BRIEFING SETTIMANALE

Edizione del 22 giugno 2026

Periodo di riferimento: 15 giugno — 21 giugno 2026

La nuova FED di Warsh mostra i denti

Cover

TESI DI INVESTIMENTO — Q2 2026

La tesi viene rivista trimestralmente. Aggiornamenti straordinari sono possibili in caso di eventi rilevanti per la nostra view.

La nostra tesi

Il nostro scenario base coincide con una politica monetaria condizionata dalla fiscal dominance. Il debito federale statunitense, in rapporto al PIL ormai oltre il 100%, ha raggiunto una soglia per cui il servizio degli interessi pesa più di voci storicamente intoccabili del bilancio, difesa inclusa. Riteniamo che questo vincolo condizionerà ogni decisione di politica monetaria. La Federal Reserve, sotto la nuova guida di Kevin Warsh (scelto da Trump e pubblicamente contrario al rialzo dei tassi), eredita gradi di libertà molto più stretti rispetto a un decennio fa: non si decide più "quanto stringere", ma "quanto può permettersi il Tesoro".

Da queste premesse prende forma la nostra posizione dichiaratamente contrarian. Dopo il FOMC di giugno la curva FedWatch prezza oggi circa il 90% di probabilità di almeno un rialzo entro fine anno, con l'esito modale ormai su due rialzi: il consenso si è spostato nettamente verso una politica più restrittiva. Riteniamo questa distribuzione mal calibrata e ci aspettiamo invece stabilità dei tassi nel breve, con un bias progressivamente accomodante man mano che il vincolo fiscale diventerà esplicito.

I rendimenti dei Treasury sulle scadenze lunghe stanno già salendo per dinamiche proprie: term premium in espansione, domanda estera in ritirata, percezione di rischio fiscale crescente. Ogni punto base in più si traduce in un maggior costo di rifinanziamento per gli Stati Uniti. Alzare il fed funds in questo contesto significherebbe alimentare proprio la spirale che si vuole evitare, tanto più in pieno shock energetico legato al fronte iraniano: sovrapporre una stretta monetaria a uno shock di offerta su un'economia già fragile farebbe esplodere il rischio recessione. L'austerity, dal canto suo, non è un'opzione politicamente praticabile né per repubblicani né per democratici.

Resta una sola via, quella storicamente battuta dai paesi sovraindebitati: la repressione finanziaria. In pratica, tassi nominali tenuti per anni sotto la dinamica dei prezzi, così da rendere negativo, in termini reali, il costo del debito: chi presta soldi al governo perde potere d'acquisto, lo Stato vede il proprio stock di debito erodersi in termini reali anno dopo anno. Gli Stati Uniti hanno già applicato questo escamotage finanziario tra il 1946 e gli anni Settanta, riducendo il debito/PIL da oltre il 100% a circa il 30% senza mai pareggiare il bilancio.

In termini operativi riteniamo che la Fed combinerà tassi fermi (nonostante l'inflazione in aumento), allentamenti regolatori che spingeranno banche e fondi pensione a detenere più Treasury, e (canale strutturalmente nuovo) la domanda di T-bill creata dalle stablecoin in dollari (USDC, USDT, con il GENIUS Act ad accelerare esplicitamente la dinamica).

Se i rendimenti lunghi continueranno a salire, lo strumento successivo è lo yield curve control: la banca centrale fissa un tetto al rendimento del decennale e si impegna ad acquistare titoli senza limiti quantitativi per non farlo superare. Strumento non utilizzato dagli Stati Uniti dal 1951 (l'ultima applicazione risale al periodo 1942-1951, ai tempi del debito di guerra), oggi tornato nelle conversazioni di politica monetaria, e non a caso: anche il profilo di Warsh, critico tanto dei rialzi quanto del QE classico, rende lo YCC uno scenario più plausibile di altri strumenti accomodanti tradizionali.

