-hedged. Le coppie valutarie restano espresse nella loro convenzione naturale.

NEWS PRINCIPALI

Le notizie che hanno mosso i mercati, area per area, con il perché dietro i numeri.

Globale

Hormuz riaccende la volatilità, il petrolio in fuga

La tregua tra Stati Uniti e Iran, siglata a metà giugno, è saltata: nuovi raid americani, attacchi a navi vicino ai terminali d'export e minacce estese al Mar Rosso hanno riportato lo stretto di Hormuz sotto pressione, con i transiti crollati di oltre la metà su base settimanale. Il Brent è balzato verso gli 88 dollari, la corsa più forte da aprile, e i margini di raffinazione hanno toccato livelli record.

Il mercato ha reagito con un ritorno netto della volatilità. La revoca della licenza americana per la vendita del greggio iraniano ha aggiunto benzina sul fuoco, spingendo gli operatori a rialzare le attese di inflazione persistente. È il classico shock di offerta che si propaga dalle materie prime a tutte le altre classi di attivo.

Stati Uniti

L'AI-trade si incrina, semiconduttori in ritirata

La settimana ha segnato una frattura nel trade che domina i mercati da tre anni. Il comparto dei semiconduttori è finito al centro delle vendite per sedute consecutive, trascinando il Nasdaq alla peggiore settimana da tempo, con capitali che hanno lasciato l'intelligenza artificiale in modo sistematico. Nvidia ha retto meglio dei concorrenti grazie alla posizione dominante nei data center, mentre Apple ha inscenato un rally autonomo verso la soglia dei cinquemila miliardi di capitalizzazione.

Sullo sfondo, il dato sull'inflazione di giugno è uscito più morbido delle attese, al 3,5% annuo con la componente di fondo al 2,6%, ma il sollievo è durato poco: la fiammata del greggio ha rapidamente offuscato la lettura disinflativa. La ripartizione istituzionale fuori dal tech appare più un riposizionamento strutturale che un timore sui singoli nomi.

La grande rotazione premia banche ed energia

Il denaro uscito dall'intelligenza artificiale ha trovato casa nei settori della vecchia economia: finanziari, energia e difensivi. È la fotografia di un mercato che, dopo anni di crescita a ogni costo, torna a premiare qualità degli utili, dividendi e modelli resilienti, con il Dow Jones a fare da rifugio relativo mentre il Nasdaq arretrava.

Le grandi banche americane sono le beneficiarie più evidenti di questo doppio movimento. Da un lato la rotazione settoriale ne sostiene le quotazioni, dall'altro proprio la volatilità che ha spaventato il tech ha gonfiato i ricavi dei loro desk. Un paradosso solo apparente: il nervosismo dei mercati ha i suoi vincitori.

Europa

Borse giù dai massimi, Londra tiene sull'energia

Il Vecchio Continente ha fatto da ammortizzatore rispetto alla carneficina del tech americano. Euro Stoxx e DAX hanno ceduto in misura contenuta, penalizzati dai titoli tecnologici ma sostenuti dalla minore concentrazione sull'intelligenza artificiale rispetto a Wall Street e all'Asia.

A distinguersi è stata Londra, con il FTSE 100 in controtendenza al rialzo: la forte esposizione ai colossi petroliferi e alle risorse di base ha trasformato lo shock energetico in un vantaggio relativo. Sullo sfondo, la Banca Centrale Europea resta osservata sul fronte dei tassi, con l'inflazione importata via energia a complicare il quadro.

Cina

La Cina resiste al terremoto sui chip

Mentre l'Asia tecnologica franava, la Cina ha mostrato una resilienza relativa significativa. Hong Kong ha chiuso in rialzo controtendenza, sostenuta dalla minore dipendenza dal trade sui semiconduttori, da valutazioni ancora a forte sconto sui listini occidentali e dalle attese di un ciclo di stimolo interno.

Il continente si è mosso in ordine sparso, con Shanghai più debole di Hong Kong, ma il messaggio di fondo resta costruttivo. La capacità di assorbire uno shock che ha travolto Corea e Giappone conferma la tesi di un mercato meno vulnerabile alla correzione dell'intelligenza artificiale e più legato alle proprie dinamiche domestiche.

Giappone

Il Nikkei travolto dal rout della memoria

Tokyo è stata tra le piazze più colpite dalla correzione tecnologica. Il Nikkei ha ceduto con decisione, trascinato dai produttori di chip di memoria e dai fornitori di apparecchiature per la loro fabbricazione, nel riflesso diretto delle vendite partite da Wall Street.

A pesare si è aggiunta la vulnerabilità energetica del Paese: da grande importatore di greggio, il Giappone subisce più di altri il rincaro del barile su costi e margini delle imprese. La combinazione tra shock d'offerta e riflusso dal trade sull'intelligenza artificiale ha reso il listino uno dei più fragili della settimana.

Italia

Piazza Affari giù dai massimi, banche a cuscinetto

Il FTSE MIB ha ripiegato dai massimi storici toccati a giugno, ma con un calo contenuto rispetto ai listini tecnologici. A pesare è stata soprattutto STMicroelectronics, il maggiore nome dei semiconduttori del listino, travolta dall'ondata di vendite sul comparto.