Va riconosciuto un risvolto della medaglia. La repressione finanziaria è efficace ma non gratuita: è una tassa implicita che pagano risparmiatori, pensionati e detentori di obbligazioni a basso rendimento, mentre chi possiede asset reali si arricchisce. È esattamente per questo che il posizionamento che proponiamo non è solo opportunistico, ma rappresenta anche una protezione razionale contro un regime in cui chi non si posiziona viene tassato silenziosamente.

Sullo sfondo lavora un trend di lunghissimo periodo: la de-dollarizzazione. Acquisti record di oro da parte delle banche centrali (BRICS+ ed emergenti in testa), scambi bilaterali in valute locali, infrastrutture di pagamento alternative. È un processo misurato in anni più che in trimestri, ma la direzione è chiara: ogni passo erode la base di domanda strutturale per il dollaro come riserva, e tende a rafforzarsi automaticamente man mano che la repressione finanziaria diventa più esplicita.

Implicazioni per le asset class

Da questa lettura discende il posizionamento. Restiamo costruttivi sugli asset che beneficiano direttamente dei vettori chiave della tesi: oro come copertura naturale ai tassi reali negativi, equity emergente (Asia e Cina in chiave selettiva) come scommessa su dollaro debole e multipli bassi, Bitcoin come ipotesi di copertura digitale dal debasement strutturale ed Ethereum come asset risk-on legato alla crescita dell'ecosistema DeFi. Il quadro è però più articolato: anche obbligazionario e azionario sviluppato hanno letture distinte da esplicitare.

Oro. Assolve un duplice ruolo. Strategicamente, è la copertura più diretta a un regime di repressione finanziaria: regimi prolungati di tassi reali negativi rappresentano storicamente lo scenario di massima sovraperformance del metallo, e la domanda strutturale delle banche centrali (de-dollarizzazione) aggiunge un secondo motore. Tatticamente, è il miglior asset da detenere nelle fasi di euforia azionaria estrema, perché sovraperforma proprio nei drawdown più violenti grazie alla correlazione negativa con l'equity nelle code negative.

Criptovalute. Il comparto richiede alcuni distinguo. Bitcoin condivide con l'oro la tesi store-of-value digitale, con una correlazione tra i due strutturalmente in crescita, profilo di rischio più alto ma logica analoga; l'orizzonte è medio-lungo. Il resto del comparto (Ethereum, Solana, altcoin con razionale forte) è invece più una scommessa asimmetrica su liquidità globale in espansione e su un quadro regolatorio statunitense in netto miglioramento (Clarity Act, prodotti istituzionali, accesso retail). Il mercato delle stablecoin, già citato come canale di repressione finanziaria, costituisce di per sé un acceleratore per l'intero ecosistema.

Equity emergente. L'Asia ex-Cina è il segmento che più direttamente beneficia di un dollaro debole: debito sovrano in USD che si svaluta in termini reali, flussi di capitale in rientro, crescita strutturale superiore. La Cina la approcciamo selettivamente: valutazioni del comparto tech a frazione di quelle statunitensi, rischio policy elevato ma upside notevole su un ciclo di stimolo che riteniamo più vicino di quanto prezzato.

Equity statunitense. I risultati del primo trimestre 2026 confermano un quadro corporate solido, con margini in tenuta e revenue growth sopra le attese. Storicamente, in regime di tassi reali negativi anche l'azionario nominale tende a comportarsi bene. Gli anni Settanta sono il caso di scuola: rendimenti deludenti in termini reali ma performance nominali tutt'altro che disastrose. Il messaggio non è uscire dall'equity statunitense, ma riconoscerne il profilo asimmetrico in caso di shock e affiancarlo a una componente significativa di asset reali ed emergenti.

Equity giapponese. La riforma di corporate governance promossa dalla Tokyo Stock Exchange (focus su price-to-book e capital efficiency) continua a generare valore; il ritorno strutturale dell'inflazione si traduce in espansione di ROE corporate; la Bank of Japan resta la banca centrale più allineata a un regime di repressione finanziaria globale. Il rischio principale è valutario: uno yen che si rafforzasse aggressivamente penalizzerebbe gli esportatori.

Equity europea. La narrativa di fondo è simile a quella statunitense (debito elevato, BCE che dovrà accomodare) ma con fondamentali peggiori: crescita strutturalmente più bassa, esposizione energetica più diretta allo shock iraniano, frammentazione fiscale tra Stati membri. Preferiamo selettività su temi specifici: difesa, banche in fase finale del ciclo dei tassi alti, value europeo a multipli compressi.

Obbligazionario. Per impostazione strategica di Gamma (orizzonte di lungo periodo, obiettivo di massimizzazione del rendimento senza ricerca di mitigazione della volatilità) l'obbligazionario non rientra nei nostri portafogli core. Per chi necessita di esposizione il quadro è comunque chiaro: curva statunitense più ripida (steepening), con il tratto breve ancorato dalla Fed e il tratto lungo che continua a soffrire term premium ed emissione massiccia. La duration corta (T-bill, 2 anni) resta dunque preferibile, mentre la duration lunga è da evitare finché lo YCC non diventa scenario operativo. I TIPS sono il sottostante più interessante della classe: il loro inflation-linker compensa esattamente l'inflazione che il regime sta usando per erodere il debito. In Europa la lettura è analoga, con la BCE più ortodossa sulla curva di Lagarde; attenzione allo spread BTP-Bund se la frammentazione fiscale tornasse al centro dell'attenzione. Sui corporate, l'investment grade europeo offre carry interessante con credito ancora solido; più cauti sull'high yield.

Rischi e fattori di invalidazione

Come si invalida la nostra tesi? Quattro trigger da monitorare.

Boom di produttività AI. Se l'AI consegna davvero il salto di produttività promesso, e in misura superiore alle attese attuali, il PIL nominale potrebbe crescere sopra il costo del debito: in quel caso debito/PIL scenderebbe per crescita, non per debasement. Oro e crypto perderebbero parte del razionale, il dollaro resterebbe stabile o si rafforzerebbe, l'equity statunitense continuerebbe a sovraperformare gli emergenti. Segnali da monitorare: dati di produttività multifattoriale BLS, margini operativi Big Tech, capex AI che si traduce in revenue di terzi.

Disciplina fiscale post-midterm. Improbabile ma non impossibile se gli equilibri politici producessero un Congresso davvero ostile alla spesa pubblica. Effetto immediato: calo dei rendimenti per credibilità ritrovata, dollaro forte, correzione di oro e criptovalute, emergenti differenziati. La probabilità è bassa, dato che entrambi i partiti hanno incentivi forti a non incarnare l'austerity, ma l'asimmetria è notevole e va monitorata.

Collasso esogeno della domanda. Shock di credito (default sovrano disordinato, crisi bancaria sistemica), evento geopolitico estremo, scoppio di una bolla riconoscibile: tutti scenari in cui i rendimenti scenderebbero senza intervento Fed. Effetto: rally dei Treasury, drawdown azionario brutale, oro che tiene per status difensivo, crypto sotto stress massimo. Segnali da monitorare: spread di credito IG e HY, indicatori di stress bancario (commercial real estate, regional banks), volatilità implicita su asset rischiosi.

Sorpresa hawkish della Fed. Trigger di policy puro, non economico. Warsh, fedele alla sua biografia di critico tanto delle politiche accomodanti quanto del QE, sceglie di alzare i tassi per ristabilire credibilità anti-inflattiva nonostante il costo fiscale. Coerente con il suo profilo storico ma incompatibile con la traiettoria del debito: realisticamente sostenibile solo per pochi trimestri prima che la dinamica imponga marcia indietro. Effetti nel periodo di stretta: dollaro forte, drawdown azionario, correzione di oro e criptovalute. Paradossalmente, proprio queste correzioni offrono una finestra di acquisto per chi ha la pazienza di aspettare che il vincolo fiscale riemerga.