A fare da cuscinetto ci hanno pensato le banche e l'energia: Eni ha beneficiato del rialzo del greggio, mentre il settore finanziario ha retto in un contesto di tassi ancora elevati. Lo spread BTP-Bund è rimasto in area 80 punti base, segnale di una percezione del rischio sovrano ancora sotto controllo nonostante il nervosismo generale.

Resto del mondo

Corea, epicentro del terremoto sui semiconduttori

La Corea del Sud è stata l'epicentro del sisma. Il Kospi 200 ha perso oltre l'11% sulla settimana, il movimento più violento tra i grandi listini, perché Samsung e SK Hynix pesano ormai circa la metà dell'indice e ne amplificano ogni oscillazione.

A rendere il crollo più brutale hanno contribuito gli ETF a leva monotitolo, che hanno innescato vendite forzate e ripetuti circuit breaker. Sul fronte macro, la banca centrale ha alzato i tassi al 2,75%, primo rialzo da gennaio 2023, per stabilizzare un won in indebolimento e frenare l'inflazione importata.

EARNINGS PIÙ RILEVANTI

JPMorgan (JPM)
EPS AttesoEPS AttualeRicavi AttesiRicavi Attuali
$5,85$6,14$50,2B$58,0B

Trading e banca d'affari oltre ogni stima

Il colosso di Wall Street ha polverizzato le attese su entrambe le righe del conto economico. I ricavi da negoziazione hanno segnato un nuovo record, con l'azionario in forte accelerazione, mentre le commissioni di investment banking sono tornate ai livelli più alti degli ultimi anni.

Il risultato è un utile netto da 21,2 miliardi di dollari, il più elevato mai realizzato da una banca statunitense in un singolo trimestre. La gestione patrimoniale ha continuato a raccogliere masse, a conferma di un modello che regge in ogni condizione.

La guida sul margine d'interesse resta robusta

La banca ha confermato una traiettoria solida sul margine d'interesse per l'intero esercizio, pur alzando leggermente le stime di costo per i continui investimenti in tecnologia e personale.

Il mercato ha premiato i conti spingendo il titolo su nuovi massimi assoluti, con una capitalizzazione ormai prossima ai mille miliardi. Un istituto che sa trasformare la volatilità in opportunità.

Goldman Sachs (GS)
EPS AttesoEPS AttualeRicavi AttesiRicavi Attuali
$14,46$20,98$16,40B$20,34B

Azionario e dealmaking spingono un trimestre da primato

La banca ha messo a segno uno dei beat più ampi della sua storia recente, con l'utile per azione più che raddoppiato rispetto a un anno fa. A trainare sono stati i ricavi dell'azionario, in forte crescita, e quelli del reddito fisso, valute e materie prime.

Le commissioni di investment banking sono salite grazie a consulenza e collocamenti, sostenute anche dalle laute parcelle sulla maxi quotazione di SpaceX. Il rendimento sul capitale ha superato il 23%.

Il portafoglio ordini apre a un semestre robusto

Il portafoglio di operazioni in cantiere è ai massimi da cinque anni, segnale che la ripresa del dealmaking, dai data center all'energia fino alle fusioni nei chip, ha ancora strada davanti.

Il titolo ha reagito con un balzo verso nuovi massimi di periodo, tra i pochi a brillare in una settimana difficile. La volatilità, che ha penalizzato gran parte del listino, si è rivelata il suo miglior alleato.

Morgan Stanley (MS)
EPS AttesoEPS AttualeRicavi AttesiRicavi Attuali
$2,89$3,46$19,38B$21,3B

L'integrazione tra le divisioni produce risultati eccezionali

La banca ha riportato ricavi netti record, superiori ai 21 miliardi di dollari, e un utile per azione anch'esso ai massimi storici. A spingere sono state tutte e tre le regioni operative, con la franchigia azionaria protagonista.

La gestione patrimoniale ha raccolto masse ingenti, con quasi metà dei nuovi attivi netti riconducibili ai flussi generati dalle quotazioni in borsa dei clienti. Il rendimento sul capitale tangibile ha sfiorato il 27%.

Le IPO alimentano la raccolta di nuovi capitali

Il management ha rivendicato la continuità di esecuzione come tratto distintivo, con investment banking e reddito fisso a sostenere la componente istituzionale.

Il boom delle nuove quotazioni, a partire da SpaceX, si conferma un motore strutturale per la divisione di ricchezza, ormai centrale nella strategia della banca.

Wells Fargo (WFC)
EPS AttesoEPS AttualeRicavi AttesiRicavi Attuali
$1,72$2,00$21,85B$22,6B

Crescita diffusa su tutte le linee di business

L'istituto ha battuto le attese su utili e ricavi, con una crescita trasversale tra banca al consumo, gestione patrimoniale e corporate. L'utile per azione è salito del 25% su base annua, con margine d'interesse in progresso e commissioni in netto rialzo.