Restiamo costruttivi nel nostro scenario base, ma con la disciplina di chi sa esattamente cosa potrebbe smentirlo.

La settimana sui mercati: la nostra lettura

Alla sua prima riunione da presidente, Warsh ha consegnato un messaggio doppio: tassi fermi all'unanimità, ma proiezioni virate in senso restrittivo, con il comitato che ora mette in conto almeno un rialzo entro l'anno. Il mercato ha letto soprattutto la seconda metà e si è schierato quasi compattamente sul rialzo. Su quell'esito restiamo di avviso diverso. Nel breve il segnale è chiaramente avverso agli asset a cui siamo esposti, oro, emergenti e cripto, e lo si è visto nei prezzi di fine settimana. È una perdita reale, e va detto senza ipocrisie: se il rapporto rischio/rendimento oggi ci pare migliore, è perché il prezzo è sceso, non per qualche virtù ritrovata. Resta però vero che, con il consenso ammassato tutto da un lato, il punto d'ingresso è più interessante di una settimana fa. Se i prossimi dati mostreranno un'inflazione che si raffredda, la sorpresa colomba arriverebbe su un mercato schierato all'opposto, e sarebbe un catalizzatore potente.

La ragione principale della nostra cautela sta nei modi del nuovo presidente, più che nei suoi dot. Warsh si è astenuto dalla propria proiezione, ha smontato la forward guidance e ha ridotto il comunicato a poco più di 100 parole: sono mosse di chi vuole conservare margini di manovra, non di chi intende vincolarsi a un sentiero di strette. I punti più falchi appartengono al comitato, non a lui, che diversi osservatori collocano su posizioni più accomodanti della media. A rafforzare l'idea di una funzione di reazione ancora in costruzione c'è l'annuncio di 5 gruppi di lavoro, dalla comunicazione al bilancio fino al rapporto tra produttività e inflazione, i cui esiti attesi entro fine anno potrebbero ridisegnare il modo stesso in cui la Fed reagisce ai dati.

C'è poi la natura dell'inflazione che ha spaventato il comitato. Il rialzo dei prezzi di maggio porta in larga parte la firma dell'energia e dello shock iraniano, e con il greggio che ha riassorbito gran parte del premio bellico ci aspettiamo che le prossime letture raccontino un'inflazione in raffreddamento, proprio il fattore che il mercato non sta scontando. A nostro avviso la durezza odierna è quindi più congiunturale che strutturale. Sotto, lavora un vincolo che consideriamo decisivo: rifinanziare un debito pubblico in espansione a tassi più alti diventa rapidamente insostenibile, e questo fissa di fatto un tetto a quanto la Fed possa spingersi e per quanto a lungo. È un argomento di economia politica, non un automatismo, ma è la cornice dentro cui leggiamo ogni mossa.

Sullo sfondo, e lo teniamo volutamente in secondo piano, agisce anche un sistema di incentivi: la stagione delle grandi quotazioni tecnologiche è appena cominciata e altre ne arriveranno nei prossimi mesi, e un regime durevolmente restrittivo, che comprime l'equity di crescita e irrobustisce il dollaro, lavorerebbe contro quella pipeline. Non parliamo di una banca centrale catturata, ma di un contesto che si somma agli altri argomenti. La sintesi resta questa: Warsh ha mostrato un pugno duro per restituire credibilità all'indipendenza della Fed, ma è un pugno che non intende usare se non con l'inflazione fuori controllo. La nostra view si smentirà quando i rialzi arriveranno nei fatti, non nelle parole, e nemmeno allora sarà un dramma: per battere il mercato servono rischi calcolati e la disponibilità ad accettare tratti di sottoperformance, con un presidio del rischio sempre adeguato e la flessibilità di correggere la rotta se le condizioni cambieranno davvero.