Le commissioni di investment banking hanno toccato un record trimestrale, mentre la qualità del credito è rimasta solida. La rimozione del tetto agli attivi inizia a tradursi in una crescita finalmente sbloccata.

Dividendo in aumento e ritorni verso gli obiettivi

La banca ha annunciato l'intenzione di alzare il dividendo trimestrale dell'11%, a fronte di un robusto ritorno di capitale già realizzato nel primo semestre.

Il management ha confermato gli obiettivi di redditività di lungo periodo, ormai a portata di mano, in un percorso di trasformazione che restituisce all'istituto piena libertà operativa.

Netflix (NFLX)
EPS AttesoEPS AttualeRicavi AttesiRicavi Attuali
$0,79$0,80$12,58B$12,56B

Abbonamenti e prezzi sostengono i conti trimestrali

Il gigante dello streaming ha superato di un soffio le stime sull'utile per azione, grazie ai nuovi abbonamenti e ai rincari di listino andati a segno come previsto. I ricavi sono cresciuti del 13%, pur restando appena sotto il consenso.

La raccolta pubblicitaria resta la priorità dichiarata, con l'obiettivo di raddoppiare i ricavi da advertising nell'anno. Nella prima metà del 2026 gli abbonati hanno guardato 97 miliardi di ore di contenuti.

La guida sul trimestre in corso raffredda gli entusiasmi

A pesare è stata la guida sui ricavi del trimestre in corso, attesa in crescita del 12% ma sotto le stime, mentre la forbice annuale è stata leggermente ristretta.

Il titolo ha reagito con un calo di circa il 9% nel dopo mercato, già appesantito da un anno difficile. Gli interrogativi sul coinvolgimento degli utenti restano il vero nodo.

ASML (ASML)
EPS AttesoEPS AttualeRicavi AttesiRicavi Attuali
€6,98 stima*€7,59€9,0B€9,3B

Vendite e margini oltre la guida aziendale

Il monopolista olandese della litografia a ultravioletti estremi ha battuto la propria guida, con ricavi a 9,3 miliardi di euro e un margine lordo al 54%, sopra le previsioni. L'utile netto si è attestato a 2,9 miliardi.

A sorprendere è stato il business della base installata, sostenuto da clienti che scelgono aggiornamenti software per aumentare la produttività senza fermare le macchine. La domanda legata all'intelligenza artificiale resta il motore.

La guida sul trimestre segnala un'accelerazione

La società ha alzato l'outlook per il resto dell'anno e indicato ricavi tra 11 e 12 miliardi di euro nel trimestre in corso, un gradino netto rispetto ai livelli precedenti.

Il mercato ha accolto i numeri con favore, spingendo il titolo in rialzo nel dopo mercato dopo un luglio negativo. La tenuta della domanda rassicura sull'intera catena dei semiconduttori.

TSMC (TSM)
EPS AttesoEPS AttualeRicavi AttesiRicavi Attuali
$3,81$4,31$39,9B$40,2B

L'intelligenza artificiale spinge margini e profitti a livelli record

Il maggiore produttore di chip su commessa al mondo ha segnato ricavi record a 40,2 miliardi di dollari e un utile netto in crescita del 77% su base annua. Il margine lordo è salito al 67,7%, oltre il tetto della guida.

Il calcolo ad alte prestazioni, cuore della domanda di acceleratori per l'intelligenza artificiale, rappresenta ormai i due terzi del fatturato. I nodi produttivi più avanzati coprono circa tre quarti dei ricavi da wafer.

L'outlook sale, ma il mercato vende comunque

La società ha alzato le stime di crescita 2026 a oltre il 40% in dollari e guidato per un trimestre ancora in forte espansione, segnale che il ciclo di investimenti nell'intelligenza artificiale ha ulteriore margine.

Nonostante il doppio superamento delle attese, il titolo ha ceduto nel dopo mercato: una reazione da manuale del vendi la notizia, in un clima nervoso e con molte aspettative già nei prezzi.

CALENDARIO PROSSIMI EVENTI

La prossima settimana

28-29 luglio [CRITICA] Riunione del FOMC di fine luglio e decisione sui tassi

29-31 luglio [ALTA] Ondata di trimestrali delle Big Tech (Microsoft, Meta, Apple, Amazon)

30 luglio [ALTA] Stima anticipata del PIL del secondo trimestre negli Stati Uniti

31 luglio [MEDIA] Indice dei prezzi PCE di giugno negli Stati Uniti

Il prossimo mese

In corso [ALTA] Evoluzione del conflitto USA-Iran, transiti nello stretto di Hormuz e prezzo del petrolio

Entro agosto [MEDIA] Iter del CLARITY Act al Senato prima della pausa estiva

FONTI

Bloomberg, Reuters, CNBC, Financial Times, Wall Street Journal, LSEG, FactSet, Federal Reserve, BCE, Bank of Japan, FedWatch CME, Bureau of Labor Statistics, World Gold Council, CoinDesk, CoinGecko, Goldman Sachs, JPMorgan, Morgan Stanley, S&P Global, Trading Economics, Investing.com, Il Sole 24 Ore, MilanoFinanza, Teleborsa.