— Il team Gamma

MARKET SNAPSHOT

Dati aggiornati al 19 giugno 2026 (chiusura mercati venerdì)

Leaderboard
Leaderboard rendimenti in €
1W1MYTD
Leaderboard rendimenti in €
1W1MYTD
Azionario
Indici Area GeograficaValore1W (€)1M (€)YTD (€)
Indici Mondiali
MSCI ACWI1.125,91+2,45%+3,88%+15,04%
MSCI World4.827,60+1,85%+2,79%+12,63%
Indici USA
S&P 5007.500,58+1,92%+2,48%+12,88%
Nasdaq 10030.406,19+3,67%+5,39%+23,76%
Dow Jones 3051.564,70+1,73%+4,87%+10,80%
Russell 20002.979,77+2,12%+7,44%+23,62%
Volatilità / Sentiment
VIX16,78-0,90-0,66+1,83
Indici Europa
Euro Stoxx 506.293,13+1,87%+5,56%+12,84%
FTSE MIB 4052.848,93+2,84%+6,98%+16,61%
DAX 4024.985,82+1,07%+0,24%+2,17%
CAC 408.421,14+1,58%+4,64%+6,88%
FTSE 10010.363,27-1,28%-0,56%+7,49%
SMI 2013.774,02+0,48%+1,67%+6,72%
Indici Asia
Nikkei 22571.250,06+5,40%+7,68%+22,89%
CSI 3004.941,60-2,18%-4,79%-9,34%
Hang Seng 8023.924,81-0,76%-8,10%+4,33%
Nifty 5024.013,10+3,58%+4,78%-5,96%
Kospi 2001.459,48+12,09%+23,51%+131,15%
Altri indici
Ibovespa 85168.333,61-2,05%-5,97%+9,88%
ASX 2008.828,70+0,08%+1,70%+13,37%
TSX 602.050,45-0,09%+1,24%+10,53%
Indici Globali di StileValore1W (€)1M (€)YTD (€)
Indici Globali Settoriali
Energy49,83-5,84%-9,09%+23,49%
Materials110,24+0,31%+3,60%+18,14%
Industrials198,93+3,86%+5,32%+17,00%
Consumer Discretionary196,33+1,11%+1,15%-1,38%
Consumer Staples66,95-1,50%-1,27%+7,44%
Health Care92,97-1,61%+1,80%-1,27%
Financials124,88+2,03%+5,29%+7,51%
Information Technology146,33+5,86%+11,83%+43,05%
Communication Services117,39+0,12%-2,90%-0,04%
Utilities83,24+0,70%+1,12%+9,97%
Real Estate27,06-1,41%+1,01%+12,53%
Indici Globali Fattoriali
Quality86,93+0,61%+2,97%+11,07%
Momentum123,03+3,89%+10,49%+29,16%
Value80,36+1,33%+8,28%+36,83%
Size58,29+0,10%+2,22%+8,18%
Minimum Volatility72,81-1,27%-1,08%+1,40%
Multifactor15,81+1,43%+4,53%+14,38%
Obbligazionario

Variazioni espresse come variazione % del rendimento dell'ETF obbligazionario di riferimento.

Indici ObbligazionariYield1W (€)1M (€)YTD (€)
Bond
US Treasury 2Y4,187%+0,87%+1,59%+2,99%
US Treasury 10Y4,460%+1,16%+2,50%+2,24%
China Gov. 10Y1,741%+0,82%+1,91%+7,29%
Japan Gov. 10Y2,647%+0,27%+1,11%-4,94%
Bund 10Y2,992%+0,17%+0,84%+0,25%
BTP 10Y3,697%+0,27%+0,86%+0,30%
Materie prime
CommoditiesValore ($)1W (€)1M (€)YTD (€)
Metalli preziosi
Au Oro4.156,62+1,15%-5,87%+0,20%
Ag Argento64,86-1,96%-12,13%-5,29%
Pt Platino1.763,56-0,14%-11,93%-15,48%
Pd Palladio1.328,90+0,97%-5,74%-18,09%
Cu Rame6,3370-0,79%+2,25%+13,96%
Energia
B Brent Crude80,57-7,35%-19,97%+58,85%
W WTI Crude76,51-7,53%-19,20%+70,28%
G Gas Naturale3,197+4,44%+3,69%-1,83%
Criptovalute
CriptovaluteValore ($)1W (€)1M (€)YTD (€)
Crypto
Bitcoin (BTC)63.337,95-0,81%-17,08%-25,85%
Ethereum (ETH)1.706,18+2,45%-18,66%-41,09%
Binance Coin (BNB)581,16-3,81%-9,17%-31,03%
Ripple (XRP)1,1364-0,31%-15,60%-36,73%
Solana (SOL)69,72+2,13%-17,83%-42,62%
TRON (TRX)0,3236+2,97%-8,57%+16,62%
Dogecoin (DOGE)0,0835-4,10%-18,22%-27,05%
Cardano (ADA)0,1621-4,78%-33,99%-50,11%
Hyperliquid (HYPE)68,64+14,07%+27,51%+176,47%
Monero (XMR)315,02-6,07%-21,02%-25,52%
Forex
ValuteTasso1W1MYTD
Coppie
EUR/USD1,1467-0,88%-1,38%-2,38%
EUR/GBP0,8664+0,41%+0,13%-0,61%
EUR/CHF0,9255+0,36%+1,14%-0,60%
EUR/JPY184,8150-0,30%+0,04%+0,43%
EUR/CNY7,7550-1,12%-1,95%-5,65%
USD/JPY161,2700+0,65%+1,48%+2,94%
USD/CNY6,7693+0,09%-0,47%-3,21%
US Dollar Index100,76+1,02%+1,68%+2,48%
NOTE METODOLOGICHE

Tempistica. Dati al close di venerdì 19 giugno 2026; per l'azionario e l'obbligazionario statunitensi, chiusi il 19 giugno per la festività del Juneteenth, i livelli si riferiscono al close di giovedì 18 giugno. Per le criptovalute, scambiate 24/7, si intende la candela giornaliera che chiude alle 00:00 UTC (convenzione di mercato).

Livelli. I valori puntuali si riferiscono agli indici di mercato per l'azionario, ai rendimenti annui a scadenza (yield) per i bond, ai prezzi spot in dollari (USD) per materie prime e criptovalute, ai tassi di cambio diretti per le valute.

Variazioni. Le performance percentuali a 1 settimana, 1 mese e da inizio anno sono calcolate sui rispettivi ETF tracker per azionario, obbligazionario e materie prime in modalità total return; sui prezzi spot per criptovalute; sul tasso di cambio per le valute. La variazione del VIX è espressa in punti indice, non in percentuale.

Valuta. Le variazioni di azionario, obbligazionario, materie prime e criptovalute sono convertite in euro (€), per riflettere il rendimento effettivo per un investitore europeo non-hedged. Le coppie valutarie restano espresse nella loro convenzione naturale.

NEWS PRINCIPALI

15-21 giugno 2026 | Notizie selezionate per rilevanza e impatto sui mercati

Globale

La Fed di Warsh vira sul restrittivo

Alla prima riunione guidata da Kevin Warsh, la Federal Reserve ha lasciato i tassi fermi tra il 3,50% e il 3,75% con voto unanime, ma ha impresso una svolta restrittiva alle proiezioni: la mediana 2026 è passata da un taglio a un rialzo, con 9 partecipanti su 18 che vedono ora almeno una stretta entro l'anno e 17 su 18 che giudicano i rischi sull'inflazione orientati al rialzo.
Il nuovo presidente ha rinunciato alla propria proiezione, ridotto il comunicato a circa 100 parole e annunciato 5 gruppi di lavoro interni. Dopo la riunione, secondo CME FedWatch la probabilità di almeno un rialzo entro dicembre è salita intorno al 90%, con l'esito modale ormai su due strette.

Il greggio scarica il premio di guerra

La de-escalation sul fronte mediorientale ha continuato a sgonfiare il petrolio: con la tregua tra Israele e Hezbollah entrata in vigore e la riapertura dello Stretto di Hormuz, il Brent ha chiuso la settimana poco sopra gli 80 dollari, in calo di circa l'8%, riassorbendo quasi per intero il rialzo accumulato dall'inizio del conflitto.
Le petroliere rimaste bloccate hanno ripreso a transitare e il Kuwait ha annunciato un aumento della produzione, mentre il rientro del premio geopolitico ha compresso la volatilità e riportato gli investitori verso gli asset rischiosi. È lo sviluppo che ha dato il tono all'intera settimana sui listini globali.

Stati Uniti

Wall Street digerisce la Fed, comanda ancora il chip

Dopo il calo immediato seguito alla riunione, gli indici americani hanno recuperato e chiuso la settimana in progresso, trainati da tecnologia e semiconduttori. A dare la spinta è stato anche un annuncio del presidente Trump sulla collaborazione tra Apple e Intel per progettare e produrre chip negli Stati Uniti, che ha rinvigorito l'intero comparto.
Le piccole capitalizzazioni hanno accompagnato il movimento, in una rotazione verso il rischio favorita dal greggio in ritirata. La rapidità con cui il mercato ha messo da parte il messaggio restrittivo della Fed racconta quanto la narrativa sull'intelligenza artificiale resti il vero motore degli indici, capace di assorbire anche un segnale di politica monetaria più dura.

Europa

Il continente cavalca la tregua, Londra resta indietro

Il sollievo geopolitico ha sostenuto i listini continentali, con banche e difesa in prima linea e l'energia in altalena al ritmo del greggio. Hanno corso soprattutto i mercati più esposti alla normalizzazione dei tassi e a un rischio sovrano in compressione, due forze che da settimane fanno da sfondo alle piazze dell'area.
In controtendenza la sola Londra, frenata dai titoli minerari e da un comparto energetico penalizzato dalla discesa del petrolio. È la composizione settoriale a fare la differenza: l'indice britannico, più pesante di materie prime, resta più sensibile alle oscillazioni del greggio rispetto al resto del continente.

Cina

Pechino arranca, le banche pesano

Le borse cinesi sono rimaste indietro rispetto al resto dell'Asia. Il tech ha beneficiato delle promesse di sostegno all'innovazione arrivate dalle autorità al forum di Lujiazui, con un piano per favorire la quotazione delle start-up nei settori del futuro, ma le grandi banche hanno zavorrato gli indici principali.
La settimana è stata per giunta accorciata dalla chiusura del 19 giugno per la festa delle barche drago. Il ritardo dell'area sui vincitori del ciclo dei semiconduttori resta evidente e conferma, ai nostri occhi, la scelta di un'esposizione selettiva piuttosto che generalizzata.

Giappone

Tokyo ai massimi, la BoJ stringe ancora

Il Nikkei ha aggiornato i massimi storici e archiviato una settimana in deciso rialzo, sospinto dal sollievo sull'energia, cruciale per un'economia che importa quasi tutto il proprio fabbisogno, e dal rally globale dei semiconduttori.
Sullo sfondo, la Bank of Japan ha alzato il costo del denaro di un quarto di punto, portandolo all'1%, il livello più alto dal 1995, in una mossa descritta come precauzionale contro le pressioni inflattive di matrice energetica. Lo yen è rimasto debole, ai minimi pluridecennali, un cambio favorevole agli esportatori che continua ad alimentare la corsa del listino.

Italia

Piazza Affari verso quota 53.000

Il listino milanese ha proseguito la corsa record, spingendosi in seduta fino in area 53.000 punti e mettendo a segno la seconda settimana consecutiva di rialzo. A trainare ancora le banche, beneficiarie della discesa dei rendimenti sovrani legata alla de-escalation, insieme ai titoli della difesa e dei semiconduttori.
L'energia ha oscillato con il greggio, mentre il quadro resta sostenuto da una raccolta ordini solida e da un premio al rischio sull'Italia in graduale compressione. È la stessa dinamica di fondo che da settimane premia le piazze più esposte al rientro della tensione sui tassi.

Resto del mondo

Seul sfonda quota 9.000 sul ciclo della memoria

Lo strappo della settimana arriva dalla Corea: il principale indice di Seul ha superato per la prima volta i 9.000 punti, trainato dai colossi dei chip di memoria sull'onda della domanda legata all'intelligenza artificiale.
È il segmento che, insieme al Giappone, conferma la nostra preferenza per l'azionario emergente asiatico: un dollaro strutturalmente più debole e valutazioni ancora compresse restano i motori su cui poggia il posizionamento. Bene anche l'India, mentre il Sud-Est asiatico, più esposto al conto energetico dei propri saldi commerciali, è rimasto un passo indietro rispetto ai leader della regione.

EARNINGS PIÙ RILEVANTI

Accenture
EPS AttesoEPS AttualeRicavi AttesiRicavi Attuali
$3,69$3,80$18,7B$18,7B

Utili in crescita, ordini in frenata

Accenture ha battuto le attese sull'utile, con un EPS in aumento del 9% e ricavi in crescita del 6%, accompagnati da un'ulteriore espansione dei margini. Il dato che però ha catturato l'attenzione è un altro: i nuovi ordini sono arretrati, interrompendo una serie di trimestri da record proprio mentre il gruppo rivendica una domanda robusta legata all'AI.
Il titolo non si è mosso, restando lontano dai massimi dell'ultimo anno: il mercato sembra temere che la stessa intelligenza artificiale che Accenture vende possa erodere il valore della consulenza tradizionale.

Stime alzate e shopping da 9 miliardi

Sul fronte delle prospettive, la società ha alzato la stima di utile per l'intero anno fiscale e confermato un flusso di cassa solido, ribadendo un ritorno agli azionisti di almeno 9,5 miliardi tra dividendi e riacquisti.
La mossa più vistosa è l'aumento del budget per acquisizioni a circa 9 miliardi, quasi il doppio del piano precedente e concentrato sulla cybersicurezza. Una scelta che dice molto della strategia: comprare crescita e nuove capacità mentre la domanda organica, misurata dagli ordini, rallenta.

CALENDARIO PROSSIMI EVENTI

La prossima settimana

23 giugno [ALTA] PMI flash di giugno per Stati Uniti, Eurozona e Regno Unito; trimestrali di FedEx e Carnival

24 giugno [ALTA] Trimestrale di Micron, bellwether sulla spesa in infrastruttura AI; risultati degli stress test bancari della Fed; vendite di nuove case

25 giugno [CRITICA] PCE di maggio e stima finale del PIL del primo trimestre, con gli ordini di beni durevoli; prima lettura d'inflazione dentro il nuovo framework di Warsh

26 giugno [MEDIA] Trimestrale di Nike; scadenza trimestrale delle opzioni crypto su Deribit

Da monitorare [MEDIA] Il tono di Warsh ed eventuali interventi di membri Fed; l'evoluzione del dossier oil/Iran; i dati d'inflazione di Tokyo, Australia e Canada

Il prossimo mese

29 luglio [CRITICA] Prossima riunione FOMC; il tono di Warsh è tra i fattori che monitoriamo come possibile smentita della nostra view

Da monitorare [ALTA] La tenuta della de-escalation iraniana e la traiettoria del greggio; le successive letture d'inflazione come test del raffreddamento energetico

FONTI

Bloomberg, Reuters, CNBC, Financial Times, LSEG, FactSet, Federal Reserve, BCE, Bank of Japan, FedWatch CME, World Gold Council, CoinGecko, Goldman Sachs, JPMorgan, Bank of America, Morgan Stanley, Trading Economics, Investing.com, Borsa Italiana, MilanoFinanza, Il Sole 24 Ore, Accenture.